venerdì 30 novembre 2007

Replica della OLA al Presidente della Comunità del Parco del Pollino

La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) - Coordinamento territoriale di Associazioni, Movimenti Comitati e cittadini - replica alle affermazioni "deliranti" del Presidente della Comunità del Parco Nazionale del Pollino, Sandro Berardone, in merito alla presa di posizione contro quello che egli definisce "ambientalismo demagogico"
della OLA, Italia Nostra e CoSa del Pollino. Nel vestire anche i panni politici che spetterebbero al Presidente dell'Ente Parco, Berardone afferma che le Valutazioni d'Incidenza rilasciate dalle Regioni sarebbero addirittura subite dagli amministratori e dai residenti, questi ultimi definite vere vittime dei parchi. Con una visione - questa sì demagogica e aggiungiamo populista - che credevamo superata negli ultimi anni, il Presidente della Comunità del Parco del Pollino riporta in auge il "j'accuse" contro gli ambientalisti, ovvero contro quella parte del mondo ambientalista non omologata alla sua personale visione dei parchi. Secondo Berardone essi (gli ambientalisti!) hanno il torto di aver espresso la loro opposizione ad alcune opere pubbliche non citandole, quali ad esempio la strada Scalea-Mormanno e la Centrale del Mercure con parere positivo di Valutazione d'Incidenza rilasciato dalla Regione Calabria, oppure contro le riperimetrazioni del Parco Nazionale del Pollino approvate dalla Comunità del Parco che escluderebbero aree di interesse naturalistico del Pollino sulle quali, guarda caso, si vorrebbero ricavare biomasse legnose per il funzionamento della Centrale Enel da 40 MW (oltre 400 mila tonnellate di legname all'anno che si vorrebbe prelevare con tagli boschivi nel Parco Nazionale) o addirittura dove sorge la centrale stessa. Secondo Berardone, le colpe imputabili alla OLA, Italia Nostra e CoSa del Pollino sarebbero anche quelle di voler "sollevare questioni meramente strumentali", quando le medesime associazioni evidenziano "attacchi alla fauna selvatica" che, secondo il Presidente, è invece "largamente tutelata come dimostrato" (E i numerosi e recenti casi di bracconaggio contro i quali le associazioni hanno chiesto di rafforzare la sorveglianza del Corpo Forestale dello Stato - con più uomini e mezzi - anche per contrastare i numerosi incendi dolosi di questa estate?). Berardone, non si ferma qui e se da un lato cita il Piano di Abbattimento Selettivo dei cinghiali che considera panacea dei giovani locali, i quali emigrerebbero perché le aziende sono "flagellate" dai cinghiali inferociti, dall'altro riduce il problema della fauna selvatica alla sola questione cinghiali. E il lupo?
Totalmente dimenticato. E il capriolo dell'Orsomarso che sarebbe in espansione esponenziale? Di fronte a queste affermazioni che potrebbero essere definite vero e proprio esercizio di vetero-populismo anti-ambientalista, ci si dimentica però di rispondere in qualità di Presidente della Comunità del Parco sulle questioni sollevate dalla OLA, Italia Nostra e CoSa del Pollino, che ponevano molto semplicemente la centralità della difesa delle risorse naturali ed ambientali (cementificazione, tagli, incendi, degrado) nell'ambito della pianificazione del Parco Nazionale del Pollino ritardata e messa a rischio da megaprogetti, come la Centrale del Mercure, la strada Scalea-Mormanno nella Valle del Lao ed i tagli boschivi realizzati o previsti in Basilicata e sull'Orsomarso. In ogni caso, la OLA ribadisce come il processo di risoluzione delle problematiche appena evidenziate possa essere avviato a prescindere dall'approvazione del Piano del Parco.

OLA - Organizzazione Lucana Ambientalista Coordinamento territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini

lunedì 26 novembre 2007

OLA: La gestione del Parco del Pollino tuteli gli ambienti naturali!

In occasione del Convegno organizzato dall’Università di Camerino il prossimo 27 novembre sulla “Gestione delle Aree Protette” nel quale prenderà parte in qualità di relatore il presidente del parco Nazionale del Pollino Domenico Pappaterra, la OLA, Organizzazione Lucana Ambientalista, e il Gruppo Interregione del Pollino di Italia Nostra fanno monito sull’esigenza che la gestione del parco nazionale del Pollino sia improntata davvero sulla tutela degli habitat naturali. Infatti oggi gli habitat naturali del parco sono a rischio a causa di una malintesa programmazione e di progetti incompatibili. Ad iniziare dall’ ipotesi di riperimetrazione approvata dalla Comunità del Parco ed ora al vaglio del Ministero dell’Ambiente, che intenderebbe escludere dall’area protetta habitat prioritari per la fauna selvatica e quelli di interesse vegetazionale e geologico, come alcune porzioni delle la Valli del Mercure-Lao, di grande importanza per la fauna selvatica quali gli areali del nucleo autoc tono italiano di capriolo, la lontra, il lupo, l’aquila reale, solo per citare alcune specie. Nelle stessa zona sono in atto progetti per la realizzazione di strade di grande impatto ambientale, come la Scalea-Mormanno e la svendita e/o privatizzazione da parte dei comuni a vantaggio di società private del nord della gestione del patrimonio forestale del parco. Tagli forestali in SIC, ZPS e zone 1 vengono intanto autorizzati dalle Regioni Basilicata con Piani di Assestamento Economico Forestali. I tagli forestali sono finalizzati a reperire in loco ingenti quantità di “cippato vergine” per alimentare la Centrale ENEL del Mercure (40 MW con un fabbisogno di 450mila tonnellate all’anno di cippato vergine. La centrale del Mercure dovrà tra l’altro prelevare acqua dal bacino del Mercure-Lao, habitat prioritario per la lontra, per poi scaricarvi le sue stesse acque industriali a monte di un SIC fluviale. Altre centrali a biomassa sono previste in Basilicata (Teana) ed in Calabria. E’ a rischio in questo modo la biodiversità forestale, fattore cruciale per la conservazione della fauna selvatica e per il mantenimento del delicato equilibrio idrogeologico del parco. Tutto ciò avviene – ribadiscono la OLA ed il Gruppo Interregionale di Italia Nostra del Pollino – in assenza di un inventario forestale del parco, di azioni da parte del parco di equo indennizzo per mancato taglio boschivo , del Piano del Parco (non ancora adottato a distanza di 14 anni dall’istituzione) ed in assenza del potenziamento della sorveglianza del Corpo Forestale dello Stato capace di contrastare gli incendiari (ricordiamo gli episodi in gran parte dolosi come quello dei pini loricati e delle migliaia di ettari di boschi andati in fumo quest’anno e su cui troppo presto si sono spenti i riflettori senza alc una dimissione o presa di responsabilità tra le istituzioni pagate per la protezione della natura)e il bracconaggio contro specie protette (ricordiamo di recente l'uccisione di un capriolo autocotono nei pressi di Morano -CS) che ha ripreso vigore proprio dopo l’annuncio della caccia selettiva al cinghiale da parte di cosiddetti “selecontrollori” selezionati da gruppi di cacciatori locali dalle Province con l’assenso del parco. Affinché il Parco del Pollino ed i parchi italiani ritornino davvero a svolgere il ruolo affidati dalla legge 394/91 per la prioritaria conservazione degli habitat naturali, servono politiche capaci di riequilibrare la distorsione volutamente ingenerata di considerare i “parchi produttivi”, espediente per surclassare e svilire la normative di protezione della natura in Italia oggi by-passate dai pronunciamenti di Valutazione Ambientale e Valutazione d’Incidenza degli uffici regionali competenti, nonostante il loro preminente interesse nazionale.

domenica 25 novembre 2007

Italia Nostra: Incendi, l'amaro giudizio della Corte dei Conti in Calabria

Avevo ragione in un mio precedente intervento a dire: NESSUNO SI DIMETTE!?

Segue la lettera di Italia Nostra

Italia Nostra -Gruppo Interregionale del Parco Nazionale del Pollino interviene in merito ai gravi giudizi espressi dalla Corte dei Conti sul mancato contrasto agli incendi ed al caos legislativo e duplicazione di strutture e uffici in Calabria. E’ allarmante dover constatare come la Corte dei Conti (fonte: http://www.nuovacosenza.com/cs/07/novembre/cortedeiconti.html.) giudichi che vi sia stata “scarsa attenzione alla prevenzione, disarticolazione normativa, appalti poco chiari, mancato trasferimento delle deleghe agli enti locali, sprechi nella gestione delle risorse economiche”. Dalla relazione del magistrato Quirino Lorelli – continua Italia Nostra, Gruppo Interregionale del Pollino - che ha preso in esame l'andamento degli ultimi anni si rileva come nel periodo compreso tra il primo gennaio e il 2 settembre 2007 emerga un quadro di connivenze colpevoli che hanno portato ad un aumento del 70% sul numero degli incendi, del 270% per la superficie totale percorsa dalle fiamme, oltre a un aumento del 350% dei boschi colpiti dai roghi e del 210% delle aree non boscate. Dati drammatici, che evidenziano, secondo il magistrato, una serie di disarticolazioni negli interventi degli enti preposti e probabilmente ne sarebbero le dirette conseguenze. La legislazione regionale "non prevede una unitaria disciplina del fenomeno", dal momento che "il quadro caotico della legislazione calabrese ma anche lucana in materia di prevenzione e repressione degli incendi, e' intrecciato con quello in materia di protezione civile, dando luogo ad una inutile duplicazione di strutture, uffici, burocrazie, con conseguente aggravio per le finanze regionali". La spesa sostenuta dalla Regione Calabria,e' definita dalla magistratura contabile come "caratterizzata per una ridotta attenzione alle attivita' di prevenzione degli incendi, rimanendo incentrata verso il mantenimento dei posti di lavoro degli operai idraulico forestali o al finanziamento delle attivita' dei consorzi di bonifica". La lente di ingrandimento della Corte dei Conti e' finita anche sulle campagne pubblicitarie antincendio, per le quali la magistratura contabile "deve richiamare la Giunta regionale calabrese - ha affermato il relatore - ad un'opera indispensabile di chiarificazione di queste voci di spesa". Infatti, e' stato richiamato "un uso indiscriminato e incontrollato dell'acquisizione di servizi senza alcuna procedura di evidenza pubblica". Allarmante la situazione delle procedure di gara per il servizio di spegnimento aereo, utilizzate sia nel 2002 che nel 2005, che presentano, secondo Lorelli, "diversi margini oscuri relativamente alla correttezza e regolarita', nonche' alla loro rispondenza ai dettami della normativa nazionale e comunitaria". La Corte dei Conti ha sottolineato infine come "l'innalzamento della spesa destinata solo alle attivita' di spegnimento, non abbia garantito risultati migliori". Necessita infine rivedere, secondo la magistratura contabile, l'utilizzazione delle risorse umane, con una serie di provvedimenti che dovrebbero riguardare soprattutto gli operai idraulico forestali, mentre per i vigili del fuoco e, soprattutto, per il Corpo forestale e' stato affermato che "la competenza e la professionalita' acquisita risulta compromessa dalla ingiustificata riduzione delle dotazioni infrastrutturali e di uomini" che nel parchi nazionali calabresi e lucani sono stati ridotti anche in mezzi con la conseguenza di non per garantire il servizio 24 ore su 24. Infine la magistratura contabile calabrese rileva “ombre sulle gare del servizio aereo”. "Margini oscuri" sulla correttezza e la regolarita' di due gare di appalto per l'aggiudicazione nel 2002 e nel 2005, dei servizi di spegnimento aereo degli incendi boschivi in Calabria. Gara questa vinta dalla Eli-Fly. In conclusione INGP (Italia Nostra Gruppo Pollino) invita l'amministrazione del Parco del Pollino e la Regione Calabria a riflettere su questi dati allarmanti della Corte dei Conti che non hanno al momento causato però alcuna dimissione tra i responsabili del settore anche se riguardano un fenomeno, quello degli incendi, che sta rischiando di compromettere definitivamente la sopravvivenza dell'area protetta più grande e vessata del Mediterraneo. Problema che dovrebbe essere tenuto in conto molto più seriamente della riperimetrazione con finalità di sfruttamento del territorio per i quali sono subito pronte delle commissioni nominate ad hoc tra i sindaci, della costruzione di infrastrutture invasive o di iniziative puramente pubblicitarie quali quella del "paniere del Parco" presentato nelle ultime ore con tanti bei prodotti alimentari tipici di un parco che sta diventando però sempre più una sigla, un nome e non una vera area naturale tutelata fattivamente dagli enti pagati per questo col denaro dei contribuenti

giovedì 22 novembre 2007

No alla Privatizzazione dell'Acqua: le ragioni del comune di Rotonda

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Il comune di Rotonda, amministrazione e cittadini tutti, si mobilitano per chiedere la restituzione della risorsa idrica. L'amministrazione in una lettera ai Consiglieri Regionali, spiega le ragioni puramente giuridiche di una atto illegittimo che sa di "esproprio proprietario".
A Rotonda si è costituito un comitato "L'acqua è mezzo pane" che lotta contro la privatizzazione dell'acqua affinchè la gestione torni al controllo dell'amministrazione comunale. Il Giorno 20 Novembre si è tenuta una grande manifestazione, con serrata dei commercianti, e sciopero delle scuole, presidio del Municipio.

