Al Presidente dell’Associazione Guide Ufficiali del Parco
Ai Membri del Coordinamento dell’Associazione Guide
A Tutte le Guide Ufficiali del Parco dell’Associazione
Per conoscenza alle altre Guide Ufficiali del Parco
Per conoscenza Agli Organi di Stampa
Per conoscenza ai membri del Consiglio Direttivo del Parco
Per conoscenza ai membri della Comunità dei Sindaci del Parco
Oggetto: dimissioni dal Coordinamento Associazione Guide Ufficiali del Parco
Egregi e sfortunati colleghi
Avrete ormai constatato che da mesi il mio impegno nel coordinamento dell’Associazione Guide è pari a zero.
Purtroppo ho dovuto constatare fino in fondo che con l’attuale dirigenza dell’Ente Parco, ogni nostra energia spesa nel migliorare le nostre condizioni di lavoro, la fruibilità del Parco e la tutela dell’ambiente è assolutamente frustrata.
Nessuna politica di sostegno, stabilizzazione e qualificazione della professione della Guida è stata mai sostenuta da questa amministrazione del Parco e dalle precedenti.
Rinnovo con amarezza il mio totale assoluto e insindacabile giudizio negativo verso una amministrazione del Parco, che nonostante il nostro ruolo strategico, come interfaccia tra il territorio e i fruitori, ci ignora totalmente.
Ritengo che sia assolutamente vergognoso che l’Ente Parco non si preoccupi del rischio che questo territorio resti senza Guide Ufficiali perché costrette a fare altro per vivere e peggio ancora a emigrare. Tanto più che anche la formazione di nuove guide è del tutto inutile se le prospettive professionali restano tali.
Ritengo che l’Associazione Guide a causa di quanto sopra sia irrimediabilmente destinata a morire per disaffezione dei propri soci ad un attività associativa marginale e semi clandestina rispetto alle potenzialità del territorio. Io stesso non comprendo per quale motivo debba continuare ad impegnare il mio tempo e denaro per un associazione e per dei colleghi che sembrano essere “ibernati” in attesa di tempi migliori e che si imbarazzano delle mie dichiarazioni pubbliche scritte e verbali, praticando nei miei confronti una subdola forma di ostracismo evidentemente richiesta dall’alto.
Ci tengo ad riaffermare pienamente di non aver condiviso l’atteggiamento “diplomatico” e “attendista” della dirigenza dell’Associazione protrattosi troppo a lungo nei confronti di un Ente Parco che sin dall’inizio dimostrava disinteresse ad investire nella nostra professionalità.
Il futuro turistico del Pollino è in sviluppo, e non certo grazie, all’Ente Parco, ma grazie alla professionalità di diversi Operatori Turistici.
Alla sfida di un turismo, anche straniero, sempre più esigente in qualità di servizi, qual’è al momento l’offerta del Parco?
Il Parco è capace di offrire servizi di qualità, guide in lingua, informazioni aggiornate, documentazione, programmi, animazione culturale e turistica, nuovi itinerari studiati, curati, verificati e segnati su mappa e sul terreno a beneficio di turisti e agenzie turistiche?
Come possiamo esaltare le potenzialità del territorio, a beneficio di tutti, se non viene avviata una seria politica di mobilitazione delle Guide Ufficiali del Parco?
Per quale motivo l’Ente non propone progetti di valorizzazione ambientale e non destina all’Associazione risorse congrue e sostanziali per realizzarli?
Per quale motivo l’Ente Parco non ci mette a disposizione delle amministrazioni locali e degli operatori turistici per realizzare progetti di recupero di sentieri e la realizzazione di itinerari turistici?
Per quale motivo il nostro lavoro di studio, monitoraggio e valorizzazione del territorio deve essere a costo zero per l’Ente che ci riconosce?
Qual è la motivazione di questa assurda, incomprensibile ed autolesionista esclusione delle Guide Ufficiali del Parco dalla gestione del territorio?
Perché mentre ettari ed ettari di territorio sono in balia di vandali e visitatori incivili, senza nessuna custodia, le Guide Ufficiali del Parco non devono essere coinvolte in processi di monitoraggio e vigilanza, coinvolgendo magari anche l’associazionismo locale? Infatti mentre l’ultimo Pino Loricato è stato incendiato, quante Guide erano a casa senza lavoro? Quanti volontari si sarebbero potuti coinvolgere e quanti ex LSU avremmo potuto dislocare in attività di vigilanza con il coordinamento professionale e competente delle Guide Ufficiali del Parco?
Perché in tutti i progetti di tutela ambientale (Cervo, Capriolo, Grifone, Lupo) non è stato dato alle Guide Ufficiali del Parco il ruolo proprio di far conoscere e divulgare nel e fuori territorio risultati e obbiettivi dei progetti stessi?
Non essere stati invitati al convegno che si terrà a Terranova di Pollino il 1 luglio prossimo, è sintomatico di quanto poco autorevole sia la nostra associazione e la nostra figura professionale nei contesti amministrativi e accademici. Evidentemente, considerando i contributi tecnico-scientifici del convegno, la nostra “equilibrata equidistanza politica” per assurdo ha avuto l’effetto di avvicinarci (invece di allontanarci) alla “politica” (con la ”p” minuscola) che impregna la “gestione” del Parco.
L’Associazione e le Guide sembrano indifferenti o peggio conniventi a questo attacco selvaggio contro l’integrità ambientale del Pollino.
Mi vedo costretto quindi per quanto sopra detto e per chiarezza nei confronti dei colleghi, a ufficializzare le mie dimissioni, di fatto avvenute, prima della scadenza naturale del mio incarico, ma soprattutto anche a dichiarare la mia indisponibilità a sostenere qualsiasi ruolo all’interno di un Associazione Guide, che NON merita dall’Ente Parco le poche migliaia di euro l’anno (da dividere in 40!) a fronte di bilanci miliardari dell’Ente stesso.
