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martedì 10 novembre 2020

Tavolo Montagna: le proposte di Silvio Carrieri e Giuseppe Cosenza

In Agosto 2020 nel Parco Nazionale del Pollino si sono acuiti fenomeni prevedibili di abuso del territorio. Silvio Carrieri e Giuseppe Cosenza ed altri operatori hanno chiesto a Ferdinando Laghi, consigliere all'Ente Parco, di convocare un "Consiglio Direttivo Aperto" per portare all'attenzione alcune questioni gravi.

sabato 12 settembre 2020

Richiesta convocazione CD ENTE PARCO causa criticità turistico-ambientali

 Rotonda 9 Settembre 2020

Cordialissimo Dott. Ferdinando Laghi

Rappresentante delle Associazioni Ambientaliste

al Consiglio direttivo dell’Ente Parco Nazionale del Pollino


Oggetto: richiesta urgente convocazione consiglio direttivo aperto


L’estate 2020 a causa della pandemia COVID che ha limitato la mobilità delle persone in molte località Italiane e straniere ha registrato un notevole incremento dei flussi turistici nelle aree più “attraenti” del Parco Nazionale del Pollino.

martedì 25 febbraio 2020

Centrale idroelettrica del Frido: vergogna internazionale


Nuovo attacco alla Valle del Frido, Zona 1, Parco nazionale del Pollino, Geoparco, Patrimonio dell'UNESCO, con autorizzazione dell'Ente Parco.
                

venerdì 25 agosto 2017

Faggeta vetusta: oltraggio alla bellezza

Quando il 22 agosto arrivai alla Faggeta Vetusta di Cozzo Ferriero, da meno di un anno riconosciuta come Patrimonio dell'Unesco, restai senza parole, avvilito, indignato.

Qualcuno aveva segnato uno per uno i faggi secolari incidendo dei brutti numeri sulla corteccia.

Segnalato il caso alla stampa e ad amici venne fuori che si trattava di una numerazioni per scopi di ricerca scientifica: la mano era quello di un ricercatore, uno studioso.

Fummo incompresi, perchè gli autori i ricercatori, gli scienziati ad "ogni costo" non comprendevano quale fosse il danno.
La mia indignazione è legittima

Capire che il danno era di carattere estetico, etico, paessagistico non rientrava nei loro orizzonti.
Eppure stiamo parlando di una Faggeta Vetusta, sconosciuta a tutti: locali, turisti, naturalisti e fino a qualche anno fa anche agli scienziati ad "ogni costo". 
Per loro era difficile capire che una foresta del genere che aveva segni molto blandi di disturbo antropico era fantasticamente primitiva, selvaggia, intoccata.
L'atmosfera che si respirava era quella della foresta vergine, del tesoro nascosto: un pezzo vero di wilderness come dicono gli inglesi.
Mai nessun fotografo "professionista" aveva documentato questa meraviglia. Provate a cercare in rete delle belle foto... non ne troverete.

 

Evidentemente il concetto di bellezza non appartiene più alla classe "colta"


L'articolo denuncia su La Siritide 

La denuncia di Wilderness





domenica 22 febbraio 2009

La Quercia di Ester





La Quercia di Ester

Inserito originariamente da Pollino Kombat

Mentre fotografavo questa Quercia ultracentenaria con i rami coperti a sua volta di foreste di felci e muschio è passato un personaggio conosciuto come il "Tenente Colombo, sez. omicidi" di Viggianello e mi fa:
"casa fà?"
ed io "ama tajja!",
e lui "picchi?"
ed io "pi linna"
e lui "ma a Forestale mica ta fa tajjà!"
... la naturalezza con cui ha accolto la notizia che l'avremmo tagliata e qualcosa di cui si può solo sorridere amaramente...

mercoledì 7 gennaio 2009

Se questo è un Parco Nazionale


Inutile, non ci siamo. Si continua a dire che bisogna tutelare l'ambiente, sviluppare il turismo. E poi si taglia, si ara, si cementa.
E i turisti? i turisti fanno lo slalom tra le cazzate dei nostri amministratori.

