giovedì 30 ottobre 2008

ACQUA: adesso che è finita!

Si accorgono adesso che manca l'acqua nelle dighe della Basilicata. Adesso dicono che bisogna risparmiarla! Adesso che non c'è ne più dicono che non bisogna usarla! hanno lasciato che seminassero campi di mais dove per secoli cresceva solo il grano. Hanno piantato peschi dove crescevano solo ulivi. Hanno riempito piscine, hanno raffreddato combustioni, hanno lavato auto, hanno rinfrescato angurie e meloni. Adesso, che non c'è ne più, ti dicono che bisogna limitare il consuno.

ADESSO CHE NON C'E' NE' PIU'!!!!

Leggete il mio QUELL'ANNO MORIMMO TUTTI DI SETE

domenica 26 ottobre 2008

ENEL E LEGAMBIENTE BIOUGUALI O BIODIVERSI

Non è la prima volta che la Legambiente scivola... Diceva l'alchimista Paracelso "è la dose che fa il veleno". Ma evidentemente la Legambiente, ormai infiltrata di politici, di questi ultimi ha gli stessi difetti: tanti slogan, poca conoscenza.

ENEL E LEGAMBIENTE. UNA DISCUTIBILE BIODIVERSITA’

Fa davvero riflettere l’ultima sortita dell’associazione ambientalista Legambiente che - dopo corsi e ricorsi contro la conversione a biomassa della Centrale Enel del Mercure - trova ora, proprio in Enel, il partner ideale per un progetto a favore della conservazione biologica degli habitat delle aree protette, con l’iniziativa Countdown 2010 Save Biodiversity della IUCN (The World Conservation Union).

Alla Legambiente, certamente, non sfugge che le 350.000 tonnellate all’anno di biomassa cippata per la Centrale del Mercure sono in realtà la svendita delle foreste del Pollino , anch’esse contenitore di biodiversità e quindi a rischio estinzione. Una svendita evidente - come l’acqua torbida al sole - dopo le recenti notizie di un progetto di alcuni comuni ricadenti nel Parco Nazionale del Pollino, come i Comuni di San Lorenzo Bellizzi, San Donato Ninea e in precedenza di Orsomarso, di concedere in gestione ad una società del Nord i boschi demaniali per un periodo di 10 anni – a loro dire – in modo “eco-sostenibile”, in nome di un Protocollo di Kyoto ormai sbandierato come una sorta di “certificazione del si può fare”.

Peccato, davvero, che un’associazione importante come la Legambiente si limiti all’azione della conservazione delle farfalle e dei cervi (azione comunque importante per la fauna), dimenticando però in maniera clamorosa che l’iniziativa Countdown 2010 prevede azioni contro la deforestazione delle aree protette, come ci ricorda lo studio “The Global ecological forest classification and forest protected area gap analysis”, il quale prevede una mappa mondiale delle foreste a rischio e valuta la loro sensibilità per eco-regioni, prevedendo azioni urgenti di salvaguardia e non certamente di svendita e conseguente deforestazione per usi produttivi. Questo studio è stato promosso grazie ad una stretta sinergia tra UNEP-WCMC, WWF,WRI e Institute of Forest and Environmental Policy.

La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) - Coordinamento apartitico territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini - torna a ribadire che i territori delle aree protette e i loro habitat, nel caso specifico del Pollino e della Val d’Agri, non possono subire gestioni privatistiche, in particolar modo i suoli forestali che si intende destinare a combustibile per alimentare centrali a biomasse, così come invece sta accadendo alle foreste del Parco Nazionale del Pollino, dove proprio l’Enel continua a sostenere un uso strumentale della biodiversità dimenticata, a quanto pare, anche dai vertici di Legambiente, che da un lato fanno ricorso ai Tar contro l’entrata in funzione della centrale Enel del Mercure e dall’altro stringono patti con chi oggi intende sfruttare il patrimonio naturale dei parchi.



O.L.A. | ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA
Coordinamento Territoriale di Associazioni, Comitati,
Movimenti e Cittadini

martedì 23 settembre 2008

Camorra, Mafia e altre bestie ... ribellarsi non è giusto, è DOVEROSO!

Quando vidi le bandiere rosse della Cina Popolare sventolare a Milano mi sono commosso. Pensai viva il comunismo, viva la cina, viva i cinesi, la rivoluzione è arrivata in Italia. Finalmente qualcuno si ribellava all'Italia delle vessazioni, delle ingiustizie, del razzismo.
E cosa dire adesso che finalmente qualcuno manifesta contro la Camorra, si rivolta, si incazza, non intellettualmente ma fisicamente.
Ma perchè gli italiani non scendono tutti per strada, raccolgono i sanpietrini e spaccano i vetri di cristallo delle ville dorate dei corrotti, dei mafiosi, dei camorristi? Perchè non danno fuoco alle ferrari di questi merdosi che li opprimono. Perchè subiscono?
Vi segnalo due video colorati, ma vi suggerisco di vedere l''inchiesta delle Jene sulla rivolta cinese a Milano: giornalismo vero, altro che tg1, tg2, tg3...

Sotto ai video la lettera di Saviano, che condivido in toto...




LA RIVOLTA AFRICANA


LA RIVOLTA CINESE


Il grido d'accusa dello scrittore dopo la strage di Castel Volturno "Davvero pensate che nulla di ciò che accade dipenda dal vostro impegno?"
di ROBERTO SAVIANO


I RESPONSABILI hanno dei nomi. Hanno dei volti. Hanno persino un'anima. O forse no. Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino, Pietro Vargas stanno portando avanti una strategia militare violentissima. Sono autorizzati dal boss latitante Michele Zagaria e si nascondono intorno a Lago Patria. Tra di loro si sentiranno combattenti solitari, guerrieri che cercano di farla pagare a tutti, ultimi vendicatori di una delle più sventurate e feroci terre d'Europa. Se la racconteranno così.

Ma Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino e Pietro Vargas sono vigliacchi, in realtà: assassini senza alcun tipo di abilità militare. Per ammazzare svuotano caricatori all'impazzata, per caricarsi si strafanno di cocaina e si gonfiano di Fernet Branca e vodka. Sparano a persone disarmate, colte all'improvviso o prese alle spalle. Non si sono mai confrontati con altri uomini armati. Dinnanzi a questi tremerebbero, e invece si sentono forti e sicuri uccidendo inermi, spesso anziani o ragazzi giovani. Ingannandoli e prendendoli alle spalle.

E io mi chiedo: nella vostra terra, nella nostra terra sono ormai mesi e mesi che un manipolo di killer si aggira indisturbato massacrando soprattutto persone innocenti. Cinque, sei persone, sempre le stesse. Com'è possibile? Mi chiedo: ma questa terra come si vede, come si rappresenta a se stessa, come si immagina? Come ve la immaginate voi la vostra terra, il vostro paese? Come vi sentite quando andate al lavoro, passeggiate, fate l'amore? Vi ponete il problema, o vi basta dire, "così è sempre stato e sempre sarà così"?

Davvero vi basta credere che nulla di ciò che accade dipende dal vostro impegno o dalla vostra indignazione? Che in fondo tutti hanno di che campare e quindi tanto vale vivere la propria vita quotidiana e nient'altro. Vi bastano queste risposte per farvi andare avanti? Vi basta dire "non faccio niente di male, sono una persona onesta" per farvi sentire innocenti? Lasciarvi passare le notizie sulla pelle e sull'anima. Tanto è sempre stato così, o no? O delegare ad associazioni, chiesa, militanti, giornalisti e altri il compito di denunciare vi rende tranquilli? Di una tranquillità che vi fa andare a letto magari non felici ma in pace? Vi basta veramente?



Questo gruppo di fuoco ha ucciso soprattutto innocenti. In qualsiasi altro paese la libertà d'azione di un simile branco di assassini avrebbe generato dibattiti, scontri politici, riflessioni. Invece qui si tratta solo di crimini connaturati a un territorio considerato una delle province del buco del culo d'Italia. E quindi gli inquirenti, i carabinieri e poliziotti, i quattro cronisti che seguono le vicende, restano soli. Neanche chi nel resto del paese legge un giornale, sa che questi killer usano sempre la stessa strategia: si fingono poliziotti. Hanno lampeggiante e paletta, dicono di essere della Dia o di dover fare un controllo di documenti. Ricorrono a un trucco da due soldi per ammazzare con più facilità. E vivono come bestie: tra masserie di bufale, case di periferia, garage.

Hanno ucciso sedici persone. La mattanza comincia il 2 maggio verso le sei del mattino in una masseria di bufale a Cancello Arnone. Ammazzano il padre del pentito Domenico Bidognetti, cugino ed ex fedelissimo di Cicciotto e' mezzanotte.

Umberto Bidognetti aveva 69 anni e in genere era accompagnato pure dal figlio di Mimì, che giusto quella mattina non era riuscito a tirarsi su dal letto per aiutare il nonno. Il 15 maggio uccidono a Baia Verde, frazione di Castel Volturno, il sessantacinquenne Domenico Noviello, titolare di una scuola guida. Domenico Noviello si era opposto al racket otto anni prima. Era stato sotto scorta, ma poi il ciclo di protezione era finito. Non sapeva di essere nel mirino, non se l'aspettava. Gli scaricano addosso 20 colpi mentre con la sua Panda sta andando a fare una sosta al bar prima di aprire l'autoscuola. La sua esecuzione era anche un messaggio alla Polizia che stava per celebrare la sua festa proprio a Casal di Principe, tre giorni dopo, e ancor più una chiara dichiarazione: può passare quasi un decennio ma i Casalesi non dimenticano.

Prima ancora, il 13 maggio, distruggono con un incendio la fabbrica di materassi di Pietro Russo a Santa Maria Capua Vetere. È l'unico dei loro bersagli ad avere una scorta. Perché è stato l'unico che, con Tano Grasso, tentò di organizzare un fronte contro il racket in terra casalese. Poi, il 30 maggio, a Villaricca colpiscono alla pancia Francesca Carrino, una ragazza, venticinque anni, nipote di Anna Carrino, la ex compagna di Francesco Bidognetti, pentita. Era in casa con la madre e con la nonna, ma era stata lei ad aprire la porta ai killer che si spacciavano per agenti della Dia.

Non passa nemmeno un giorno che a Casal di Principe, mentre dopo pranzo sta per andare al "Roxy bar", uccidono Michele Orsi, imprenditore dei rifiuti vicino al clan che, arrestato l'anno prima, aveva cominciato a collaborare con la magistratura svelando gli intrighi rifiuti-politica-camorra. È un omicidio eccellente che fa clamore, solleva polemiche, fa alzare la voce ai rappresentanti dello Stato. Ma non fa fermare i killer.

L'11 luglio uccidono al Lido "La Fiorente" di Varcaturo Raffaele Granata, 70 anni, gestore dello stabilimento balneare e padre del sindaco di Calvizzano. Anche lui paga per non avere anni prima ceduto alle volontà del clan. Il 4 agosto massacrano a Castel Volturno Ziber Dani e Arthur Kazani che stavano seduti ai tavoli all'aperto del "Bar Kubana" e, probabilmente, il 21 agosto Ramis Doda, venticinque anni, davanti al "Bar Freedom" di San Marcellino. Le vittime sono albanesi che arrotondavano con lo spaccio, ma avevano il permesso di soggiorno e lavoravano nei cantieri come muratori e imbianchini.

Poi il 18 agosto aprono un fuoco indiscriminato contro la villetta di Teddy Egonwman, presidente dei nigeriani in Campania, che si batte da anni contro la prostituzione delle sue connazionali, ferendo gravemente lui, sua moglie Alice e altri tre amici.

Tornano a San Marcellino il 12 settembre per uccidere Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi, massacrati mentre stavano facendo manutenzione ai camion della ditta di trasporti di cui il primo era titolare. Anche lui non aveva obbedito, e chi gli era accanto è stato ucciso perché testimone.

