martedì 8 luglio 2008

Centrale del Mercure: audizione all'Ente Parco del Pollino

Rotonda 7 luglio 2008
Il Forum delle Associazioni e dei Comitati contro la riconversione a biomasse della Centrale ENEL della Valle del Mercure oggi hanno pubblicamente incontrato il Consiglio Direttivo del Parco Nazionale dl Pollino.




Qui di seguito la relazione.

1. Cenni storici sulla Centrale
a. Autorizzata nel 1962; attiva dal 1965–“66 (primo e secondo gruppo ), molto antecedente ai vincoli di tutela ambientale relativi alla istituzione del Parco Nazionale del Pollino (1993). Alimentata inizialmente a lignite, successivamente a olio combustibile.
b. Ha creato molti problemi alle popolazioni locali, soprattutto di Viggianello, per la ricaduta al suolo, favorita dalle condizioni climatiche-orografiche, delle polveri prodotte dalla combustione.
c. Parzialmente chiusa(primo gruppo) nel 1993; è del tutto inattiva dal 1997.
d. Nel 2001 ENEL ne propone la riconversione, che ne farebbe una delle centrali a biomasse più grandi d’Italia (35 MW elettrici netti).
e. L’energia prodotta non è per utilizzo locale (verrebbe immessa nella rete nazionale), né è previsto teleriscaldamento.
2. Geografia e orografia
a. Si trova all’interno del Parco Nazionale del Pollino, nella bellissima Valle del fiume Mercure, tra Calabria e Basilicata.
• Posto famoso per le discese in canoa -il rafting- del fiume Mercure-Lao;
• per la flora e la fauna (tra cui la rarissima lontra);
• importante sito archeologico (nel museo di Rotonda sono conservati, tra l’altro, i resti quasi completi di un “elephas antiquus”, rinvenuti vicino la Centrale).
3. Impatto occupazionale della Centrale del Mercure e attività economiche preesistenti
a. Poche unità lavorative previste, per l’alta automazione di questo genere di impianti. Gli addetti, tra l’altro, verrebbero destinati alla Centrale del Mercure prevalentemente per trasferimento da altre sedi ENEL.
b. Indotto locale trascurabile a causa di:
1. attività edili di scarso rilievo;
2. attività di trasporto delle biomasse affidate a ditte esterne al territorio;
3. scarsa possibilità di sviluppo delle attività economiche connesse al reperimento delle biomasse, per difficoltà oggettive:
➢ presenza di aree protette;
➢ scarsa disponibilità di aree da destinare alla coltivazione di essenze a crescita rapida destinate all’incenerimento;
➢ scarsa redditività di questo tipo di coltivazioni;
➢ difficoltà, logistica ed economica, della raccolta e trasporto delle biomasse derivanti dai lavori di pulizia dei boschi;
c. Negativa l’influenza sulle attività turistiche già esistenti, come nel caso del rafting sul Mercure–Lao e del relativo indotto. Attualmente la stagione turistica è compresa tra aprile e ottobre con un afflusso calcolato in 20.000 (ventimila!) turisti l’anno. Sei le cooperative in attività sul fiume. Un aspetto dell’indotto è rappresentato dall’attività di ristorazione: Laino Borgo (2.400 ab) è passato da 1 a 6 ristoranti in 5 anni.
d. Esempio del danno di immagine determinato dalla presenza della Centrale: il nome di un’acqua minerale da imbottigliare localmente è stato modificato da Acqua del Mercure, in Acqua S. Giovanni.
e. Negativo anche l’impatto sulla qualità e l’immagine dei prodotti alimentari tipici locali.