Ritengo di poter tornare indietro sulla mia decisione solo quando avvertirò un sostanziale cambiamento, che tradotto in termini umanamente comprensibili, significa:
1. Coinvolgimento delle Guide in seri progetti di valorizzazione turistico ambientale ed educativi, che portino in pochi anni a recuperare quanto perso fino ad adesso;
2. Presa di coscienza da parte dell’Associazione che bisogna agire in modo deciso contro qualsiasi attacco all’ambiente del Pollino, unica fonte del nostro lavoro;
3. Pretendere una politica di valorizzazione delle risorse umane presenti nel Pollino;
4. Promozione di tutte le iniziative culturali prodotte nel Pollino, anche se non direttamente patrocinate dall’Ente Parco.
Il sottoscritto continuerà ovviamente ad esercitare la professione di Guida.
Dott. Giuseppe Cosenza
Guida Ufficiale ed Esclusiva del Parco Nazionale del Pollino
Uno dei più grandi fallimenti della politica ambientale e conservazionista italiana
lunedì 27 giugno 2005
sabato 2 aprile 2005
Guide del Parco: Professionalità e precarietà
Relazione alla 1°Conferenza Provinciali per lo sviluppo nei Parchi - Latronico 2005
Al termine del corrente anno (2005) il sottoscritto avrà svolto (condizioni climatiche permettendo) circa 100 escursioni nel territorio del Pollino e aree vicine (Maratea). Questo dato rappresenta un valore elevato rispetto alla media dei miei colleghi.Il numero totale di visitatori accompagnati sfiorerà le 800 unità.
La provenienza geografica degli escursionisti è varia
Nazionali: Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Lazio, Umbria, Toscana, Liguria, Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Marche.
Internazionali: Spagna, Francia, Svizzera, Germania, Olanda, Belgio, Inghilterra, Danimarca, Polonia, Finlandia, Stati Uniti, Canada, Repubblica Ceca, Grecia, Giappone, Corea del Sud, Cina
Un gruppo trekking che raggiunge il Pollino dal Nord-Italia spende circa 600 euro, viaggio compreso. I turisti Inglesi spendono all’incirca 800 sterline (equivalenti a 1700 euro, circa 2.500.000 delle vecchie lire) per una settimana in Basilicata tra Pollino e Maratea viaggio aereo compreso in strutture di qualità.
A questo punto dovremmo chiederci “PERCHE SPENDONO TALI SOMME PER VISITARE LA BASILICATA?”
La risposta è pressoché semplice. Ma il territorio del Pollino e in generale la Basilicata e la Calabria è all’altezza di questo turismo di “elite”? Le politiche ambientali e turistiche delle due regioni e delle aree protette vanno nella direzioni di valorizzare, tutelare ed eventualmente “aumentare” le risorse naturalistiche, antropologiche storico e artistiche? Si riesce a rendere fruibili queste risorse?
Situazioni critiche nella aree di notevole interesse turistico ambientale
1. Tagli di boschi e alberi secolari (addirittura durante il periodo delle gite scolastiche a bosco magnano. A Viggianello dal 2000 ad oggi sono scomparsi tutte le querce secolari lungo la strada provinciale)
2. Sentieri non segnati (nessun percorso di collegamento centri storici - centri storici, centri storici - rifugi, rifugi - vette)
3. Gente che si perde, con qualche caso di fatalità e nessun sostegno al Soccorso Alpino
4. degrado provocato da lavori iniziati e mai finiti (vedi rifugio De Gasperi e Sentiero Belvedere)
5. Rifugi trasformati in albergo invece di essere di supporto all’escursionismo e alla fruizione.
6. Rifiuti dappertutto (vedi cristo di Maratea, Cersuta, Piano Visitone)
7. segnaletica insufficiente e indecente, se non assente (dov’è Colle Impiso?)
8. Incendi (come si può nel 2000 lasciare che un fuoco divampi per ore senza essere avvistato?)
9. Nessun coinvolgimento delle associazioni nella tutela del territorio (vigilanza, antincendio, antibracconaggio, antivandalismo)
10. Nessuna impresa giovanile coinvolta in progetti di tutela e ripristino ambientale
11. Nessuna attività promossa di turismo interno (scuole del Pollino in Val d’Agri e viceversa)
12. Bracconaggio e Caccia al cinghiale
13. Assurde e disastrose manutenzione dei fiumi (sul SINNI proprio dove in inverno si fermano i migratori)
14. Istallazioni turistiche dannose e incoerenti, con le risorse ambientali del territorio (chi dovrebbe fare a fare stretching nelle gole del Lao o ippoterapia senza cavalli a Bosco magnano)
15. Fiumi in totale degrado (rifiuti e fogne proprio dove si fa rafting e il bagno.
16. Assurde opere di restauro (tavola del brigante)
17. Aule didattiche “timide” (cioè piccole, insufficienti per una scuola e senza istallazioni adeguate)
18. Musei chiusi, incustoditi o custoditi da persone inadeguate (San Costantino albanese, ricco di risorse umane nel settore della musica e del canto tradizionale che non vengono coinvolte)
19. Centri visita chiusi e con istallazioni che non c’entrano nulla con il territorio.
20. Antenne di vario genere posizionate in aree panoramiche. (Redentore di Maratea)
21. Elettrodotti ovunque (Valle del Mercure, Timpa delle Murge)
22. Pochissime manifestazioni stabilizzate, se si fa esclusione di quelle tradizionali (come fa un agenzia a programmare per l’anno successivo?)
23. Centrali a Biomasse, Centrale idroelettriche (Mercure - Lao), impianti industriali in località di notevole interesse turistico (Calzaturificio di Maratea)
24. Recinzioni abusive che impediscono il libero movimento dei turisti.
25. Spiagge sporche e dotate di brutte e pericolose istallazioni (spiaggia di Cersuta)
La gestione del territorio deve essere coerente con gli slogan turistici, altrimenti possiamo anche chiudere prima che i malcapitati turisti ci chiedano i danni.