Infine, il 18 settembre, trivellano prima Antonio Celiento, titolare di una sala giochi a Baia Verde, e un quarto d'ora dopo aprono un fuoco di 130 proiettili di pistole e kalashnikov contro gli africani riuniti dentro e davanti la sartoria "Ob Ob Exotic Fashion" di Castel Volturno. Muoiono Samuel Kwaku, 26 anni, e Alaj Ababa, del Togo; Cristopher Adams e Alex Geemes, 28 anni, liberiani; Kwame Yulius Francis, 31 anni, e Eric Yeboah, 25, ghanesi, mentre viene ricoverato con ferite gravi Joseph Ayimbora, 34 anni, anche lui del Ghana. Solo uno o due di loro avevano forse a che fare con la droga, gli altri erano lì per caso, lavoravano duro nei cantieri o dove capitava, e pure nella sartoria.

Sedici vittime in meno di sei mesi. Qualsiasi paese democratico con una situazione del genere avrebbe vacillato. Qui da noi, nonostante tutto, neanche se n'è parlato. Neanche si era a conoscenza da Roma in su di questa scia di sangue e di questo terrorismo, che non parla arabo, che non ha stelle a cinque punte, ma comanda e domina senza contrasto.

Ammazzano chiunque si opponga. Ammazzano chiunque capiti sotto tiro, senza riguardi per nessuno. La lista dei morti potrebbe essere più lunga, molto più lunga. E per tutti questi mesi nessuno ha informato l'opinione pubblica che girava questa "paranza di fuoco". Paranza, come le barche che escono a pescare insieme in alto mare. Nessuno ne ha rivelato i nomi sino a quando non hanno fatto strage a Castel Volturno.

Ma sono sempre gli stessi, usano sempre le stesse armi, anche se cercano di modificarle per trarre in inganno la scientifica, segno che ne hanno a disposizione poche. Non entrano in contatto con le famiglie, stanno rigorosamente fra di loro. Ogni tanto qualcuno li intravede nei bar di qualche paesone, dove si fermano per riempirsi d'alcol. E da sei mesi nessuno riesce ad acciuffarli.

Castel Volturno, territorio dove è avvenuta la maggior parte dei delitti, non è un luogo qualsiasi. Non è un quartiere degradato, un ghetto per reietti e sfruttati come se ne possono trovare anche altrove, anche se ormai certe sue zone somigliano più alle hometown dell'Africa che al luogo di turismo balneare per il quale erano state costruite le sue villette. Castel Volturno è il luogo dove i Coppola edificarono la più grande cittadella abusiva del mondo, il celebre Villaggio Coppola.

Ottocentosessantatremila metri quadrati occupati col cemento. Che abusivamente presero il posto di una delle più grandi pinete marittime del Mediterraneo. Abusivo l'ospedale, abusiva la caserma dei carabinieri, abusive le poste. Tutto abusivo. Ci andarono ad abitare le famiglie dei soldati della Nato. Quando se ne andarono, il territorio cadde nell'abbandono più totale e divenne tutto feudo di Francesco Bidognetti e al tempo stesso territorio della mafia nigeriana.

I nigeriani hanno una mafia potente con la quale ai Casalesi conveniva allearsi, il loro paese è diventato uno snodo nel traffico internazionale di cocaina e le organizzazioni nigeriane sono potentissime, capaci di investire soprattutto nei money transfer, i punti attraverso i quali tutti gli immigrati del mondo inviano i soldi a casa. Attraverso questi, i nigeriani controllano soldi e persone. Da Castel Volturno transita la coca africana diretta soprattutto in Inghilterra. Le tasse sul traffico che quindi il clan impone non sono soltanto il pizzo sullo spaccio al minuto, ma accordi di una sorta di joint venture. Ora però i nigeriani sono potenti, potentissimi. Così come lo è la mafia albanese, con la quale i Casalesi sono in affari.

E il clan si sta slabbrando, teme di non essere più riconosciuto come chi comanda per primo e per ultimo sul territorio. Ed ecco che nei vuoti si insinuano gli uomini della paranza. Uccidono dei pesci piccoli albanesi come azione dimostrativa, fanno strage di africani - e fra questi nessuno viene dalla Nigeria - colpiscono gli ultimi anelli della catena di gerarchie etniche e criminali. Muoiono ragazzi onesti, ma come sempre, in questa terra, per morire non dev'esserci una ragione. E basta poco per essere diffamati.

I ragazzi africani uccisi erano immediatamente tutti "trafficanti" come furono "camorristi" Giuseppe Rovescio e Vincenzo Natale, ammazzati a Villa Literno il 23 settembre 2003 perché erano fermi a prendere una birra vicino a Francesco Galoppo, affiliato del clan Bidognetti. Anche loro furono subito battezzati come criminali.

Non è la prima volta che si compie da quelle parti una mattanza di immigrati. Nel 1990 Augusto La Torre, boss di Mondragone, partì con i suoi fedelissimi alla volta di un bar che, pur gestito da italiani, era diventato un punto di incontro per lo spaccio degli africani. Tutto avveniva sempre lungo la statale Domitiana, a Pescopagano, pochi chilometri a nord di Castel Volturno, però già in territorio mondragonese. Uccisero sei persone, fra cui il gestore, e ne ferirono molte altre. Anche quello era stato il culmine di una serie di azioni contro gli stranieri, ma i Casalesi che pure approvavano le intimidazioni non gradirono la strage. La Torre dovette incassare critiche pesanti da parte di Francesco "Sandokan" Schiavone. Ma ora i tempi sono cambiati e permettono di lasciar esercitare una violenza indiscriminata a un gruppo di cocainomani armati.

Chiedo di nuovo alla mia terra che immagine abbia di sé. Lo chiedo anche a tutte quelle associazioni di donne e uomini che in grande silenzio qui lavorano e si impegnano. A quei pochi politici che riescono a rimanere credibili, che resistono alle tentazioni della collusione o della rinuncia a combattere il potere dei clan. A tutti coloro che fanno bene il loro lavoro, a tutti coloro che cercano di vivere onestamente, come in qualsiasi altra parte del mondo. A tutte queste persone. Che sono sempre di più, ma sono sempre più sole.

Come vi immaginate questa terra? Se è vero, come disse Danilo Dolci, che ciascuno cresce solo se è sognato, voi come ve li sognate questi luoghi? Non c'è stata mai così tanta attenzione rivolta alle vostre terre e quel che vi è avvenuto e vi avviene. Eppure non sembra cambiato molto. I due boss che comandano continuano a comandare e ad essere liberi. Antonio Iovine e Michele Zagaria. Dodici anni di latitanza. Anche di loro si sa dove sono. Il primo è a San Cipriano d'Aversa, il secondo a Casapesenna. In un territorio grande come un fazzoletto di terra, possibile che non si riesca a scovarli?

È storia antica quella dei latitanti ricercati in tutto il mondo e poi trovati proprio a casa loro. Ma è storia nuova che ormai ne abbiano parlato più e più volte giornali e tv, che politici di ogni colore abbiano promesso che li faranno arrestare. Ma intanto il tempo passa e nulla accade. E sono lì. Passeggiano, parlano, incontrano persone.

Ho visto che nella mia terra sono comparse scritte contro di me. Saviano merda. Saviano verme. E un'enorme bara con il mio nome. E poi insulti, continue denigrazioni a partire dalla più ricorrente e banale: "Quello s'è fatto i soldi". Col mio lavoro di scrittore adesso riesco a vivere e, per fortuna, pagarmi gli avvocati. E loro? Loro che comandano imperi economici e si fanno costruire ville faraoniche in paesi dove non ci sono nemmeno le strade asfaltate?

Loro che per lo smaltimento di rifiuti tossici sono riusciti in una sola operazione a incassare sino a 500 milioni di euro e hanno imbottito la nostra terra di veleni al punto tale di far lievitare fino al 24% certi tumori, e le malformazioni congenite fino all'84% per cento? Soldi veri che generano, secondo l'Osservatorio epidemiologico campano, una media di 7.172,5 morti per tumore all'anno in Campania. E ad arricchirsi sulle disgrazie di questa terra sarei io con le mie parole, o i carabinieri e i magistrati, i cronisti e tutti gli altri che con libri o film o in ogni altro modo continuano a denunciare? Com'è possibile che si crei un tale capovolgimento di prospettive? Com'è possibile che anche persone oneste si uniscano a questo coro? Pur conoscendo la mia terra, di fronte a tutto questo io rimango incredulo e sgomento e anche ferito al punto che fatico a trovare la mia voce.

Perché il dolore porta ad ammutolire, perché l'ostilità porta a non sapere a chi parlare. E allora a chi devo rivolgermi, che cosa dico? Come faccio a dire alla mia terra di smettere di essere schiacciata tra l'arroganza dei forti e la codardia dei deboli? Oggi qui in questa stanza dove sono, ospite di chi mi protegge, è il mio compleanno. Penso a tutti i compleanni passati così, da quando ho la scorta, un po' nervoso, un po' triste e soprattutto solo.

Penso che non potrò mai più passarne uno normale nella mia terra, che non potrò mai più metterci piede. Rimpiango come un malato senza speranze tutti i compleanni trascurati, snobbati perché è solo una data qualsiasi, e un altro anno ce ne sarà uno uguale. Ormai si è aperta una voragine nel tempo e nello spazio, una ferita che non potrà mai rimarginarsi. E penso pure e soprattutto a chi vive la mia stessa condizione e non ha come me il privilegio di scriverne e parlare a molti.

Penso ad altri amici sotto scorta, Raffaele, Rosaria, Lirio, Tano, penso a Carmelina, la maestra di Mondragone che aveva denunciato il killer di un camorrista e che da allora vive sotto protezione, lontana, sola. Lasciata dal fidanzato che doveva sposare, giudicata dagli amici che si sentono schiacciati dal suo coraggio e dalla loro mediocrità. Perché non c'era stata solidarietà per il suo gesto, anzi, ci sono state critiche e abbandono. Lei ha solo seguito un richiamo della sua coscienza e ha dovuto barcamenarsi con il magro stipendio che le dà lo stato.

Cos'ha fatto Carmelina, cos'hanno fatto altri come lei per avere la vita distrutta e sradicata, mentre i boss latitanti continuano a poter vivere protetti e rispettati nelle loro terre? E chiedo alla mia terra: che cosa ci rimane? Ditemelo. Galleggiare? Far finta di niente? Calpestare scale di ospedali lavate da cooperative di pulizie loro, ricevere nei serbatoi la benzina spillata da pompe di benzina loro? Vivere in case costruite da loro, bere il caffè della marca imposta da loro (ogni marca di caffè per essere venduta nei bar deve avere l'autorizzazione dei clan), cucinare nelle loro pentole (il clan Tavoletta gestiva produzione e vendita delle marche più prestigiose di pentole)?

Mangiare il loro pane, la loro mozzarella, i loro ortaggi? Votare i loro politici che riescono, come dichiarano i pentiti, ad arrivare alle più alte cariche nazionali? Lavorare nei loro centri commerciali, costruiti per creare posti di lavoro e sudditanza dovuta al posto di lavoro, ma intanto non c'è perdita, perché gran parte dei negozi sono loro? Siete fieri di vivere nel territorio con i più grandi centri commerciali del mondo e insieme uno dei più alti tassi di povertà? Passare il tempo nei locali gestiti o autorizzati da loro? Sedervi al bar vicino ai loro figli, i figli dei loro avvocati, dei loro colletti bianchi? E trovarli simpatici e innocenti, tutto sommato persone gradevoli, perché loro in fondo sono solo ragazzi, che colpa hanno dei loro padri.

E infatti non si tratta di stabilire colpe, ma di smettere di accettare e di subire sempre, smettere di pensare che almeno c'è ordine, che almeno c'è lavoro, e che basta non grattare, non alzare il velo, continuare ad andare avanti per la propria strada. Che basta fare questo e nella nostra terra si è già nel migliore dei mondi possibili, o magari no, ma nell'unico mondo possibile sicuramente.