4. Aspetti legali
a. La Magistratura, in seguito a diversi esposti di rappresentanti delle Istituzioni locali, Associazioni ambientaliste, rappresentanti politici, semplici cittadini e all’attività investigativa delle Forze dell’Ordine, ha proceduto, in tempi diversi, a numerosi sequestri nell’area di pertinenza della Centrale, di proprietà ENEL, e inviato diversi avvisi di garanzia. Tra le ipotesi di reato quella di disastro ambientale. Rinvenuti rifiuti tossici e cancerogeni illegalmente smaltiti (interrati). L’ENEL è stata costretta ai lavori di bonifica.
b. La Comunità europea è stata interessata alla vicenda della Centrale del Mercure, attraverso una petizione di cittadini del posto ed una denuncia di infrazione, presentata dal Sindaco di Viggianello (PZ), tuttora pendenti.
5. La politica e l’informazione
a. Una Centrale in un Parco, contro ogni necessità e opportunità di sviluppo locale, ha incuriosito e allarmato molti. Assai numerose, in questi anni, le interrogazioni sulla Centrale di parlamentari italiani ed europei. Quelle degli ultimi mesi riguardavano soprattutto il problema
• della tutela della lontra del Mercure;
• quello, scottante, relativo all’iter autorizzativo.
Si sono occupati della Centrale del Mercure, in termini piuttosto critici per l’ENEL:
• L’Espresso;
• Ambiente Italia di RAI 3:
• Numerose altre testate giornalistiche e televisive, nazionali e locali, che hanno ripreso più volte l’argomento.
6. Aspetti sanitari
a. L’eventuale entrata in funzione della Centrale determinerebbe l’immissione in ambiente di:
1. GAS (composti azotati, solforati, clorurati)
2. CENERI VOLANTI
3. CENERI DI FONDO
4. ACQUE DI LAVAGGIO
5. ALTRI RESIDUI
6. EMISSIONI INCONTROLLATE
7. L’opposizione alla Centrale
a. L’opposizione alla conversione a biomasse della Centrale del Mercure è nata, in pratica, con il progetto stesso, malgrado il tentativo dell’ENEL di accreditare l’idea di una tardiva protesta, in pratica a cose già fatte. E’ infatti del 2002 un motivato documento del WWF contrario al progetto ed è dei primi mesi del 2003, pochi giorni dopo l’illustrazione dello stesso progetto agli amministratori di Laino Borgo, un analogo documento dell’Associazione Ambientalista “il riccio” di Castrovillari. In quest’ultimo scritto, inviato anche agli Amministratori del tempo di Laino Borgo, viene messa in evidenza, tra l’altro, la palese impossibilità del reperimento, “in loco”, delle biomasse necessarie al funzionamento della Centrale del Mercure, aspetto del problema tuttora irrisolto.
b. Ma avverso il progetto ENEL vi è stata una mobilitazione della gran parte delle Associazioni e Comitati, ambientalisti e non, operanti sia a livello locale che nazionale. Tra questi:
1. Associazione Ambientalista “il riccio” – Castrovillari
2. Comitato Salute Ambiente Pollino (Co.S.A.) – Rotonda
3. Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia - Cosenza
4. Associazione Net-Left - S. Donato Ninea
5. Associazione Pensieri Liberi Pollino – Lungro/Castrovillari
6. Club Alpino Italiano (C.A.I.) - sezione di Castrovillari
7. Fare Verde provincia di Cosenza
8. Forum Ambientalista - Calabria
9. Italia Nostra – Calabria
10. L.I.P.U. - Rende
11. Libero Moranese – Morano Calabro
12. Organizzazione Lucana Ambientalista (O.L.A.)
13. WWF – Calabria
c. Ma la vicenda del Mercure si connota anche per l’attiva partecipazione della popolazione che, memore anche di passate esperienze, negative sia per l’impatto ambientale che per l’occupazione e lo sviluppo – mai concretizzatosi - ha dato vita a manifestazioni partecipate e preoccupate del destino del territorio. E di queste mobilitazioni, che rappresentano la volontà dei cittadini che abitano il territorio e che hanno il diritto di scegliere ed indicare la direzione su cui orientare lo sviluppo dell’area, bisognerebbe pure tenere conto.