STATO DI “UTILIZZAZIONE” DEL CAPITALE UMANO “GUIDE” IN BASILICATA
“La Basilicata presenta dati di eccellenza per quanto concerne la dotazione di capitale umano qualificato e l’elevato grado di scolarizzazione del nuove generazioni come attestato dai dati ISTAT: (…) Pertanto risulta fondamentale che questo importante patrimonio che rappresenta una delle leve principali della competitività regionale, capace di catalizzare e promuovere nuove conoscenze ed innovazioni e migliorare il benessere socio-economico della collettività, non vada disperso per via di un esodo che impoverisce i territori lucani, privandoli delle loro risorse migliori a vantaggio di regioni capaci di esercitare una maggiore forza di attrazione.”
Estratto dalla Relazione programmatica del presidente Vito De Filippo
Le Guide Ufficiali del Parco Nazionale del Pollino sono LIBERI PROFESSIONISTI e non dipendenti dell’Ente Parco.
Le guide sono l’interfaccia tra il territorio e i turisti che accompagnano lungo i meravigliosi sentieri montani, i borghi più belli d’Italia, i fiumi, le foreste e i prati del Pollino e della Basilicata.
L’attività delle guide si concentra soprattutto in un arco di tempo che va da Aprile fino a Novembre, prevalentemente nei fine settimana. Considerando le 100 giornate utili, fate i conti di quanto dovrebbe costare al turista una visita guidata al giorno, per garantire ad una guida un reddito annuo “dignitoso”. Alle tariffe di mercato, come può una guida seriamente pensare, di costruire il suo futuro nel Pollino e in Basilicata?
Nessuna politica di sostegno, stabilizzazione e qualificazione della professione della Guida è stata mai sostenuta da questa amministrazione del Parco e dalle precedenti. Ogni nostra energia spesa nel migliorare le nostre condizioni di lavoro, la fruibilità del Parco e la tutela dell’ambiente è assolutamente frustrata.
Ritengo che sia assolutamente vergognoso che le istituzioni non si preoccupino del rischio che questo territorio restino senza Guide Ufficiali. Anche la formazione di nuove guide è del tutto inutile se le prospettive professionali restano tali.
Il futuro turistico del Pollino è in sviluppo, ma sopratutto grazie alla professionalità di diversi Operatori Turistici. Abbiamo un turismo sempre più esigente di servizi di qualità.
Il Pollino senza le guide non può offrire servizi di qualità, guide in lingua, informazioni aggiornate, documentazione, programmi, animazione culturale e turistica, nuovi itinerari studiati, curati, verificati e segnati su mappa e sul terreno a beneficio di turisti e agenzie turistiche.
Non si possono esaltare le potenzialità del territorio, a beneficio di tutti, se non viene avviata una seria politica di mobilitazione delle Guide Ufficiali del Parco.
Le Amministrazioni Locali, si perdono dietro la banale richiesta di contributi per questa o quella sagra, mentre invece dovrebbero chiedere all’Ente Parco di mettere a loro disposizione una guida per realizzare progetti di recupero di sentieri e per la realizzazione di itinerari turistici.
Il nostro lavoro di studio, monitoraggio e valorizzazione del territorio allo stato attuale è a costo zero per l’Ente e il territorio che rappresenta.
Qual è la motivazione di questa assurda, incomprensibile ed autolesionista esclusione delle Guide Ufficiali del Parco dalla gestione del territorio?
Qual è la ragione di questo assurdo silenzio e disimpegno della Regione Basilicata, della Provincia di Potenza e Matera, dell’Azienda di Promozione Turistica Basilicata nelle politiche di sviluppo del pollino che di riflesso coinvolge tutta l’Area Sud della nostra regione?
A fronte di un territorio bello e delicato, che andrebbe curato come un giardino (per questo si parla di Parco e non di riserva) in balia di vandali e visitatori incivili, senza nessuna custodia, le Guide Ufficiali del Parco dovrebbero essere coinvolte in processi di monitoraggio e vigilanza, coinvolgendo anche l’associazionismo locale. Infatti mentre l’ultimo Pino Loricato è stato incendiato, quante Guide erano a casa senza lavoro? Quanti volontari si sarebbero potuti coinvolgere e quanti ex LSU avremmo potuto dislocare in attività di vigilanza con il coordinamento professionale e competente delle Guide Ufficiali del Parco?
GUIDE DEL UFFICIALI DEL PARCO E INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE AMBIENTALE.
Negli altri Parchi le guide sono strettamente coinvolte in progetti di ricerca, manutenzione, informazione e cura del territorio, per cui non mi meraviglio se per i turisti noi siamo un tutt’uno con il Parco stesso. Le guide sono oggetto di informazione e aggiornamento. Il flusso di informazioni tra l’Ente Parco e le Guide è pressocchè ZERO.
Al termine del corrente anno (2005) il sottoscritto avrà svolto (condizioni climatiche permettendo) circa 100 escursioni nel territorio del Pollino e aree vicine (Maratea). Questo dato rappresenta un valore elevato rispetto alla media dei miei colleghi.Il numero totale di visitatori accompagnati sfiorerà le 800 unità.
La provenienza geografica degli escursionisti è varia
Nazionali: Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Campania, Lazio, Umbria, Toscana, Liguria, Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Veneto, Marche.
Internazionali: Spagna, Francia, Svizzera, Germania, Olanda, Belgio, Inghilterra, Danimarca, Polonia, Finlandia, Stati Uniti, Canada, Repubblica Ceca, Grecia, Giappone, Corea del Sud, Cina
Un gruppo trekking che raggiunge il Pollino dal Nord-Italia spende circa 600 euro, viaggio compreso. I turisti Inglesi spendono all’incirca 800 sterline (equivalenti a 1700 euro, circa 2.500.000 delle vecchie lire) per una settimana in Basilicata tra Pollino e Maratea viaggio aereo compreso in strutture di qualità.
A questo punto dovremmo chiederci “PERCHE SPENDONO TALI SOMME PER VISITARE LA BASILICATA?”
La risposta è pressoché semplice. Ma il territorio del Pollino e in generale la Basilicata e la Calabria è all’altezza di questo turismo di “elite”? Le politiche ambientali e turistiche delle due regioni e delle aree protette vanno nella direzioni di valorizzare, tutelare ed eventualmente “aumentare” le risorse naturalistiche, antropologiche storico e artistiche? Si riesce a rendere fruibili queste risorse?