Quanto ancora dobbiamo aspettare? Quanto ancora dobbiamo vedere i migliori emigrare e i rassegnati rimanere? Siete davvero sicuri che vada bene così? Che le serate che passate a corteggiarvi, a ridere, a litigare, a maledire il puzzo dei rifiuti bruciati, a scambiarvi quattro chiacchiere, possano bastare? Voi volete una vita semplice, normale, fatta di piccole cose, mentre intorno a voi c'è una guerra vera, mentre chi non subisce e denuncia e parla perde ogni cosa. Come abbiamo fatto a divenire così ciechi? Così asserviti e rassegnati, così piegati? Come è possibile che solo gli ultimi degli ultimi, gli africani di Castel Volturno che subiscono lo sfruttamento e la violenza dei clan italiani e di altri africani, abbiano saputo una volta tirare fuori più rabbia che paura e rassegnazione? Non posso credere che un sud così ricco di talenti e forze possa davvero accontentarsi solo di questo.

La Calabria ha il Pil più basso d'Italia ma "Cosa Nuova", ossia la ?ndrangheta, fattura quanto e più di una intera manovra finanziaria italiana. Alitalia sarà in crisi, ma a Grazzanise, in un territorio marcio di camorra, si sta per costruire il più grande aeroporto italiano, il più vasto del Mediterraneo. Una terra condannata a far circolare enormi capitali senza avere uno straccio di sviluppo vero, e invece ha danaro, profitto, cemento che ha il sapore del saccheggio, non della crescita.

Non posso credere che riescano a resistere soltanto pochi individui eccezionali. Che la denuncia sia ormai solo il compito dei pochi singoli, preti, maestri, medici, i pochi politici onesti e gruppi che interpretano il ruolo della società civile. E il resto? Gli altri se ne stanno buoni e zitti, tramortiti dalla paura? La paura. L'alibi maggiore. Fa sentire tutti a posto perché è in suo nome che si tutelano la famiglia, gli affetti, la propria vita innocente, il proprio sacrosanto diritto a viverla e costruirla.

Ma non avere più paura non sarebbe difficile. Basterebbe agire, ma non da soli. La paura va a braccetto con l'isolamento. Ogni volta che qualcuno si tira indietro crea altra paura, che crea ancora altra paura, in un crescendo esponenziale che immobilizza, erode, lentamente manda in rovina.

"Si può edificare la felicità del mondo sulle spalle di un unico bambino maltrattato?", domanda Ivan Karamazov a suo fratello Aljo?a. Ma voi non volete un mondo perfetto, volete solo una vita tranquilla e semplice, una quotidianità accettabile, il calore di una famiglia. Accontentarvi di questo pensate che vi metta al riparo da ansie e dolori. E forse ci riuscite, riuscite a trovare una dimensione in cui trovate serenità. Ma a che prezzo?

Se i vostri figli dovessero nascere malati o ammalarsi, se un'altra volta dovreste rivolgervi a un politico che in cambio di un voto vi darà un lavoro senza il quale anche i vostri piccoli sogni e progetti finirebbero nel vuoto, quando faticherete ad ottenere un mutuo per la vostra casa mentre i direttori delle stesse banche saranno sempre disponibili con chi comanda, quando vedrete tutto questo forse vi renderete conto che non c'è riparo, che non esiste nessun ambito protetto, e che l'atteggiamento che pensavate realistico e saggiamente disincantato vi ha appestato l'anima di un risentimento e rancore che toglie ogni gusto alla vostra vita.

Perché se tutto ciò è triste la cosa ancora più triste è l'abitudine. Abituarsi che non ci sia null'altro da fare che rassegnarsi, arrangiarsi o andare via. Chiedo alla mia terra se riesce ancora ad immaginare di poter scegliere. Le chiedo se è in grado di compiere almeno quel primo gesto di libertà che sta nel riuscire a pensarsi diversa, pensarsi libera. Non rassegnarsi ad accettare come un destino naturale quel che è invece opera degli uomini.

Quegli uomini possono strapparti alla tua terra e al tuo passato, portarti via la serenità, impedirti di trovare una casa, scriverti insulti sulle pareti del tuo paese, possono fare il deserto intorno a te. Ma non possono estirpare quel che resta una certezza e, per questo, rimane pure una speranza. Che non è giusto, non è per niente naturale, far sottostare un territorio al dominio della violenza e dello sfruttamento senza limiti. E che non deve andare avanti così perché così è sempre stato. Anche perché non è vero che tutto è sempre uguale, ma è sempre peggio.

Perché la devastazione cresce proporzionalmente con i loro affari, perché è irreversibile come la terra una volta per tutte appestata, perché non conosce limiti. Perché là fuori si aggirano sei killer abbrutiti e strafatti, con licenza di uccidere e non mandato, che non si fermano di fronte a nessuno. Perché sono loro l'immagine e somiglianza di ciò che regna oggi su queste terre e di quel che le attende domani, dopodomani, nel futuro. Bisogna trovare la forza di cambiare. Ora, o mai più.

Copyright 2008
by Roberto Saviano
Published by arrangement
of Roberto Santachiara
Literary Agency

mercoledì 3 settembre 2008

Il fuoco dell'imbecille

La notte del 15 Agosto qualcuno ha pensato bene di accendersi un fuoco nel GIARDINO DEGLI DEI, tra le radici di Pini Loricati millenari, usando pezzi di legno di Pino Loricato che da mille anni aspettavano proprio questo "escursionista ferragostano" per essere bruciati. Le radici dei pini, gigantesche, come un intreccio coprono il terreno, facilmente infiammabili possono andare in combustione lenta risalendo fino al tronco. Le stesse faville del fuoco possono danneggiare le foglie o dare via ad una combustione.
Come se non bastasse, la firma del Maiale, i suoi fazzolettini di carta trattenuti dalle pietre.
Così un albero nato nel X sec. ha rischiato di prendere fuoco a causa di un imbecille nato nel XX Sec. membro della razza "Homo sapiens sapiens", salito fin lassù a piedi per godere di qualcosa di cui non ne capisce il valore e la delicatezza.

Ma non è tutta colpa sua, lo sanno tutti che la "madre degli imbecilli è sempre incinta", per cui forse qualcuno che sta lì a vigilare e prevenire sarebbe stato un buon deterrente.

AGGIORNAMENTO DEL 7 OTTOBRE 2008
I focolari da me trovati in questa stagione adesso sono 3.


FOTO DEL 16 AGOSTO 2008
Il fuoco dell'Imbecille

Il fuoco dell'altro imbecille...

Il fuoco del TERZO imbecille

VIDEO 2007

sabato 9 agosto 2008

Amando un Alieno

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Mentre mi stringi a te
sento i tuoi cuori battere forte
di un ritmo, che sa di nostalgia
un ritmo che mi uccide
che ti porterà via.

I tuoi occhi
bagnati di microcristalli ghiacciati,
non mentono l’amore che mi dici
anche se
guardando nel profondo buio siderale
cercano il tuo cielo
che immagino
punteggiato di stelle fiammanti
velato di atmosfera calda e infuocata
di nuvole rosse d’ammoniaca
e piogge di metano.

Un cielo che mai, mai, mai potrò respirare.

NELLE IMMAGINI CHE SEGUONO SEGNI DI PRESENZE ALIENE IN BASILICATA
Cliccate sulla foto per saperne di più.

Nike

l'Alieno di Bosco Magnano

NAZCA in Italia

Piani di Pollino

UFO A CASTELMEZZANO - DOLOMITI LUCANE

Alien Skin

domenica 27 luglio 2008

Sono incazzato nero! Vi odio tutti!

Oggi sono incazzato nero. Ne ho per tutti, ma adesso non ho voglia di sputare veleno addosso a questi imbecilli che ci governano dal Comune fino alla Presidenza del Consiglio attuali e precedenti e a questo punto anche futuri.
Posso solo dirvi che nonostante loro sono ancora vivo e sono vive le persone che accompagnavo in Montagna. Forse mi ammalerò e forse si ammaleranno, spero di no.
Ma adesso sono stanco ed ho voglia di riposare... che vadano al diavolo, che muoiano sotto i ferri dei medici incapaci che hanno raccomandato, che si becchino il colesterolo dal pane che hanno mangiato a tradimento, che sbattano contro i muri di cemento delle opere inutili che hanno costruito.


Cosa è successo?

Domenica scorsa mi trovavo ai Piani di Pollino, vicino ai primi Pini Loricati. Ai primi tuoni abbiamo rinunciato a raggiungere Serra di Crispo e ci siamo incamminati per la via del ritorno per evitare l'imminente acquazzone e scariche elettriche associate.
Non appena siamo arrivati nei pressi del bosco è cominciato l'inferno. Quello che doveva essere un acquazzone estivo si è trasformato in un temporale violentissimo, con scariche di grandine della grandezza di una nocciola (non nocciolina). In pochi minuti i sentieri si sono trasformati in torrenti e laddove non scorreva l'acqua era completamente coperto da una coltre bianca, non di neve ma di ghiaccio. Il Bosco fitto, che in genere ripara da un temporale estivo, e rende meno probabile la folgorazione da fulmini, si è trasformato in un ambiente pericoloso per il rischio di caduta di rami o di alberi, e vi garantisco che c'erano momenti che si camminava nel buio quasi totale.
Tre dei miei accompagnati erano senza nessun abito impermeabile. Di conseguenza ho offerto il mio poncho e la mia giacca alla donna e alla bambina (piuttosto spaventate) e ci siamo avviati velocemente. Avevo anche un telo termico impermeabile ma ho preferito tenerlo di scorta per emergenze e così fino a Colle Impiso ho camminato completamente zuppo e gelato (!). Le mani quasi mi ghiacciavano e vi giuro che i chicchi di grandine nonostante il cappello e l'attenuazione del bosco mi facevano male alla testa: sono sceso con lo zaino in testa (zuppo anche lui) per proteggermi.
I mie tre accompagnati provenivano da un continente lontano, parlavano solo inglese. Erano arrivati il giorno prima da Venezia, dopo aver fatto il "Cammino di Santiago di Compostela" e avrebbero proseguito per Matera e Maratea ed infine Inghilterra.
Mentre scendevamo ogni tanto pensavo: "ma questi proprio qua dovevano venire a rischiare la pelle"!
Se ci fosse stato un piccolo rifugio, un bivacco, una casetta in legno, avremmo potuto ripararci e aspettare che la furia di Zeus si calmasse e procedere successivamente senza rischi.
Ma perchè Zeus e arrabbiato con me? Forse per come continuano a trattare suo figlio Apollo senza che di recente io documenti ciò su questo Blog?

Allora perchè sono incazzato?
Se L'Ente Parco o chicchessia, avesse adempiuto alle funzioni per le quali è nato, credo che la cosa più banale che avrebbe dovuto fare (oltre a segnare i sentieri) era quello di costruire in qualche punto strategico per le escursioni dei Bivacchi, delle piccole casette da usare come rifugi. Tipo quella realizzata a Gaudolino. A proposito quest'ultima è stata regalata al Parco e per anni l'hanno tenuta a marcire in magazzino perchè non sapevano cosa farne!
Quanto costa un prefabbricato in legno? dipende dalle dimensioni, ma compreso la manodopera per montarlo 20.000 euro sono più che sufficienti.

Bene mentre scendevo a Colle Impiso mi venivano in mente, una per una, tutte le opere realizzate e i finanziamenti spesi per "sviluppare il turismo"....
vogliamo fare l'elenco?
Datemi una mano, magari indicando anche la cifra spesa:

1. parcheggi visitone, pedarreto, madonna del pollino, casa del conte
2. palestra verde pedarreto, visitone

3.palestra portatori di handicap pedarreto, visitone
4. sentiero non vedenti bosco magnano
5. sentiero non vedenti acqua tremola
6. teatro Madonna del Pollino
7. centro visite in particolare quello di San Donato di Ninea non agibile
8. Punto vendita prodotti tipici Madonna delle Armi
9. bagni pubblici Pedarreto, Visitone, Bosco Magnano Kagate

10. Segnaletica Perimetro e Zona 1 Zona 2
11. Spot Gattuso
12. Espositore Prodotti tipici
13 Pubblicazioni mai lette
14. contributi manifestazioni "culturali" (carnevali, bande, tiro al piattello e concerti vari)
15. centri di educazione ambientale di 20 mq a pedarreto, visitone e bosco magnano...
16. la strada di frascineto

17. Corsi di Educazione Ambientale In caso di necessità rompere il vetro


18. il "PALANONSOACHECOSASERVE" sopra Mezzana di San Severino Lucano


CONTINUATE VOI LA LISTA...