d. Infine, ma certamente non in ultimo, bisogna ricordare come anche Istituzioni locali –Sindaci, Comunità Montane, ecc.- abbiano con vigore e coraggio sostenuto le ragioni delle popolazioni nei confronti di una iniziativa ritenuta dannosa e, sotto molti aspetti, illegittima. Tra i più attivi a denunciare nelle varie sedi, e fino alla Corte di Giustizia europea, l’improponibilità e l’impraticabilità del progetto ENEL, i Sindaci di Viggianello e Rotonda, non a caso primi cittadini delle comunità che rischiano di avere i maggiori danni dalla eventuale entrata in funzione della Centrale.
8. Alcune tra le principali obiezioni.
a. La prima e preliminare obiezione sulla Centrale del Mercure, riguarda, da un lato, la sua collocazione in un’area geografica doppiamente protetta (Parco del Pollino e Zona di Protezione Speciale –ZPS) e dall’altro la politica di gestione che gli attuali Organismi Direttivi del Parco hanno, con ampia evidenza anche mediatica, lodevolmente avviato e sottolineato proprio in questi giorni. Il progetto-gemellaggio con il Parco delle Dolomiti Bellunesi, denominato “Fossil-free”, è in linea con l’adesione del Parco del Pollino al comitato Parchi per Kioto e va nella direzione di affrancamento dalle fonti energetiche tradizionali, a vantaggio di quelle rinnovabili (in particolare fotovoltaico, biomasse e mini-idrico). I progetti e le iniziative in tal senso, potranno avvalersi di importanti finanziamenti (oltre il bilancio dell’Ente Parco, il bando sulle fonti rinnovabili del Ministero dell’Ambiente; il Programma Operativo Regionale “Energie rinnovabili e risparmio energetico” 2007-2013; il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale Basilicata e Calabria 2007-2013 Asse 2, relativo al miglioramento dell’Ambiente e dello spazio rurale) e quindi assai interessanti anche sotto il profilo occupazionale.
In questo ambito va inquadrata la definizione stessa e la natura di una centrale a biomasse.
Le centrali a biomasse nascono per esigenze di comunità locali, in zone solitamente dalla difficile orografia, nelle quali può essere problematico ed è antieconomico l’arrivo di una linea elettrica tradizionale – a motivo della bassa consistenza numerica della popolazione residente. A queste caratteristiche è di norma abbinata la presenza di una significativa quantità di scarti vegetali derivanti dall’agricoltura e dalla forestazione, necessari all’alimentazione della centrale, che nasce dunque per esigenze strettamente locali. Oltre che sostitutiva dell’energia da fonti tradizionali, una centrale a biomasse può anche affiancarle, mantenendo comunque le caratteristiche già ricordate.
L’utilità di una centrale siffatta, oltre al soddisfacimento di necessità locali, rappresenta anche un “investimento” di tutela ambientale, in quanto la CO2 prodotta dall’impianto, che si vuole limitare per ridurre l’effetto serra, viene bilanciata da quella “assorbita”, durante il loro ciclo vitale, dalle piante utilizzate come combustibile. Naturalmente, nel bilancio complessivo deve essere inclusa la CO2 necessaria ai processi di produzione e di trasporto delle biomasse. Conseguentemente, una centrale a biomasse, per essere accettabile dal punto di vista ambientale ed energetico deve inevitabilmente essere alimentata con combustibile proveniente da un bacino circoscritto, pena un bilancio sfavorevole della CO2.
E sono proprio i vantaggi ambientali che bilanciano il rendimento assai modesto di questo tipo di centrali (uno tra i problemi delle biomasse è rappresentato dal basso potere calorifico, con un rendimento attorno al 26%, circa la metà di quello del carbone).