Situazioni critiche nella aree di notevole interesse turistico ambientale
1. Tagli di boschi e alberi secolari (addirittura durante il periodo delle gite scolastiche a bosco magnano. A Viggianello dal 2000 ad oggi sono scomparsi tutte le querce secolari lungo la strada provinciale)
2. Sentieri non segnati (nessun percorso di collegamento centri storici - centri storici, centri storici - rifugi, rifugi - vette)
3. Gente che si perde, con qualche caso di fatalità e nessun sostegno al Soccorso Alpino
4. degrado provocato da lavori iniziati e mai finiti (vedi rifugio De Gasperi e Sentiero Belvedere)
5. Rifugi trasformati in albergo invece di essere di supporto all’escursionismo e alla fruizione.
6. Rifiuti dappertutto (vedi cristo di Maratea, Cersuta, Piano Visitone)
7. segnaletica insufficiente e indecente, se non assente (dov’è Colle Impiso?)
8. Incendi (come si può nel 2000 lasciare che un fuoco divampi per ore senza essere avvistato?)
9. Nessun coinvolgimento delle associazioni nella tutela del territorio (vigilanza, antincendio, antibracconaggio, antivandalismo)
10. Nessuna impresa giovanile coinvolta in progetti di tutela e ripristino ambientale
11. Nessuna attività promossa di turismo interno (scuole del Pollino in Val d’Agri e viceversa)
12. Bracconaggio e Caccia al cinghiale
13. Assurde e disastrose manutenzione dei fiumi (sul SINNI proprio dove in inverno si fermano i migratori)
14. Istallazioni turistiche dannose e incoerenti, con le risorse ambientali del territorio (chi dovrebbe fare a fare stretching nelle gole del Lao o ippoterapia senza cavalli a Bosco magnano)
15. Fiumi in totale degrado (rifiuti e fogne proprio dove si fa rafting e il bagno.
16. Assurde opere di restauro (tavola del brigante)
17. Aule didattiche “timide” (cioè piccole, insufficienti per una scuola e senza istallazioni adeguate)
18. Musei chiusi, incustoditi o custoditi da persone inadeguate (San Costantino albanese, ricco di risorse umane nel settore della musica e del canto tradizionale che non vengono coinvolte)
19. Centri visita chiusi e con istallazioni che non c’entrano nulla con il territorio.
20. Antenne di vario genere posizionate in aree panoramiche. (Redentore di Maratea)
21. Elettrodotti ovunque (Valle del Mercure, Timpa delle Murge)
22. Pochissime manifestazioni stabilizzate, se si fa esclusione di quelle tradizionali (come fa un agenzia a programmare per l’anno successivo?)
23. Centrali a Biomasse, Centrale idroelettriche (Mercure - Lao), impianti industriali in località di notevole interesse turistico (Calzaturificio di Maratea)
24. Recinzioni abusive che impediscono il libero movimento dei turisti.
25. Spiagge sporche e dotate di brutte e pericolose istallazioni (spiaggia di Cersuta)
La gestione del territorio deve essere coerente con gli slogan turistici, altrimenti possiamo anche chiudere prima che i malcapitati turisti ci chiedano i danni.
STATO DI “UTILIZZAZIONE” DEL CAPITALE UMANO “GUIDE” IN BASILICATA
“La Basilicata presenta dati di eccellenza per quanto concerne la dotazione di capitale umano qualificato e l’elevato grado di scolarizzazione del nuove generazioni come attestato dai dati ISTAT: (…) Pertanto risulta fondamentale che questo importante patrimonio che rappresenta una delle leve principali della competitività regionale, capace di catalizzare e promuovere nuove conoscenze ed innovazioni e migliorare il benessere socio-economico della collettività, non vada disperso per via di un esodo che impoverisce i territori lucani, privandoli delle loro risorse migliori a vantaggio di regioni capaci di esercitare una maggiore forza di attrazione.”
Estratto dalla Relazione programmatica del presidente Vito De Filippo
Le Guide Ufficiali del Parco Nazionale del Pollino sono LIBERI PROFESSIONISTI e non dipendenti dell’Ente Parco.
Le guide sono l’interfaccia tra il territorio e i turisti che accompagnano lungo i meravigliosi sentieri montani, i borghi più belli d’Italia, i fiumi, le foreste e i prati del Pollino e della Basilicata.
L’attività delle guide si concentra soprattutto in un arco di tempo che va da Aprile fino a Novembre, prevalentemente nei fine settimana. Considerando le 100 giornate utili, fate i conti di quanto dovrebbe costare al turista una visita guidata al giorno, per garantire ad una guida un reddito annuo “dignitoso”. Alle tariffe di mercato, come può una guida seriamente pensare, di costruire il suo futuro nel Pollino e in Basilicata?
Nessuna politica di sostegno, stabilizzazione e qualificazione della professione della Guida è stata mai sostenuta da questa amministrazione del Parco e dalle precedenti. Ogni nostra energia spesa nel migliorare le nostre condizioni di lavoro, la fruibilità del Parco e la tutela dell’ambiente è assolutamente frustrata.
Ritengo che sia assolutamente vergognoso che le istituzioni non si preoccupino del rischio che questo territorio restino senza Guide Ufficiali. Anche la formazione di nuove guide è del tutto inutile se le prospettive professionali restano tali.
Il futuro turistico del Pollino è in sviluppo, ma sopratutto grazie alla professionalità di diversi Operatori Turistici. Abbiamo un turismo sempre più esigente di servizi di qualità.
Il Pollino senza le guide non può offrire servizi di qualità, guide in lingua, informazioni aggiornate, documentazione, programmi, animazione culturale e turistica, nuovi itinerari studiati, curati, verificati e segnati su mappa e sul terreno a beneficio di turisti e agenzie turistiche.
Non si possono esaltare le potenzialità del territorio, a beneficio di tutti, se non viene avviata una seria politica di mobilitazione delle Guide Ufficiali del Parco.
