martedì 14 dicembre 2004

Educazione Ambientale: in caso di necessità rompere il vetro

In caso di necessità rompere il vetro

Se si fa eccezione di qualche sporadica iniziativa in qualche scuola, si può tranquillamente affermare che le attività di Educazione Ambientale nel Parco Nazionale del Pollino promosse dall’Ente Parco nelle scuole delle comunità locali sono praticamente inesistenti.

Questo vuoto di iniziativa politica in questa direzione è segno dell’estrema superficialità e ignoranza con cui si tiene in considerazione la diffusione della conoscenza dei valori culturali e ambientali presenti nel Pollino tra gli abitanti del Parco e soprattutto tra le nuove generazioni.

Vi posso assolutamente garantire, per esperienza, che ci sono alcune aree del nostro territorio dove i ragazzi in età scolastica ignorano, ad esempio, cosa sia un Pino Loricato, che sul Pollino c’è una popolazione di lupi selvatici autoctona, che la chiesa del proprio paese è monumento nazionale, cosa significhi “Parco Nazionale” o che migliaia di persone raggiungono ogni anno la nostra terra anche dal Nord Europa per godere del paesaggio che vediamo dalla nostra finestra.

L’Educazione Ambientale, tra l’altro, potrebbe, favorendo la conoscenza delle peculiarità del nostro territorio, aiutare quei ragazzi che si stanno per affacciare al mondo del lavoro, nella ricerca di una opportunità occupazionale, valorizzando quel determinato “bene” ambientale. Infatti è solo educando alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione del proprio territorio che un “anonimo” fiume, bosco, prato, parete rocciosa può divenire una attrazione turistica e un opportunità di lavoro.

Nel 1999-2000 (presidenza Tripepi) l’Ente Parco ha investito svariati milioni per la formazione di Insegnanti e di Operatori di Educazione Ambientale che avrebbero dovuto costituire il nucleo operativo per avviare attività intense e strutturate di Educazione Ambientale. A questo scopo il Parco ha impegnato una consulente esterna e ha mobilitato circa 60 insegnanti e 20 Operatori di Educazione Ambientale, formati con appositi corsi svoltisi tra il Pollino e Sabaudia nel Parco del Circeo. Tutti, Operatori e Insegnanti, hanno seguito con entusiasmo questo progetto formativo perché, da quanto “promesso”, era finalizzato alla formazione di una “Task Force” che materialmente negli anni a seguire, con il sostegno finanziario dell’Ente Parco avrebbe consentito di avviare progetti di Educazione Ambientale nelle scuole del Parco.

Presto invece ci si è accorti che qualcosa non funzionava o non andava come diversamente era stato presentato. Infatti l’anno successivo il Parco finanzia e propone una nuova attività formativa, questa volta gestita dalla Legambiente. Con grande rammarico e delusione di tutti, Insegnanti e Operatori, si prese atto che la volontà politica di realizzare attività concrete di Educazione Ambientale era del tutto svanita. La motivazione di questo assurda retromarcia dell’Ente Parco non è stata mai compresa fino in fondo, se non si vuole cadere nella dietrologia e fantapolitica.

Con la gestione Fino, commissariale e istituzionale, le cose non sono cambiate, e forse anche peggiorate. Intanto il “nuovo regime” non ha fatto assolutamente tesoro delle esperienze passate. La voce Educazione Ambientale nel Bilancio del Parco è praticamente scomparsa se si fa eccezione di qualche consulenza esterna che non ha prodotto nessuna concreta attività educativa nel territorio.

domenica 28 novembre 2004

Le Guide del Parco più ignoranti del mondo

Siamo le Guide Ufficiali del Parco Nazionale più grande d’Europa e aggiungerei anche le Guide Ufficiali più ignoranti del Mondo.
Non fraintendetemi: siamo “ignoranti” nel senso che “ignoriamo”.
Cosa ignoriamo? Un sacco di cose che invece dovremmo sapere, in quanto noi rappresentiamo l’interfaccia tra il parco e i turisti che accompagniamo lungo i meravigliosi sentieri montani, i borghi più belli d’Italia, i fiumi, le foreste e i prati del Pollino.
Vi faccio un esempio di alcune informazioni strategiche che ho saputo in modo del tutto casuale:
a) Cervi: vengo a sapere della liberazione dei cervi, confusamente, da mia madre e mio padre che non si perdono una sola puntata del tg3 Basilicata. Per sapere dove come e quando il giorno dopo mi compro il quotidiano.
b) Lupi: pur conoscendo molto sui lupi per mio interesse personale, un giorno incontro un signore a Rotonda che mi dice che ha visto un documentario su SKY National Geographic sui Lupi del Pollino (il signore non sapeva dell’esistenza dei lupi sul Pollino!). Non avendo SKY mi perdo questa grande opportunità informativa.
c) Lontra: non so assolutamente nulla, se faccio eccezione di qualche informazione sottovoce che mi viene fornita da qualche ricercatore che non si fida molto a diffondere in gire notizie o non si fida del sottoscritto (guida=bracconiere?)
d) Carbonchio: vengo a sapere da un proprietario di cavalli di Lauria che è scoppiata una epidemia di Carbonchio sul Pollino. Vengo a sapere successivamente che la cosa è seria e non mi resta che toccare ferro ripensando a tutti i comportamenti a rischio miei e dei turisti che ho accompagnato in montagna. Chiedo delucidazioni al parco con una lettera scritta e non si degna manco di rispondermi.
e) Sentieri: qua e là nel Pollino vengono recuperati alcuni vecchi sentieri. Mai nessuno mi ha informato con una lettera e/o una mappa. Un giorno mi trovo presso la Grotta del Romito e un anziano signore mi spiega che la Domenica precedente c’era stata una manifestazione per inaugurare il nuovo sentiero che collega Laino Castello a Campicello. Erano stati invitati tutti tranne le Guide del Parco: mi chiedo chi pensano che accompagnerà la gente su questi percorsi e promuoverà òa fruizione di questo territorio.
f) Capriolo: tutti sappiamo che vive nei Monti di Orsomarso. Ho saputo che ormai frequentano anche l’area del Pollino grazie ad un ragazzo che mi ha detto che, scendendo verso Campotenese da Colle del Dragone ha visto un animale a 4 zampe con le corna, grande ma non troppo. Ne deduco che fosse un capriolo.
g) Grifone: una sera incontro un ragazzo al Pub che mi dice di essere stato a Piano Ruggio e di avere visto un Grifone. Io penso che abbia bevuto un po’ troppo, ma lo assecondo. Il giorno dopo porto un turista a visitare Civita e alla vista di una rapace mi chiede “è un grifone?”: io dico di sì, come potrei smentirlo. Il giorno trovo la notizia su alcuni vecchi giornali.