La lettera...

Ai Signori Consiglieri Regionali
Consiglio Regionale di Basilicata
Viale della Regione Basilicata
85100 POTENZA

E p.c. Agli On.li Parlamentari Lucani
LORO INDIRIZZI

Gent.mo Sottosegretario
Giampaolo D’Andrea
C/o Ministero Rapporti con il Parlamento
e Riforme istituzionali
Largo Chigi 19
00187 ROMA

Gent.mo Sottosegretario
Filippo Bubbico
C/o Ministero dello Sviluppo Economico
Via Molise, 2
00187 ROMA

Gent.mo Sottosegretario
Mario Lettieri
C/o Ministero dell’Economia e Finanza
Via XX Settembre, 97
00187 ROMA

Al Difensore Civico Regionale
P.zza Vittorio Emanuele II, n° 14
85100 POTENZA

Al Garante della Concorrenza e del Mercato
Piazza G. Verdi, 6/a
00198 ROMA

Al Commissario Europeo per la Concorrenza
DG Competition
Rue Joseph II / Jozef II straat, n.70
1000 BRUXELLES

Rotonda, li 29 ottobre 2007

Gentilissimi Consiglieri,

mi rivolgo alla Vostra attenzione in virtù del mandato conferitomi dalla comunità di Rotonda, dall’unanimità del Consiglio Comunale e dall’intera assemblea popolare di cittadini, a diffidare formalmente la Società Acquedotto Lucano S.p.a. a sospendere sul nostro territorio le attività di gestione del servizio idrico integrato non avendo la stessa i requisiti richiesti per legge per i motivi di seguito elencati:

• Come dovrebbe essere a Voi noto, il servizio idrico integrato nasce in Basilicata, così come in altre regioni, in attuazione della Legge 30/06/94

(Legge Galli), i cui obiettivi fondamentali consistevano nel garantire una gestione efficiente, efficace ed economica delle risorse;

• La Regione Basilicata, in attuazione dei principi e delle direttive individuati dalla suddetta norma , emanava conseguentemente la Legge 63/96 con la quale, nell’istituire il servizio idrico integrato,
procedeva alla delimitazione dell' unico ambito ottimale;

• L’Autorità d’Ambito, in attuazione dell’art. 35 della Legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Legge finanziaria dello Stato per l’anno 2002) affidava alla Società Acquedotto Lucano S.p.a. la gestione del servizio idrico integrato;

• Successivamente il legislatore si accorgeva che l’articolo 35 della L.448/2001 non poteva produrre effetti in quanto privo del relativo regolamento di attuazione per cui, gli affidamenti attuati, non rispettavano le regole relative alla tutela della concorrenza;

• Acquedotto lucano nasceva così come previsto all’art. 6 del proprio statuto come società mista il cui (o i cui) partner dovevano essere scelti entro 18 mesi con il ricorso ad una procedura di evidenza pubblica, procedura mai attuata;

• La comunità europea richiamava più volte il Governo italiano poiché le irregolarità determinate dall’applicazione dell’articolo 35 della L.448/2001 – affidamenti diretti, - non rispettavano i principi della concorrenza e del libero mercato;

• Il Parlamento italiano, per sanare tali distorsioni ed irregolarità, con l’articolo 14 della Legge 326/2003 (Legge di Conversione del Decreto 30 settembre 2003, n. 269, recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici) modificava l'art. 35 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, apportando, tra l’altro, le seguenti modifiche: “ Le disposizioni del presente articolo che disciplinano le modalità di gestione ed affidamento dei servizi pubblici locali concernono la tutela della concorrenza e sono inderogabili ed integrative delle discipline di settore..….. nel caso la gestione dei servizi sia affidata a Società a capitale interamentepubblico, gli enti pubblici titolari del capitale sociale devono poter esercitare sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e la società deve realizzare la parte più importante della propria attività con l'ente o gli enti pubblici che la controllano”;

• In data 4/6/2006 la Corte di Giustizia Europea richiamava formalmente il Governo italiano per l’irregolare affidamento del servizio idrico integrato da parte dell’AATO unico di Basilicata alla Società Acquedotto Lucano S.p.a. ;

• Lo scrivente, in più occasioni, ben prima del richiamo ufficiale dell’Organo di Giustizia Comunitario, avvenuto a seguito del ricorso prodotto da un privato cittadino per l’irregolare affidamento del servizio alla Società Acquedotto Lucano, aveva evidenziato queste ed altre irregolarità tra cui la determinazione della tariffa. Essa, infatti, veniva arbitrariamente aumentata in danno agli utenti ed in assenza dei presupposti espressamente previsti dal metodo di riferimento “price cap” che dispone la determinazione della tariffa in base a tre diversi parametri: 1) investimenti effettuati, 2) miglioramento dell’efficienza del servizio reso, 3) tasso di svalutazione programmata;

• Pur non ricorrendone i presupposti a causa della mancata attuazione dei parametri indicati, Acquedotto Lucano procedeva all’applicazione di nuove tariffe che hanno comportato per l’intera utenza regionale e, in particolare, per la nostra comunità, un aumento dei costi per gli utenti di oltre l’800%, riferendo i dati ad un nucleo familiare medio con un consumo annuo di 1 m.c. di acqua al giorno;

• Il Servizio idrico integrato, pertanto, in Basilicata non ha raggiunto gli scopi prefissati: a) ottimizzazione delle gestioni; b) miglioramento della qualità del servizio; c) Contenimento dei costi;

• Per rendere ulteriormente l’idea dell’assoluta insostenibilità dei costi del servizio basti pensare che il solo Comune di Rotonda, titolare verosimilmente di oltre 120 utenze pubbliche, dovrebbe corrispondere alla Società un corrispettivo di oltre 300 mila euro l’anno a fronte di un gettito complessivo ICI di circa 230 mila euro.

• La Società Acquedotto Lucano S.p.a., avendo preso finalmente atto e coscienza che la gestione del servizio idrico integrato, alla luce delle disposizioni di legge vigenti in materia, risultava del tutto irregolare, in data 11 dicembre 2006 provvedeva a modificare il proprio Statuto, senza tuttavia che tale modifica venisse preventivamente presentata al vaglio dei Consigli Comunali delle Amministrazioni aderenti alla Società per la successiva eventuale ratifica. Con la modifica statutaria, tra l’altro, si andava a precludere la possibilità di ingresso di soci privati nella compagine azionaria nel tentativo di mutare “in corsa” il modello giuridico del soggetto gestore da Società mista pubblico – privata in Società in House, come pubblicamente dichiarato dal suo Presidente con un comunicato stampa del 11 maggio 2007, nel quale testualmente si recita: “Con l’assemblea di oggi abbiamo inteso ampliare il potere decisionale dei Comuni, attraverso il cosiddetto controllo analogo: cioè, gli enti locali dovranno poter esercitare sulla Società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi”;

• La mancata ratifica delle modifiche statutarie da parte dei Consigli Comunali degli Enti componenti la compagine azionaria, adempimento dovuto per legge, di certo, non è da imputarsi ad un mero errore

procedurale o ad una involontaria omissione, piuttosto all’esigenza di evitare che i Comuni venissero a conoscenza del fatto che il precedente affidamento risultava illegittimo e che un nuovo affidamento, alla luce del vigente modello statutario (società in house), è incompatibile con la frammentazione azionaria che impedisce di fatto il controllo analogo dei singoli soggetti (Comuni) impossibilitati ad incidere sulle decisioni assembleari: nomina degli amministratori, indirizzi programmatici, strategie, politiche tariffarie etc. etc. (Corte Giustizia europea. 21/07/2005 causa 231/03);

• L’affidamento in house della gestione di un servizio pubblico come quello idrico risulta precluso ad Acquedotto Lucano stante la limitata partecipazione degli EE.LL. nella società affidataria (Consiglio di Stato - Sez. 6 dec. 2932 del 01/06/07) poiché nessun socio possiede la totalità delle quote sociali. Il Comune di Rotonda, qualora avesse ritenuto di aderire alla Società Acquedotto Lucano, avrebbe legittimamente potuto partecipare alla compagine azionaria, ma la quota sociale di sua competenza sarebbe stata pari allo 0,37%. Tuttavia, essendo tale adesione una facoltà e non un obbligo di legge, e non avendo ritenuto opportuno sottoscrivere nessuna quota del capitale sociale, ancor più il nostro Comune non risulta in grado di esercitare sulla società Acquedotto Lucano quel controllo analogo che, come asserito dallo stesso Presidente, gli Enti devono poter esercitare sulla società pubblica in analogia a quello esercitato sui propri servizi.

• Fra le altre censure mosse alla gestione del servizio idrico integrato da parte di Acquedotto Lucano vi è il disavanzo costante dei bilanci di esercizio. Uno squilibrio finanziario sanato prima mediante la sottoscrizione di nuove quote azionarie da parte della Regione Basilicata, con un conseguente aumento del capitale del 49% (nonostante tale

ingresso risultasse illegittimo ai sensi della legge Galli che individuava esclusivamente Comuni e Province quali soggetti titolari del servizio). Anche in questo caso, resisi conto dell’errore commesso, con un artefizio contabile, al di fuori di ogni regola finanziaria e giuridica, hanno sterilizzato il 49% del capitale sottoscritto dalla Regione, assegnando allo stesso una valenza del 24% sul totale azionario.

• Di recente, per coprire il continuo e crescente disavanzo, si è fatto ricorso ad un ulteriore aumento di capitale sottoscritto, questa volta, dai Comuni – Soci, trattenendo le somme che la Società avrebbe dovuto corrispondere loro a titolo di indennizzo per l’uso delle reti calcolato per la durata di dieci anni

• Presumibilmente, anche il nuovo anno porterà con se nuove “amare sorprese” per i cittadini - utenti, sebbene le tariffe attualmente praticate da Acquedotto Lucano risultino tra le più alte d’Italia al punto che, anche in Puglia, la risorsa ad uso industriale ha costi più contenuti rispetto alla Basilicata nonostante l’acqua provenga dal nostro territorio e benché, per tale trasferimento, la stessa corrisponda un cospicuo indennizzo.

Tanto premesso desidero chiederVi come sia possibile che nessuno risulti a conoscenza di questi fatti.
In qualità di amministratore pubblico non voglio e non posso credere che la società Acquedotto Lucano sia diventata una holding dei Partiti.
La Regione Basilicata ha emanato a suo tempo una legge, in forza di quanto disposto dalla Legge Galli, rimasta immutata nonostante che dal 2003 tale norma di riferimento non esiste più, come del resto non esiste la legge 142/90, già sostituita dal Dlgs 267/2000 ed ora in attesa di essere sostituita dal codice sulle autonomie locali.

Quanto meno l’Ufficio Legale della Regione dovrebbe esserne a conoscenza.
Acquedotto Lucano se si considera una società in house non può, fra l’altro, né costituire né partecipare ad altre Società.
Al contrario, il diritto comunitario non impone agli Enti Locali di esternalizzare i servizi: “La scelta se produrre il servizio all’interno delle proprie strutture (make) o acquistarlo sul mercato (buy) tramite gara è libera, cioè rimessa al cosiddetto potere di autorganizzazione dell’Ente”(attualmente, in Germania circa l’80%, ed in Francia circa il 40% dei Comuni gestiscono direttamente il servizio).