Sono stanco!

Così mi disse un vecchio, magro e rugoso, dai capelli bianchi, mentre ce ne stavamo seduti a guardare il mare e a chiacchierare di questo mondo nuovo che avanza, a Berry Head in Devon, UK. Stanco di cosa? Stanco di vivere? Stanco per averne viste già troppe di stronzate a questo mondo? Stanco di aspettare, impotente, la fine? E se il mondo va come va ed io posso solo stare a guardare aspettando la mia fine, che ci sto a fare? era questo il senso del suo "sono stanco"? Forse la storia del vecchio contadino lucano di 103 anni a Firenze è la prosecuzione ideale di quella del vecchio Inglese...


Dalla Repubblica

Tenta il suicidio a 103 anni "Volevo morire, mi sono stufato"

FIRENZE - Ha vissuto due guerre, non ha più accanto gran parte delle persone a cui voleva bene, ha lavorato a lungo e ha le mani callose perché adesso vive a Firenze ma in passato ha fatto il contadino in Basilicata, a San Fele, in provincia di Potenza. In vecchiaia, s'è rotto le scatole e ha deciso di farla finita. A 103 anni. E s'è buttato nell'Arno. Niente da fare, l'hano salvato. Gli tocca andare avanti.

Ha tentato il suicidio nella tarda mattinata di un sabato di mezza estate. Ha preso l'autobus, è arrivato nel luogo prescelto, e si è gettato in acqua all'altezza della passerella dell'Isolotto alle Cascine. Però, proprio in quel momento, passavano di lì due poliziotti a cavallo, in servizio di controllo nello storico parco cittadino. L'hanno visto, hanno lasciato i cavalli sull'argine e si sono lanciati in acqua. Dal loro punto di vista, non potevano fare altrimenti. Sono riusciti a raggiungere l'uomo, e l'hanno trascinato a riva.

Lui, il suicida mancato, ha fatto quel che ha fatto perché convinto di volerlo fare. Non è stato né un incidente né un raptus di demenza senile. E' lucidissimo, e l'ha ammesso: "Sì, è vero, mi sono buttato in Arno perché volevo morire. Non voglio più campare, sono stufo". Ai soccorritori, e ai molti curiosi accorsi durante il salvataggio, ha parlato con un filo di voce. "Mi sono buttato parandomi il volto con un braccio - ha spiegato - credevo di morire subito, e invece quando ho riaperto gli occhi ho visto intorno a me tante persone".

L'uomo, che non ha subito particolari conseguenze dal gesto, è stato comunque ricoverato in via precauzionale presso l'ospedale di Santa Maria Nuova. Probabilmente, dopo 103 anni, si rimetterà in sesto anche stavolta. E tornerà dov'è vissuto fino a oggi, in una struttura delle Suore Figlie delle Sacre Stigmate di via del Podestà. Nel convento lì accanto c'è sua figlia, suora.

Stupore nell'istituto dove vive. La madre superiora, suor Elisabetta, lo descrive come "una persona che non ha mai dato problemi, attiva, piena di spirito, legge tantissimo. E' autosufficiente e libero di muoversi e fare come vuole". Ogni anno, l'8 gennaio, nella casa di riposo si festeggia il suo compleanno. Così fu anche tre anni fa per la festa dei 100 anni, che vide radunati anche i due figli maschi più alcuni nipoti e pronipoti. Venne festeggiato come una specie di eroe, capace di superare un traguardo ambito. Oggi, invece, il salto nel fiume. Non gli resta che armarsi di pazienza. Tanto, prima o poi, deve finire per forza.

(26 luglio 2008)

venerdì 18 luglio 2008

Massive Attack & Pollino Kombat

Cosa c'entra un gruppo rock (o meglio Trip-Hop) con il Pollino e con questo Blog. C'entra c'entra!
Intanto perchè un pò di buona musica non guasta mai, e, ad essere buona lo è, anzi è eccellente!
Giovedì 17 all'Arena Flegrea ho assistito al loro concerto, preceduto da quello degli Almamegretta con Raiz. E poi l'Arena Flegrea stessa una struttura suggestiva e ben costruita non il solito campo di calcio preso a prestito.
Ma ancora non vi ho convinto: "cosa c'entra?", insisterete!
C'entra anche perchè è musica.... "KOMBAT", è anche musica di impegno politico. Il concerto della Band per tutta la serata è stato accompagnato da effetti luce eccezionali, mozzafiato, artisticamente notevoli e durante molti pezzi scorrevano parole, immagini, frasi citazioni (la più bella di Mandela!)
Una di queste diceva:
LE FORESTE PRECEDONO I POPOLI, IL DESERTO LI SEGUE! (Chateaubriand)


A questo punto, a parte dirvi che è stato un bel concerto (anche se per gli amanti del genere), capirete perchè "c'entra": è musica "KOMBAT", è stato un concerto "KOMBAT", è una band che POLLINO KOMBAT vi consiglia di ascoltare.

martedì 8 luglio 2008

Centrale del Mercure: audizione all'Ente Parco del Pollino

Rotonda 7 luglio 2008
Il Forum delle Associazioni e dei Comitati contro la riconversione a biomasse della Centrale ENEL della Valle del Mercure oggi hanno pubblicamente incontrato il Consiglio Direttivo del Parco Nazionale dl Pollino.




Qui di seguito la relazione.

1. Cenni storici sulla Centrale
a. Autorizzata nel 1962; attiva dal 1965–“66 (primo e secondo gruppo ), molto antecedente ai vincoli di tutela ambientale relativi alla istituzione del Parco Nazionale del Pollino (1993). Alimentata inizialmente a lignite, successivamente a olio combustibile.
b. Ha creato molti problemi alle popolazioni locali, soprattutto di Viggianello, per la ricaduta al suolo, favorita dalle condizioni climatiche-orografiche, delle polveri prodotte dalla combustione.
c. Parzialmente chiusa(primo gruppo) nel 1993; è del tutto inattiva dal 1997.
d. Nel 2001 ENEL ne propone la riconversione, che ne farebbe una delle centrali a biomasse più grandi d’Italia (35 MW elettrici netti).
e. L’energia prodotta non è per utilizzo locale (verrebbe immessa nella rete nazionale), né è previsto teleriscaldamento.
2. Geografia e orografia
a. Si trova all’interno del Parco Nazionale del Pollino, nella bellissima Valle del fiume Mercure, tra Calabria e Basilicata.
• Posto famoso per le discese in canoa -il rafting- del fiume Mercure-Lao;
• per la flora e la fauna (tra cui la rarissima lontra);
• importante sito archeologico (nel museo di Rotonda sono conservati, tra l’altro, i resti quasi completi di un “elephas antiquus”, rinvenuti vicino la Centrale).
3. Impatto occupazionale della Centrale del Mercure e attività economiche preesistenti
a. Poche unità lavorative previste, per l’alta automazione di questo genere di impianti. Gli addetti, tra l’altro, verrebbero destinati alla Centrale del Mercure prevalentemente per trasferimento da altre sedi ENEL.
b. Indotto locale trascurabile a causa di:
1. attività edili di scarso rilievo;
2. attività di trasporto delle biomasse affidate a ditte esterne al territorio;
3. scarsa possibilità di sviluppo delle attività economiche connesse al reperimento delle biomasse, per difficoltà oggettive:
➢ presenza di aree protette;
➢ scarsa disponibilità di aree da destinare alla coltivazione di essenze a crescita rapida destinate all’incenerimento;
➢ scarsa redditività di questo tipo di coltivazioni;
➢ difficoltà, logistica ed economica, della raccolta e trasporto delle biomasse derivanti dai lavori di pulizia dei boschi;
c. Negativa l’influenza sulle attività turistiche già esistenti, come nel caso del rafting sul Mercure–Lao e del relativo indotto. Attualmente la stagione turistica è compresa tra aprile e ottobre con un afflusso calcolato in 20.000 (ventimila!) turisti l’anno. Sei le cooperative in attività sul fiume. Un aspetto dell’indotto è rappresentato dall’attività di ristorazione: Laino Borgo (2.400 ab) è passato da 1 a 6 ristoranti in 5 anni.
d. Esempio del danno di immagine determinato dalla presenza della Centrale: il nome di un’acqua minerale da imbottigliare localmente è stato modificato da Acqua del Mercure, in Acqua S. Giovanni.
e. Negativo anche l’impatto sulla qualità e l’immagine dei prodotti alimentari tipici locali.
4. Aspetti legali
a. La Magistratura, in seguito a diversi esposti di rappresentanti delle Istituzioni locali, Associazioni ambientaliste, rappresentanti politici, semplici cittadini e all’attività investigativa delle Forze dell’Ordine, ha proceduto, in tempi diversi, a numerosi sequestri nell’area di pertinenza della Centrale, di proprietà ENEL, e inviato diversi avvisi di garanzia. Tra le ipotesi di reato quella di disastro ambientale. Rinvenuti rifiuti tossici e cancerogeni illegalmente smaltiti (interrati). L’ENEL è stata costretta ai lavori di bonifica.
b. La Comunità europea è stata interessata alla vicenda della Centrale del Mercure, attraverso una petizione di cittadini del posto ed una denuncia di infrazione, presentata dal Sindaco di Viggianello (PZ), tuttora pendenti.
5. La politica e l’informazione
a. Una Centrale in un Parco, contro ogni necessità e opportunità di sviluppo locale, ha incuriosito e allarmato molti. Assai numerose, in questi anni, le interrogazioni sulla Centrale di parlamentari italiani ed europei. Quelle degli ultimi mesi riguardavano soprattutto il problema
• della tutela della lontra del Mercure;
• quello, scottante, relativo all’iter autorizzativo.
Si sono occupati della Centrale del Mercure, in termini piuttosto critici per l’ENEL:
• L’Espresso;
• Ambiente Italia di RAI 3:
• Numerose altre testate giornalistiche e televisive, nazionali e locali, che hanno ripreso più volte l’argomento.
6. Aspetti sanitari
a. L’eventuale entrata in funzione della Centrale determinerebbe l’immissione in ambiente di:
1. GAS (composti azotati, solforati, clorurati)
2. CENERI VOLANTI
3. CENERI DI FONDO
4. ACQUE DI LAVAGGIO
5. ALTRI RESIDUI
6. EMISSIONI INCONTROLLATE
7. L’opposizione alla Centrale
a. L’opposizione alla conversione a biomasse della Centrale del Mercure è nata, in pratica, con il progetto stesso, malgrado il tentativo dell’ENEL di accreditare l’idea di una tardiva protesta, in pratica a cose già fatte. E’ infatti del 2002 un motivato documento del WWF contrario al progetto ed è dei primi mesi del 2003, pochi giorni dopo l’illustrazione dello stesso progetto agli amministratori di Laino Borgo, un analogo documento dell’Associazione Ambientalista “il riccio” di Castrovillari. In quest’ultimo scritto, inviato anche agli Amministratori del tempo di Laino Borgo, viene messa in evidenza, tra l’altro, la palese impossibilità del reperimento, “in loco”, delle biomasse necessarie al funzionamento della Centrale del Mercure, aspetto del problema tuttora irrisolto.
b. Ma avverso il progetto ENEL vi è stata una mobilitazione della gran parte delle Associazioni e Comitati, ambientalisti e non, operanti sia a livello locale che nazionale. Tra questi:
1. Associazione Ambientalista “il riccio” – Castrovillari
2. Comitato Salute Ambiente Pollino (Co.S.A.) – Rotonda
3. Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia - Cosenza
4. Associazione Net-Left - S. Donato Ninea
5. Associazione Pensieri Liberi Pollino – Lungro/Castrovillari
6. Club Alpino Italiano (C.A.I.) - sezione di Castrovillari
7. Fare Verde provincia di Cosenza
8. Forum Ambientalista - Calabria
9. Italia Nostra – Calabria
10. L.I.P.U. - Rende
11. Libero Moranese – Morano Calabro
12. Organizzazione Lucana Ambientalista (O.L.A.)
13. WWF – Calabria
c. Ma la vicenda del Mercure si connota anche per l’attiva partecipazione della popolazione che, memore anche di passate esperienze, negative sia per l’impatto ambientale che per l’occupazione e lo sviluppo – mai concretizzatosi - ha dato vita a manifestazioni partecipate e preoccupate del destino del territorio. E di queste mobilitazioni, che rappresentano la volontà dei cittadini che abitano il territorio e che hanno il diritto di scegliere ed indicare la direzione su cui orientare lo sviluppo dell’area, bisognerebbe pure tenere conto.
d. Infine, ma certamente non in ultimo, bisogna ricordare come anche Istituzioni locali –Sindaci, Comunità Montane, ecc.- abbiano con vigore e coraggio sostenuto le ragioni delle popolazioni nei confronti di una iniziativa ritenuta dannosa e, sotto molti aspetti, illegittima. Tra i più attivi a denunciare nelle varie sedi, e fino alla Corte di Giustizia europea, l’improponibilità e l’impraticabilità del progetto ENEL, i Sindaci di Viggianello e Rotonda, non a caso primi cittadini delle comunità che rischiano di avere i maggiori danni dalla eventuale entrata in funzione della Centrale.
8. Alcune tra le principali obiezioni.
a. La prima e preliminare obiezione sulla Centrale del Mercure, riguarda, da un lato, la sua collocazione in un’area geografica doppiamente protetta (Parco del Pollino e Zona di Protezione Speciale –ZPS) e dall’altro la politica di gestione che gli attuali Organismi Direttivi del Parco hanno, con ampia evidenza anche mediatica, lodevolmente avviato e sottolineato proprio in questi giorni. Il progetto-gemellaggio con il Parco delle Dolomiti Bellunesi, denominato “Fossil-free”, è in linea con l’adesione del Parco del Pollino al comitato Parchi per Kioto e va nella direzione di affrancamento dalle fonti energetiche tradizionali, a vantaggio di quelle rinnovabili (in particolare fotovoltaico, biomasse e mini-idrico). I progetti e le iniziative in tal senso, potranno avvalersi di importanti finanziamenti (oltre il bilancio dell’Ente Parco, il bando sulle fonti rinnovabili del Ministero dell’Ambiente; il Programma Operativo Regionale “Energie rinnovabili e risparmio energetico” 2007-2013; il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale Basilicata e Calabria 2007-2013 Asse 2, relativo al miglioramento dell’Ambiente e dello spazio rurale) e quindi assai interessanti anche sotto il profilo occupazionale.
In questo ambito va inquadrata la definizione stessa e la natura di una centrale a biomasse.
Le centrali a biomasse nascono per esigenze di comunità locali, in zone solitamente dalla difficile orografia, nelle quali può essere problematico ed è antieconomico l’arrivo di una linea elettrica tradizionale – a motivo della bassa consistenza numerica della popolazione residente. A queste caratteristiche è di norma abbinata la presenza di una significativa quantità di scarti vegetali derivanti dall’agricoltura e dalla forestazione, necessari all’alimentazione della centrale, che nasce dunque per esigenze strettamente locali. Oltre che sostitutiva dell’energia da fonti tradizionali, una centrale a biomasse può anche affiancarle, mantenendo comunque le caratteristiche già ricordate.
L’utilità di una centrale siffatta, oltre al soddisfacimento di necessità locali, rappresenta anche un “investimento” di tutela ambientale, in quanto la CO2 prodotta dall’impianto, che si vuole limitare per ridurre l’effetto serra, viene bilanciata da quella “assorbita”, durante il loro ciclo vitale, dalle piante utilizzate come combustibile. Naturalmente, nel bilancio complessivo deve essere inclusa la CO2 necessaria ai processi di produzione e di trasporto delle biomasse. Conseguentemente, una centrale a biomasse, per essere accettabile dal punto di vista ambientale ed energetico deve inevitabilmente essere alimentata con combustibile proveniente da un bacino circoscritto, pena un bilancio sfavorevole della CO2.
E sono proprio i vantaggi ambientali che bilanciano il rendimento assai modesto di questo tipo di centrali (uno tra i problemi delle biomasse è rappresentato dal basso potere calorifico, con un rendimento attorno al 26%, circa la metà di quello del carbone).
Tutto questo, tradotto in cifre, rende teoricamente eccessiv anche i 70 Km di ampiezza di ambito di reperimento delle biomasse previsti dall’allegato alla Legge Finanziaria 2008 (frutto di inevitabili negoziazioni tra tesi diverse e diversi interessi). L’ambito che permetterebbe il rispetto effettivo della condizione di pareggio tra CO2 assorbita e quella prodotta sarebbe in realtà di circa 40 Km. La potenza erogabile da una centrale a biomasse, vincolata ad una politica “Fossil-free” è di circa 0.5-1 MW elettrici, secondo l’ampiezza del bacino di approvvigionamento scelta, tra le due ricordate.
L’ENEL ha esplicitamente dichiarato, attraverso i suoi rappresentanti, che il bacino di approvvigionamento per la Centrale del Mercure è il territorio dell’intera Comunità Europea, forse per fugare i timori che si possa far ricorso ad approvvigionamenti di biomasse, come già avvenuto in Calabria, da Paesi remoti del sud-est asiatico e dell’America latina, sottoposti a vergognosi saccheggi di materie prime, oppure ad un combustibile ampiamente disponibile e addirittura gratuito rappresentato dai rifiuti solidi urbani.