Una volta accompagnando 26 torinesi in escursione sulla vetta del Pollino mi chiesero, tutti e 26, se nel Parco ci fossero le marmotte. Risposi, pazientemente, tutte le 26 volte con assoluta sicurezza: “No, non ci sono marmotte negli Appennini”. Ad un certo punto mi è sorto un dubbio: non è che nel frattempo il Parco ha introdotto le marmotte senza dirmi nulla e adesso ne incontriamo una e faccio una figura di …“poco professionale”?

Io credo che per il nostro ruolo strategico il Parco ci dovrebbe continuamente garantire materiali e occasioni informative su quanto avviene su questo territorio.

Ma come volete che si senta una Guida Ufficiale del Parco che fa sforzi notevoli per promuovere, con professionalità e competenza, itinerari in un territorio come Laino Castello, Laino Borgo, Rotonda e Sanseverino Lucano e poi non trovare sugli opuscoli prodotti dai Punti Informativi del Parco o dalle Pro-Loco neanche una parola sull’esistenza delle Guide Ufficiali del Parco Nazionale del Pollino?
Negli altri Parchi le guide sono strettamente coinvolte in progetti di ricerca, manutenzione, informazione e cura del territorio, per cui non mi meraviglio se per i turisti siamo un tutt’uno con il Parco stesso.
Ma la meraviglia più grande dei turisti esplode non davanti alla bellezza di un Pino Loricato, ma quando vengono a sapere che facciamo (bene) il nostro lavoro senza ricevere nessun contributo/sussidio/stipendio dall’Ente Parco e purtroppo ci sono amministratori del Parco che pensano che noi siamo regolarmente stipendiati.
Forse sarebbe meglio dire Guide Ufficiali del Parco più ignorante del Mondo.

Cinghiali... al potere!

Il Consiglio Direttivo del Parco ha approvato “l’abbattimento selettivo”

Con un solo voto contrario, della P.ssa Fascetti, e l’astensione del WWF (!) approvato dal Consiglio dell’Ente Parco del 4.11.2004 “l’abbattimento selettivo” dei cinghiali.
Il vecchio problema del soprannumero dei cinghiali è stato “risolto” con la solita banale “cura” peggiore del male stesso. Nonostante l’Ente Parco abbia a disposizione studi, ricerche ed esperienze nel campo del controllo delle popolazioni di selvatici, non è riuscito a inventarsi altro metodo che quello di aprire alle “doppiette” o meglio “Carabine” il territorio del Parco Nazionale più grande d’Europa.
Al consiglio del parco hanno tenuto a precisare che si tratta di un intervento “straordinario, di emergenza, e non usuale”.
Ovviamente al Parco, fino ad oggi, hanno avuto di meglio da fare piuttosto che evitare che il “problema cinghiali” divenisse un “emergenza”. I cinghiali ci sono sempre stati e il Parco c’è ormai da 10 anni.
L’abbattimento selettivo significa che il Parco selezionerà una squadra di cacciatori, iscritti ad un’associazione venatoria, con regolare porto d’armi da 5 anni, in possesso di una carabina. Questo si traduce che di questo “bene” potranno disporne solo un elite scelta di cacciatori senza nessun beneficio ambientale ed economico per le popolazioni locali.
Un’altra via c’era, ma per problemi chiamiamoli “burocratico-legali”, il Parco non è riuscita a percorrerla prima che il “problema” divenisse “emergenza”.

L’altra via è la cattura. Della cattura ne avrebbero beneficiato tutti i cittadini del Parco:
a) gli addetti alla cattura, magari costituendo società e cooperative adeguatamente specializzate, con un aumento di occupazione nel territorio;
b) le aziende di lavorazione e commercializzazione delle carni e degli animali macellati;
c) i ristoratori, che finalmente potrebbero acquistare e somministrare pregiate carni di cinghiale legalmente macellate;
d) il parco stesso che dai proventi della vendita avrebbe potuto costituire un fondo per il rimborso dei danni da fauna;
e) gli agricoltori perché ne gioverebbero con una riduzione del numero di cinghiali che provocano danni alle colture e la sicurezza del rimborso dei danni da fauna.

Di fatto l’abbattimento selettivo si traduce in un caso di espropriazione a beneficio di una sola categoria di “sportivi” privilegiati.
Il Parco lo ha definito provvedimento “straordinario”, ma come si pensa di poter soddisfare gli appetiti degli “abbattitori” per una volta sola? Non si rischia di favorire la nascita e il rafforzamento di una nuova lobby di cacciatori che pretenderanno in futuro nuovi abbattimenti?
Forse questa emergenza più che da necessità tecnico-faunistiche è dettata dal bisogno di dover dare una risposta alle richieste dei cacciatori, e saldare le promesse fatte dai nostri amministratori nell’incombenza delle elezioni Amministrative Regionali del 2005.

Spero solo che si avrà cura di avvisare i turisti in quali aree e quando si potrà passeggiare senza rischiare di essere impallinati, e non come per il caso Carbonchio, in cui non è stato adottato nessun provvedimento informativo.

mercoledì 17 novembre 2004

No ai Parcheggi in quota!