In conclusione:

a) Il legislatore, pur consentendo per la gestione di un servizio pubblico, di ricorrere ad un modello societario “in house”, dispone quale condizione inderogabile di legittimità per la sua costituzione e per il susseguente affidamento del servizio, che gli enti partecipi della società esercitino sulla stessa un controllo analogo al controllo che avrebbero esercitato nell’ipotesi di gestione diretta del pubblico servizio.
Dunque presupposto logico e giuridico per la gestione in house è la titolarità del servizio medesimo. Ne consegue, nella fattispecie concreta, che un Ente, nel caso specifico la Regione Basilicata, che non è titolare del servizio idrico (non già per affermazione dello scrivente bensì del legislatore all’art. 9 della legge 36/94, benchè abrogata ma giammai smentita da norme successive come confermato dall’art. 4 dal Dlgs 267/2000), non può figurare fra i soci di una società che si qualifichi in house.

b) Pur qualora si volesse intendere (e non se ne ravvedono gli estremi normativi) Acquedotto Lucano una società in house, indiscutibilmente il requisito inderogabile del controllo analogo (riconosciuto come tale dalla giurisprudenza comunitaria, dal consiglio di stato e dalla stessa autorità d’ambito territoriale ottimale lucana nella nota del 03/07/2007 prot. n.

1098 “e consente il c.d. controllo analogo da parte dei comuni soci””)è insussistente giacché le quote detenute dagli stessi enti sono evidentemente infinitesimali, tali da non consentire non solo di condizionare le scelte societarie ma neppure di orientarle, residuando il potere di gestione agli organismi societari sottratti nella concreta gestione aziendale da qualsivoglia limite e condizionamento pubblico.

c) Ciò detto giova rammentare, fra l’altro, che il Comune di Rotonda, così come altri enti locali lucani , non è neppure socio……..

Pertanto, anche qualora non si condivida la legittima rivendicazione del comune di Rotonda, già formalizzata in reiterati provvedimenti e note, circa la legittimazione alla gestione del servizio idrico locale, indiscutibilmente la gestione di Acquedotto Lucano non ha i crismi della legalità.

Ciascuno ne tragga le dovute conseguenze nell’adempimento delle responsabilità, non solo politiche, delegate dal popolo lucano.

Cordiali saluti.

Il Sindaco
Dr. Giovanni Pandolfi

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mercoledì 24 ottobre 2007

Emergenza Incendi: chi l'ha vista?

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Nonostante i proclami di nuovi impegni per la tutela e la valorizzazione del Pollino, gli incendi hanno continuato a bruciare tutta l'estate e si è conclusa amaramente con la bruciatura di uno scheletro di Pino Loricato secolare ai piani di Pollino. Ecco le immagini che ho registrato qualche settimana dopo mentre accompagnavo un gruppo di turisti Inglesi.
Intanto è di questa settimana la notizia, passata nel silenzio, dell'incendio del "Fago Grosso" nella località omonima tra Piano Ruggio e Colle Impiso.
Riporto anche questa mia telefonata al 1515, di fine Agosto con quasi 40 gradi e vento. "Pronto? Mi chiamo Cosenza, mi trovo tra Forenza ed Acerenza in provincia di Potenza. C'è un campo di stoppie che brucia in prossimità di un bosco... fasce perimetrali di difesa? Non so se ci sono ma non credo che possano evitare che le faville raggiungano il bosco..." Il giorno dopo sui giornali conferma di un intervento antincedio in un bosco nel comune di Acerenza. La domanda che mi vine spontanea è "perchè permettono l'accesione delle stoppie in pieno agosto?"E che dire di un piccolo incendio nel comune d Rotonda, con arrivo dei mezzi 2 ore dopo la segnalazione?

Perchè quella notte in piena emergenza le autobotti non erano pronte ad intervenire? . Quali sono le misure adottate per l'emergenza?Giorgio Braschi, storica guida e "primo" fotografo del Pollino ha inviato questa sua testimonianza a seguito dell'incendio dell'ultimo Pino Loricato sul Pollino.

Di seguito al lettera di Giorgio Braschi

[youtube]http://it.youtube.com/watch?v=sJXqTmWgUso[/youtube]
Cari amici,
vi invio queste foto che hanno fatto un lungo giro: quelle del pino bruciato sono state scattate da Gianluca Filpo, di Castrovillari, che con due amici si è incontrato domenica con la comitiva di un mio amico di Policoro, Damiano Pipino, l'autore della foto dell'incendio nella zona di Masseria Rovitti (per un utilizzo delle foto è corretto chiedere l'autorizzazione agli autori, che vanno comunque sempre citati).
Il gruppetto di Castrovillari è riuscito a spegnere il tronco di pino, quello di Policoro è riuscito ad avvisare la Forestale e a far intervenire i mezzi antincendio.
Se non fosse stato per la loro presenza sulla montagna, dal pino il fuoco si sarebbe propagato facilmente attraverso l'erba secca alla Serra delle Ciavole, mentre quello a Rovitti (considerato il vento e la secchezza degli alberi) probabilmente avrebbe incendiato tutta la Fagosa in poche ore.

Certo è deprimente rendersi conto che sul nostro Pollino ad accorgersi degli incendi e a segnalarli alle autorità competenti debbano essere in questo periodo gli appassionati che lo frequentano di domenica.
Il sabato precedente mi sono accorto di un incendio presso il bosco Vaccarizzo di Carbone; da casa (San Severino Lucano) era così visibile la colonna di fumo che ho pensato fosse superfluo avvisare la Forestale... il bosco è proprio di fronte all'abitato di Carbone.
Dopo un'ora esco di casa pensando di non vedere più fumo... la colonna si è invece fatta più alta, densa e diffusa.
Mi sembra inconcepibile che nessuno abbia ancora avvisato dell'incendio: chiamo il nostro Comando Stazione (che certo non ha la competenza territoriale su Carbone) e mi dicono che dalla parte bassa del paese non si vede niente (in effetti è così, dato che abito nella casa più in alto a San Severino, mentre la Caserma forestale è l'edificio più in basso), ma che provvedono subito a chiamare la Centrale Operativa a Potenza.
Pochi minuti dopo mi chiama la Centrale per avere la conferma di quello che vedo e dopo tre quarti d'ora circa, appena in tempo prima che calassero le ombre della sera, vediamo arrivare sulla zona un elicottero; prima del tramonto l'incendio è domato.

Morale della favola:
1 - è assurdo e persino ridicolo che il servizio di avvistamento incendi sia svolto con un rigido calendario burocratico, per cui se alla data del termine del servizio il pericolo d'incendi boschivi è ancora elevato, il servizio deve comunque cessare, senza possibilità di una proroga.
Ve l'immaginate? Le condizioni climatiche si devono adattare al calendario deciso dai burocrati, anziché essere il calendario ad adattarsi alle condizioni climatiche.... c'è di che rimanere perplessi.

2 - la Forestale è presente, si attiva con competenza e sollecitudine appena la si avvisa, ma l'organico è talmente esiguo da non consentire neppure il minimo di sorveglianza che sarebbe necessario nei festivi e in casi di emergenza incendi come in quei giorni (due Forestali per Stazione cosa possono fare?).
3 - è venuto meno persino quel minimo di spirito civico per cui un cittadino qualsiasi, vedendo un incendio, si prendeva il fastidio di telefonare alle autorità competenti... l'incendio del Bosco Vaccarizzo era visibilissimo non solo da tutto l'abitato di Carbone, ma anche da quello di Latronico, eppure sono passate ore prima che qualcuno (io, telefonando da 12 Km di distanza in linea d'aria) allertasse la Centrale.
Non so se sia stanchezza, menefreghismo, assuefazione, scoraggiamento, sfiducia nelle istituzioni o forse troppa fiducia, per cui i cittadini si aspettano che le istituzioni risolvano tutti i problemi per loro...

C'è di che meditare.

mercoledì 26 settembre 2007

Cinghiali: un'altra via è possibile

Mentre nel Parco nazionale del Pollino, si è scelta la via dell'abbattimento "selettivo", a beneficio di una casta di privilegiati "cacciatori" scelti dall'Ente Parco, attraverso un concorso, nel piccolo Parco Regionali delle Dolomiti Lucane, è stata fatta una scelta POLITICA DIVERSA. Questa soluzione da opportunità ad agricoltori residenti nel Parco di beneficiare della RISORSA SELVAGGINA in esubero o dannosa.

All'abbattimento "selettivo" nel POLLINO possono partecipare solo cacciatori con licenza di caccia e carabina. Io AGRICOLTORE E OBIETTORE di coscienza posso stare solo a guardare.

Il disturbo alla fauna selvatica (capriolo, cervo, ecc.) sarà notevole.

Il disturbo e il danno di immagine del Parco (già molto compromessa) nei confronti dei visitarori sarà elevatissimo!

I POLITICI LUCANI succubi della "incompetente" gestione FINO del Parco Pollino, allora non ebbero nulla da eccepire.

Di seguito, per completezza di informazione l'Avviso Pubblico dell'Ente Parco Gallipoli-Cognato Dolomiti Lucane

AVVISO

Per la costituzione dell’elenco degli OPERATORI AGRICOLI Autorizzati alla costruzione – conduzione di recinti di Cattura cinghiali in aree agricole di proprieta’

ENTE PARCO REGIONALE
GALLIPOLI COGNATO PICCOLE DOLOMITI LUCANE
Località Palazzo – Casella Postale
75011 ACCETTURA
Tel/Fax 0835675015
e.mail: info@parcogallipolicognato.it

AVVISO PUBBLICO
PER LA COSTITUZIONE DELL’ELENCO DEGLI OPERATORI AGRICOLI
AUTORIZZATI ALLA COSTRUZIONE – CONDUZIONE DI RECINTI DI
CATTURA CINGHIALI IN AREE AGRICOLE DI PROPRIETA’

Questo Ente nell’ambito della propria campagna di prevenzione dei danni provocati dalla fauna
selvatica alle colture agrarie ed in attuazione del "Piano di gestione del cinghiale nel Parco
Regionale di Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane" approvato con Delibera G. R. n°1771
del 30.08.2005, intende costituire apposito elenco dei soggetti autorizzati alla costituzione –
conduzione di recinti di cattura cinghiali in aree agricole di proprietà privata.

ISCRIZIONE ALL'ELENCO DEI SOGGETTI AUTORIZZATI ALLA CONDUZIONE
DELLE UNITÀ DI CATTURA IN AREE AGRICOLE DI PROPRIETA’
Possono essere autorizzati a detenere una o più unità di cattura i seguenti soggetti:
• proprietari e/o conduttori di fondi agricoli, purché espressamente autorizzati dai proprietari.
• allevatori –– aziende faunistiche ed agrifaunistiche venatorie, che siano proprietari o
conduttori di fondi purché espressamente autorizzati dai proprietari,
Sulla base dei criteri di cui sopra e delle domande pervenute, l’Ente Parco predisporrà una
graduatoria e ne darà comunicazione ufficiale ai soggetti autorizzati.
L’albo dei soggetti autorizzati sarà, altresì, affissa all’albo dell’Ente Parco, negli albi pretori dei
Comuni del Parco e sul sito internet www.parcogallipolicognato.it.
Il presente avviso non ha scadenza, l’elenco sarà aggiornato ad ogni richiesta pervenuta.

CARATTERISTICHE DELLE STRUTTURE E MODALITA’ DI GESTIONE
Tutte le operazioni di cattura devono essere eseguite secondo quanto predisposto dal piano di
gestione del cinghiale in area Parco e specifico disciplinare, sotto la Direzione dell’Ente, nei siti e
nelle date concordati, e sotto il diretto coordinamento del Responsabile dell’Ente e la sorveglianza
delle Guardia Provinciali e del CFS.
• Le catture vengono effettuate tramite apposite trappole (chiusini) permanenti o temporanee,
fisse o mobili, per catture singole o collettive, eventualmente dotate di schermatura parziale
o totale, realizzate secondo le modalità, i materiali, ed i modelli prescritti ed indicati da
specifico disciplinare elaborato e disponibile presso l’Ente Parco.
• l’acquisto dei materiali, la costruzione, la messa in opera, la gestione delle unità di
cattura è da intendersi totalmente a carico dei soggetti autorizzati,
• I soggetti autorizzati operano in conformità al disciplinare e ad un calendario predisposto
dall’Ente Parco.
• Il calendario, redatto sulla base degli obiettivi fissati dal piano di gestione è definito per un
periodo almeno trimestrale, stabilendo i siti e i periodi di cattura, che possono essere
eccezionalmente modificati dopo comunicazione scritta all’Ente almeno 5 giorni prima,
• Le operazioni di cattura sono coordinate dal responsabile designato dall’Ente,
• Alla gestione e conduzione delle unità e attività di cattura può collaborare esclusivamente
personale che faccia richiesta e venga autorizzato dal Parco.
• In caso di cattura di uno o più individui di cinghiale i soggetti autorizzati devono avvisare
tempestivamente il Responsabile dell’Ente Parco, nel caso questo non sia reperibile, gli altri
soggetti ufficialmente nominati dall’Ente.
• I soggetti autorizzati sono responsabili del funzionamento, della manutenzione e
dell’integrità delle unità di cattura registrate per la cui gestione è stato autorizzato,
• ogni unità di cattura verrà registrata in un apposito elenco redatto dall'Ente e contrassegnata
mediante l’affissione di una targa del Parco contenente un numero inamovibile di
identificazione.