Le Amministrazioni Locali, si perdono dietro la banale richiesta di contributi per questa o quella sagra, mentre invece dovrebbero chiedere all’Ente Parco di mettere a loro disposizione una guida per realizzare progetti di recupero di sentieri e per la realizzazione di itinerari turistici.
Il nostro lavoro di studio, monitoraggio e valorizzazione del territorio allo stato attuale è a costo zero per l’Ente e il territorio che rappresenta.
Qual è la motivazione di questa assurda, incomprensibile ed autolesionista esclusione delle Guide Ufficiali del Parco dalla gestione del territorio?
Qual è la ragione di questo assurdo silenzio e disimpegno della Regione Basilicata, della Provincia di Potenza e Matera, dell’Azienda di Promozione Turistica Basilicata nelle politiche di sviluppo del pollino che di riflesso coinvolge tutta l’Area Sud della nostra regione?
A fronte di un territorio bello e delicato, che andrebbe curato come un giardino (per questo si parla di Parco e non di riserva) in balia di vandali e visitatori incivili, senza nessuna custodia, le Guide Ufficiali del Parco dovrebbero essere coinvolte in processi di monitoraggio e vigilanza, coinvolgendo anche l’associazionismo locale. Infatti mentre l’ultimo Pino Loricato è stato incendiato, quante Guide erano a casa senza lavoro? Quanti volontari si sarebbero potuti coinvolgere e quanti ex LSU avremmo potuto dislocare in attività di vigilanza con il coordinamento professionale e competente delle Guide Ufficiali del Parco?
GUIDE DEL UFFICIALI DEL PARCO E INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE AMBIENTALE.
Negli altri Parchi le guide sono strettamente coinvolte in progetti di ricerca, manutenzione, informazione e cura del territorio, per cui non mi meraviglio se per i turisti noi siamo un tutt’uno con il Parco stesso. Le guide sono oggetto di informazione e aggiornamento. Il flusso di informazioni tra l’Ente Parco e le Guide è pressocchè ZERO.
martedì 14 dicembre 2004
Educazione Ambientale: in caso di necessità rompere il vetro

Se si fa eccezione di qualche sporadica iniziativa in qualche scuola, si può tranquillamente affermare che le attività di Educazione Ambientale nel Parco Nazionale del Pollino promosse dall’Ente Parco nelle scuole delle comunità locali sono praticamente inesistenti.
Questo vuoto di iniziativa politica in questa direzione è segno dell’estrema superficialità e ignoranza con cui si tiene in considerazione la diffusione della conoscenza dei valori culturali e ambientali presenti nel Pollino tra gli abitanti del Parco e soprattutto tra le nuove generazioni.
Vi posso assolutamente garantire, per esperienza, che ci sono alcune aree del nostro territorio dove i ragazzi in età scolastica ignorano, ad esempio, cosa sia un Pino Loricato, che sul Pollino c’è una popolazione di lupi selvatici autoctona, che la chiesa del proprio paese è monumento nazionale, cosa significhi “Parco Nazionale” o che migliaia di persone raggiungono ogni anno la nostra terra anche dal Nord Europa per godere del paesaggio che vediamo dalla nostra finestra.
L’Educazione Ambientale, tra l’altro, potrebbe, favorendo la conoscenza delle peculiarità del nostro territorio, aiutare quei ragazzi che si stanno per affacciare al mondo del lavoro, nella ricerca di una opportunità occupazionale, valorizzando quel determinato “bene” ambientale. Infatti è solo educando alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione del proprio territorio che un “anonimo” fiume, bosco, prato, parete rocciosa può divenire una attrazione turistica e un opportunità di lavoro.
Nel 1999-2000 (presidenza Tripepi) l’Ente Parco ha investito svariati milioni per la formazione di Insegnanti e di Operatori di Educazione Ambientale che avrebbero dovuto costituire il nucleo operativo per avviare attività intense e strutturate di Educazione Ambientale. A questo scopo il Parco ha impegnato una consulente esterna e ha mobilitato circa 60 insegnanti e 20 Operatori di Educazione Ambientale, formati con appositi corsi svoltisi tra il Pollino e Sabaudia nel Parco del Circeo. Tutti, Operatori e Insegnanti, hanno seguito con entusiasmo questo progetto formativo perché, da quanto “promesso”, era finalizzato alla formazione di una “Task Force” che materialmente negli anni a seguire, con il sostegno finanziario dell’Ente Parco avrebbe consentito di avviare progetti di Educazione Ambientale nelle scuole del Parco.
Presto invece ci si è accorti che qualcosa non funzionava o non andava come diversamente era stato presentato. Infatti l’anno successivo il Parco finanzia e propone una nuova attività formativa, questa volta gestita dalla Legambiente. Con grande rammarico e delusione di tutti, Insegnanti e Operatori, si prese atto che la volontà politica di realizzare attività concrete di Educazione Ambientale era del tutto svanita. La motivazione di questo assurda retromarcia dell’Ente Parco non è stata mai compresa fino in fondo, se non si vuole cadere nella dietrologia e fantapolitica.
Con la gestione Fino, commissariale e istituzionale, le cose non sono cambiate, e forse anche peggiorate. Intanto il “nuovo regime” non ha fatto assolutamente tesoro delle esperienze passate. La voce Educazione Ambientale nel Bilancio del Parco è praticamente scomparsa se si fa eccezione di qualche consulenza esterna che non ha prodotto nessuna concreta attività educativa nel territorio.
domenica 28 novembre 2004
Le Guide del Parco più ignoranti del mondo
Siamo le Guide Ufficiali del Parco Nazionale più grande d’Europa e aggiungerei anche le Guide Ufficiali più ignoranti del Mondo.
Non fraintendetemi: siamo “ignoranti” nel senso che “ignoriamo”.
Cosa ignoriamo? Un sacco di cose che invece dovremmo sapere, in quanto noi rappresentiamo l’interfaccia tra il parco e i turisti che accompagniamo lungo i meravigliosi sentieri montani, i borghi più belli d’Italia, i fiumi, le foreste e i prati del Pollino.