Il Sindaco Anastasio dichiara che le "nuove infrastrutture in zona Visitone sono necessari per consentire all'intera area del Pollino di mirare a un effettivo decollo turistico". Con questa dichiarazione il Sindaco o non conosce effettivamente cosa e dove si stiano realizzando questi servizi o non conosce quali siano i veri servizi di cui hanno bisogno i turisti che visitano il Pollino. Non posso veramente credere che una Palestra Verde "piantata" in una località a caso nel Cuore del Pollino, possa attrarre chissà quanti turisti. Ammesso che ci sia l'esigenza di realizzarla, non credo sia molto efficace realizzarla in montagna, ma sicuramente sarebbe più funzionale nei pressi di un centro abitato.
Tra l'altro una palestra verde ha la necessità di essere custodita e mantenuta, e quindi affidata a qualcuno (ad esempio il gestore di altra struttura turistica), per evitare che resti alla mercè dei vandali come il sentiero dei non-vedenti nel cuore di Bosco Magnano. Per quanto riguarda le aree pic-nic, se localizzate nelle vicinanze delle frazioni, Prastio, Torno, Mezzana, Casa del Conte, potrebbero favorire, la delocalizzazione di un tipo di turismo che oggi frequenta, gli altipiani. Ma gradirebbe qualsiasi altra località se dotata di servizi, frescura e acqua. Le aree in quota essendo vincolate da inedificabilità, non daranno l'opportunità ai cittadini del Parco di realizzare nei pressi dell'area pic-nic altre strutture di servizio: bar, negozi di souvenir, ristoranti, agriturismi.
Le aule didattiche previste a Piano Pedarreto (credo siano uguali a Visitone) sono una vera bufala. Si tratta di due stanze di 16 mq che dovrebbero contenere tavoli, sedie, microscopi, pannelli, proiettori e quant'altro possa essere necessario per le attività descritte nel progetto, a firma dell'ex direttore facente funzione Ing. Allevato, che probabilmente non ha mai seguito una scuola in visita al parco che generalmente si muove in gruppi di 40, più insegnanti e guide. Credo che più dei soliti pannelli con la carta del parco e gli avvisi di rispettare l'ambiente queste "aule" non possano contenere.
Le scuole che raggiunge Piano Visitone o Piano Pedarreto hanno altri obiettivi: conoscere la natura direttamente dal vivo e non in aula. Altra cosa sarebbero dei veri e proprio centri di Educazione Ambientale, dove si possano svolgere attività didattiche con soggiorni anche settimanali, della quale il Parco è stato in 10 anni incapace di dotarsi, se si fa eccezione dei mal gestiti e mal allestiti Centri Visite e Punti Parco. Vorrei ricordare che alcuni Centri Educazione Ambientale presenti in altre località italiane, quando ben gestiti, sono spesso motivo di attrazione più del parco stesso, e qualche volta sono localizzate in aree di scarso valore ambientale.
Tra l'altro a Piano Pedarreto sono previsti anche delle strutture in cemento con Bagno Chimico. Tutti sanno che i bagni chimici sono delle strutture generalmente non permanenti, mentre sarebbe necessario un bagno che possa soddisfare le esigenze di migliaia di persone e che necessitano quindi di pulizia quotidiana, quindi anche questi non localizzati a caso ma localizzati preso strutture gestite.
Chiedo al sindaco di Viggianello, se mai parcheggerà la sua auto là dove è previsto il parcheggio se vorrà fare una escursione partendo da Colle Impiso o semplicemente andare a prendere un caffè al Rifugio di Visitone.
Intanto la località di partenza più importante per le escursioni in quota, dopo 10 anni di Parco ancora non è dotata i un cartello stradale con scritto semplicemente "Colle Impiso", e le auto parcheggiano nei giorni di punta numerose fuori dalla carreggiata o con grave danno per la circolazione dei mezzi sulla strada. forse basterebbe lungo la strada di Piano Ruggio la realizzazione, senza grandi interventi, di piccole aree di sosta per le auto e le manovre degli autobus. Ma i parcheggi realizzati nelle frazioni, avrebbero potuto essere il vero volano dello sviluppo se accompagnate da una politica della gestione del traffico controllato in quota e a realizzazione di strutture per la fruizione turistica gestite dai residenti.
Non sono assolutamente d'accordo che questi servizi di montagna non rappresentino un danno dal punto di vista ambientale e paesaggistico: proprio dove viene realizzato il parcheggio, nelle pozze d'acqua piovana che si formano in primavera e autunno, è possibile osservare numerosi uccelli migratori in sosta, attrazione interessante e mai valorizzata per gli amanti della natura in generale e del birdwatching. Forse gli amministratori dei nostri comuni dovrebbero maggiormente concentrarsi nella realizzazione di servizi utili in bassa quota che mancano del tutto nel Pollino Lucano (aree campeggio, camper service, sentieri natura, CEA), perché il cuore del Parco attrae gente senza e nonostante la mancanza di strutture di valorizzazione eco-compatibili. Il problema vero è convincere i turisti a vivere e visitare Viggianello, e su questo ancora sembra che nessuno abbia speso energie.

AGGIORNAMENTO VIDEO: PIANO PEDARRETO LUGLIO 2007

Vacche in palestra. [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=YVyDQst9V-M[/youtube]Testando il plugin per youtube

Kagate

venerdì 8 ottobre 2004

Difendiamo il Santuario Madonna delle Armi

Il santuario è in pericolo. Un altro caso di gestione approssimativa e incompetente dei beni del nostro territorio
Per chi non lo conoscesse il Santuario della Madonna delle Armi si trova nel comune di Cerchiara di Calabria, sulle pendici del Monte Sellaro che guarda verso lo Ionio e Piana di Sibari. Si tratta di un complesso architettonico di eccezionale valore storico inserito in un contesto paesaggistico che dire favoloso e dire poco. Chiunque lo abbia visitato resta incantato. Il santuario localizzato ad un altitudine di 1025 metri s.l.m, nell'alto Medioevo fu centro monastico bizantino di primaria importanza; ancora oggi è ben visibile la struttura planimetrica dell'antica chiesa e del monastero femminile, non compromessa del tutto da ampliamenti e modifiche dei primi del Cinquecento. Il santuario è posto sotto vincolo di tutela ex legge 1089 del 1939 (oggi Nuovo Codice dei Beni Culturali).