Di seguito, ulteriori obiezioni, questa volta su specifiche problematiche relative al progetto proposto dall’ ENEL.

b. Le biomasse necessarie (400.000 tonn/anno ca), che ENEL ha sempre sostenuto sarebbero state reperite “in loco”, dovrebbero necessariamente provenire, conti alla mano, da un bacino ben più ampio (anche se si volessero bruciare tutti i boschi protetti del Parco). Cosa che però renderebbe pesantemente negativo il bilancio della CO2 e impossibile il rispetto del protocollo di Kioto. Di fronte all’evidenza, gli stessi dirigenti dell’ENEL, alla fine, hanno dovuto indicare nell’area dell’intera Comunità Europea (basterebbe?) il bacino di reperimento delle biomasse (cosa che aggiungerebbe anche il rischio di importare nuovi agenti patogeni all’interno del Parco del Pollino).
c. L’inquinamento prodotto dalla Centrale alimentata a biomasse, è stato scorrettamente paragonato a quello della stessa alimentata ad olio combustibile, dimenticando forse che la Centrale è del tutto inattiva dal 1997.
d. Il progetto è carente per molti altri aspetti: dallo studio dei venti (lo studio dei venti e le condizioni metereologiche in genere, elemento di fondamentale importanza per valutare l’impatto ambientale della Centrale, sono stati effettuati con dati rilevati dalla stazione meteorologica dell’Aeronautica Militare di Latronico, e non sul sito in esame, assumendo in maniera del tutto arbitraria e autoreferenziale che ciò che avviene in un luogo diverso da quello considerato possa essere mutuato per l’area interessata); a quello dell’inquinamento acustico (al riguardo, tra l’altro l’ENEL ammette che per arrivare a 40dB, bisogna allontanarsi di ben 500-700 metri dalla fonte di inquinamento acustico rappresentata dalla Centrale); all’approvvigionamento delle acque; alle ricadute sulla salute delle popolazioni della Valle del Mercure, valle le cui caratteristiche fisiche e climatiche favoriscono un ristagno prolungato dei fumi emessi dalla Centrale.
e. La produzione di polveri sottili (le pericolose nanopolveri – particolato da 2.5μ fino a 0.1μ di diametro-, non intercettabili da alcun filtro industriale, che, penetrate nell’organismo, non essendo biocompatibili né metabolizzabili, svolgono indefinitamente la loro attività patogenetica) consiglia ulteriori cautele a tutela della salute dei residenti.
f. La flora e la fauna del Parco del Pollino, presenti nell’area interessata dalla Centrale, sono ricche e di grande pregio. Vi si trovano anche specie protette, la cui sopravvivenza verrebbe minacciata dall’entrata in funzione della Centrale. Basti citare la lontra, la cui presenza nella zona è nota e testimoniata anche da studi e pubblicazioni scientifiche, finanziati tra l’altro anche dall’Ente Parco stesso. Opportunamente, dunque, l’attuale Presidente dell’Ente Parco ha sottoscritto, con il Ministero dell’Ambiente, un accordo-progetto finalizzato alla tutela della lontra nelle regioni centro-meridionali. E soprattutto sul pericolo per le specie protette, e per la lontra in particolare, verteva una delle ultime interrogazioni parlamentari, presentata solo pochi mesi fa, che metteva per l’ennesima volta in guardia dai rischi per il territorio derivanti dal progetto dell’ENEL.
Sostenere, infine, come ENEL sostiene, che il delicato equilibrio biologico presente nella Valle del Mercure possa non essere significativamente influenzato da una struttura che capta grandi quantità di acqua (200 m3/ora) dal piccolo fiume Mercure, ve la reimmette modificata nei parametri fisico-chimici, satura l’aria di composti azotati, solforati, clorurati e di altri di incerta composizione, determina un importante traffico veicolare pesante (dai 50 ai 100 camion al giorno) su strade inadatte e tortuose, sembra davvero paradossale.

9. L’iter autorizzativo.
Sono attualmente in corso:
• Conferenza dei Servizi della Provincia di Cosenza. L’ultima seduta, del novembre scorso, era stata dichiarata improrogabilmente decisoria. L’andamento della riunione non fu favorevole all’ENEL. La Conferenza è stata sospesa, rinviata “a breve” e, da allora, è inspiegabilmente bloccata.
• Autorizzazione Integrata Ambientale - Regione Calabria. In corso. Associazioni e Comitati hanno già prodotto le loro osservazioni che saranno integrate in sede di Conferenza dei Servizi.
• Valutazione di Incidenza - Regione Basilicata. Il coinvolgimento della Basilicata, che nei fatti è clamorosamente evidente, e che è stato invocato in questi anni da più parti (ma fin qui sempre negata da Enti e Organismi di controllo), è stata, alla fine, richiesta paradossalmente proprio dall’ ENEL.
L’impatto ambientale della Centrale riguarda perciò, ormai ufficialmente, anche per ammissione dell’ENEL, due diverse Regioni. Ciò comporta, in ogni caso, un iter autorizzativo completamento diverso da quello attuale (che è un mero “collezionamento” di nulla osta, in tempi e con modalità diverse, arbitrariamente scelti dall’ENEL), e chiama in causa, con ogni evidenza, il parere degli Organi ministeriali preposti alle valutazioni del caso (art.71 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, che stabilisce come: «In materia di valutazione di impatto ambientale (VIA), sono di competenza dello Stato: le opere e gli impianti il cui impatto ambientale investe più regioni...»;
In aggiunta a tutto ciò, la proposta di modifica del progetto riguardante la riattivazione della Centrale del Mercure, presentato dall’ENEL il 27 giugno 2007, è inquadrabile come un nuovo progetto, che richiede un iter nuovo e comunque in linea con la vigente normativa.