DESTINAZIONE DEI CAPI CATTURATI
• i conduttori autorizzati, fermo restando quando previsto dal regolamento del cinghiale nel Parco e
dallo specifico disciplinare, entrano in pieno possesso degli animali catturati riconoscendo all’Ente
Parco un importo pari a € 20,00 per ogni cinghiale catturato a partire dal 30° capo catturato.
• Fermo restando quanto previsto dalle normative vigenti in materia, gli esemplari di cinghiale
catturati possono essere, abbattuti in loco o trasferiti.
• il trasferimento di esemplari vivi, ai sensi delle vigenti norme, è possibile nell’ambito dei
programmi di commercializzazione attivati dai conduttori dei recinti, con esclusione di quelli
finalizzati al ripopolamento introduzione reintroduzione in tutto il territorio libero italiano.
• Gli animali catturati, possono essere destinati a specifiche aziende iscritte ad apposito albo
elaborato dal Parco.
• La cessione – consegna – trasporto degli animali alle aziende acquirenti, sarà regolamentata da
specifico disciplinare.
• Il trasporto deve avvenire con mezzo autorizzato ai sensi del D.P.R. 320/54 e nel rispetto della
normativa sul benessere animale.
• In caso di cinghiale abbattuto nelle unità di cattura, destinato al consumo familiare, (fermo restando
quando previsto dalle normative vigenti, dal regolamento del cinghiale nel Parco e specifico
disciplinare), il conduttore deve, entro 12 ore dall’abbattimento sottoporre la carcassa con annessi i
visceri toracici, fegato e milza ad ispezione veterinaria.

Art - Abbattimento in loco dei cinghiali catturati.
L’abbattimento in loco dei cinghiali catturati può essere effettuato da:
1. personale tecnico-faunistico dipendente dell’Ente,
2. personale di vigilanza delle Province,
3. corpo Forestale dello Stato,
4. conduttori e proprietari dei fondi in possesso di regolar porto d’armi per uso caccia, espressamente
autorizzati dall’Ente Parco.
5. personale ausiliario esterno ("selecontrollori”) ammesso a seguito della partecipazione ad uno
specifico corso ed al superamento di un esame finale, all’Albo dei selecontrollori dell’Ente Parco o
di altro Ente pubblico come specificato dal disciplinare elaborato e disponibile presso l’Ente Parco.

Art - Modalità di domanda
I soggetti interessati dovranno far pervenire domanda a mezzo di raccomandata del servizio postale
o consegna a mano al seguente indirizzo: Ente Parco Gallipoli Cognato Piccole Dolomiti Lucane –
località palazzo snc – 75011 Accettura (MT).
La domanda, redatta in carta semplice, dovrà contenere la richiesta di
partecipazione alle operazioni di contenimento della popolazione di cinghiale nel Parco, contenente
le dichiarazioni attestanti le generalità del richiedente o del legale rappresentante, la superficie e
l’ubicazione dei terreni, il titolo del possesso indicare se si tratta di beni in proprietà, in affitto, in
usufrutto o altro diritto reale ecc.
La domanda deve essere corredata da copia fotostatica di un documento di identità del/i
sottoscrittore/i.
Il presente avviso, il piano di gestione del cinghiale, le graduatorie sono consultabili presso la sede
dell’Ente Parco e sul sito internet www.parcogallipolicognato.it.
Il presente avviso sarà, altresì, divulgato mediante pubblicazione all’Albo dell’Ente Parco, all’Albo
Pretorio di tutti i Comuni del Parco.

Il Responsabile per l’attuazione
del Piano di Gestione faunistica
(Dott. Marco DELORENZO)

mercoledì 5 settembre 2007

Incendi: Nessuno si dimette!?

E' appena finita l'estate rovente... SPERIAMO. Gli incendi hanno percorso ettari ed ettari di foreste, macchie mediterranea, rimboschimenti, steppe, ginestreti, pascoli pascolati e pascoli abbandonati. Le vittime umane non "professionali" sono state, guarda un pò, turisti e addetti a servizi turistici (agriturismo), quasi a ricordarci il legame intimo tra natura e turismo.

Ma nessuno si è assunto responsabilità, politiche, istituzionali, professionali che siano, ammettendo la sconfitta e l'inefficienza dei sistemi di prevenzione che in qualche modo gli competono.

Qui di seguito il decalogo "antincendio" a cura del COMITATO PARCHI E RISERVE , che tutti i nostri "capi" dovrebbero conoscere e se non condiviso comunque farci conoscere le loro "ricette". Ma non credo che si siano messi mai a studiarne una...

IL DECALOGO DIMENTICATO
1 ) Il mito della “ legge toccasana ”
Ogni volta che esplode un problema, nel Paese “culla del diritto” (un diritto che a volte pare addormentato nella culla) tutti invocano una nuova legge che risolverà tutto. Pochi pensano ad applicare, intanto, le norme esistenti. Un’inchiesta di qualche anno fa rivelò che l’80% delle leggi ambientali restava disapplicato. Da allora è cambiato qualcosa?
2 ) La sindrome del “ bosco – giardinetto ”
Dopo il fuoco, si riaccende l’idea che il bosco non va lasciato in pace, ma pulito, decespugliato, liberato dei rami e dei tronchi caduti… Ma qualcuno ha provato a fare un raffronto tra un bosco “pulito” e la vera foresta? In questa c’è la vita, i muschi abbondano e l’umidità del sottobosco non solo è doppia, ma si conserva anche in piena estate.
3 ) La coniferòsi acuta
A guardarsi attorno, si direbbe si debba rimboschire solo a conifere, che con la resina e la lettiera di aghi secchi sembrano esca ideale per il fuoco. Inoltre ad abbassare le falde idriche ha pensato l’eucaliptomanìa dilagante. Le conifere costituiscono ottime specie preparatorie, ma non andrebbero poi diradate per aprire spazio alle latifoglie in arrivo?
4 ) La devoluzione comunarda
Tutte le competenze sono reclamate dai comuni, o vengono loro rifilate disinvoltamente, mentre imperversano i tagli finanziari. Su oltre 10 mila comuni, sembra che appena 42 avessero in regola il catasto dei terreni bruciati… Chi li controllava? E chi ha mai visto una concessione edilizia rigorosamente rifiutata a causa del fuoco?
5 ) Localismo e interesse generale
Alcuni accusano certi comuni di favorire una edilizia eccessiva per introitare gli oneri di urbanizzazione. Altri evocano il cosiddetto “indice di parentelizzazione” assai elevato nei piccoli centri, per cui non si dice mai di no a cugini o nipoti… Ma un importante patrimonio collettivo non può essere difeso solo alla giornata, da piccoli interessi locali.
6 ) Deficit etico e culturale
Dov’è finita la vecchia, cara educazione civica? Chi spiega ai giovani il significato della natura e del bosco? (intendiamo la foresta vera, non il “bosco-stecchino” supersfruttato, e valutato solo in metri cubi per far soldi). Ogni scuola non potrebbe “adottare” e difendere la selva più vicina? Non abbiamo bisogno di una nuova cultura ed etica del bosco?
7 ) Prevenire, anziché spegnere il fuoco
Quando l’incendio scoppia, se non si interviene subito sono guai. Sono allora essenziali la torre di controllo o il telerilevamento, il collegamento SOS e l’allarme immediato, il volontariato attivo e il controllo sociale… E naturalmente l’elicottero pronto a partire (altrimenti più tardi dovrà intervenire il Canadair). Siamo sicuri che avvenga tutto questo?

8 ) Prescrizioni prima del fuoco
Preventivamente si può fare molto di più. Non rifiuti sparsi con bottiglie che diventano “lenti ustorie”, ma aree di sosta fuori dal bosco, ben controllate. Non striscie tagliafuoco (“cesse”), ma chiusura delle troppe piste di penetrazione forestale. Non chiacchiere, ma tabelloni indicatori del grado di pericolo incendio (come negli USA). E occhi aperti!
9) Prescrizioni dopo il fuoco
Considerate le matrici evidenti dell’inferno estivo (edilizia, pascolo, cantieri di rimboschimento e via dicendo) il rimedio è semplice. Divieto assoluto e prolungato di costruire, urbanizzare, pascolare, cacciare e rimboschire. Recintare e/o segnalare subito le aree percorse dal fuoco, e poi lasciarle in pace. In pochi anni, la natura farà il resto.
10) Ammortizzatori sociali
Accanto a demenziali piromani (pochi) e farabutti incendiari (parecchi) vi sono anche poveri disperati e diseredati alla ricerca di sopravvivenza (molti). Offrire a tutti un’occupazione temporanea, almeno estiva: con lavori agroforestali seri, ma solo nelle zone non colpite, come premio di qualità ambientale. Verso quei Comuni indirizzare finanziamenti speciali.

NOTA: Questo Decalogo è semplice, ma resterà in gran parte inascoltato. Così come cadranno nel vuoto altri vecchi avvertimenti, ribaditi più volte ma senza alcun frutto. Per esempio, attribuire ai Parchi Naturali il controllo sul Catasto dei Comuni. Oppure, verificare chi ha acquistato, e quando, i terreni oggetto di frenesia edificatoria. Già nel lontano 1990 scrivevamo su un periodico ambientalista: “Il famoso articolo 9 della legge n. 47 del 1° marzo 1975 è ben chiaro, e stabilisce che le zone “danneggiate”dalle fiamme non possono avere “destinazione diversa”, escludendo quindi la loro edificabilità. Ma viene veramente applicato? A distanza di anni, chi controlla davvero dov’era passato l’incendio? Chi conosce casi di concessioni edilizie rifiutate in base a questa disposizione? Forse non sarebbe male che il Governo provvedesse ad istituire un catasto nazionale (sottolineiamo: governo, catasto e nazionale) dei territori percorsi dal fuoco dal 1975 in poi”. Sono passati ormai oltre tre lustri, è venuta una nuova “legge toccasana”, si sono succeduti molti ministri dell’ambiente… Ma siamo sicuri che qualcosa sia davvero cambiato?
Franco Tassi - Roma
natura@comitatoparchi.it www.comitatoparchi.it
COMITATO PARCHI - Comunicato stampa n. 29 -ALLEGATO / settembre 2007

venerdì 3 agosto 2007

Non solo incendi

L’Associazione Culturale “Viaggiare nel Pollino” condivide le preoccupazioni manifestate sulla stampa, sullo lo stato di carenza dei servizi pubblici nel Parco (rifugi, sentieristica, musei e centri visite) che hanno toccato negli ultimi anni livelli degni neanche di un paese del terzo mondo.I gravissimi attentati all’ambiente che hanno distrutto migliaia di ettari di bosco, fonte di notevole attrazione turistica, sono il segno di una incapacità delle amministrazioni locali, regionali e nazionali di avviare una seria attività di prevenzione, controllo e repressione degli incendi che potrebbe coinvolgere anche il mondo del volontariato fino ad oggi del tutto ignorato. Nonostante questo l’Associazione Culturale “Viaggiare nel Pollino”, onde evitare eccessive ripercussioni negative sull’andamento della stagione turistica, invita i mass-media a non dimenticare che, a fronte di qualche rifugio chiuso, nel Parco nazionale del Pollino esistono 115 strutture ricettive private, funzionanti, capaci di offrire accogliente ospitalità, informazioni turistiche, servizi navetta, animazione per tutte le tasche e oltre 45 esperte Guide Ufficiali del Parco che organizzano escursioni, arrampicate, gite a cavallo, in bicicletta, rafting ed altri numerosi e qualificati servizi. Inoltre seppur vero che l’ondata d’incendi ha avuto un carattere catastrofico nelle aree interessate, il Parco del Pollino è ancora un’area dal notevole interesse culturale, paesaggistico e naturalistico, con km di sentieri da percorrere in territori di incomparabile bellezza. Invitiamo di conseguenza i mass-media a sostenere con la dovuta e corretta informazione, l’immagine di un Pollino come meta turistica di eccellenza, in tutta sicurezza, senza rischi per l’incolumità dei visitatori.

giovedì 2 agosto 2007

Turismo nel Pollino: una realtà!