Al momento nei pressi della struttura religiosa sono iniziati i lavori per la costruzione di un "Punto Informativo" del Parco. Questa struttura in cemento armato è localizzata nel piazzale antistante il Santuario provocando un notevole effetto di mascheramento e disturbo paesaggistico e architettonico. La struttura viene realizzata dal comune di Cerchiara di Calabria con finanziamento e autorizzazione dell?Ente Parco Nazionale del Pollino, e (senti senti) tutti i Nulla Osta necessari: Paesaggistico-Ambientali, idrogeologici, Storico e Architettonici, ecc. ecc. Lo scrivente è reduce di una mancata autorizzazione per porre, sulla scala della mia casa colonica degli anni 70, una vetrata in ferro battuto: resto veramente senza parole.

Ma cerchiamo di analizzare le altre motivazioni per dire "NO" a questa vera follia del "Punto Informativo" al Santuario. Un Punto Informativo dovrebbe avere una funzione di indirizzo e valorizzazione dei Beni presenti nel territorio. Costruirlo nei pressi del Santuario che è località di arrivo e non di partenza per un itinerario turistico non ha senso. Chi arriva al Santuario ha già davanti ciò che vuole vedere e la sosta al ?Punto Informativo? è del tutto inutile. Inoltre nel Santuario ci sono già stanze che possono essere adibite a mostre, alla custodia e distribuzione di materiali informativi, come portineria o ufficio per le guide turistiche, per cui l?aggiunta di un altro corpo è del tutto inutile. Il Punto Informativo avrebbe senso se fosse costruito nel centro storico di Cerchiara Calabra o in qualche località balneare sulla costa Jonica. Da qui il turista verrebbe informato e invitato a visitare il Santuario, e non solo, aumentando in questo modo i flussi turistici verso il versante orientale del parco. Se il Punto Informativo fosse localizzato a Cerchiara, si incrementerebbero con una corretta informazione e veicolazione anche i visitatori al Centro Storico di questo bella comunità calabrese, che al momento per quanto io ne sappia, è troppo spesso solo località di passaggio per andare a visitare le Gole del Raganello e il Santuario.
In poche parole se vogliamo che più turisti scalino la Serra Dolcedorme non è necessario costruire un punto informativo sulla sua vetta. E' evidente che nessuno degli attori della costruzione di queste strutture per la promozione turistica si è mai veramente chiesto a cosa serva un "Punto Informativo", sue funzioni e obiettivi. l'Ente Parco non ponendo indirizzi precisi sulla dislocazione di queste strutture non si preoccupa più di tanto se i soldi investiti siano rispettosi dell"ambiente e del paesaggio e funzionali a raggiungere gli obiettivi per la quale sono stati investiti. La massima autorità territoriale, l'Ente Parco, che dovrebbe prendersi cura del nostro territorio e invece finanzia e autorizza questo scempio, insieme alle altre autorità, è al momento bersagliato dalle iniziative di un comitato presieduto da Paolo Damiano Franzese, Guida Ufficiale del Parco, e attore in passato di campagne per la tutela e la valorizzazione del versante Orientale del Parco: Le Gole del Raganello, Il Monte Sellaro, le grotte e ovviamente il Santuario stesso.
Chiunque voglia sostenere le iniziative del Comitato o avere maggiori informazioni può scrivergli direttamente a questo indirizzo: Via Duca degli Abruzzi, 51 - 87070 Cerchiara di Calabria oppure via e-mail franzesep@yahoo.it

lunedì 24 maggio 2004

Contro la strada montana di Frascineto

[youtube]http://it.youtube.com/watch?v=svIU5WiSEMM[/youtube]L'Ente Parco ormai in balia della schizofrenia sconfessa se stesso e dà parere favorevole alla realizzazione di un strada Montana nel territorio del comune di Frascineto (CS).
La tutela del paesaggio è prioritaria se vogliamo che decolli veramente il turismo nel nostro territorio: ovunque il mondo è pieno di auto, elettrodotti, antenne, palazzoni. Vogliamo che non ci sia differenza tra la periferia di Berlino e il Pollino? Vogliamo che i tedeschi che per rimi hanno frequentato il Pollino nei scorsi decenni vadano alla ricerca di altre mete dove una sapiente gestione del territorio ha portato al fenomeno inverso dello smantellamento delle brutture paesaggistiche?
Ma non è questo il vero problema. La vera questione è che il Parco sembra in preda ad un raptus di follia, dimenticando il suo autentico ruolo, i motivi per cui è stato istituito (in termini legali forse si potrebbe parlare di "falso ideologico"?) continua ad autorizzare, contro ogni ragione, ogni parere scientifico e tecnico, contro ogni buon senso opere che danneggiano il paesaggio del Parco.
Infatti per la suddetta strada il WWF ha presentato un Ricorso in opposizione a tutti gli organi competenti per la Revoca o l' Annullamento dell'autorizzazione.

La follia, come documenta il WWF Calabria e Basilicata sta nei precedenti pareri totalmente ignorati dall'Ente Parco, vediamoli uno per uno:

1. Pare che (UDITE, UDITE) lo stesso UFFICIO CONSERVAZIONE del PARCO avrebbe espresso PARERE NEGATIVO; questo è un vero caso di schizofrenia.
2. nel 1993 e nel 1996 l'AZIENDA FORESTALE DEMANIALE aveva espresso parere negativo ad una precedente richiesta di autorizzazione del comune di Frascineto;
3. la stessa richiesta fatta dalla Comunità Montana del Pollino di Castrovillari fu bocciata dall'Ente Parco in quanto ricadente in Zona 1; La stessa potrebbe anche rappresentare un pericoloso precedente.
4. La stessa area ricade in progetto LIFE NATURA finanziato dalla Comunità Europea e voluto dal Parco per la tutela dei Rapaci che prevede addirittura LA CHIUSURA di piste già esistenti al traffico veicolare. In Pratica il Parco si tira la zappa sui piedi!