UN ASPETTO IMPORTANTE
L’ENEL ha cercato di dimostrare il mancato impatto della Centrale sulle Zone di Protezione Speciale (ZPS) e sui Siti di Interesse Comunitario (SIC) presenti all’interno del Parco (minimizzando, per altro, la presenza del …Parco stesso).
In seguito alla sentenza di condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizio della Comunità Europea, per “insufficiente classificazione di nuove ZPS” (20 marzo 2003; causa C-378/01), lo Stato italiano ha emanato il nuovo elenco delle ZPS, ai sensi della direttiva 79/409/CEE (Suppl. ord. G.U. n.170 del 24 luglio 2007).
Le ZPS Pollino e Orsomarso –IT9310303- e Massiccio del Monte Pollino e Monte Alpi –IT9210275- comprendono ora l’intero territorio del Parco del Pollino.
La Centrale del Mercure viene a trovarsi perciò all’interno di un’area doppiamente protetta, da norme nazionali e comunitarie, dove è possibile intervenire “solo per esigenze connesse alla salute dell'uomo e alla sicurezza pubblica, o per esigenze di primaria importanza per l'ambiente, oppure, previo parere della Commissione europea, per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico” (D.P.R. 12 marzo 2003 n. 120. - G.U. n. 124 del 30.05.2003-, articolo 6, comma 10). In tutti gli altri casi (motivi di interesse privato o pubblico non rilevante), si esclude l'approvazione.
Tutte caratteristiche che la Centrale del Mercure certamente non ha.
10. Commissioni di studio
Il progetto dell’ENEL, relativo alla riconversione a biomasse della Centrale del Mercure, è già sottoposto a valutazioni e controlli previsti per legge. Così come la verifica dei parametri, in particolare quelli relativi alle emissioni inquinanti pericolose per la salute umana, è affidata a specifici organi degli Enti di controllo.
Altra cosa è la valutazione complessiva del progetto, la sua collocazione geografica, la sua opportunità e utilità, la sua coerenza con le politiche energetiche e di sviluppo che gli Enti territoriali autonomamente decidono di scegliere, la sua accettazione da parte delle popolazioni interessate, secondo un principio democratico e giuridico di diritto all’autodeterminazione delle popolazioni stesse.
E, d’altra parte, una valutazione dell’intera vicenda del Mercure già esiste, prodotta, su richiesta delle Istituzioni locali e dello stesso Ente Parco, da esperti di altissimo livello, quali il prof. ing. Paolo Rabitti e il dott. Felice Casson, che hanno rilevato le insanabili inadeguatezze del progetto e dell’iter autorizzativo, cui altre, nel prosieguo del tempo, se ne sono aggiunte (cfr. http://www.ilriccio.info/lontra/Rel_CENTRALE_Casson-Rabitti(pdf-ppt).html )
Ed è per questi motivi che una ulteriore Commissione di Studio appare non necessaria, ancor di più se la designazione dei Componenti fosse affidata a chi nella vicenda ha già espresso pareri o giudizi o che ha già, istituzionalmente mansioni di controllo, per ovvio ed evidente “conflitto di interessi”.

CONCLUSIONE
Un approccio non ideologico né aprioristico alle centrali a biomasse richiede di contestualizzare il singolo e specifico problema attraverso alcuni semplici interrogativi: dove, come, perché.
Il progetto della Centrale ENEL della Valle del Mercure, esattamente al confine tra due regioni, Calabria e Basilicata, nel Parco Nazionale del Pollino, in Zona di Protezione Speciale (ZPS), pensiamo non abbia i requisiti per superare nessuna di queste tre domande.
Il progetto relativo alla riconversione a biomasse della Centrale ENEL della Valle del Mercure, non risponde a logiche di risparmio energetico né a logiche di utilizzo di fonti energetiche alternative.
Esso è invece una mera iniziativa industriale che va ad innestarsi su una precedente, fallimentare, analoga iniziativa e che non tiene in alcuna considerazione l’ambiente, le aree protette dove si trova la Centrale, la volontà, i diritti, le richieste delle popolazioni che quelle aree abitano.
Il vantaggio economico, derivante dall’acquisizione dei “certificati verdi”, cui la Centrale del Mercure contribuirebbe, il risparmio ottenibile attraverso una riconversione su un sito già di proprietà, anziché la costruzione ex novo della struttura, magari su terreni da acquistare, non può far dimenticare che dopo la costruzione della Centrale, negli anni “60, molto è cambiato. Fa da spartiacque la nascita del Parco Nazionale del Pollino, che deve essere una risorsa per le popolazioni che vi abitano e che lo diventerà solo se riuscirà ad imboccare e percorrere la strada, pure difficile, della coerenza e del rispetto dei principi ispiratori la sua istituzione.
La vicenda della Centrale del Mercure, infine, è un problema tecnico e ambientale, ma è anche diventata, negli anni, una vicenda simbolo della difesa della legalità e dei diritti, troppo spesso oscurati, di popolazioni considerate, troppo affrettatamente, marginali e periferiche e pertanto senza possibilità e senza capacità di riscatto.

mercoledì 2 luglio 2008

Osservazioni alla richiesta ENEL di Valutazione di Incidenza alla Regione Basilicata

Il sottoscritto Cosenza Giuseppe in qualità di membro del Comitato Salute Ambiente Pollino (CoSA) di Rotonda, referente per il Pollino della OLA (Organizzazione Ambientalista Lucana) e delegato ai fini della presente missiva dall’Associazione Ambientalista “Il riccio” - Castrovillari (CS)

PREMESSO

che le suddette associazioni ed organizzazione, ritengono il processo autorizzativo concernente la trasformazione a biomassa della Centrale ENEL del Mercure viziato da difetti di forma e di sostanza, tali da determinarne la nullità - per numerose ed evidenti ragioni - alcune delle quali già a suo tempo illustrate nello studio effettuato dall’ing. Paolo Rabitti e dal dott. Felice Casson (commissionato da alcuni Sindaci dei comuni della Valle del Mercure e dall’Ente Parco Nazionale del Pollino), allegato alle presenti osservazioni;

che tali vizi sono stati, più volte, oggetto di denuncia da parte di organi di informazione locali e nazionali, nonché di interrogazioni parlamentari, tra cui, di recente, quella dell’on.le Marco Lion, Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati – interrogazione pur essa allegata alle presenti osservazioni;

che anche i Cittadini e le Istituzioni locali (tra gli altri il Sindaco del Comune di Rotonda, le cui obiezioni, già pubblicamente illustrate, si allegano alle presenti osservazioni) si sono schierati contro l’entrata in esercizio della Centrale, situata in zona protetta, qual è il Parco Nazionale del Pollino ed all’interno, secondo le ultime definizioni di legge di aree ulteriormente protette anche dal diritto comunitario, ZPS (Zona di Protezione Speciale) che comprendono ormai l’intero territorio del Parco del Pollino (ZPS Pollino e Orsomarso – IT9310303- sul versante calabrese e ZPS Massiccio del Monte Pollino e Monte Alpi – IT9210275- sul versante lucano. Cfr G.U. n.170 del 24 luglio 2007 suppl. ord. Serie generale) nonché in immediata adiacenza a zone SIC (Sito di Interesse Comunitario), tutte ragioni che già da sole impediscono l’iniziativa in oggetto:

si espongono le seguenti osservazioni riguardo la richiesta di autorizzazione di cui all’oggetto:

1. Reperimento delle biomasse. Dalla documentazione presentata da ENEL, risulta assolutamente non chiarito il problema relativo al reperimento delle biomasse necessarie ad alimentare la Centrale del Mercure, che ENEL stessa quantifica in 350.000 T/anno (e che più realisticamente ammontano ad almeno 400.000 T/anno). In ogni caso, come ben si evince dalla relazione Rabitti-Casson, tale quantità non è assolutamente reperibile né “in loco” né in un ambito più vasto, anche di molto eccedente i 70 km di raggio previsti nell’ultima Legge Finanziaria. E ciò anche in considerazione della tutela di cui godono i boschi ricadenti nel territorio del Parco Nazionale del Pollino e della scarsità di biomassa disponibili nell’intera regione Calabria, insufficienti già ora ad alimentare le centrali esistenti, come evidenziato anche nel Piano Triennale Forestale della Regione Calabria. E d’altra parte, l’assenza
di un piano di approvvigionamento plausibile è stato esplicitamente ammesso anche da ENEL, i cui rappresentanti, nella recente Conferenza dei Servizi indetta dalla Provincia di Cosenza, hanno incredibilmente indicato l’ambito dell’approvvigionamento all’interno della Comunità Europea. Questa ammissione toglie anche ogni credibilità, relativamente al bilancio della CO2, alla definizione stessa di Centrale a biomasse, per le quali tale bilancio è motivo fondamentale di esistenza. L’adesione dell’Italia ai protocolli internazionali finalizzati a limitare l’emissione di gas-serra, rappresentano un ulteriore e forte motivo di valutazione assolutamente negativa riguardo l’iniziativa di ENEL.
La questione dell’approvvigionamento è di rilevanza fondamentale anche sotto altriaspetti: la documentata impossibilità di rifornimento di biomasse da territori limitrofi alla Centrale implicherebbe, a sua volta, la necessità di trasporto di ingenti quantità di materiale con autoveicoli pesanti da località distanti, con tutta una serie di insostenibili ricadute ambientali e di rischi per l’incolumità delle persone su:
a. Viabilità autostradale (A3 Salerno-Reggio Calabria);
b. Viabilità locale, del tutto inadeguata a sopportare anche il solo traffico di
camion previsto da ENEL e che risulta, palesemente, sottodimensionato rispetto
a quanto realmente prevedibile;
c. Inquinamento ambientale (aereo e acustico) di un’area protetta, quale è
quella del Parco Nazionale del Pollino e delle aree ulteriormente protette – SIC
e ZPS – immediatamente limitrofe.

2. Produzione di inquinanti ambientali. La produzione di inquinanti ambientali, stante la potenza prevista per la Centrale del Mercure – 41Mw elettrici lordi, 35 netti – che colloca la stessa tra le più grandi d’Italia, e non solo, è elevatissima e non soltanto limitata a quelli presi in considerazione da ENEL (ceneri leggere prodotte in quantità di ben 2160-3750 tonn/anno; NOx e SO2 ), ma comprendente anche altri prodotti derivanti dai processi di combustione, tra cui composti clorurati, estremamente tossici, come le diossine. Queste ultime - ma il discorso vale anche per gli altri inquinanti - se pure vengono prodotte in quantità minore di un tempo, per metro cubo, grazie alle
nuove tecnologie, risulterebbero certamente in concentrazioni rilevanti, a motivo dellaenorme quantità di biomasse incenerita e quindi di fumi prodotti.
Per quanto riguarda poi specificamente la produzione di particolato, la possibilità che lo stesso venga efficacemente intercettato all’uscita del camino è del tutto irrealistica.
Se infatti è vero che le tecnologie di ultima generazione portano ad un abbattimento nella immissione in ambiente del particolato più grossolano, il PM 10, non esiste attualmente, a livello industriale, la possibilità di intercettare la frazione più piccola e dannosa del particolato stesso, cioè dal PM 2,5 al PM 0,1 (le cosiddette nanopolveri).
Come è infatti ormai noto e documentato dalla letteratura scientifica internazionale, queste ultime frazioni sono di gran lunga le più pericolose per la salute umana, in quanto, una volta inalate, non vengono “intercettate” ed eliminate dalla mucosa bronchiale, ma arrivano direttamente negli alveoli polmonari, passando poi nel torrente ematico e di qui ai singoli organi, dove svolgono una azione irritante cronica e potenzialmente cancerogena per tempo indefinito, essendo non bio-compatibili e
non metabolizzabili.
Considerando poi, come è noto, che la Centrale del Mercure è inattiva da dieci anni, ci troviamo di fronte a nuove, e rilevanti, immissioni inquinanti in atmosfera, allo stato del tutto assenti.

3. Sistema di rilevamento degli inquinanti ambientali. Il sistema di monitoraggio degli inquinanti ambientali – le “capannine” di rilevamento esterne, come ENEL le definisce – si afferma “... verificato... rispondente, nelle nuove condizioni, ai punti di massima ricaduta al suolo degli inquinanti SO2 , NOx e polveri”. Affermazione che appare non documentata e del tutto autoreferenziale.

4. Distribuzione al suolo degli inquinanti. E’ questo il caso in cui, quanto avvenuto in passato, all’epoca del funzionamento della Centrale a lignite prima e ad olio combustibile poi, può essere considerato predittivo di ciò che avverrebbe per la distribuzione al suolo degli inquinanti. E’ la stessa ENEL che specifica i comuni i cui territori – e popolazioni – verrebbero interessati dalle ricadute inquinanti. E si tratta, per la maggior parte, di comuni lucani, ennesima dimostrazione della illegittimità dell’esclusione della Regione Basilicata e del Ministero dell’Ambiente dall’iter autorizzativo.