Vi faccio un esempio di alcune informazioni strategiche che ho saputo in modo del tutto casuale:
a) Cervi: vengo a sapere della liberazione dei cervi, confusamente, da mia madre e mio padre che non si perdono una sola puntata del tg3 Basilicata. Per sapere dove come e quando il giorno dopo mi compro il quotidiano.
b) Lupi: pur conoscendo molto sui lupi per mio interesse personale, un giorno incontro un signore a Rotonda che mi dice che ha visto un documentario su SKY National Geographic sui Lupi del Pollino (il signore non sapeva dell’esistenza dei lupi sul Pollino!). Non avendo SKY mi perdo questa grande opportunità informativa.
c) Lontra: non so assolutamente nulla, se faccio eccezione di qualche informazione sottovoce che mi viene fornita da qualche ricercatore che non si fida molto a diffondere in gire notizie o non si fida del sottoscritto (guida=bracconiere?)
d) Carbonchio: vengo a sapere da un proprietario di cavalli di Lauria che è scoppiata una epidemia di Carbonchio sul Pollino. Vengo a sapere successivamente che la cosa è seria e non mi resta che toccare ferro ripensando a tutti i comportamenti a rischio miei e dei turisti che ho accompagnato in montagna. Chiedo delucidazioni al parco con una lettera scritta e non si degna manco di rispondermi.
e) Sentieri: qua e là nel Pollino vengono recuperati alcuni vecchi sentieri. Mai nessuno mi ha informato con una lettera e/o una mappa. Un giorno mi trovo presso la Grotta del Romito e un anziano signore mi spiega che la Domenica precedente c’era stata una manifestazione per inaugurare il nuovo sentiero che collega Laino Castello a Campicello. Erano stati invitati tutti tranne le Guide del Parco: mi chiedo chi pensano che accompagnerà la gente su questi percorsi e promuoverà òa fruizione di questo territorio.
f) Capriolo: tutti sappiamo che vive nei Monti di Orsomarso. Ho saputo che ormai frequentano anche l’area del Pollino grazie ad un ragazzo che mi ha detto che, scendendo verso Campotenese da Colle del Dragone ha visto un animale a 4 zampe con le corna, grande ma non troppo. Ne deduco che fosse un capriolo.
g) Grifone: una sera incontro un ragazzo al Pub che mi dice di essere stato a Piano Ruggio e di avere visto un Grifone. Io penso che abbia bevuto un po’ troppo, ma lo assecondo. Il giorno dopo porto un turista a visitare Civita e alla vista di una rapace mi chiede “è un grifone?”: io dico di sì, come potrei smentirlo. Il giorno trovo la notizia su alcuni vecchi giornali.
Una volta accompagnando 26 torinesi in escursione sulla vetta del Pollino mi chiesero, tutti e 26, se nel Parco ci fossero le marmotte. Risposi, pazientemente, tutte le 26 volte con assoluta sicurezza: “No, non ci sono marmotte negli Appennini”. Ad un certo punto mi è sorto un dubbio: non è che nel frattempo il Parco ha introdotto le marmotte senza dirmi nulla e adesso ne incontriamo una e faccio una figura di …“poco professionale”?
Io credo che per il nostro ruolo strategico il Parco ci dovrebbe continuamente garantire materiali e occasioni informative su quanto avviene su questo territorio.
Ma come volete che si senta una Guida Ufficiale del Parco che fa sforzi notevoli per promuovere, con professionalità e competenza, itinerari in un territorio come Laino Castello, Laino Borgo, Rotonda e Sanseverino Lucano e poi non trovare sugli opuscoli prodotti dai Punti Informativi del Parco o dalle Pro-Loco neanche una parola sull’esistenza delle Guide Ufficiali del Parco Nazionale del Pollino?
Negli altri Parchi le guide sono strettamente coinvolte in progetti di ricerca, manutenzione, informazione e cura del territorio, per cui non mi meraviglio se per i turisti siamo un tutt’uno con il Parco stesso.
Ma la meraviglia più grande dei turisti esplode non davanti alla bellezza di un Pino Loricato, ma quando vengono a sapere che facciamo (bene) il nostro lavoro senza ricevere nessun contributo/sussidio/stipendio dall’Ente Parco e purtroppo ci sono amministratori del Parco che pensano che noi siamo regolarmente stipendiati.
Forse sarebbe meglio dire Guide Ufficiali del Parco più ignorante del Mondo.
Non fraintendetemi: siamo “ignoranti” nel senso che “ignoriamo”.
Cosa ignoriamo? Un sacco di cose che invece dovremmo sapere, in quanto noi rappresentiamo l’interfaccia tra il parco e i turisti che accompagniamo lungo i meravigliosi sentieri montani, i borghi più belli d’Italia, i fiumi, le foreste e i prati del Pollino.
Vi faccio un esempio di alcune informazioni strategiche che ho saputo in modo del tutto casuale:
a) Cervi: vengo a sapere della liberazione dei cervi, confusamente, da mia madre e mio padre che non si perdono una sola puntata del tg3 Basilicata. Per sapere dove come e quando il giorno dopo mi compro il quotidiano.
b) Lupi: pur conoscendo molto sui lupi per mio interesse personale, un giorno incontro un signore a Rotonda che mi dice che ha visto un documentario su SKY National Geographic sui Lupi del Pollino (il signore non sapeva dell’esistenza dei lupi sul Pollino!). Non avendo SKY mi perdo questa grande opportunità informativa.
c) Lontra: non so assolutamente nulla, se faccio eccezione di qualche informazione sottovoce che mi viene fornita da qualche ricercatore che non si fida molto a diffondere in gire notizie o non si fida del sottoscritto (guida=bracconiere?)
d) Carbonchio: vengo a sapere da un proprietario di cavalli di Lauria che è scoppiata una epidemia di Carbonchio sul Pollino. Vengo a sapere successivamente che la cosa è seria e non mi resta che toccare ferro ripensando a tutti i comportamenti a rischio miei e dei turisti che ho accompagnato in montagna. Chiedo delucidazioni al parco con una lettera scritta e non si degna manco di rispondermi.