Non ci sono altri commenti da fare. Prendiamo, per l'ennesima volta, atto che questa dirigenza è ormai in balia dell'improvvisazione, mossa da interressi diversi dalla tutela ambientale. Il WWF, a cui va tutto il nostro plauso, e chiunque a cui stia a cuore questo Parco dovrebbero chiedere le immediate dimissioni di questa dirigenza.


Di seguito la copia del ricorso presentato dal WWFAl SIG. PRESIDENTE
AL SIG. DIRETTORE F.F.
DELL'ENTE PARCO
NAZIONALE DEL POLLINO
VIA FRECCE TRICOLORI, n. 6
85048 ROTONDA PZ
AI SIGG.I MEMEBRI
DEL CONSIGLIO DIRETTIVO
DELL'ENTE PARCO
NAZIONALE DEL POLLINO
ROTONDA
AI SIGG.I MEMBRI
DELLA GIUNTA ESECUTIVA
DELL'ENTE PARCO NAZIONALE
DEL POLLINO
ROTONDA
AL SIG. PRESIDENTE
DELLA COMUNITA'
DEL PARCO NAZIONALE
DEL POLLINO
CASTROVILLARI


AL DIRETTORE DEL C.T.A.
PER L'AMBIENTE
DEL PARCO NAZIONALE
DEL POLLINO
ROTONDA


AL COORDINAMENTO PROVINCIALE
DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO
87100 COSENZA


AL SIG. SOPRINDENTENTE
AI BENI PAESAGGISTICI
DELLA CALABRIA
p.zza VALDESI, N. 13
87100 COSENZA


AL SIG. SINDACO
DEL COMUNE DI
87010 FRASCINETO CS


AL SERVIZIO CONSERVAZIONE
DELLA NATURA
MINISTERO DELL'AMBIENTE
VIA VOLTURNO, N. 58
ROMA


Oggetto: Ricorso in opposizione contro determinazione direttoriale n.32 del 19.03.2004:

I sottoscritti
- RISUCCI Angela, nata a Palazzo San Gervasio (PZ) il 23.05.1964, domiciliata a Palazzo San Gervasio (PZ) (c.a.p. 85026), via C.so Manfredi 240 COD. FISC. RSCNGL64E63G261Y , in qualità di Presidente Sezione Regionale WWF per la Basilicata con sede in Potenza alla Via Gradinata IV Novembre n. 6 Tel. 0971 411382,
e
- MENIN Fabio, nato a Monasterace (RC) il 6.08.1954, domiciliato a Rossano (CS), via T. Smurra 38, COD. FISC. MNNFBA54M06F324Z, in qualità di Presidente Sezione Regionale WWF per la Calabria con sede in Vibo Valentia alla Via Popilia 42/C, Tel. 0963-995053,

nella loro qualità di Presidenti rispettivamente delle Sezione Regionale Basilicata e della Sezione Regionale Calabria del WWF ITALIA - Fondo Mondiale per la Natura - Onlus,

Premesso che:
- La scrivente Associazione ha appreso che con determina n. 3 del 19.03.2004 il Direttore . dell'Ente Parco nazionale del Pollino ha autorizzato il Comune di Frascineto ad attuare lavori di "Completamento strada vicinale Interpoderale tra le località Grotta del Pozzo, Madonna di Lassù e Fontana del Principe" per i motivi esposti in narrativa dell'atto e con determinate prescrizioni attuative;
- Nella narrativa dell'atto sono citate, tra l'altro , una serie di autorizzazioni , pareri ed istruttorie preparatorie all'emanazione della detta autorizzazione, ed in particolare la Relazione dell'Ufficio Conservazione del Parco prot. N. 1090 del 19.02.2004 che, da informazioni assunte dagli scriventi, avrebbe espresso un parere NEGATIVO alla compatibilità ambientale dell'opera;
- Già negli anni 1993-96 il Comune di Frascineto aveva richiesto analoga autorizzazione ma l'Azienda Forestale Demaniale, anche con l'intervento dell'ufficio legale del WWF, aveva espresso parere negativo circa il tracciato dell'opera ;
- Sempre a suo tempo la stessa Comunità montana del Pollino di Castrovillari aveva richiesto all'Ente Parco l'autorizzazione per la sistemazione e allargamento della pista che conduce alla Madonna di lassù e quindi al Monte Moschereto, ma all'epoca l'Ente Parco espresse parere negativo in ordine alla tipologia di interventi proposti relativamente a quelli previsti in zona 1;
- L'apertura di nuovi tracciati stradali in zona 1 del Parco non sorrette da reali motivazioni necessarie ed eccezionali rappresenta un pericoloso precedente;
- Descrivendo la realizzazione compatibile in quanto trattasi di strada interpoderale, ci si aspetterebbe la rilevante presenza di aziende agricole e montane nei siti attraversati dal tracciato, laddove non si riscontrano attualmente in sito insediamenti produttivi intensivi;
- Il nuovo tracciato stradale attraverserebbe addirittura l'area di espletamento di un progetto LIFE NATURA per la tutela dei rapaci nel Parco, progetto che a sua volte prevede anche la chiusura di piste già esistenti proprio per realizzare con successo tutti gli obiettivi di monitoraggio ed osservazione faunistica previsti nel progetto stesso;
- il WWF ITALIA - Onlus, Associazione riconosciuta.con DPR 4 aprile 1974 n. 493 ed iscritta all'albo delle Associazioni di protezione ambientale tenuto presso il Ministero dell'Ambiente con D.M. del 20.02.1987, è portatore di interesse diffuso e qualificato alla tutela ambientale dei Parchi nazionali in generale ed in particolare di quella Nazionale del Pollino, ricadente tra gli scopi dell'azione in sede locale e alla base della stessa esistenza.delle articolazioni regionali e locali dell' Associazione e per avere le locali sezioni del Pollino a suo tempo già preso parte al procedimento amministrativo ed a riunioni e ispezioni.presso i luoghi in cui è prevista la realizzazione dell'opera di cui la determinazione sopra citata costituisce autorizzazione e che ha già portato in quella prima fase all'accantonamento del progetto di strada di accesso montano al Parco.dal Comune di Frascineto;
- l'eventuale realizzazione dell'opera di cui trattasi configurando una alterazione dei valori ambientali e paesaggistici dell'area di interesse dell'associazione ed in cui la stessa esplica materialmente la propria attività rappresenterebbe una frustrazione ingiustificata degli stessi scopi e dell'oggetto dell'azione associativa costituzionalmente garantita e ciò motiva l'interesse ed il diritto della scrivente Associazione ad esperire i gravami amministrativi e giurisdizionali previsti dalla legge;