5. Modifica della qualità ambientale determinata dall’entrata in funzione della Centrale del Mercure riconvertita a biomasse. Questo aspetto, per come viene proposto e illustrato da ENEL, rappresenta uno degli elementi di più grave distorsione della realtà
contenuti nella documentazione presentata. L’impatto ambientale della Centrale viene infatti raffrontato non con la situazione attuale – e reale – ma con la situazione in essere quando la Centrale stessa veniva alimentata ad olio combustibile. Ottenendo un risultato paradossale e grottesco: l’avvio della Centrale alimentata a biomasse, in pratica, migliorerebbe la qualità ambientale della Valle del Mercure ! Il fatto che la Centrale sia del tutto inattiva - da dieci anni ! – è evidentemente, per ENEL, elemento di dettaglio del tutto trascurabile, e non fatto di importanza sostanziale, oltre che semplice verità di cronaca. Ciò dimostra, con ogni evidenza, la grave difficoltà, o meglio, l’impossibilità di garantire la sostenibilità ambientale di un’opera che viene a incidere su un ambiente salubre e finalmente libero da precedenti contaminazioni. E’ qui, inoltre, il caso di sottolineare come la Centrale sia stata costruita ben prima dell’istituzione del Parco Nazionale del Pollino, in regime quindi esente dai vincoli e dalle tutele cui successivamente l’area è stata sottoposta. E che, dunque, la riattivazione della Centrale, dopo ben dieci anni di fermo assoluto, si configuri, a tutti gli effetti, come una iniziativa industriale “ex novo” (necessitante pertanto di un iter autorizzativi ben diverso dall’attuale), che si vorrebbe implementare in un’area protetta, e non la mera prosecuzione di una attività esistente.

6. Prelievo delle acque dal fiume Mercure. Come è noto, e come confermato da ENEL nella documentazione prodotta, il prelievo delle acque di raffreddamento della Centrale avviene in territorio lucano, a palese dimostrazione che l’interessamento di due regioni, Calabria e Basilicata, è nei fatti, così come l’impatto ambientale dei prodotti della combustione delle biomasse riguarderebbero entrambe le regioni ed anzi precipuamente il territorio, e le popolazioni, lucane, regione del tutto esclusa da ogni richiesta autorizzativa.

7. Re-immissione delle acque nel fiume Mercure. Appare assolutamente non condivisibile la tesi che le acque prelevate dal fiume Mercure, utilizzate per usi vari e re-immesse nel fiume stesso a temperatura più elevata, dopo essere state trattate, possano non determinare un impatto rilevabile. Ciò soprattutto a motivo della delicatezza dell’ecosistema fluviale e della bassa portata del fiume Mercure, segnatamente nei periodi di magra. Anche in questo caso, nella documentazione prodotta da ENEL, il paragone, per quanto riguarda l’impatto dell’immissione di acqua nel fiume Mercure, è tra l’epoca in cui la Centrale veniva alimentata ad olio combustibile e non, come avviene da dieci anni a questa parte, con l’assenza di scarichi da parte della Centrale.

8. Inquinamento acustico. Anche in questo caso l’impatto del rumore è surrettiziamente paragonato all’epoca del funzionamento della Centrale ad olio combustibile e non all’attuale situazione, che si protrae da dieci anni, né si tengono in debita considerazione le abitazioni prospicienti la Centrale, nè tutte le previste fonti di rumore, tra cui le macchine per la lavorazione del materiale da bruciare. Con tutto ciò, per arrivare ai 40dB riportati, bisogna allontanarsi di ben 500-700 metri dalla fonte di inquinamento acustico rappresentata dalla Centrale.

9. Localizzazione della Centrale rispetto alla ZPS “Pollino – Orsomarso”. Del tutto speciosa appare la motivazione del presunto basso grado di impatto ambientale della Centrale del Mercure sulla ZPS “Pollino – Orsomarso”, istituita con Delibera di Giunta Regionale della Regione Calabria n. 607, del 27/6/2005, dato che, sostiene in pratica ENEL, la Centrale si trova in una zona periferica della ZPS medesima. E’ ben noto che gli impatti sulle ZPS devono essere considerati non soltanto per tutte le strutture che si trovano all’interno di tali aree – e la Centrale vi si trova – ma anche per quelle che indirettamente la possano influenzare. Questo punto, ed è aspetto di importanza assolutamente nodale nella valutazione del problema, viene superato dall’inserimento dell’intero Parco del Pollino in Zona di Protezione Speciale, per come ricordato in premessa (ZPS Pollino e Orsomarso –IT9310303- sul versante calabrese e ZPS Massiccio del Monte Pollino e Monte Alpi –IT9210275- sul versante lucano. Cfr G.U. n.170 del 24 luglio 2007 suppl. ord. Serie generale). Per cui se ENEL – e solo ENEL – poteva sostenere, seppur con argomenti fantasiosi e facilmente confutabili, che la posizione in area marginale di una ZPS poteva avere impatto scarso sulla medesima (ZPS Pollino e Orsomarso), neanche ENEL può oggi negare che la Centrale del Mercuri si trovi non solo nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, ma esattamente al centro delle ZPS calabro-lucane prima ricordate.

10. Modifiche progettuali. Le modifiche presentate da ENEL, rispetto al primitivo progetto relativo alla riconversione a biomasse della Centrale del Mercure, appaiono tanto numerose e sostanziali da configurare la necessità di un rinnovo “ab initio” dell’iter autorizzativi e non certo di una sua integrazione.

11. Studio dei venti. Lo studio dei venti e le condizioni metereologiche in genere, elemento di fondamentale importanza per valutare l’impatto ambientale della Centrale, sono stati effettuati con dati rilevati dalla stazione meteorologica dell’aeronautica Militare di Latronico, e non sul sito in esame, assumendo in maniera del tutto arbitraria, e anche in questo caso autoreferenziale, che ciò che avviene in un luogo diverso da quello considerato possa essere mutuato per l’area interessata.

I sottoscrittori, inoltre, si riservano di produrre tutte le ulteriori argomentazioni e documentazioni necessarie ad integrazione di quanto riportato
ALLEGATI (cerca sul Blog)

1. DICHIARAZIONE DEL DR. GIOVANNI PANDOLFI, SINDACO DEL COMUNE DI
ROTONDA
2. RABITTI & CASSON – NORMATIVA REGIONALE, NAZIONALE ED EUROPEA
SULLA VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE DI CENTRALI
TERMOELETTRICHE

venerdì 13 giugno 2008

Abete bianco? Convegni vuoto a perdere o concretezza di chi vive per e nel Parco?

Di convegni vuoto a perdere in cui tromboni della politica parlano, parlano parlano e parlano ne abbiamo visti e sentiti tanti: vedi convegno dell'Abete Bianco del 23 Maggio a Terranova di Pollino

Anch'io, in questo blog me la canto e me la suono come fanno loro... ma vuoi mettere la differenza?

Eccezionale scoperta di Abete Bianco sul versante sud del Monte Pollino


La Guida Ufficiale del Parco Nazionale del Pollino, dott. Giuseppe Cosenza, durante una esplorazione botanica sul Monte Pollino, in località Bosco Pollinello ha rinvenuto un giovane esemplare di Abete Bianco (Abies alba). Si tratta di un esemplare in un'area dove precedentemente non era mai stata documentata la presenza di questa specie. In particolare l'esemplare si trova sul versante calabrese in esposizione sud all'interno di una densa copertura di faggi (Fagus sylvatica), su substrato calacareo-dolomitico non lontano da un gruppo di Pini Loricati (Pinus leucodermis).
L'Abete Bianco, nell'Appenino Meridionale vive sempre associato al Faggio, costituendo una speciale associazione botanica, la Feggeta-Abetina. Questa associazione è rappresentata da bellissime foreste soprattutto nel versante Nord-orientale del Massiccio del Pollino, con la presenza di esemplari di notevoli dimensioni e età venerabile.
La foresta di Abete era molto più diffusa agli inizi del secolo XX di quanto lo sia oggi, e si estendeva ampiamente ad esempio anche nell'area compresa tra i Piani di Vacquarro fino al Piano di Pedarreto nel Comune di Rotonda, ma a causa di intensi e scriteriati è da qui scomparsa.
Nella "Nera foresta" (secondo la prima descrizione del 1826 del Tenore, botanico napoletano), sopravvivono ancora oggi popolazioni faunistiche interessanti come il Picchio Nero (Dendrocopus maior) e la Martora (Martes martes), oltre a numerose specie botaniche ad esso associate come il Vischio dell'Abete e la Scilla bianca, l'Acero di Lobelius. Inoltre le foreste di abete ogni anno sono al centro dei riti arborei delle popolazioni di Alessandria, Terranova di Pollino, Viggianello e Rotonda che nell'Abete hanno da sempre individuato il loro simbolo totemico.
Le Faggete-Abetine del Pollino quindi rappresentano un elemento paesaggistico e naturalistico che ogni anno richiama da tutto il mondo, migliaia di antropologi, ornitologi, botanici, zoologi e amanti delle escursioni in ambienti naturali, selvaggi ed unici come difficilmente si può trovare altrove in italia, lungo la splendida rete di sentieri, compreso il vecchio tracciato Decauville della RUE-PING.
Nel complesso si tratta di un valore ambientale che rappresenta, anche se non percepito dalle amministrazioni locali, di un richiamo turistico superiore a quello esercitato dal Pino Loricato, albero simbolo del Parco.
L'Abete Bianco e le sue foreste meriterebbero una attenzione maggiore da parte delle Amministrazioni Locali, Comunità Montante, Ente Parco, che vada oltre il considerare le foreste come semplice fonte di legname da ardere, sopratutto all'ombra della Centrale del Mercure, attezzandole di adeguata e seria sentieristica e sottoponendole ad un rigido regime di salvaguardia, con il coinvolgimendo delle popolazioni locali (guide ufficiali, scuole, braccianti forestali, agricoltori, associazioni di volontariato e ambientali) nella loro cura e tutela producendo occasione di sviluppo e occupazione.

P.S.: a Rotonda tra l'8 e il 13 giugno si svolgerà la Festa dell'Abete, il rito arboreo in occasione della Festa del Patrono Sant'Antonio di Padova

ULTERIORI INFORMAZIONI SU
Religiosita degli alberi sempreverdi in Basilicata/
La Pita di Alessandria del Carretto
Video una testimonianza sull'estinzione dell'Abete Bianco
Foto


Rassegna Stampa a cura dell'amico biagiod
Villaggio Globale
Il Faro
Sibarinet
Acalandrostour
Notizie dai Parchi

venerdì 30 maggio 2008

Il Grillo e gli inceneritori

Dal Blog di Beppe Grillo copio e incollo!

Repubblica titola: "Rifiuti. Ultimatum ai ribelli". Propone un indovinato accostamento con un mitragliere in Afghanistan, di certo casuale. Repubblica dovrebbe invece titolare: "Rifiuti. Ultimatum agli inceneritori", con una foto non casuale dell'Impregilo. Sarebbe un atto di coerenza. Jacopo Fo cita un articolo dell'ultimo Venerdì di Repubblica: ben 435 ricerche scientifiche provano un forte aumento di tumori e nascite malformi in prossimità degli inceneritori.