Intervento di Cosenza Giuseppe al WORKSHOP dell’azienda Promozione Turistica di Basilicata a Rotonda del 20 febbraio 2006.


Comparazione dati statistici presenze e ricettività turistica area Maratea e Pollino. Dati ufficiali dell’AZIENDA PROMOZIONE TURISTICA BASILICATA

AREA TURISTICA MARATEA - POLLINO

ARRIVI 44.983 - 43.442
PRESENZE 186.516 - 89.162
MEDIA SOGGIORNO 4,14 - 2,05
POSTI LETTO 3.411 - 2.524
NUMERO ESERCIZI 37 - 115
MEDIA POSTI LETTO PER ESERCIZIO 92 - 22
NUMERO GIORNI UTILIZZAZIONE POSTO LETTO 54 - 35
STIMA PRODOTTO LORDO 11.190.960 - 3.566.480
STIMA NUMERO ADDETTI FISSI 111 - 345

Dati significativi
Il Reddito a Maratea è concentrato in pochi proprietari/titolari delle strutture mentre sul Pollino il turismo si distribuisce tra 115 esercizi, quindi è portatore di sviluppo diffuso. La gestione è pressocchè familiare, quindi ai 115 esercizi corrispondo 115 famiglie. Queste famiglie chiaramente hanno bisogno di altri addetti, soprattutto nei periodi di punta, per cui contribuiscono alla integrazione del reddito di altre famiglie.
Probabilmente i componenti di una famiglia che coadiuvano alla gestione dell’esercizio dal punto di vista statistico non sono ufficialmente assunti quindi risultano essere disoccupati. Nonostante quindi un dato statistico queste stesse persone si sentono impegnate nella gestione di un azienda familiare per cui non cercano o non hanno bisogno di altra occupazione.
Grazie alla gestione familiare questo tipo di esercizi non produce durante la bassa stagione disoccupazione temporanea, licenziamenti stagionali, ricerca di nuova occupazione, emigrazione.
In sintesi gli addetti nel settore turistico del Pollino rappresentano un freno vero all’emigrazione e allo spopolamento del territorio. Non disturbano i politici in quanto non rivendicano e non chiedono occupazione, diritti sindacali, ammortizzatori sociali. La loro “giovinezza”, la mancanza di esperienza e la frammentazione del territorio non ha permesso la creazione di una “coscienza di classe”, per non parlare dell’assenza politica di rappresentanze sindacali di categoria. Politici e sindacalisti sono molto più attenti alle categorie storiche di lavoratori (operai, edili, agricoltori, “disoccupati”) e trascurano questi piccoli imprenditori di “frontiera” che rapprendano il nuovo proletariato del XXI secolo, la resistenza estrema allo spopolamento della montagna.
Giorni di permanenza
Un dato che salta subito all’occhio è la durata di un soggiorno. A Maratea dura 4 giorni sul Pollino esattamente la metà. Ovviamente Maratea è soprattutto una meta di balneazione per cui un turista si ferma per un soggiorno piuttosto lungo.
Ma come mai un territorio così ricco di risorse ambientali, paesaggistiche, storiche, culturali, monumentali e con un alto grado di scolarizzazione (vedi recenti statiche sull’abbandono scolastico) non riesce a mettere in moto una rete di servizi che attrae e TRATTIENE i turisti? Se si riuscisse ad allungare il soggiorno di 1 solo giorno si avrebbe l’utilizzazione di un posto letto passerebbe da 35 a 51, e il “PIL” passerebbe da 3.566.480 a 5.213.040 e così via...
Cercare di incrementare il numero di arrivi significa che le strutture sarebbero insufficienti nei periodi di punta, sarebbero sotto utilizzate (affittare un letto per soli 35 giorni su 365 è veramente poco) mentre invece la chiave del successo è incrementare la permanenza, allungare il soggiorno, offrire servizi collegati tra diverse aree della Basilicata.

Per realizzare l’animazione e i servizi bisogna però impiegare persone capaci, competenti e motivate.
A questo punto mi presento. Chiedo scusa se parlo di me, ma non posso coinvolgere terze persone, ma credo in qualche modo di rappresentare una realtà e soprattutto forse rappresento quelli che dalla Basilicata se ne sono scappati.

Mi chiamo Giuseppe Cosenza, ho 40 anni.
Sono laureato in Agraria, sono abilitato all’insegnamento di geografia alle scuole superiori, sono guida ufficiale del Parco, guida escursionistica ambientale della regione Basilicata, educatore ambientale, parlo inglese, ho fatto 3 mesi di esperienza in Inghilterra in una riserva naturale, ho lavorato in Umbria in diverse aree protette.
Cosa faccio per vivere sul Pollino.
Faccio la guida, accompagnando scuole, turisti italiani e stranieri (l’anno scorso anche giapponesi). Soprattutto lavoro con gruppi a cui faccio programmi che durano almeno una settimana, ma potrei anche farli restare 2 settimane allargandomi al di fuori del Pollino.
Sono titolare dell’agriturismo, che io chiamo simpaticamente il più piccolo del mondo (4 posti), dove ho avuto quest’anno 58 arrivi, 180 presenze che significa un soggiorno medio di 3 giorni: 1 più della media. Considerando che spesso mi chiedono di fermarsi un solo giorno il dato è ancora più positivo perché si fermano 3.
Per rendere “competitiva” la mia attività faccio tutto da solo: accompagno i turisti, preparo la colazione, lavo i piatti, rifaccio le camere, la manutenzione della struttura, l’agricoltore, curo un sito web del Pollino, faccio il grafico e il fotografo digitale, scrivo articoli, partecipo a fiere, convegni, conferenze, accompagno giornalisti, progetto tour sul Pollino e in Basilicata, per me e altre agenzie.
Addirittura quando vado a visitare un museo o un area archeologica, non solo per miei interessi culturali, ma anche per inserirlo in programmi mi fanno pagare il biglietto di ingresso.
Il fatto che a tutte le fiere turistiche a parlare di Pollino e Basilicata ci siano andati funzionari vari e politici, il Presidente del Parco con la sua grande corte (forse voleva rappresentare i fasti di Federico II) mentre io (o altre persone come me) erano a casa a lavare le tazze non ci avete fatto una bella figura.
Nel 2002 ad una fiera a Genova c’era uno stand del Pollino TOTALMENTE vuoto e io ero ben pagato in quello di fronte a promuovere la Provincia di Perugia. In quella della Basilicata ci sarei venuto anche gratis.
Il fatto che con centri visite chiusi, sentieri non segnati, percorsi da valorizzare, animazioni da fare, turisti che non sanno dove andare, turisti che si perdono, materiali pubblicitari inadeguati io, o altri “giovani” come me, per campare in Basilicata debbano stare a casa a lavare le tazze oppure debbano emigrare per avere soddisfazioni non solo economiche dovrebbe far vergognare chi ci governa.
Spesso i musei, i centri visite, gli uffici informazioni e tutti gli altri posti strategici per fare comunicazione e animazione turistica sono affidati a persone che (a volte anche mal pagati e sfruttati) più di dire “vai di qua”, “vai di là” e darti del materiale non sanno fare, peggio ancora non sanno nulla del monumento del territorio o della storia di cui sono custodi.
Il Pollino e la Basilicata è un territorio che ha un patrimonio sentieristico notevole, ma la sentieristica non è segnata, è trascurata o è fatta male perché non è stata affidata a persone competenti.
Ma per evitare di personalizzare la questione, volevo farvi l’esempio umano di un Giovane zampognaro di Terranova di Pollino. Questo insieme ad altri ha portato la nostra cultura in Italia e nel Mondo. La cultura della Zampogna e della tarantella attira centinaia di persone che vengono in vacanza qui sul Pollino. Tengono vive le feste tradizionali. Li trovi che suonano gratis ad Accettura, Teana, Rotonda, Aliano, ecc. Ma quando ci sono i soldi si preferisce far suonare pseudoartisti come dj Francesco, Cremonini. C’è una media di un museo della civiltà contadina, per comune in Basilicata e non avete pensato di aprire un museo della zampogna a San Costantino albanese che è l’ultimo paese albanese ad avere due zampognari, uno le costruisce e l’altro è addirittura docente di etnomusicologia a Milano. Tolto questo datemi un buon motivo per portare un turista in visita a San Costantino Albanese.
Ma adesso c’è l’aspetto tragico. A settembre a Terranova ho incontrato uno di questi zampognari e mi dice che stava partendo. Andava a FARE IL BIDELLO A BRESCIA!!!!!! Voi lasciate che i nostri ARTISTI e custodi della tradizione vadano a fare i BIDELLI nel Nord: che affare!

[youtube]http://it.youtube.com/watch?v=OnjwsmL2fPU[/youtube]

Quindi concludo con alcune domande:
1) dove siete stati in questi anni che avete lasciato noi e il Pollino nelle mani di questo presidente del Parco la sua famiglia e stretti conoscenti?
2) Lo sapete che il sottoscritto per aver criticato la gestione del Parco non è stato inserito tra le strutture turistiche nel sito dell’Ente?
3) La smetterete di considerare il turismo come un fatto accessorio e secondario?
4) Vi attiverete per mettere in piedi una serie di servizi che siano gestiti da chi lo sa fare?
5) È vero che per aprire un INFOPOINT bisogna pagare una tassa all’APT?
6) Vi metterete nei panni di un turista per capire quali sono i problemi per la fruizione di questo territorio?
7) Visto che io per SOPRAVVIVERE in Basilicata mi sono dovuto dotare di tutta una serie di competenze e titoli, pretenderete lo stesso a chi svolgerà ruoli dirigenziali negli enti che si occupano di turismo e gestione del territorio, come l’Ente Parco o farete in modo che il Parco sia amministrato anche questa volta da un politico trombato?
8 ) Ritenete veramente che la via per incrementare l’occupazione dei giovani, soprattutto dei cervelli, possa essere mandarli a raccogliere biomasse per la centrale del mercure, fare scarpe nel calzaturificio della perla del mediterraneo, lavare i gabinetti a piano visitone e pedarreto, asfaltare strade di montagna, cementare fiumi?
9) Veramente credete che i nostri villaggi si salvano dallo spopolamento promuovendo attività industriali?
10) Pensate davvero che una regione nella quale è impossibile programmare un viaggio tramite mezzo pubblico possa veder sviluppare il turismo giovanile?

APPROFONDIMENTI

Estratto dal “RAPPORTO SUL TURISMO ITALIANO” a cura della società Mercuri srl

Anno 2005

Demografia
Gli anziani di età superiore rappresentano il 21% ma supera il 30% nei comuni più interni. Il reddito procapite è superiore al contesto allargato grazie alla vivacità del settore turistico.
L’invecchiamento della popolazione determina una scarsità di risorse umane giovani che rende più difficile l’avvio di processi di sviluppo innovativi

Accessibilità
Dipende essenzialmente dalla rete stradale. Il territorio è sprovvisto di adeguate reti e servizi di trasporto in grado di collegare l’area del Parco con le stazioni ferroviarie e le aerostazioni, nonché interconnettere i centri più importanti del Parco.
Il sistema viario presenta uno scarso grado di manutenzione. Il mezzo di trasporto più utilizzato è l’automobile. La segnaletica di pericolo, prescrizione e indicazione si presenta disomogenea da comune a comune, incoerente, degradata nei materiali.

Attrattori ambientali
La fruizione di queste risorse dipende dalla rete sentieristica. Il Pollino non è dotato di sentieri adeguatamente mantenuti e segnalati e in alcuni casi esistono sovrapposizioni di segnavie ufficiali e “fai da te”. La scarsa manutenzione rende alcuni percorsi non distinguibili e le carte sentieristiche sono poco affidabili. Queste rende difficile la possibilità di muoversi in autonomia.

Eventi
Sono concentrati tra maggio e agosto...

Centri visite
Aperti nei giorni feriali.
Dovrebbero dare servizi e informazioni per la fruizione del parco. Servizi e attività di educazione e didattica ambientale, collaborazione, assistenza monitoraggio e tutela del parco. Servizi di accoglienza. Sono affidati agli LSU.

Trend turistico
Evidenzia un trend di crescita dell’offerta. Ma il movimento turistico è sottostimato dai dati ufficiali da una parte perché non tutte le strutture ricettive comunicano i propri dati, dall’altra per l’incidenza che le seconde case possono avere sul totale dei residenti.