Tutto quanto sopra premesso,
producono formale

RICORSO IN OPPOSIZIONE

contro la Determinazione del Direttore F.F. dell'Ente Parco Nazionale del Pollino avente ad oggetto "in data 19.03.2004 n. 32.

Per i suesposti motivi chiedono che sia

REVOCATA e/o ANNULLATA

in via di autotulela amministrativa la Determinazione del Direttore F.F. dell'Ente Parco Nazionale del Pollino avente ad oggetto "Completamento strada vicinale Interpoderale tra le località Grotta del Pozzo, Madonna di Lassù e Fontana del Principe" adottata in data 19.03.2004 n. 32.

Si riservano il ricorso gerarchico o giurisdizionale previsto dalla legge.

Allegano copia del presente ricorso per la notifica ai controinteressati.

Allegano fotocopia dei documenti:
1. documento identità dei ricorrenti;
2. documento attestante la qualifica spiegata in atti;
3. statuto WWF ITALIA;
4. decreto riconoscimento personalità giuridica WWF ITALIA;
5. decreto iscrizione WWF ITALIA elenco associazioni di protezione ambientale.

Potenza / Vibo Valentia, lì 19.05.2004

In fede

F.TO ANGELA RISUCCI
F.TO FABIO MENIN

giovedì 20 maggio 2004

Vallje

Impressioni "italiane" di una Valljia
Un dolce richiamo ti obbliga a voltarti verso la tua casa, verso ciò che credi appartenga ad un antico passato.
I tuoi pensieri volano e vanno verso Oriente, superano il mare e si perdono su verdi terre lontane, su aspre montagne che mai hai visto.
Terre di cui i tuoi nonni hanno solo sentito parlare dai loro nonni.
Questa dolce nenia, a cui non puoi sfuggire, a cui non puoi voltare le spalle, che non riesci ad ignorare, è come un richiamo che non puoi tradire.
Rinasce il tuo orgoglio di appartenere ad un mondo più antico delle fibre del tuo vestito nuovo e dei circuiti del tuo telefonino, per una volta almeno in un anno.
Forse tutto questo è una Vallja.

Dentro la Vallja di Frascineto






La Vallja scomparsa da anni a San Costantino e San Paolo Albanese, nel versante Lucano del Pollino, sopravvive ancora a Civita e Frascineto nel versante Calabrese. Le Vallje di Frascineto rappresentano nell’area del Pollino una delle più interessanti manifestazioni della cultura Arbereshe. Con alti e bassi tra un anno e l’altro, può coinvolgere dalle decina fino alle centinaia di persone che sin dalle prime ore del Martedì successivo alla Pasqua, si preparano indossando i vecchi e nuovi costumi tradizionali.

Le Vallje sono gruppi spontanei di circa 10 elementi o più che tenendosi per mano, o mediante un fazzoletto, camminano per le vie del paese intonando canti in lingua Arbereshe.
I testi della Vallja sono antichi, e di difficile comprensione specie per i più giovani. I canti intonati la sera del martedì di Pasqua sono principalmente tre. Il primo è una rapsodia molto antica, probabilmente originaria del XV secolo. Narra di una famiglia ricca ed importante dell'Albania, con nove figli maschi ed una sola femmina, Jurendina. Costei viene chiesta in sposa da un signore di un luogo lontano, ma i genitori della ragazza ed i fratelli non vogliono acconsentire al matrimonio per non vederla partire. Solo uno dei fratelli, Kostantino, si dichiara favorevole alle nozze, e promette alla madre di riportare la sorella ogni qualvolta avesse desiderio di vederla. A tale promessa, la famiglia acconsente e Jurendina va in sposa. Dopo le nozze della ragazza scoppia una guerra tra principati vicini, ed in un solo anno muoiono tutti e nove i fratelli. La madre è disperata. Kostantino dunque, pur di tener fede alla parola data, “risuscita” e va a prendere la sorella per riportarla alla madre. Durante il viaggio, Jurendina si stupisce perchè il fratello ha sempre freddo ed è coperto di polvere. Arrivati presso la casa paterna, Kostantino lascia la sorella sulla soglia di casa. La madre apre la porta, la riconosce, la abbraccia e le chiede chi l'abbia riportata. Alla sua terribile risposta, svela alla figlia che il fratello è morto ed entrambe muoiono per la paura e la forte emozione.
Questa rapsodia si fonda sul concetto della Besa, cioè la parola data, che è concetto fondamentale nella cultura e nella legislazione albanese: Kostantino resuscita pur di compiere ciò aveva promesso alla madre e nonostante l’increscioso e prevedibile esito finale. Sul far della sera si canta invece una Rapsodia che narra le gesta del condottiero albanese Scanderbeg e della battaglia di Kruja. Le gesta vengono evocate oltre che con il canto attraverso una sorta di danza con giri e movimenti concentrici, mediante i quali si intrappolando alcuni passanti che in guisa di ostaggi devono offrire da bere all’intera Vallja come riscatto per essere liberati. La giornata si conclude tardi, con improvvisati versi da osteria e può proseguire tutta la notte con serenate casa per casa improvvisando e scherzando.