e) Sentieri: qua e là nel Pollino vengono recuperati alcuni vecchi sentieri. Mai nessuno mi ha informato con una lettera e/o una mappa. Un giorno mi trovo presso la Grotta del Romito e un anziano signore mi spiega che la Domenica precedente c’era stata una manifestazione per inaugurare il nuovo sentiero che collega Laino Castello a Campicello. Erano stati invitati tutti tranne le Guide del Parco: mi chiedo chi pensano che accompagnerà la gente su questi percorsi e promuoverà òa fruizione di questo territorio.
f) Capriolo: tutti sappiamo che vive nei Monti di Orsomarso. Ho saputo che ormai frequentano anche l’area del Pollino grazie ad un ragazzo che mi ha detto che, scendendo verso Campotenese da Colle del Dragone ha visto un animale a 4 zampe con le corna, grande ma non troppo. Ne deduco che fosse un capriolo.
g) Grifone: una sera incontro un ragazzo al Pub che mi dice di essere stato a Piano Ruggio e di avere visto un Grifone. Io penso che abbia bevuto un po’ troppo, ma lo assecondo. Il giorno dopo porto un turista a visitare Civita e alla vista di una rapace mi chiede “è un grifone?”: io dico di sì, come potrei smentirlo. Il giorno trovo la notizia su alcuni vecchi giornali.
Una volta accompagnando 26 torinesi in escursione sulla vetta del Pollino mi chiesero, tutti e 26, se nel Parco ci fossero le marmotte. Risposi, pazientemente, tutte le 26 volte con assoluta sicurezza: “No, non ci sono marmotte negli Appennini”. Ad un certo punto mi è sorto un dubbio: non è che nel frattempo il Parco ha introdotto le marmotte senza dirmi nulla e adesso ne incontriamo una e faccio una figura di …“poco professionale”?
Io credo che per il nostro ruolo strategico il Parco ci dovrebbe continuamente garantire materiali e occasioni informative su quanto avviene su questo territorio.
Ma come volete che si senta una Guida Ufficiale del Parco che fa sforzi notevoli per promuovere, con professionalità e competenza, itinerari in un territorio come Laino Castello, Laino Borgo, Rotonda e Sanseverino Lucano e poi non trovare sugli opuscoli prodotti dai Punti Informativi del Parco o dalle Pro-Loco neanche una parola sull’esistenza delle Guide Ufficiali del Parco Nazionale del Pollino?
Negli altri Parchi le guide sono strettamente coinvolte in progetti di ricerca, manutenzione, informazione e cura del territorio, per cui non mi meraviglio se per i turisti siamo un tutt’uno con il Parco stesso.
Ma la meraviglia più grande dei turisti esplode non davanti alla bellezza di un Pino Loricato, ma quando vengono a sapere che facciamo (bene) il nostro lavoro senza ricevere nessun contributo/sussidio/stipendio dall’Ente Parco e purtroppo ci sono amministratori del Parco che pensano che noi siamo regolarmente stipendiati.
Forse sarebbe meglio dire Guide Ufficiali del Parco più ignorante del Mondo.
Cinghiali... al potere!
Il Consiglio Direttivo del Parco ha approvato “l’abbattimento selettivo”
Con un solo voto contrario, della P.ssa Fascetti, e l’astensione del WWF (!) approvato dal Consiglio dell’Ente Parco del 4.11.2004 “l’abbattimento selettivo” dei cinghiali.
Il vecchio problema del soprannumero dei cinghiali è stato “risolto” con la solita banale “cura” peggiore del male stesso. Nonostante l’Ente Parco abbia a disposizione studi, ricerche ed esperienze nel campo del controllo delle popolazioni di selvatici, non è riuscito a inventarsi altro metodo che quello di aprire alle “doppiette” o meglio “Carabine” il territorio del Parco Nazionale più grande d’Europa.
Al consiglio del parco hanno tenuto a precisare che si tratta di un intervento “straordinario, di emergenza, e non usuale”.
Ovviamente al Parco, fino ad oggi, hanno avuto di meglio da fare piuttosto che evitare che il “problema cinghiali” divenisse un “emergenza”. I cinghiali ci sono sempre stati e il Parco c’è ormai da 10 anni.
L’abbattimento selettivo significa che il Parco selezionerà una squadra di cacciatori, iscritti ad un’associazione venatoria, con regolare porto d’armi da 5 anni, in possesso di una carabina. Questo si traduce che di questo “bene” potranno disporne solo un elite scelta di cacciatori senza nessun beneficio ambientale ed economico per le popolazioni locali.
Un’altra via c’era, ma per problemi chiamiamoli “burocratico-legali”, il Parco non è riuscita a percorrerla prima che il “problema” divenisse “emergenza”.
L’altra via è la cattura. Della cattura ne avrebbero beneficiato tutti i cittadini del Parco:
a) gli addetti alla cattura, magari costituendo società e cooperative adeguatamente specializzate, con un aumento di occupazione nel territorio;
b) le aziende di lavorazione e commercializzazione delle carni e degli animali macellati;
c) i ristoratori, che finalmente potrebbero acquistare e somministrare pregiate carni di cinghiale legalmente macellate;
d) il parco stesso che dai proventi della vendita avrebbe potuto costituire un fondo per il rimborso dei danni da fauna;
e) gli agricoltori perché ne gioverebbero con una riduzione del numero di cinghiali che provocano danni alle colture e la sicurezza del rimborso dei danni da fauna.
Di fatto l’abbattimento selettivo si traduce in un caso di espropriazione a beneficio di una sola categoria di “sportivi” privilegiati.
Il Parco lo ha definito provvedimento “straordinario”, ma come si pensa di poter soddisfare gli appetiti degli “abbattitori” per una volta sola? Non si rischia di favorire la nascita e il rafforzamento di una nuova lobby di cacciatori che pretenderanno in futuro nuovi abbattimenti?