Le proposte del TCI

AMBITO INTERVENTI PROPOSTI
Accessibilità mobilità reti di trasporto
Riqualificazione e valorizzazione ambientale dell’autostrada A3
Interventi di manutenzione stradale
Recupero della linea ferroviaria Lagonegro - Castrovillari
Recupero delle stazioni come porte di accesso al parco
Miglioramento della segnaletica di preavviso e direzione
Pianificazione della segnaletica turistica
Monitoraggio e regolamentazione della segnaletica commerciale
Predisposizione di reti di collegamento tra diversi punti del parco nei periodi maggiore affluenza
Ricettività Creazione di un sistema di rilevazione dei flussi che consenta di monitorare il movimento turistico del parco
Apertura dei rifugi e riqualificazione degli stessi come punto di partenza per attività legate alle risorse naturali del parco
Risorse, fruizione, servizi Adeguamento della rete sentieristica
Predisposizione di carte dei sentieri
Creazione di network tra le strutture e gli altri soggetti che operano nel parco (guide, ass. sportive, società di noleggio, etc.)

PROMOZIONE
Punti parco: miglioramento dell’efficienza dei servizi erogati, gestione, flessibilità dell’apertura.
Apertura estiva di punti parco presso località balneari limitrofe all’interno di campeggi e villaggi turistici.
Promozione del parco presso località balneari e gli stabilimenti termali limitrofi
Predisposizione di adeguato materiale informativo sul Parco da distribuire alle strutture ricettive.
Creazione all’interno delle strutture ricettive, di corner sul parco e vetrine dedicate alla produzione locale.
Valorizzazione delle risorse storiche, artistiche e culturali a completamento dell’offerta di natura.
Incremento della promozione turistica di manifestazioni ed eventi.
Interventi di miglioramento dei centri abitati interni al Parco (recupero di edifici, arredo urbano, segnaletica)
Rafforzamento dell’attività di incoming per promuovere il turismo nel parco formazione Monitoraggio dei fabbisogni formativi dell’area
Organizzazione di corsi di lingua per gli operatori turistici.

martedì 31 luglio 2007

Centrale del Mercure: le osservazioni del Sindaco di Rotonda

BOZZA DOCUMENTO CONFERENZA DEL 31.07.2007
DICHIARAZIONE DEL DR. GIOVANNI PANDOLFI, SINDACO DEL COMUNE DI ROTONDA

[youtube]http://it.youtube.com/watch?v=50utXUA5ZJo[/youtube]PREMESSO
- La Società ENEL S.p.A. ha avviato da tempo i lavori di riconversione a Biomasse della Centrale del “Mercure”, situata al confine tra le Regioni Calabria e Basilicata, nel comprensorio dei Comuni di Laino Borgo, Laino Castello, Mormanno, Papasidero, Rotonda, Viggianello, Castelluccio Inferiore e Superiore
- Le problematiche connesse all’esercizio di tale presidio produttivo, benché ubicato amministrativamente nel territorio del Comune di Laino Borgo, ricadono ed investono l’intero territorio del bacino e la totalità della popolazione residente nella Valle del Mercure
- L’infrastruttura si colloca all’interno del territorio del Parco Nazionale del Pollino, in un ambiente sottoposto a regime di vincolo, con elevata valenza paesaggistica e naturalistica
- La conformazione orogeografica del sito e i parametri idrometrici e igrometrici dell’area generano perplessità sull’efficace dispersione in atmosfera dei residui di combustione
- Le procedure di riconversione a biomasse del presidio produttivo risultano essere state avviate dalla Società ENEL S.p.A. senza alcuna preventiva e necessaria informazione alle popolazioni e alle istituzioni locali presenti sul territorio, in ordine alla compatibilità ambientale dell’intervento e alla tutela e alla salvaguardia della salute pubblica
- Non risulta, altresì, essere stato avviato un processo di programmazione partecipata, capace di individuare strategie di sviluppo sostenibili attraverso il confronto con le comunità locali chiamate a pianificare e a condividere i processi di sviluppo del territorio, a esplicitarne gli obiettivi e a verificarne la compatibilità
- La riconversione a biomasse del presidio produttivo appare, inoltre, in evidente contrasto con lo sviluppo socio-economico del comprensorio, incentrato sulla valorizzazione dell’offerta turistica connessa alla tutela e alla fruizione delle risorse ambientali e del patrimonio naturale, paesaggistico, storico e culturale.
CONSIDERATO
- Il Comune di Rotonda aderisce al programma comunitario “Agenda 21” che si prefigge di attuare un processo attraverso il quale gli Enti Locali operano in collaborazione con tutti gli attori della comunità per perseguire la sostenibilità a livello locale, rendendo ecocompatibile lo sviluppo nei settori chiave delle attività economiche a rischio d’impatto ambientale
- L’utilizzo delle biomasse quale combustile per la produzione energetica del presidio non appare coerente con l’approccio secondo logiche di filiera che, partendo dal settore primario agroforestale, attraverso indagini preliminari circa la reale disponibilità della risorsa forestale, garantisca l’approvvigionamento della materia prima
- La Centrale, non prevedendo l’utilizzo di biomasse di origine vegetale o agricola derivanti da processi produttivi endogeni, dovrà, verosimilmente, importare dai paesi produttori legnatico e/o residui della lavorazione del legno, ad alto rendimento calorico. Tale combustibile, in considerazione della molteplice varietà e diversità della materia prima utilizzata (scarti delle industrie del legno e di attività agricole-industriali) e in considerazione dell’attuale assenza di leggi e norme specifiche che fissino dei limiti di presenza di sostanze estranee, non vegetali, dannose alla salute umana, genera ulteriori allarmi e preoccupazioni
- La combustione delle biomasse genererà abbondanti ceneri pesanti, comunque considerate “rifiuti” ai sensi della vigente normativa, che dovranno essere stoccate in sicurezza e successivamente smaltite
- Il miglior rendimento ed efficienza di utilizzo delle biomasse si realizza nella produzione d’energia termica o nei processi di cogenerazione (produzione di energia termica ed energia elettrica) ove l’energia elettrica è prodotta in stretto rapporto alla quantità di calore necessario. Poiché la produzione di calore è vincolata alle esigenze locali degli utilizzatori, e quindi, se serve, va in ogni caso ottenuta , la produzione elettrica è auspicabile solo nei limiti consentiti dalla possibilità di ottenere una cogenerazione atta a contribuire alla copertura dei carichi termici dell’impianto e del fabbisogno locale
- Il Ministro delle Attività produttive ha stabilito il diritto al risarcimento ambientale per le comunità ove risultano installate centrali elettriche con potenza nominale superiore a 300 MW. Tale compensazione, di fatto, afferma il principio, universalmente condiviso, che i processi per la produzione energetica determinano, comunque, danni all’ambiente interferendo negativamente ed irreversibilmente con il territorio, impoverendone le risorse naturali e generando rischi per la salute pubblica
- La previsione di non utilizzo delle risorse vegetali autoctone e l’assenza di una politica di forestazione produttiva, costituiscono un ulteriore punto critico connesso con l’approvvigionamento delle biomasse. Infatti, se da un lato la loro combustione sembrerebbe pareggiare il conto con la natura in termini di emissioni nocive, dall'altro tali materiali devono essere trasportati dal luogo di origine fino alla centrale di combustione. Va pertanto inserito nel calcolo l'inquinamento causato dal trasporto del materiale verso la centrale
- Il sistema necessario per accentrare grandi quantità di biomasse in un luogo implica un massiccio utilizzo di automezzi di trasporto. Quanto più aumenta la distanza tra luogo di raccolta e luogo di combustione, tanto maggiore sarà l'inquinamento indiretto prodotto per trasportare le biomasse. Il grande volume occupato dal combustibile riduce le economie di scala del trasporto costringendo ad aumentare il numero dei vettori con l’aggravio di un maggiore costo di trasporto e di una maggiore emissione totale di gas serra
RITENUTO
- La riconversione a biomasse del presidio energetico produttivo del Mercure si configura come un evidente tentativo di forzare i limiti degli ecosistemi naturali, adattandoli alle necessità delle attività economiche, evitando di affrontare il problema della limitatezza delle risorse e della capacità di carico degli ecosistemi e non garantendo la tutela delle risorse naturali e il diritto dei cittadini alla salute e alla qualità della vita
- Le modalità di esercizio del presidio pongono seri rischi per l’ambiente e l’habitat naturale del comprensorio del Parco Nazionale del Pollino
- Non vi sono ricadute positive in termini occupazionali, a breve e medio termine
- Il carico stimato dei vettori destinati al trasporto delle biomasse e la loro frequenza di flusso risultano enormemente spropositati rispetto alle dimensioni e alle caratteristiche delle arterie viarie del comprensorio, insufficienti a garantire la sicurezza e la libera circolazione dei cittadini
- Non si individua, allo stato, un processo di valorizzazione e promozione della filiera agro-forestale per l’approvvigionamento delle biomasse, da perseguire in collaborazione con le istituzioni locali e i rappresentanti del mondo agricolo e forestale. Tale azione di sostegno da un lato avrebbe minimizzato i costi di trasporto e il conseguente inquinamento ambientale prodotto dai vettori, dall’altro avrebbe prefigurato una reale alternativa di sviluppo per una specifica filiera energetica capace di abbinare ordinamenti colturali del settore primario e nella produzione di energia rinnovabile, con accesso ai cospicui incentivi previsti dalla Politica Agraria Comunitaria, il tutto con generali e diffusi vantaggi per il controllo dell’ambiente, del sistema produttivo agro-forestale e dell’economia locale
- Il Co2 prodotto dalla combustione delle biomasse non viene rigenerato nella catena ecologica del sistema per l’assenza di diffuse e specifiche coltivazioni vegetali che avrebbero potuto catalizzare il composto utilizzandolo nel processo clorofilliano
PRESO ATTO
- Della oggettiva impossibilità di avviare un confronto con le strutture ENEL e nel convincimento che l’intervento di riconversione in atto pregiudica sia l’ambiente , inteso quale risorsa naturalistica , sia la salute dei cittadini , in sinergia al Comune di Viggianello , il Comune di Rotonda con deliberazione n° 63 del 14.06.2005 nominava il Prof. Paolo Rabitti ed il dr. Felice Casson quali consulenti dell’ente per la formulazione di una relazione sulla correttezza dell’iter autorizzativo ed uno studio assimilabile alla valutazione di impatto ambientale nell’ambito della trasformazione ad energia a biomasse della Centrale già termoelettrica del <Mercure>
- Le discrasie evidenziate dalla <relazione Rabitti-Casson> e le iniziative dell’Autorità Giudiziaria hanno indotto ENEL a richiedere la valutazione di incidenza ambientale alla Regione Calabria che rilasciava atto di assenso
- Detto atto sia formalmente quanto sostanzialmente è da ritenersi illegittimo , fondandosi su una erronea rappresentazione dei dati progettuali , tanto da indurre il WWF ITALIA e LEGAMBIENTE a ricorrere al TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE per la Calabria ; ricorso cui hanno aderito con formali deliberati sia il Comune di Rotonda che di Viggianello
CONSTATATO
- L’esame del progetto trasmesso da ENEL ai fini della valutazione di incidenza ambientale non fuga bensì accentua perplessità e sospetti; i dati su cui esso si fonda sono verosimilmente falsati. Al riguardo sorprende che i professionisti incaricati della predisposizione degli studi ( tecnici ed ambientali ) siano tutti estranei al territorio . Ragion per cui detti studi sono evidentemente elaborazioni astratte, asettiche e fondate su presupposti di fatto non coerenti con la realtà ; chiunque avesse avuto conoscenza del territorio avrebbe saputo che :
a) il presidio produttivo non è in esercizio da decenni per cui non si può assumere come valore comparativo dell’inquinamento prodotto quello che è dato constatare laddove gli impianti sono in esercizio - tanto sia per le emissioni in atmosfera quanto per la quantità di calore apportata con lo scarico circa il funzionamento ad olio –
b) le biomasse nella quantità necessaria per la potenza nominale installata non sono rinvenibili non solo nel territorio inteso come comprensorio ma neanche nell’area vasta Calabro-Lucana, prescindendo dal regime di tutela ambientale e ulteriormente compromessa dai recenti eventi calamitosi del luglio 2007 come l’incendio del patrimonio arboreo lungo l’asse Cerchiara di Calabria – Civita – Frascineto – Castrovillari - S.Basile – Morano – Laino Borgo - Latronico ed altri
Nello specifico :
A) A Pagina 27 della relazione tecnica a corredo del progetto di riattivazione si rileva quale quantità complessiva di biomasse da utilizzare t/anno 340.000 . E’ un dato evidente non rispondente al vero. Infatti nella centrale a biomasse sempre di proprietà ENEL di Ospitale di Cadore, della potenza nominale di 15 MGW ( dunque circa un terzo della centrale del Mercure ) la quantità di biomasse utilizzate in un anno è di 230.000 t/anno. Pertanto utilizzando una semplice proporzione per un sito della potenza di 41 MGW la quantità di biomassse necessaria è di cerca 600.000 t/anno. Questo elemento da solo illumina sul livello di approssimazione dell’ipotesi progettuale a dir poco inverosimile
B) A pagina 28 nella tabella contraddistinta dalla SIGLA 4.4.3 si ipotizza l’utilizzo di 56 vettori destinati al trasporto giornaliero delle biomasse. E’ noto che l’Enel ha attivato un procedimento ad evidenza pubblica per il conferimento della commessa di che trattasi individuando un numero di vettori pari a 93. Un ulteriore dato che testimonia come il progetto sia del tutto lontano dalla realtà.
C) Giova evidenziare – pagina 33 - che nella relazione si localizza il sito produttivo a circa 45 Km dalla stazione ferroviaria di Lagonegro. Quasi a voler far supporre che questa rappresenti un’opportunità alternativa al trasporto su strada per la veicolazione delle biomasse. Sfugge che la Stazione ferroviaria di Lagonegro è inoperante da circa 40 anni!!!!!!!!!!!
- Tutte queste <inesattezze> consentono ai tecnici di affermare - pagina 34 - che la performance ambientale a seguito della riconversione a biomasse del secondo gruppo della centrale del Mercure conduca a un netto miglioramento !!!!!!!!!!
- L’affermazione contenuta - sempre a pagina 34 - al punto 4.6.2 è paradossale sia laddove afferma l’esistenza di una risorsa locale e disponibile sia nella parte in cui ipotizza il pareggio del bilancio fra la Co2 prodotta dal processo di combustione e la Co2 assorbita per fotosintesi, durante il processo evolutivo e di accrescimento della piante precedentemente tagliate per la produzione di biomasse!!!!!!!!!
- Nell’ambito delle caratteristiche e della localizzazione del sito sfugge a chi ha elaborato la relazione che la centrale del Mercure sorge sì all’estremo Nord del compartimento geografico Calabro ma che lo stesso è area protetta nazionale con presenza di siti di interesse comunitario e di zone a protezione speciale nonché di emergenze archeologiche e paleontologiche, queste ultime a distanza di poche centinaia di metri dal sito produttivo
- Il territorio , mediante fuorvianti analisi statistiche , ( abitanti/Kmq ) è ritenuto scarsamente antropizzato : Rotonda è un villaggio , Pedali non è neppure menzionato…..non si parla di emissioni maleodoranti…….si persiste nell’indicare disponibilità di biomasse nelle aree limitrofe e adiacenti: si indichino i dati catastali dei fondi ove dette risorse sono ubicate…… l’intervento è sprovvisto di un piano economico che consenta di valutare la sostenibilità economica, con ciò intendendo non solo il profitto aziendale ma le ricadute sull’area ed i profili occupazionali…… Si tace sulle conseguenze che il presidio produttivo avrebbe sulla salute dei cittadini che vivono ed operano nelle aree adiacenti e ciò nonostante l’A.S.L. n°2 di Castrovillari – Dipartimento di Prevenzione e Igiene Pubblica – in tempi non sospetti ammonisse: “….. si ritiene inoltre necessario, considerati gli aspetti innovativi della Centrale e la scarsa letteratura scientifica in merito, la istituzione di una Commissione tecnico-scientifica, finanziata dall’ENEL con rappresentanti dell’A.S.L ed esperti di elevata professionalità (Università, Istituto Superiore della Sanità, Ministero Sanità, ecc.) con funzione di studio e monitoraggio ambientale e di ricerca epidemiologica degli effetti sulla salute dei cittadini interessati e dei lavoratori esposti. In particolare necessita studiare l’impatto ambientale legato alle emissioni e alla dispersione degli inquinanti gassosi e delle ceneri, con probabile emissioni di radioattività naturale, all’inquinamento acustico prodotto dall’impianto e dal traffico veicolare (aumentato – 90 TIR al giorno per il trasporto di 350.000 tonnellate di biomasse), all’inquinamento elettromagnetico, ecc., al fine di verificarne la corrispondenza con gli standards di accettabilità previsti dalla legislazione vigente, e individuare precocemente interventi e provvedimenti risolutivi per la riduzione dello stesso, ricercare altresì le probabili associazioni tra i diversi fattori di inquinamento ambientale ed occupazionale ed effetti sulla salute pubblica e degli addetti”:CONCLUSIONI