Purtroppo come spesso succede, una errata concezione della “valorizzazione” turistica può portare a fare errori che possono avere effetti negativi e irreparabili sulla conservazione delle tradizioni popolari. Già da anni a Civita nella stessa giornata delle Vallje viene anche organizzata una esibizione di gruppi Folk. L’effetto è devastante. In quel marasma di Gruppi Folk che cantano ballano e indossano costumi di dubbia autenticità, le Vallje diventano un evento quasi marginale, invisibile, di importanza secondaria, confondendosi e perdendo quella magia e sacralità che le è propria e che ne fa un evento di notevole interesse culturale e antropologico e non una banale manifestazione folkloristica. Così anche il comune di Frascineto inseguendo il “modello” Civita della promozione turistica si accoda alla “valorizzazione” annacquando e nascondendo le proprie Vallje sotto lo squallido manto delle manifestazioni Folkloristiche. Sarebbe molto semplice separare i due eventi, invitando i gruppi Folk il Lunedì dopo Pasqua, ad uso e consumo di un turismo di “massa” e lasciare alle Vallje il Martedì, libere di continuare a cantare per loro stesse o per chi, e non sono pochi, capiscono, apprezzano e amano quelle splendide tristi malinconiche melodie.

Si ringrazia la Dottoressa Caterina Martino per le fonti

domenica 11 aprile 2004

La "Pita" di Alessandria del Carretto (CS)

Ultima domenica di Aprile, giorno di pioggia, di quelli che non si dimenticano mai. Percorro una strada che procede in salita: praticamente una scia di fango scivoloso circondato da dense nubi che annebbiano anche la mia capacità di immaginare il paesaggio che mi circonda.
Nella piazza del paese incontro quattro “forestieri” venuti da Roma, attratti da questo rito, che neanche lontanamente immaginavano quanto potesse essere disagevole arrivare sin qua. Una di loro francese: lei con la voglia di conoscere le musiche delle zampogne ha trascinato tutti gli altri.
Continuiamo a camminare nella nebbia senza sapere neanche cosa ci aspetta lassù, quasi in cima al Timpone delle Neviera. Nel frattempo incontriamo gente che si è organizzata, anche sotto la pioggia, per un pasto frugale ma abbondante. Il pane tagliato in grosse fette accompagna soffritti, melanzane a scapece, salami e formaggi di una bontà indimenticabile. Il vino non manca, ottimo, è il migliore anestetico per non sentire l’acqua della pioggia che ti entra dappertutto. All’improvviso, urla fortissime e suoni di organetto fendono la nebbia. Si sente un inedito strano rumore ed ecco che ti appare davanti dal nulla la “cimahe” e la “pita”.
La cimahe è un giovane abete tagliato e trasportato a spalle con tutta la chioma. La Pita invece è un grosso abete, sfrondato e pulito, spinto sul fango dalla forza di decine di uomini urlanti. Gli uomini fanno forza su delle leve, “tire”, poste perpendicolarmente al tronco di abete, ed agganciate con le “torte” (corde di legno) ad anelli di ferro inchiodati sul tronco.
Si continua in questo modo per tutta la giornata con pause intervallate da soste dedicate al consumo di vivande, di vino, alla buona conversazione e alla danza al suono di organetto, zampogne, totarelle e tamburelli. La pioggia insiste, ma i pitaioli non demordono.
L’arrivo in paese prima di sera è un tripudio generale di chi ha scalato la montagna, faticato per condurre la Pita, ma anche di chi ogni anno l’aspetta in paese.
La prossima domenica ci si ritroverà per maritare i due alberi…

martedì 24 febbraio 2004

Teana: un Carnevale Lucano

Un processo a Carnevale sembra voler riproporre in chiave burlesca la “Giudaica”. Il tutto comincia nel bosco vicino al paese...

...Un gruppo di “brutti ceffi” appare improvvisamente. Tra questi possiamo riconoscere una Sposa e uno Sposo, quattro Carabinieri, un Prete e il suo Sacrestano, un Giudice e due Medici. Poi c’è una banda informe e malvestita di “cafoni” uomini e donne: calze di seta, scarponi vecchi, gonne stropicciate giacche ripezzate, coppole, pantaloni di velluto. Tra questi mi vengono presentati: “U Pezzente”, “Quaremmma”, “Carnevale”.



Il primo porta una sacca di Juta a tracollo, dove riporre il frutto della mendicazione. Carnevale è un povero contadino ormai perso nei fumi dell’alcol, dell’ozio e della buona tavola. Quaremma, moglie di Carnevale, ama profondamente suo marito, nonostante la sua scarsa propensione a provvedere agli impegni familiari ed a sfamare i 7 figli, forse per qualche non misteriosa dote nascosta. A causa della sua vita immorale e “scellerata” è agli arresti, trascinato con le corde da due Carabinieri. Ma c’è un’altra figura, feroce selvaggia e inquietante, completamente coperta di peli, incatenata e condotta anch’essa da due carabinieri, che avanza minacciosa, spaventando bambini e ragazzi: l’Orso! Così questo strano corteo attraversa i vicoli del Paese, accompagnato, da tarantelle e zampogne, danzando in ogni piazzetta, scherzando, seguito da ragazzi che scherniscono l’orso, e con la gente che saluta dalle finestre.

Portafortuna, con una gabbietta al collo con dentro un porcellino d’india (la mattina però era una colomba...magia?) bussa alle porte. La gente apre, infila un' offerta in un barattolo e ritira un bigliettino della fortuna. Così ecco che una signora di 93 anni, dopo aver aperto la porta e infilato l’offerta, non resiste al suono delle zampogne e dell’organetto e scende armata di cupe-cupe, a ballare sulla piazzetta.

La meta finale è la piazza dove si svolgerà il processo a Carnevale con un confronto serrato tra avvocato difensore e accusatore. Ma il giudice, come Pilato, lascia che sia il popolo a decidere, e nonostante i pianti strazianti di Quaremma e figlie, la condanna a morte per fucilazione è inevitabile. L’esecuzione immediata si concluderà con la fuga dell’Orso che porterà via il corpo straziato di Carnevale fuori dalle mura cittadine...Così termina questa parodia “sacrilega” della passione di Cristo, in questa giornata in cui è concesso scherzare di tutto, irridere i notabili del paese, prendersi in giro, esprimere il desiderio di una vita meno rigorosa.