Le foto durante una escursione a Bosco Magnano, Riserva Naturale, Parco Nazionale del Pollino



Inverno 2009

Inverno 2009

mercoledì 9 gennaio 2008

Prodi, la monnezza, la Valle d'Aosta, i luoghi comuni

"Ho già dato disposizione al ministro dell'Istruzione perché vengano immediatamente riaperte le scuole che era stato deciso di chiudere" dichiara il Presidente del Consiglio che aggiunge anche: "I bambini che stanno a casa da scuola non vanno né in Val d'Aosta né sulle Dolomiti, ma rimangono nelle zone con lo stesso inquinamento." Romano Prodi 7 Gennaio 2007

La frase, sensata e ragionevole, del nostro Presidente del Consiglio, mi ha lasciato l'amaro in bocca. Mi chiedo come mai non gli sia venuta in mente la vicina (a Napoli) Calabria o Basilicata.
Perchè nell'immaginario del Presidente (ma anche di tanti Italiani), Valle d'Aosta e Trentino sono anche sinonimo di territorio pulito. Cosa dovremmo fare per conquistarci questo "luogo comune"?
La nostra classe politica che blatera di sviluppo, ambiente e turismo a destra e manca, si è mai posto questo obiettivo?

E Bassolino? Presidente della Regione Campania e Comissario per i rifiuti, perchè non si dimette? Fa male vedere una sinistra che non fa nomi sulle responsabilità PERSONALI politiche. Fa male sentire che l'opposizione ci bastona senza pietà e la sinistra non si assume responsabilità. Il maledetto vizio dei politici di non dimettersi davanti all'evidenza del loro fallimento è un brutto segnale. Significa che i politici stanno sulle poltrone per altri motivi. Significa che un assessore all'ambiente non sa che è lui che deve occuparsi di incendi o che uno dei lavori pubblici non è responsabile del cattivo stato delle strade?

Ma allora chi è responsabile? I cittadini che si lamentano: l'ANTIPOLITICA!?

martedì 21 ottobre 2003

No al Nucleare! Sempre e Ovunque

I rifiuti nucleari sono il nodo al pettine di chi vuole riaprire le centrali in Italia. E' la volta di discutere di un problema energetico ben più ampio.

Grazie ad un referendum popolare, qualche decina di anni fa l'Italia fermo' i progetti in corso di costruzione di alcune centrali nucleari.

Nonostante cio' decine di migliaia di metri cubi di materiale radioattio vennero prodotti. Si tratta di una quantita' "esigua" se si pensa che in Italia nessuna centrale nucleare in tutti questi anni ha realmente prodotto corrente elettrica.

Quindi, se vogliamo, la questione di dove e come stoccare questo materiale e' solo "un problemino". Questa "ridotta" quantita' di scorie e' assolutamente insignificante rispetto a quello che sarebbe stato se fossimo una potenza nucleare.

Cosa sarebbe successo se le centrali fossero state attive?

Quanti metri cubi avremmo dovuto stoccare in Basilicata o in altre localita' italiane? Il nostro paese e' densamente abitato, il "mare nostrum" non e' solo "nostrum", non abbiamo Siberie, Sahara o Mururoe da usare come pattumiere del nostro sviluppo.

La questione Basilicata e' un nodo che viene al pettine di chi in questi anni ha affermato che la scelta del Referendum fu "emotiva" e "sbagliata". Non abbiamo "Sbagliato": non volevamo il nucleare allora, e non dobbiamo volerlo ne ora e ne mai!

La scelta dei siti per lo stoccaggio di questi rifiuti cade ovviamente su localita' dalla bassa densita' abitativa, dalla scarsa capacita' delle popolazioni locali di opporsi, dalla non affinita' politica dei governi locali con quelli centrali (per dirla tutta "Siamo Comunisti").