- Ma le censure evidenziate innanzi non devono essere fuorvianti. Il problema prima di essere burocratico è politico. Sono le comunità locali che debbono stabilire ciò che è accettabile e compatibile con le strategie di sviluppo che democraticamente hanno perseguito negli anni , con l’ideale di territorio ipotizzato. Viceversa le comunità non solo non sono state mai coinvolte nelle scelte - unilateralmente assunte da ENEL - ma nemmeno considerate per gli indennizzi previsti dalla normativa. A livello europeo le politiche energetiche si ispirano al principio di solidarietà fra i popoli nel senso che i territori provvisti di talune risorse ne consentono l’utilizzo ai territori e alla comunità che ne risultano sprovviste. Viceversa l’approvvigionamento aliunde delle biomasse realizzerebbe una sorta di politica coloniale depauperando taluni territori delle risorse naturalistiche - sol perchè dotati di una legislazione meno sensibile alla tutela dell’ambiente - a vantaggio del profitto economico di operatori radicati in territori “più evoluti”

CONSIDERAZIONI FINALI

Per tutto quanto innanzi evidenziato si chiede :
1) Coinvolgimento della ASL n. 3 del Lagonegrese competente per territorio
2) Coinvolgimento della Regione Baslicata
3) Istituzione di una Commissione tecnico-scientifica, finanziata dall’ENEL con rappresentanti dell’A.S.L ed esperti di elevata professionalità (Università, Istituto Superiore della Sanità, Ministero Sanità, membri designati dagli EE.LL.) con funzione di studio e monitoraggio ambientale e di ricerca epidemiologica degli effetti sulla salute dei cittadini interessati e dei lavoratori esposti. In particolare detta Commissione dovrà studiare l’impatto ambientale legato alle emissioni e alla dispersione degli inquinanti gassosi e delle ceneri, con probabile emissioni di radioattività naturale, l’inquinamento acustico prodotto dall’impianto e dal traffico veicolare (aumentato – 90 TIR al giorno per il trasporto di 350.000 tonnellate di biomasse), l’inquinamento elettromagnetico, al fine di verificarne la corrispondenza con gli standards di accettabilità previsti dalla legislazione vigente, e individuare precocemente interventi e provvedimenti risolutivi per la riduzione dello stesso, ricercare altresì le probabili associazioni tra i diversi fattori di inquinamento ambientale ed occupazionale ed effetti sulla salute pubblica e degli addetti. Il tutto prima che l’impianto venga messo in esercizio.

martedì 24 luglio 2007

Pollino: Rifondazione si sveglia dal letargo?

C'è un solo commento che mi viene da fare leggendo questo comunicato stampa congiunto dei segretari rinfondaroli di Matera e Potenza : ma dove siete stati negli ultimi 5 anni? Perchè non siete mai intervenuti politicamente contro la gestione Fino del Parco? Letargo?

RONF - RONF. Buonanotte, ci sentiamo fra 5 anni

P.N. POLLINO: SERVE UNA SVOLTA NELLA POLITICA COMPLESSIVA DELLE AREE PROTETTE
“Appellarsi al destino cinico e baro, affermando di essere “drammaticamente colpiti”, non è un metodo efficace per ridurre l’azione criminale dei piromani sul territorio. Né è efficace fare riferimento ad azioni repressive come fondamento rieducativo di un substrato sociale con presunte vocazioni incendiarie”. È quanto dichiarano i due segretari provinciali di Potenza e Matera della Rifondazione comunista, Paolo Pesacane e Gianni Palumbo.“Vi è invece l’urgente e improrogabile necessità di fare – affermano gli esponenti di Rifondazione – una riflessione ampia e approfondita su quanto fin’ora non è stato fatto in termini di politica di conservazione dei territori. Le aspettative nate nel comprensorio del Parco Nazionale del Pollino con la istituzione formale risalente ormai a diversi anni fa, non sono state minimamente esaudite. La storia del Parco ci racconta del classico “carrozzone” incapace di custodire il territorio. Si perché di questo si tratta: custodire il territorio con i propri pregi paesaggistici-artistici-naturalistici senza se e senza ma. Ma la storia del Parco del Pollino, come di diversi altri Parchi italiani, soprattutto del meridione, è eloquente a riguardo e ci rivela, senza troppi tentennamenti, che la burocratizzazione dell’ennesimo ente pubblico, a sfavore di un’azione coesa alla tutela del bene comune per secoli tramandata da numerose generazioni, è dannosa specie se figlia di gestioni generate dalla spartizione politica da manuale Cencelli come il più delle volte accade per le nomine nei Parchi. E’ chiaro e scontato che – concludono Pesacane e Palumbo – le azioni criminali devono essere condannate senza esitazioni, ma occorrerebbe parallelamente cambiare il corso della storia del Parco del Pollino, altrimenti si rischierà di tornare indietro nel tempo, con le popolazioni che non avranno più voglia di un’idea di sviluppo non solo insostenibile, ma che è semplicemente la circostanza blasonata per pochi eletti di mostrarsi senza sostanza e non il modo condiviso di sperimentare una nuova pratica di vivere il territorio, conservandolo”.

mercoledì 13 giugno 2007

Religiosità degli alberi sempreverdi in Basilicata

Abete biancoL’Abete Bianco (Abies alba) vive, misto al faggio, in estese foreste nel versante nord orientale del Pollino, sopravvissute ai massicci tagli dei primi decenni del XX sec., habitat del rarissimo Picchio Nero, presenta pochi altri nuclei relitti nella provincia di Potenza.

L’Agrifoglio (Ilex aquifolium, detto “fruscio”, cioè rumore, forse per la consistenza coriacea delle foglie), nonostante sia generalmente ridotto a pochi esemplari sparsi nel sottobosco di cerro, forma in alcune zone piccole selve compatte spinose ed impenetrabili (il girone dantesco dei suicidi), relitti paesaggistici di epoca Terziaria.

Giovani esemplari di queste due specie vengono utilizzate dai Lucani delle montagne della Basilicata come “cima” nei riti arborei, mentre piccoli rami frondosi di abete vengono scambiati, offerti e utilizzati come ornamenti in occasione della festa della Madonna di Pollino, forse retaggio simbolico benaugurale della rinascita primaverile della vegetazione.
Lorica solareIl Pino Loricato (Pinus leucodermis), è un “fossile vivente” che in Italia vive solo nel Parco del Pollino, sui terreni più aridi e climaticamente difficili dagli 800 ai 2200 metri di quota. Proprio alle quote superiori, gli esemplari millenari, spettacolarmente contorti dagli accidenti climatici, formano un paesaggio unico in Italia. Biagio Longo, un emerito botanico di Laino Borgo nel Pollino, ispirato dalla somiglianza della corteccia di questi con la lorica (corazza) dei soldati romani delle rappresentazioni religiose della Passione di Cristo, per primo nel 1905 lo denominò “Loricato”. Lunghe schegge, ricavate dal legno di questa specie, venivano offerte come lumini votivi per la venerazione dei santi nelle chiese e nei santuari di montagna.