Tutto questo, tradotto in cifre, rende teoricamente eccessiv anche i 70 Km di ampiezza di ambito di reperimento delle biomasse previsti dall’allegato alla Legge Finanziaria 2008 (frutto di inevitabili negoziazioni tra tesi diverse e diversi interessi). L’ambito che permetterebbe il rispetto effettivo della condizione di pareggio tra CO2 assorbita e quella prodotta sarebbe in realtà di circa 40 Km. La potenza erogabile da una centrale a biomasse, vincolata ad una politica “Fossil-free” è di circa 0.5-1 MW elettrici, secondo l’ampiezza del bacino di approvvigionamento scelta, tra le due ricordate.
L’ENEL ha esplicitamente dichiarato, attraverso i suoi rappresentanti, che il bacino di approvvigionamento per la Centrale del Mercure è il territorio dell’intera Comunità Europea, forse per fugare i timori che si possa far ricorso ad approvvigionamenti di biomasse, come già avvenuto in Calabria, da Paesi remoti del sud-est asiatico e dell’America latina, sottoposti a vergognosi saccheggi di materie prime, oppure ad un combustibile ampiamente disponibile e addirittura gratuito rappresentato dai rifiuti solidi urbani.

Di seguito, ulteriori obiezioni, questa volta su specifiche problematiche relative al progetto proposto dall’ ENEL.

b. Le biomasse necessarie (400.000 tonn/anno ca), che ENEL ha sempre sostenuto sarebbero state reperite “in loco”, dovrebbero necessariamente provenire, conti alla mano, da un bacino ben più ampio (anche se si volessero bruciare tutti i boschi protetti del Parco). Cosa che però renderebbe pesantemente negativo il bilancio della CO2 e impossibile il rispetto del protocollo di Kioto. Di fronte all’evidenza, gli stessi dirigenti dell’ENEL, alla fine, hanno dovuto indicare nell’area dell’intera Comunità Europea (basterebbe?) il bacino di reperimento delle biomasse (cosa che aggiungerebbe anche il rischio di importare nuovi agenti patogeni all’interno del Parco del Pollino).
c. L’inquinamento prodotto dalla Centrale alimentata a biomasse, è stato scorrettamente paragonato a quello della stessa alimentata ad olio combustibile, dimenticando forse che la Centrale è del tutto inattiva dal 1997.
d. Il progetto è carente per molti altri aspetti: dallo studio dei venti (lo studio dei venti e le condizioni metereologiche in genere, elemento di fondamentale importanza per valutare l’impatto ambientale della Centrale, sono stati effettuati con dati rilevati dalla stazione meteorologica dell’Aeronautica Militare di Latronico, e non sul sito in esame, assumendo in maniera del tutto arbitraria e autoreferenziale che ciò che avviene in un luogo diverso da quello considerato possa essere mutuato per l’area interessata); a quello dell’inquinamento acustico (al riguardo, tra l’altro l’ENEL ammette che per arrivare a 40dB, bisogna allontanarsi di ben 500-700 metri dalla fonte di inquinamento acustico rappresentata dalla Centrale); all’approvvigionamento delle acque; alle ricadute sulla salute delle popolazioni della Valle del Mercure, valle le cui caratteristiche fisiche e climatiche favoriscono un ristagno prolungato dei fumi emessi dalla Centrale.
e. La produzione di polveri sottili (le pericolose nanopolveri – particolato da 2.5μ fino a 0.1μ di diametro-, non intercettabili da alcun filtro industriale, che, penetrate nell’organismo, non essendo biocompatibili né metabolizzabili, svolgono indefinitamente la loro attività patogenetica) consiglia ulteriori cautele a tutela della salute dei residenti.
f. La flora e la fauna del Parco del Pollino, presenti nell’area interessata dalla Centrale, sono ricche e di grande pregio. Vi si trovano anche specie protette, la cui sopravvivenza verrebbe minacciata dall’entrata in funzione della Centrale. Basti citare la lontra, la cui presenza nella zona è nota e testimoniata anche da studi e pubblicazioni scientifiche, finanziati tra l’altro anche dall’Ente Parco stesso. Opportunamente, dunque, l’attuale Presidente dell’Ente Parco ha sottoscritto, con il Ministero dell’Ambiente, un accordo-progetto finalizzato alla tutela della lontra nelle regioni centro-meridionali. E soprattutto sul pericolo per le specie protette, e per la lontra in particolare, verteva una delle ultime interrogazioni parlamentari, presentata solo pochi mesi fa, che metteva per l’ennesima volta in guardia dai rischi per il territorio derivanti dal progetto dell’ENEL.