Bisogna dire no ai rifiuti, ma affermare con forza il NO AL NUCLEARE come fonta di energia alternativa.

I rifiuti nucleari hanno un tempo di vita di migliaia di anni. Forse vogliono allentare la morsa della disoccupazione, assicurando ai meridionali, lavoro come guardiano della morte per tutto questo tempo?

Che ne sara, di questi depositi fra 100 o 1000 anni? In America stanno studiando in che modo, tra 5 mila anni o piu', una civilta' con lingua e cultura diversa dalla nostra (e non per forza piu' evoluta) potra' leggere in modo chiaro le indicazioni di estrema pericolosita'poste sui contenitori di materiale radioattivo.

Tutte le forze politiche, sociali e sindacali devono dire NO AL NUCLEARE, senza ipocrisie, perche' non esiste popolazione al mondo che debba accollarsi l'onere di pagare i danni di uno sviluppo pericoloso all'uomo e all'ambiente.

Non ci devono essere "SI AL NUCLEARE, MA NON A CASA MIA"!

NO agli ipocriti che adesso cavalcano la tigre della protesta.

NO AL NUCLEARE SEMPRE E OVUNQUE

martedì 9 aprile 2002

Val D'Agri: tra ruderi, petrolio, pecore e lupi

Ogni volta che da Rotonda vado verso Nord, attraverso un lembo di Calabria, e puntualmente un bel cartello dell’APT mi ricorda con un Benvenuto in Basilicata quanto siamo poco Basilicatesi noi Rotondesi.

Perchè Basilicatesi? Perché per andare in Basilicata noi di Rotonda siamo costretti anche ad attraversare il Vallo di Diano (provincia di Salerno) e questa terra è Lucania: non posso quindi affermare di non sentirmi Lucano. Per fortuna è Domenica.
Il Venerdì nei pressi di Castelluccio Inf. mi avrebbero costretto ad attraversare l’abitato, per evitare il mercato che fanno sulla nuova strada provinciale a scorrimento veloce: mi chiedo perché non lo fanno direttamente sull’autostrada SA-RC, sarebbe ancora più comodo per fare spesa.
Mi ritrovo sulla bella larga strada di Cogliandrino, improvvisamente tagliata trasversalmente da una strada principale stretta e piena di buche che ha diritto di precedenza. Lo stop sembra disegnato per i non vedenti: tanto non lo vede nessuno! Inchiodata paurosa con il rischio di caricarmi sulla macchina un gregge di pecore. Le buche? Ho perso il conto. Finalmente arrivo a Grumento.
Indicazioni per il Parco Archeologico tante, ma quella più importante, l’ultima, la vedi solo dopo che hai già attraversato l’incrocio.
Torno indietro dopo aver cercato una piazzola per fare inversione. Il Museo conserva oggetti straordinari. Oltre a vari tipi di contenitori provenienti da tutto il mediterraneo e ad alcune piccole e belle statue di divinità femminili, il pezzo forte è una mano appartenente ad una statua colossale che doveva essere alta più di 5 metri: il Colosso di Grumentum (solo a pensarci mi viene un brivido alla schiena).
Peccato: i testi pesantissimi da leggere e le illustrazioni poco comunicative. Per non parlare dei custodi, per i quali soffro a pelle di un odio viscerale. Vorrei che nei musei lavorassero figure professionali capaci anche di spiegare qualcosa, di guidare un gruppo di turisti alla conoscenza di questi tesori.

E invece? Quanto costa il biglietto? A che ora chiude? Dov’è il bagno? Fine delle domande consentite
. Il Parco Archeologico: che bello avere una piccola Pompei vicino casa. I resti dei Templi, Il Teatro e L’Anfiteatro, due edifici termali: grandioso.
Certo che 2000 anni fa agli svaghi ci pensavano. A Rotonda ancora oggi non sono stati capaci di realizzare neanche uno scivolo, un’altalena e una giostra per bambini: poi si chiedono perchè calano le nascite. Nel Foro incontro un pastore e le sue trecento pecore. Mi invita ad andare anche laggiù e quindi mi spiega che il parco è diviso in tre aree separate (il custode forse è sordomuto?).