Infine il Tasso (Taxus baccata), del quale non c’è memoria di un utilizzo religioso, velenoso e raro, vive nascosto nell’ombra delle faggete più remote, alle quali conferisce un’atmosfera magica e arcaica.

sabato 5 maggio 2007

Commissariamento politico

La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) - Coordinamento territoriale di Associazioni, Movimenti, Comitati e Cittadini – dichiara la propria insoddisfazione per la nomina di Domenico Pappaterra a Commissario del Parco Nazionale del Pollino. Visti i risultati, non c’è più alcun dubbio che il Ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, nominando un esponente locale e non invece personalità esterne dotate di professionalità e capacità in campo della conservazione della natura– in questa occasione - ha ceduto alle pressioni e al ricatto delle Regioni, che ora dovranno esprimere, come pura formalità, il loro parere di rito. Ancora una volta si è operato nel segno della continuità con la disastrosa gestione Fino e giammai per l’auspicata discontinuità con il passato. Oltre a dare adito ad una “nuova” cattiva gestione del nuovo Ente, che nasce come frutto dei compromessi localistici a discapito delle comunità locali e dell’ambiente, tale vicenda evidenzia responsabilità che possono essere imputate alle rappresentanze istituzionali del partito dei Verdi nelle Regioni Basilicata e Calabria che sanciscono così il loro definitivo allontanamento dalle istanze provenienti dal territorio, dalle associazioni, dai movimenti e dai comitati, rimarcando così, assieme alla deriva del parco, anche il loro stato di solitudine. Ci dispiace constatare come l’appello portato avanti nei mesi scorsi dalle associazioni per mezzo della OLA sia diventato solo un pretesto per un cambio di poltrone che non garantirà per il Parco Nazionale del Pollino l’auspicato salto di qualità. L’attuale nomina non tiene infatti conto della condotta del neo-commissario durante la sua permanenza nelle passate gestioni dell’Ente ed in quanto assessore alla Regione Calabria distintosi, così come viene sottolineato sulla stampa locale, “per aver sostenuto l’ex presidente del Parco del Pollino Fino, per non aver mai assunto posizioni contrarie o critiche rispetto alla realizzazione dell’elettrodotto Laino-Rizziconi, sulla Centrale del Mercure, sul punto vendita al Santuario della Madonna delle Armi, sull’assurda riperimetrazione disegnata senza competenza che vorrebbe escludere aree di pregio come la Valle del Lao e quella del Mercure per consentire l’insediamento di impianti eolici, discariche, cave, centrali e cemento, solo per citare alcuni degli esempi”.


OLA - Organizzazione Lucana Ambientalista

Coordinamento territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini

Siteweb: www.olambientalista.it

E-mail: ola@olambientalista.it

domenica 29 aprile 2007

La pesante eredità di Fino

Il presidente del Parco Nazionale del Pollino, Francesco Fino sta finalmente per essere mandato a casa. La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) - Coordinamento territoriale di Associazioni, Movimenti, Comitati e Cittadini - attende adesso che il Ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio nomini un commissario ed amministratori del parco qualificati, all’altezza dei compiti e al di fuori della nomenclatura localistica “imposta” dalle Regioni. La partenza del presidente del Parco coincide, amaramente, con la notizia gravissima di un nuovo taglio nei boschi di San Severino Lucano e l’autorizzazione del rilascio del parere positivo all’Enel di Valutazione d’Incidenza per la riattivazione della centrale del Mercure da 40 MW (Decreto del Dirigente Generale Vicario dell’Assessorato all’Ambiente della Regione Calabria n. 536 dell’ 8.2.2007, pubblicato sul BUR Calabria del 19 marzo scorso), che dovrà bruciare biomasse vegetali reperibili dai boschi del Parco mentre sono ancora in corso indagini della magistratura e dove è forte l’opposizione delle comunità. L’Ente Parco e il presidente Fino si sono guardati bene da mostrare la benché minima opposizione a questa ennesima devastazione nel territorio. Il taglio del Bosco Magnano, la “Cortina d’Ampezzo del Pollino” ed altri boschi lucani e calabresi del parco, da quanto si apprende dal “funerario” comunicato stampa, è stato autorizzato dal piano di assestamento forestale regionale e porterà nelle casse del comune la ridicola cifra di euro 90.000 all’anno. Questa cifra è pressocché equivalente al fatturato annuale di 3-4 agriturismi o di 2 alberghi che nelle loro “brochure” invitano i turisti a visitare i boschi del Pollino promettendo passeggiate tra boschi ombrosi, funghi, castagne, animali selvatici e fresche acque. Ma se facciamo un po’ di conti, l’Ente Parco ha speso almeno 400.000 euro all’anno in consulenze, costose e inutili senza considerare i finanziamenti per dannose opere e iniziative pseudo-promozionali e culturali. Non ha speso un solo euro per indennizzare i comuni per i mancati tagli boschivi, pure consentiti dalla legge in materia di aree protette. Negli stessi boschi vive il lupo, numerose specie rare di avifauna, la rarissima lontra e di recente è stato realizzato un costoso (e forse a questo punto anche inutile) progetto di reintroduzione del cervo. I boschi del Pollino sono fondamentali per la costituzione delle riserve idriche per la Calabria, la Basilicata e la Puglia, così come la loro tutela è fondamentale, prima ancora dello sviluppo delle energie alternative, a rallentare i cambiamenti climatici in corso. L’assenza di una politica per il Pollino delle Regioni Basilicata e Calabria è la vera responsabile della disastrosa dilapidazione operata dall’Ente Parco e delle risorse economiche destinate alla tutela dell’ambiente e della natura e contribuito al sovra-riscaldamento globale attraverso lo sfruttamento dei boschi e la realizzazione di centrali energetiche a fini industriali.La proposta delle stesse Regioni di proporre alla direzione e presidenza del Parco quanti hanno già avuto modo di dimostrare la loro incapacità, risponde a queste logiche scellerate, perpetuando così una programmazione regionale disattenta agli ecosistemi e tesa allo sfruttamento insensato delle risorse naturali. I Cittadini del Parco, le Associazioni ed i Movimenti che hanno promosso in seno alla OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) la richiesta di commissariamento del Parco Nazionale del Pollino, trarranno le dovute considerazioni per le scelte dei nuovi amministratori del parco ed intraprenderanno conseguentemente le azioni per contrastarli.


O.L.A. - ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA

Coordinamento territoriale di associazioni, comitati, movimenti e cittadini

venerdì 16 febbraio 2007

Sciolto il consiglio direttivo

OLA BASILICATA: SCIOGLIMENTO DEL CONSIGLIO DIRETTIVO DEL PARCO, UNA VITTORIA DELLA SOCIETA’ CIVILE

L’avvio del procedimento di scioglimento del Consiglio Direttivo dell’Ente Parco Nazionale del Pollino, da parte del Ministero dell’Ambiente, è una prima vittoria della società civile Lucana e Calabrese che in tutti questi anni si è battuta contro la degenerazione amministrativa e il degrado ideologico dell’Ente, nonostante l’isolamento del mondo politico e amministrativo e della stampa del servizio pubblico.

Siamo certi del buon esito della verifica del Ministero dell’Ambiente che individua le motivazioni dello scioglimento, nello sperpero di denaro pubblico (vedi caso Gattuso), nella nomina di collaboratori esterni non necessari, nella mancata capacità di valorizzare le risorse umane interne pianta organica, nella mancanza di legittimità in molte sedute del consiglio direttivo, nella mancata realizzazione del Piano del Parco.

Pur consapevoli che si tratta di contestazioni unicamente di carattere amministrativo, non possiamo che ricordare che lo stesso Consiglio Direttivo è sempre stato, a maggioranza, disinteressato e incapace di realizzare una politica di tutela ambientale e di valorizzazione del territorio. (Vedi documento OLA).

Addirittura il rappresentante delle associazioni ambientaliste non ha mai svolto la sua essenziale funzione di controllo. Lo stesso è stato disconosciuto dalle Associazioni Ambientaliste (WWF, Legambiente) che però non hanno mai spiegato come e chi ne ha promosso la candidatura al Ministero nel 2003.

Rifiutiamo il gioco dei commissariamenti e dei subcommissariameti, dal sapore oscuro e inquietante. L’incarico che si profila al Direttore generale delle aree protette, Cosentino, che in tutti questi anni con il Presidente Fino ha fatto il gioco delle tre scimmie (non vedo, non sento, non parlo), ha un sapore oscuro e inquietante.

Si passi subito alla nomina del nuovo presidente scegliendolo tra personalità di notevole spessore culturale che possano trasformare la discussione del bilancio del parco, da un mero bilancio contabile, (costantemente caratterizzato da una pura spartizione di fondi), ad un bilancio ambientale che contabilizzi ad esempio l’incremento della superficie forestale, la crescita della popolazione della Lontra o di Pino Loricato, i km di sentieri escursionistici manutenuti, il numero di sentieri natura realizzati, il numero di imprese ecoturistiche stabilizzate, l’efficienza e la qualità dei servizi turistici.

Le nostre indicazioni sono rivolte a personalità, come già detto in altre occasioni, del calibro di Franco Tassi, Piero Angela, Philippe Daverio. Proponiamo anche il Prof. Luca Mercalli, personalità che potrebbe dare consistenza pratica e culturale, proprio nel Pollino, al fondamentale ruolo svolto da una area protetta per la difesa dai cambiamenti climatici globali.

Ribadiamo il nostro no alle candidature si personalità di pura espressione politica, come l’on. Pappaterra, in quanto rappresentante di un mondo politico colpevole del fallimento dell’esperienza Pollino. Lo stesso Pappaterra, infatti, nell’Ottobre 2002 in Commissione Ambiente espresse parere favorevole alla nomina dell’allora commissario Fino a Presidente del Parco e riteniamo sia fortemente compromesso con l’attuale degradante gestione. Inoltre, lo stesso, non ha mai assunto posizioni contrarie o critiche rispetto alla realizzazione dell’Elettrodotto Rizziconi, la Centrale del Mercure, il punto vendita al Santuario della Madonna delle Armi, l’assurda riperimetrazione disegnata senza competenza, solo per citare degli esempi.

Auspichiamo che anche le associazioni ambientaliste (Legambiente, WWF, Italia Nostra) considerino la nomina del loro rappresentante non più come l’occupazione di una poltrona, ma propongano anch’esse personalità che nel territorio si siano distinte per l’attività di controllo e valorizzazione dell’ambiente naturale.

martedì 9 gennaio 2007

Madonna di Costantinopoli - Papasidero

Noi Cittadini PAPASIDERESI ed Amici del patrimonio artistico e naturale di PAPASIDERO, accogliendo volentieri l'invito dell'Associazione nazionale ItaliaNostra che, nella persona del presidente nazionale Carlo Ripa di Meana, a cui va tutta la nostra riconoscenza ed affetto, ha manifestato grande attenzione alla situazione del nostro Santuario di S. Maria di Costantinopoli assieme allo storico d'arte Paolo Damiano Franzese, alla prof.ssa Teresa Liguori, consigliere nazionale di ItaliaNostra, al prof. Domenico Maio, presidente della sezione di ItaliaNostra di Fuscaldo, al Dr.Ugo Manco, presidente della sezione ItaliaNostra "Riviera dei Cedri", all’avv. Francesco Bevilacqua, giornalista ambientalista, al Prof. Saverio Napolitano socio della Deputazione della Storia Patria per la Calabria, al giornalista ed ambientalista Francesco Cirillo, al Movimento Ambientalisti del Tirreno, al Co.S.A. (Comitato Salute ed Ambiente) del Pollino, al GruppoArcheologico sez. Pollino, all’Associazione Guide Ufficiali del Parco del Pollino, allo staff di Mecenate.info rivista dei beni culturali, al WWF POLLINO CALABRESE, a Fare Verde Calabria, alla redazione di Arsetfuror, periodico nazionale di cultura artistica e di informazione ed altri ancora......

CHIEDIAMO

agli ENTI preposti che vengano prese tutte le iniziative consone e opportune per la tutela del Santuario di Santa Maria di Costantinopoli, gioiello da salvaguardare nel PARCO NAZIONALE DEL POLLINO, in un territorio che è interessato anche dal Sito di Importanza Comunitaria “Valle del Fiume Lao” oltre che dalla Zona di Protezione Speciale IT9310303, con particolare riguardo al ripristino:
1. della situazione originaria del CAMPANILE con la colorazione originaria riportata nella documentazione fotografica presente al link www.petizionexcostantinopoli.blogspot.com , dato che è quella riportata da tutte le testimonianze fotografiche, cartoline e libri riguardanti Papasidero, colorazione che da sempre abbiamo conosciuto ed a cui siamo affezionati;
2. della ROCCIA per la quale chiediamo la rimozione dei ganci metallici, del cemento o materiale sintetico che la rende di un colore artificiale, anche per permettere alle piante della macchia mediterranea di crescere nuovamente sulla rupe creando la cornice stupenda che rivogliamo.
Questo noi chiediamo dato che non è ammissibile cancellare col cemento o colorazioni non fedeli a quanto memorizzato da sempre nell’immaginario collettivo, il sapore di antico di un luogo che per la nostra comunità ha un significato molto profondo, in nome di una propria teoria di “restauro”.
Invitiamo infine i Calabresi e in generale quanti amano la Calabria innanzitutto a vegliare sul patrimonio storico artistico e naturale di questa terra stupenda e a sostenerci in questa civile battaglia culturale firmando, come stanno già facendo in molti da tutta Italia, la petizione online al link www.petizionexcostantinopoli.blogspot.com .

COMITATO CIVICO PER LA TUTELA DEL SANTUARIO DI S. MARIA DI COSTANTINOPOLI