“Il pianto di Quaremma e figlie si rifà in qualche modo al tradizionale lamento funebre delle nostre nonne - secondo Rosa Santini, responsabile della Pro-Loco. Tutto si svolge in modo improvvisato, dove l’unica cosa rigorosamente stabilita sono i ruoli delle figure principali.” Se cerchi un volto sotto le maschere ti accorgi che spesso gli occhi non sono giovani come si potrebbe pensare e che non è una festa di soli ragazzi, ma coinvolge gente di ogni fascia di età. Un “Carabiniere” (anche se sembra un agente della “poliza” albanese) mi confessa che quest’anno non ha fatto la sposa perché se lo fa ogni anno poi lo riconoscono.

La festa ha una sua “gemella” ad Alessandria del Caretto in Calabria, nell’altro versante del Pollino, e chissà in quante altre località è andata ormai perduta. Il Processo si svolge ogni anno l’ultima domenica di Carnevale e si comincia a sfilare per le vie del paese dalle 10 di mattina circa. La serata si è conclusa con la sagra dei “maccaroni con la mollica” e della “cuculella” (formaggio uova patate) due piatti tradizionali della cultura gastronomica di Teana.

Non perdetevi l’occasione di visitare anche il bel Museo della Civiltà Contadina, ricco di materiali, sapientemente raccolti e conservati, ed anche ben esposti. Da Teana il panorama spazia verso i monti dell’Appennino Lucano, fino alle vette del Pollino. Ad oriente si aprono le pianure dello Ionio, quelle terre che qualcuno avrebbe voluto condannare a cimitero nucleare.



sabato 31 gennaio 2004

Solo Carne, Sale, Pepe e Peperoncino

Quella mattina era una mattina come tutte le altre, forse solo più fredda delle altre. Incredibilmente quello strano bipede, che tutte le mattine gli portava da mangiare, vestito di nero con un fazzoletto in testa, era incredibilmente in ritardo. Il suo stomaco reclamava fortemente quel pastone ricco di crusca, bucce di patate, bietole, pane, salato, saporito di pomodoro, pasta, brodo di carne e bucce di formaggio. Chissà forse era successo qualcosa a quella donna. Questo fu il suo ultimo pensiero. Di lì a poco non avrebbe avuto nemmeno il tempo di capire cosa, invece, stesse per capitare a lui. Gli si presentarono davanti in 6-7 (bipedi, chiaramente). Qualcuno di loro aveva un volto “familiare” gli altri era la prima volta che li vide. Qualcuno lo legò con una corda al muso, qualcun altro cominciò a spingerlo verso il cancello. Ad ogni resistenza reagivano con altrettanta forza, urla, calci, strattoni. Chi lo spingeva, chi gli tirava la coda, chi gli afferrò una zampa, chi l’altra e un'altra ancora. Infine tutte e quattro. Si sentì sollevato, e questo deve aver fatto molto male alla sua lunga schiena, considerando il suo peso (almeno 150 kg). Venne sbattuto con poca grazia su un tavolaccio concavo di legno. Una fitta al collo e il sapore di sangue che gli penetra in bocca dalla gola. Un dolore così non lo aveva mai provato, se faceva eccezione a quando, piccolo, un altro bipede, fece sentire a lui e a suoi fratelli una lama affilata giù vicino all’inguine, prima che lo separassero dagli altri e la portassero qui, dove conobbe colei che fino ad oggi si era preoccupata amorevolmente di nutrirlo. Adesso il freddo entrava nel suo corpo e l’ultima voce che sentì apparteneva alla vecchia cara amica bipede vestita di nero, che con una conca piena di sangue in mano, commossa, piangeva dicendo: “è stato così bravo, si mangiava tutto quello che gli davo, non mi ha mai fatto bestemmiare. Magari a trovarne uno così bravo tutti gli anni”.

Già tutti gli anni. L’uccisione del maiale è un vero e proprio rituale nella cultura contadina Lucana. In passato non c’era famiglia che non allevasse almeno un suino per soddisfare le proprie esigenze di carne conservata. Del maiale si sa non si butta nulla. Ma di questo “modo di dire” è rimasto appunto solo il modo di dire, perché molte cose sono in ogni modo cambiate. Oggi ad esempio non si recuperano più le setole, che in passato si utilizzavano per costruire pennelli o per cucire le calzature.
Una volta avere un animale ricco di grasso era una vera e propria ricchezza. Oggi lo strutto è stato quasi del tutto bandito dall’alimentazione per via di una ormai universale e forse esagerata paura delle sue conseguenze sulla salute. Una volta ai bambini si spalmava il pane di strutto o di sugna e adesso si preferiscono marmellate e varie creme al cioccolato. Ma il grasso serviva anche per fare saponi, alimentare lanterne, impermeabilizzare il cuoio delle scarpe, lubrificare arnesi e meccanismi. In generale si prediligono salami (salsiccie e sopressate) con poco grasso, il capocollo e il prosciutto magro agli insaccati ripieni con visceri e frattaglie, il sanguinaccio, le cotiche e le braciole conservate nello strutto.
Ma se le carni di maiale rappresentano una costante sin dalle origini dei nostri costumi alimentari, le spezie non sono altro che lo specchio della nostra storia. Il Pepe è arrivato dalle Indie con il commercio delle Repubbliche Marinare e il Peperoncino diffusosi in seguito alla scoperta delle Americhe. Il Sale c’è sempre stato. Ma che fatica procurarselo: le vie Salarie dal mare alle aree interne, il contrabbando negli anni bui delle guerre e degli embarghi commerciali. Poi ci sono stati anche semi di anice, finocchio e forse lo zafferano.
Gli incantevoli sapori che ci si schiudono in bocca, mangiando una buona salsiccia lucana, non sono altro che il delicato equilibrio tra la necessità di abbondare con le spezie per garantire la conservazione a lungo termine delle carni e la scarsa capacità di acquisto posseduta dalle nostre antiche famiglie contadine.