Uno scambio di battute sul colore delle sue pecore (sono sporche o sono scure? Perché da te come sono?), avvia una cordiale conversazione. Mi spiega che lui pascola lì da molti anni e che paga l’affitto (circa 120.000 lire al mese, in euro sempre 120.000 lire sono). Io obietto: ma scusa sfalci l’erba e ti fanno pagare?
Sorridendo mi dice che, in effetti, un tempo c’era una cooperativa che faceva questo lavoro. Ci salutiamo e mi ringrazia per avergli dedicato un po’ di tempo: Fa bene rinfrescarsi il cervello ogni tanto mi dice. La cosa mi fa immensamente piacere.
Esco dal Parco e proseguo verso Viggiano. Arrivato al Centro Oli mi fermo a fare una foto alla torre d’acciaio sovrastata dalla fiammella olimpionica che arde anche se l’anfiteatro è da due millenni che non ospita più i giochi. Mi faccio anche una foto con l’autoscatto. Ad un certo punto si avvicina un fuoristrada dell’AGIP. L’autista mi osserva.
Io penso che ce l’abbia con me per via della foto. Mi infilo in macchina, ripongo la macchina fotografica e parto lentamente come se niente fosse. Lo osservo dallo specchietto retrovisore, lui riparte ritornando verso il Centro Oli. Io per avere una conferma che fosse lì per me, tiro fuori la mano dal finestrino con il pugno chiuso. Purtroppo il mio dito medio involontariamente resta aperto: lui frena, io accelero e mi allontano velocemente. Mi viene in mente la Nigeria: tempo fa impiccarono alcuni oppositori ai progetti di sfruttamento petrolifero del regime. Ma in Italia è diverso: molti oppositori hanno barattato un bel posto di lavoro con l’anima. Scopro che a Viggiano i cartelli stradali sono stati installati solo per chi proviene dall’altra direzione. Non capisco se sono solo per i residenti, per tenere lontani i forestieri o se sono stati pagati dall’Eni per dirottare la gente solo in alcune direzioni. Salgo su in montagna e raggiungo il Centro Residenziale la Fontana dei Pastori.
ùA confronto il vicino e piccolo Museo del Lupo sembra Davide che combatte contro Golia. Qui trovo in distribuzione un bel supplemento sulla Basilicata di una nota rivista naturalistica. All’interno una inchiesta "l'oro nero" e un bel po’ di pagine pubblicitarie dell’ENI.

Qui l’aria puzza ma non è solo una metafora. Mi rinfranco lo spirito ammirando il panorama, dalla cadente e orrenda piattaforma del tiro al piattello, verso i monti Sirino e Alpi innevati e la verde Val D’Agri. Il tormentone del giorno: ai bar per un bicchiere d’acqua mi raccomando che non sia del rubinetto.La sera davanti all’albergo incontro due militari (si e no ventenni) in divisa e armati fino ai denti. Mi chiedono una sigaretta. Gli chiedo cosa ci facciano qua. Sono di vigilanza ai pozzi per via della crisi terroristica. Mi andrebbe di chiedergli come dovrebbero reagire in caso di un attentato terroristico. Ma non lo faccio. Tanto non lo sanno neanche loro. Nel paese della moda anche l’esercito ha bisogno di sfilare per mostrare le nuove divise. Durante la notte un chiarore irreale avvolge la Val D’Agri, sembra di essere in un film di fantascienza.

Andateci in Val d’Agri, non lasciatela sola, la gente è cordiale, Il cibo è buono, il paesaggio è bello (sembra la Svizzera dicono tutti) e in fondo l’aria che respirate nelle vostre città non è più pulita di questa.