"Mi diverto.
E’ ormai chiaro che dentro i giornali italiani si combatte una battaglia durissima tra i direttori e un pugno di giornalisti che si rifiutano di tacere sempre e comunque.
Così abbiamo delle piccole soddisfazioni: alcune notizie bomba finalmente vengono pubblicate. Non le vedete in prima pagina, non hanno titoli a 9 colonne, non sono correlate da interviste e commenti. Però le notizie escono.
Ad esempio vengono pubblicate sul numero 1052 del Venerdì di Repubblica (16 maggio) a pagina 90 (coincidenza o magia alchemica il fatto che la paura nella Smorfia napoletana corrisponde al numero novanta?).
Ecco l’articoletto, secco secco. Un grande pezzo di sintesi giornalistica, probabilmente contrattato parola per parola in riunioni infuocate dei caporedattori, oppure sfuggito per errore alla penna rossa dei censori… Questo articolo credo che alla fine sia uscito perchè protetto dalla Divina Provvidenza in persona, è comunque stato stampato, nero su bianco, e ci dice che 435 (QUATTROCENTO TRENTACINQUE) ricerche scientifiche internazionali provano un aumento di tumori e nascite malformi spaventoso in prossimità dei termovalorizzatori.
Senza commento. Senza due righe di scuse verso il povero Beppe Grillo accusato con ogni tipo di cattiveria dalle colonne dello stesso giornale per essersi permesso di dire esattamente la stessa cosa: gli inceneritori puoi anche chiamarli termovalorizzatori ma ti ammazzano comunque.
Una nota stilistica che permette di capire appieno il meccanismo perverso utilizzato dai media per rendere di scarso interesse notizie di importanza capitale.
Il titolo può essere un modo per indurre le persone a leggere un articolo oppure a non leggerlo.
Se questo articolo fosse stato: “Aveva ragione Grillo gli inceneritori uccidono!” avrebbe destato grande curiosità. Allora lo hanno intitolato in modo tale da tagliargli le gambe: “Emissioni: Una ricerca francese sottolinea il rapporto diossina-cancro
QUANDO LA SALUTE SE NE VA IN FUMO (TOSSICO).
Capisci l’astuzia: non ti dice che le ricerche sono 435, come viene specificato poi nell’articolo. Non si pronuncia la parola proibita INCENERITORE. Si parla di EMISSIONI… Termine vago come la melma.
Questa tattica in effetti funziona. I lettori accorti dicono: “Però alla fine Repubblica le notizie le dà!” E continuano a comprarla. Mentre il 95 per cento dei lettori, un po’ meno attenti, non si accorge di quella notizia così imbarazzante.
Prova ne è che sono passati 5 giorni dall’uscita del Venerdì e se cerchi sul web: “diossina istituto statale di sorveglianza sanitaria francese”, non trovi niente a proposito di questa colossale notizia!
E non trovi niente neanche se digiti “diossina 435 ricerche PubMed”
Comunque giudica tu: ecco il testo integrale:
“Nelle popolazioni che vivono in prossimità di impianti di incenerimento dei rifiuti è stato riscontrato un aumento dei casi di cancro dal 6 al 20 per cento.
Lo dice una ricerca, resa pubblica dall’istituto statale di sorveglianza sanitaria francese, l’ultima delle 435 ricerche consultabili presso la biblioteca scientifica internazionale PubMed che rilevano danni alla salute causati dai termovalorizzatori per le loro emissioni di diossina, prodotta dalla combustione della plastica insieme ad altri materiali. Questa molecola deve la sua micidiale azione ala capacità di concentrarsi negli organismi viventi e di penetrare nelle cellule. Qui va a “inceppare” uno dei principali meccanismi di controllo del Dna, scatenando le alterazioni dei geni che poi portano il cancro e le malformazioni neonatali.”
(Il pezzo non è firmato ma sta all’interno di una specie di box dentro un articolo di Arnaldo D’Amico.)
Spero ci si renda conto dell’importanza dell’ufficializzazione di una simile notizia: e ti invito quindi a farla girare e ripubblicarla sul tuo sito. Se riusciamo a far sapere a molti italiani come funziona questo giochetto dell’informazione ridimensionata (non censurata, non libera, omogenizzata) potremmo creare qualche altro problema ai signori dei giornali. Loro ormai lo sanno che chi legge i quotidiani poi va su internet…
FACCIAMOLI PIANGERE!
CITIAMOLI A MARTELLO OGNI VOLTA CHE PER SBAGLIO DICONO LA VERITA’.
Usare la forza dell’avversario per farlo cadere". Jacopo Fo

giovedì 29 maggio 2008

Io mi vergogno di essere Italiano

La cacciata degli zingari da una città infestata dalla camorra, delinquenti che annichiliscono la gente, la libertà, che producono povertà e povertà è una vergogna.  Sono loro il vero male assoluto. E colpa loro se esistono poveri che fanno la guerra ai poveri. se c'è gente innocente che teme di uscire er strada. Sono loro che speculano sulle disgrazie della gente arricchendosi ancora di più. Sono i mafiosi e i camorristi che bisogna cacciare dalle città, dai luoghi pubblici, dal potere.

«Prima di tutti, vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendermi e non c'era rimasto nessuno a protestare».

"Prima vennero ..." è di Emil Gustav Friedrich Martin Niemöller, pastore luterano. Arrestato per ordine di Hitler.

sabato 19 aprile 2008

Intrigo AlleanzaNazionale sul Pollino

Sull'Espresso del 19 aprile 2008, un articolo sull'inchiesta in corso a carico della precedente amministrazione del Parco Nazionale del Pollino (presidenza Fino), prova di un uso personale della cosa pubblica e dei fondi destinati all'ambiente e allo sviluppo.

Quando pochi sparuti folli ambientalisti estremisti di sinistra polemici e rompi palle sostenevano che la gestione del Parco era criminale la "cosidetta sinistra" tutta è stata a guardare o peggio ha inciuciato con loro approvando bilanci. I criminali eravamo noi, anche per quei politici che nelle ultima elezioni ci hanno chiesto il voto per la giustizia sociale, lo sviluppo, l'ambiente.

Tutto quanto avvenuto nel Parco in quegli anni è successo sotto gli occhi di: "La comunità del Parco, formata dai Sindaci dei Comuni del Parco, ha designato, Vincenzo Bruno (Sindaco di San Sosti, DS), Gennaro Marsiglia (Sindaco del Comune di Aieta, centrosinistra), Domenico Mauro (Sindaco di Cerchiara di Calabria, Alleanza Nazionale), Luigi Viola (Sindaco di Chiaromonte, centro-sinistra), Francesco Fiore (Sindaco di Sanseverino Lucano, DS). Totale 3 Calabresi e 2 Lucani, 4 centrosinistra e 1 di centrodestra."

Poi ci chiedono di votare per chi si fotte i soldi o per chi è stato a guardare con il prosciutto sugli occhi. E poi dicono che se hanno perso le elezioni è perchè non c'era la falce e martello sul simbolo. E poi pensano che basta essere verdi per prendere i voti degli ambientalisti...

Su questo Blog trovate numerosi post dedicati al parco

L'articolo

martedì 15 aprile 2008

Sinistra? Chi l'ha vista!?


Perchè la SINISTRA ha perso le elezioni? e chi lo sa?

Forse dobbiamo chiederlo a Frate Indovino.

Forse il simbolo non era attraente? i colori troppo poco vistosi.

Forse è colpa del PD! come dice PECORARO. Infatti non ci hanno regalato quel 2% dei loro voti che avrebbe potuto permettere a Pecoraro di continuare a passare in TV.

Forse, come dice DILIBERTO bisogna rimettere la falce e martello nel simbolo. Già così quelli di sinistra, miopi, riconosco meglio il simbolo.

Ma la Sinistra Critica con chi ce l'ha? chi critica? quelli di sinistra? ma chi sono?

Forse dovevamo rifare i capelli a BERTINOTTI, magari una bandana, un paio di occhialoni dark, i pantaloni con il cavallo basso, le nike ai piedi....

Ma come hanno votato tutti quelli che hanno battagliato:

1. contro la costruzione di inceneritori

2. contro il ritorno della cultura nucleare

3. contro la privatizzazione dell'acqua

4. per le nomine di personalità competenti alla direzione dei Parchi Nazionali

5. contro la diffusione del precariato

6. contro la mancanza di sussidi sociali veri (non quelle inutili forme di sottoccupazione LSU, LPU, agevolazioni fiscali) per disoccupati, studenti

7. contro la mancanza di sussidi (non premi) per le mamme povere e ragazze madri

8. contro la revisione della 194, spesso unica via da percorrere per future ragazze madri lasciate sole

9. contro l'annichilimento dei piccoli professionisti, imprenditori, commercianti, dei giovani che si "mettono in proprio"

10. contro i CIP6 e le truffe ecologiche (carbone pulito, megabiomasse).

11. contro le candidature politiche nominate dalle segreterie, dagli inciuci e dalle alleanze trasversali.

12. contro il protettorato, le spartizioni politiche e per una equa meritocrazia

13. contro la distruzione scientifica e massiccia dell'ambiente alla faccia di tutti i richiami del mondo accademico internazionale.

14. contro il peggioramento delle condizioni di lavoro di pendolari e migranti (ce ne sono tanti ancora Italiani che migrano, che partono dalla Basilicata per andare a Milano che da un pò non è più considerata emigrazione ma solo"mobilità interna")

15. contro i presuntuosi di sinistra che credono di essere Madre Teresa di Calcutta e non si sporcano le mani con i problemi della gente.

Ecco la considerazione che ha degli "ambientalisti" che avrebbero potuto votare Arcobaleno, il Consigliere Provinciale di Cosenza di RIFONDAZIONE COMUNISTA, Biagio Diana :"si preoccupano , giustamente, dell'ecosistema, ma altrettanto ingiustamente, non menzionano mai il problema della disperazione dei disoccupati; pensano alla salute della lontra,ma si dimenticano della fame e della sete di chi non ha lavoro, e dei suoi figli." Un concetto preistorico-tardo-sviluppista, come se ambientalista, disoccupato, precario, figli, famiglia, lavoro, sviluppo non possano essere incarnati da uno stesso soggetto. Si pensa ancora che ambiente e lavoro debbano essere un qualcosa in contrasto, come se avviare delle buone pratiche di gestione del territorio non possa essere portatore di buone economie, magari di nicchia, locali, di qualità e quindi sfamare, dissetare, dare lavoro. Forse il signore dovrebbe uscire qualche volta dal suo ufficio in pelle-umana e andare a visitare quelle realtà che creano sviluppo nelle aree depresse del Pollino e di altri parchi nazionali.

Quindi tornando alla domanda la gente mobilitata nel sociale su queste questioni PER CHI HA VOTATO? Possibile che in Italia sia improvvisamente scomparsa tutta quella brava gente attenta al sociale, al mondo, al pianeta, alla fame nel mondo, ai poveri e disagiati? Possibile che si siano tutti berlusconizzati?

Forse sarebbe meglio dire, PERCHE' LA SINISTRA ARCOBALENO NON LI HA RAPPRESENTATI? o meglio ancora perchè non ha riconosciuto loro uno spazio politico? Dicono di aver avuto poco tempo. Ma non mi pare che la privatizzazione dell'acqua sia nata 15 giorni prima delle elezioni. Dov'erano gli slogan elettoralistici che inneggiassero ad una sola delle questioni elencate.

Io dai candidati della sinistra ho sentito solo parole vuote, massimi sistemi, scarsissime relazioni con le realtà locali, discorsi per sentito dire, luoghi comuni(sti).

Io non li conosco, non li ho mai visti quando avrebbero dovuto rappresentare le istanze di comitati, cittadini, associazioni. Ho ascoltato in silenzio i loro interventi e il mio cuore non avuto nessuna accelerazione.
la SINISTRA ARCOBALENO non è stata capace di esprimere un messaggio RIVOLUZIONARIO, ALTERNATIVO al sistema, ma si è autoalimentata della gestione del quotidiano, della difesa di diritti riconosciuti ormai solo ad una classe privilegiata che trasversalmente va dal dipendente pubblico fino al berlusconi stesso.

La SA sembra non essersi accorta che la società adesso è più complessa di quella di 20-30 anni fa. Nella stessa famiglia ci sono pensionati, operai, studenti, commercianti, professionisti, imprenditori e spesso i più precari e "proletari" sono proprio quelli che hanno la partita IVA, che non hanno ammortizzatori sociali di alcun tipo. Spesso questa gente si è messa "in proprio" perchè non hanno speranze di occupazioni più "interessanti e garantiste". Spesso vivono in quei paesini dove al bar si è no si vendono due caffè e il cornetto della settimana prima. Ma anche il bar rappresenta un baluardo contro lo svuotamento dei villaggi.

In poche parole sulle liste elettorali il "MIO" candidato non c'era!

Continuate voi con i vostri commenti...