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mercoledì 13 aprile 2011

Capriolo di Orsomarso in Basilicata: prima immagine

A questo punto è ufficiale!
Ne ho avvistato uno nel 2008 che attraversava la strada Fortino-Colle del Dragone.
Qualche testimonianza confusa sull'avvistamento di una specie di "cerbiatto" negli ultimi anni....
Un pastore, nel 2010, che mi ha detto chiaramente che in zona di Rotonda ha avvistato "come dei capretti" che passavano in mezzo al suo bestiame al pascolo...
Qualche caccolina nella zona della Coppola di Paola...
Il mio avvistamento di una sagoma nell'ombra a "Fago Grosso" che attraversava la strada correndo come un capriolo nell'autunno 2010...
Cervi (reintrodotti da poco) o caprioli?
La foto dell'amico Alfredo Vilmer Sabino non lascia dubbi. Capriolo!! La foto è stata scattata alle ore 10 circa il 9 aprile 2011 sulle praterie verso Visitone.
La popolazione del Capriolo di Orsomarso è in espansione e lo sarà in modo esponenziale nei prossimi anni considerando la vastità di territorio selvaggio e di coltivi semiabbandonati a disposizione e la superficie ad aree protetta... politiche ambientali e venatorie permettendo!

giovedì 4 febbraio 2010

Cinghiali: e io che avevo detto!?

Non voglio neanche perdere tempo a scrivere sulla questione cinghiali ancora un rigo.Ho trattato questo argomento più di una volta. Leggete i link qui sotto se ancora non lo avete fatto.

domenica 28 novembre 2004

Cinghiali... al potere!

Il Consiglio Direttivo del Parco ha approvato “l’abbattimento selettivo”

Con un solo voto contrario, della P.ssa Fascetti, e l’astensione del WWF (!) approvato dal Consiglio dell’Ente Parco del 4.11.2004 “l’abbattimento selettivo” dei cinghiali.
Il vecchio problema del soprannumero dei cinghiali è stato “risolto” con la solita banale “cura” peggiore del male stesso. Nonostante l’Ente Parco abbia a disposizione studi, ricerche ed esperienze nel campo del controllo delle popolazioni di selvatici, non è riuscito a inventarsi altro metodo che quello di aprire alle “doppiette” o meglio “Carabine” il territorio del Parco Nazionale più grande d’Europa.
Al consiglio del parco hanno tenuto a precisare che si tratta di un intervento “straordinario, di emergenza, e non usuale”.
Ovviamente al Parco, fino ad oggi, hanno avuto di meglio da fare piuttosto che evitare che il “problema cinghiali” divenisse un “emergenza”. I cinghiali ci sono sempre stati e il Parco c’è ormai da 10 anni.
L’abbattimento selettivo significa che il Parco selezionerà una squadra di cacciatori, iscritti ad un’associazione venatoria, con regolare porto d’armi da 5 anni, in possesso di una carabina. Questo si traduce che di questo “bene” potranno disporne solo un elite scelta di cacciatori senza nessun beneficio ambientale ed economico per le popolazioni locali.
Un’altra via c’era, ma per problemi chiamiamoli “burocratico-legali”, il Parco non è riuscita a percorrerla prima che il “problema” divenisse “emergenza”.

L’altra via è la cattura. Della cattura ne avrebbero beneficiato tutti i cittadini del Parco:
a) gli addetti alla cattura, magari costituendo società e cooperative adeguatamente specializzate, con un aumento di occupazione nel territorio;
b) le aziende di lavorazione e commercializzazione delle carni e degli animali macellati;
c) i ristoratori, che finalmente potrebbero acquistare e somministrare pregiate carni di cinghiale legalmente macellate;
d) il parco stesso che dai proventi della vendita avrebbe potuto costituire un fondo per il rimborso dei danni da fauna;
e) gli agricoltori perché ne gioverebbero con una riduzione del numero di cinghiali che provocano danni alle colture e la sicurezza del rimborso dei danni da fauna.

Di fatto l’abbattimento selettivo si traduce in un caso di espropriazione a beneficio di una sola categoria di “sportivi” privilegiati.
Il Parco lo ha definito provvedimento “straordinario”, ma come si pensa di poter soddisfare gli appetiti degli “abbattitori” per una volta sola? Non si rischia di favorire la nascita e il rafforzamento di una nuova lobby di cacciatori che pretenderanno in futuro nuovi abbattimenti?
Forse questa emergenza più che da necessità tecnico-faunistiche è dettata dal bisogno di dover dare una risposta alle richieste dei cacciatori, e saldare le promesse fatte dai nostri amministratori nell’incombenza delle elezioni Amministrative Regionali del 2005.

Spero solo che si avrà cura di avvisare i turisti in quali aree e quando si potrà passeggiare senza rischiare di essere impallinati, e non come per il caso Carbonchio, in cui non è stato adottato nessun provvedimento informativo.

venerdì 7 febbraio 2003

Il ritorno del Cervo

Questa è una delle notizie che fa piacere sentire. Nel Parco Nazionale del Pollino è stato reintrodotto il Cervo. Il Cervo (Cervus elaphus) è un mammifero della famiglia dei Cervidi. Di questa famiglia fa parte anche il Capriolo e il Daino e insieme a quella dei Bovidi (rappresentata in Italia dal Camoscio, Stambecco e Muflone) appartiene al sottordine dei Ruminanti. Le due famiglie si distinguono tra di loro per le corna (trofeo) che nei Cervidi si rinnovano ogni anno mentre nei Bovidi sono a crescita continua.