Sostenere, infine, come ENEL sostiene, che il delicato equilibrio biologico presente nella Valle del Mercure possa non essere significativamente influenzato da una struttura che capta grandi quantità di acqua (200 m3/ora) dal piccolo fiume Mercure, ve la reimmette modificata nei parametri fisico-chimici, satura l’aria di composti azotati, solforati, clorurati e di altri di incerta composizione, determina un importante traffico veicolare pesante (dai 50 ai 100 camion al giorno) su strade inadatte e tortuose, sembra davvero paradossale.

9. L’iter autorizzativo.
Sono attualmente in corso:
• Conferenza dei Servizi della Provincia di Cosenza. L’ultima seduta, del novembre scorso, era stata dichiarata improrogabilmente decisoria. L’andamento della riunione non fu favorevole all’ENEL. La Conferenza è stata sospesa, rinviata “a breve” e, da allora, è inspiegabilmente bloccata.
• Autorizzazione Integrata Ambientale - Regione Calabria. In corso. Associazioni e Comitati hanno già prodotto le loro osservazioni che saranno integrate in sede di Conferenza dei Servizi.
• Valutazione di Incidenza - Regione Basilicata. Il coinvolgimento della Basilicata, che nei fatti è clamorosamente evidente, e che è stato invocato in questi anni da più parti (ma fin qui sempre negata da Enti e Organismi di controllo), è stata, alla fine, richiesta paradossalmente proprio dall’ ENEL.
L’impatto ambientale della Centrale riguarda perciò, ormai ufficialmente, anche per ammissione dell’ENEL, due diverse Regioni. Ciò comporta, in ogni caso, un iter autorizzativo completamento diverso da quello attuale (che è un mero “collezionamento” di nulla osta, in tempi e con modalità diverse, arbitrariamente scelti dall’ENEL), e chiama in causa, con ogni evidenza, il parere degli Organi ministeriali preposti alle valutazioni del caso (art.71 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, che stabilisce come: «In materia di valutazione di impatto ambientale (VIA), sono di competenza dello Stato: le opere e gli impianti il cui impatto ambientale investe più regioni...»;
In aggiunta a tutto ciò, la proposta di modifica del progetto riguardante la riattivazione della Centrale del Mercure, presentato dall’ENEL il 27 giugno 2007, è inquadrabile come un nuovo progetto, che richiede un iter nuovo e comunque in linea con la vigente normativa.

UN ASPETTO IMPORTANTE
L’ENEL ha cercato di dimostrare il mancato impatto della Centrale sulle Zone di Protezione Speciale (ZPS) e sui Siti di Interesse Comunitario (SIC) presenti all’interno del Parco (minimizzando, per altro, la presenza del …Parco stesso).
In seguito alla sentenza di condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizio della Comunità Europea, per “insufficiente classificazione di nuove ZPS” (20 marzo 2003; causa C-378/01), lo Stato italiano ha emanato il nuovo elenco delle ZPS, ai sensi della direttiva 79/409/CEE (Suppl. ord. G.U. n.170 del 24 luglio 2007).
Le ZPS Pollino e Orsomarso –IT9310303- e Massiccio del Monte Pollino e Monte Alpi –IT9210275- comprendono ora l’intero territorio del Parco del Pollino.
La Centrale del Mercure viene a trovarsi perciò all’interno di un’area doppiamente protetta, da norme nazionali e comunitarie, dove è possibile intervenire “solo per esigenze connesse alla salute dell'uomo e alla sicurezza pubblica, o per esigenze di primaria importanza per l'ambiente, oppure, previo parere della Commissione europea, per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico” (D.P.R. 12 marzo 2003 n. 120. - G.U. n. 124 del 30.05.2003-, articolo 6, comma 10). In tutti gli altri casi (motivi di interesse privato o pubblico non rilevante), si esclude l'approvazione.
Tutte caratteristiche che la Centrale del Mercure certamente non ha.
10. Commissioni di studio
Il progetto dell’ENEL, relativo alla riconversione a biomasse della Centrale del Mercure, è già sottoposto a valutazioni e controlli previsti per legge. Così come la verifica dei parametri, in particolare quelli relativi alle emissioni inquinanti pericolose per la salute umana, è affidata a specifici organi degli Enti di controllo.
Altra cosa è la valutazione complessiva del progetto, la sua collocazione geografica, la sua opportunità e utilità, la sua coerenza con le politiche energetiche e di sviluppo che gli Enti territoriali autonomamente decidono di scegliere, la sua accettazione da parte delle popolazioni interessate, secondo un principio democratico e giuridico di diritto all’autodeterminazione delle popolazioni stesse.
E, d’altra parte, una valutazione dell’intera vicenda del Mercure già esiste, prodotta, su richiesta delle Istituzioni locali e dello stesso Ente Parco, da esperti di altissimo livello, quali il prof. ing. Paolo Rabitti e il dott. Felice Casson, che hanno rilevato le insanabili inadeguatezze del progetto e dell’iter autorizzativo, cui altre, nel prosieguo del tempo, se ne sono aggiunte (cfr. http://www.ilriccio.info/lontra/Rel_CENTRALE_Casson-Rabitti(pdf-ppt).html )
Ed è per questi motivi che una ulteriore Commissione di Studio appare non necessaria, ancor di più se la designazione dei Componenti fosse affidata a chi nella vicenda ha già espresso pareri o giudizi o che ha già, istituzionalmente mansioni di controllo, per ovvio ed evidente “conflitto di interessi”.

CONCLUSIONE
Un approccio non ideologico né aprioristico alle centrali a biomasse richiede di contestualizzare il singolo e specifico problema attraverso alcuni semplici interrogativi: dove, come, perché.
Il progetto della Centrale ENEL della Valle del Mercure, esattamente al confine tra due regioni, Calabria e Basilicata, nel Parco Nazionale del Pollino, in Zona di Protezione Speciale (ZPS), pensiamo non abbia i requisiti per superare nessuna di queste tre domande.
Il progetto relativo alla riconversione a biomasse della Centrale ENEL della Valle del Mercure, non risponde a logiche di risparmio energetico né a logiche di utilizzo di fonti energetiche alternative.
Esso è invece una mera iniziativa industriale che va ad innestarsi su una precedente, fallimentare, analoga iniziativa e che non tiene in alcuna considerazione l’ambiente, le aree protette dove si trova la Centrale, la volontà, i diritti, le richieste delle popolazioni che quelle aree abitano.
Il vantaggio economico, derivante dall’acquisizione dei “certificati verdi”, cui la Centrale del Mercure contribuirebbe, il risparmio ottenibile attraverso una riconversione su un sito già di proprietà, anziché la costruzione ex novo della struttura, magari su terreni da acquistare, non può far dimenticare che dopo la costruzione della Centrale, negli anni “60, molto è cambiato. Fa da spartiacque la nascita del Parco Nazionale del Pollino, che deve essere una risorsa per le popolazioni che vi abitano e che lo diventerà solo se riuscirà ad imboccare e percorrere la strada, pure difficile, della coerenza e del rispetto dei principi ispiratori la sua istituzione.
La vicenda della Centrale del Mercure, infine, è un problema tecnico e ambientale, ma è anche diventata, negli anni, una vicenda simbolo della difesa della legalità e dei diritti, troppo spesso oscurati, di popolazioni considerate, troppo affrettatamente, marginali e periferiche e pertanto senza possibilità e senza capacità di riscatto.

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