Forse questa emergenza più che da necessità tecnico-faunistiche è dettata dal bisogno di dover dare una risposta alle richieste dei cacciatori, e saldare le promesse fatte dai nostri amministratori nell’incombenza delle elezioni Amministrative Regionali del 2005.
Spero solo che si avrà cura di avvisare i turisti in quali aree e quando si potrà passeggiare senza rischiare di essere impallinati, e non come per il caso Carbonchio, in cui non è stato adottato nessun provvedimento informativo.
Con un solo voto contrario, della P.ssa Fascetti, e l’astensione del WWF (!) approvato dal Consiglio dell’Ente Parco del 4.11.2004 “l’abbattimento selettivo” dei cinghiali.
Il vecchio problema del soprannumero dei cinghiali è stato “risolto” con la solita banale “cura” peggiore del male stesso. Nonostante l’Ente Parco abbia a disposizione studi, ricerche ed esperienze nel campo del controllo delle popolazioni di selvatici, non è riuscito a inventarsi altro metodo che quello di aprire alle “doppiette” o meglio “Carabine” il territorio del Parco Nazionale più grande d’Europa.
Al consiglio del parco hanno tenuto a precisare che si tratta di un intervento “straordinario, di emergenza, e non usuale”.
Ovviamente al Parco, fino ad oggi, hanno avuto di meglio da fare piuttosto che evitare che il “problema cinghiali” divenisse un “emergenza”. I cinghiali ci sono sempre stati e il Parco c’è ormai da 10 anni.
L’abbattimento selettivo significa che il Parco selezionerà una squadra di cacciatori, iscritti ad un’associazione venatoria, con regolare porto d’armi da 5 anni, in possesso di una carabina. Questo si traduce che di questo “bene” potranno disporne solo un elite scelta di cacciatori senza nessun beneficio ambientale ed economico per le popolazioni locali.
Un’altra via c’era, ma per problemi chiamiamoli “burocratico-legali”, il Parco non è riuscita a percorrerla prima che il “problema” divenisse “emergenza”.
L’altra via è la cattura. Della cattura ne avrebbero beneficiato tutti i cittadini del Parco:
a) gli addetti alla cattura, magari costituendo società e cooperative adeguatamente specializzate, con un aumento di occupazione nel territorio;
b) le aziende di lavorazione e commercializzazione delle carni e degli animali macellati;
c) i ristoratori, che finalmente potrebbero acquistare e somministrare pregiate carni di cinghiale legalmente macellate;
d) il parco stesso che dai proventi della vendita avrebbe potuto costituire un fondo per il rimborso dei danni da fauna;
e) gli agricoltori perché ne gioverebbero con una riduzione del numero di cinghiali che provocano danni alle colture e la sicurezza del rimborso dei danni da fauna.
Di fatto l’abbattimento selettivo si traduce in un caso di espropriazione a beneficio di una sola categoria di “sportivi” privilegiati.
Il Parco lo ha definito provvedimento “straordinario”, ma come si pensa di poter soddisfare gli appetiti degli “abbattitori” per una volta sola? Non si rischia di favorire la nascita e il rafforzamento di una nuova lobby di cacciatori che pretenderanno in futuro nuovi abbattimenti?
Forse questa emergenza più che da necessità tecnico-faunistiche è dettata dal bisogno di dover dare una risposta alle richieste dei cacciatori, e saldare le promesse fatte dai nostri amministratori nell’incombenza delle elezioni Amministrative Regionali del 2005.
Spero solo che si avrà cura di avvisare i turisti in quali aree e quando si potrà passeggiare senza rischiare di essere impallinati, e non come per il caso Carbonchio, in cui non è stato adottato nessun provvedimento informativo.
mercoledì 17 novembre 2004
No ai Parcheggi in quota!
Il Sindaco Anastasio dichiara che le "nuove infrastrutture in zona Visitone sono necessari per consentire all'intera area del Pollino di mirare a un effettivo decollo turistico". Con questa dichiarazione il Sindaco o non conosce effettivamente cosa e dove si stiano realizzando questi servizi o non conosce quali siano i veri servizi di cui hanno bisogno i turisti che visitano il Pollino. Non posso veramente credere che una Palestra Verde "piantata" in una località a caso nel Cuore del Pollino, possa attrarre chissà quanti turisti. Ammesso che ci sia l'esigenza di realizzarla, non credo sia molto efficace realizzarla in montagna, ma sicuramente sarebbe più funzionale nei pressi di un centro abitato.
Tra l'altro una palestra verde ha la necessità di essere custodita e mantenuta, e quindi affidata a qualcuno (ad esempio il gestore di altra struttura turistica), per evitare che resti alla mercè dei vandali come il sentiero dei non-vedenti nel cuore di Bosco Magnano. Per quanto riguarda le aree pic-nic, se localizzate nelle vicinanze delle frazioni, Prastio, Torno, Mezzana, Casa del Conte, potrebbero favorire, la delocalizzazione di un tipo di turismo che oggi frequenta, gli altipiani. Ma gradirebbe qualsiasi altra località se dotata di servizi, frescura e acqua. Le aree in quota essendo vincolate da inedificabilità, non daranno l'opportunità ai cittadini del Parco di realizzare nei pressi dell'area pic-nic altre strutture di servizio: bar, negozi di souvenir, ristoranti, agriturismi.
Le aule didattiche previste a Piano Pedarreto (credo siano uguali a Visitone) sono una vera bufala. Si tratta di due stanze di 16 mq che dovrebbero contenere tavoli, sedie, microscopi, pannelli, proiettori e quant'altro possa essere necessario per le attività descritte nel progetto, a firma dell'ex direttore facente funzione Ing. Allevato, che probabilmente non ha mai seguito una scuola in visita al parco che generalmente si muove in gruppi di 40, più insegnanti e guide. Credo che più dei soliti pannelli con la carta del parco e gli avvisi di rispettare l'ambiente queste "aule" non possano contenere.
Le scuole che raggiunge Piano Visitone o Piano Pedarreto hanno altri obiettivi: conoscere la natura direttamente dal vivo e non in aula. Altra cosa sarebbero dei veri e proprio centri di Educazione Ambientale, dove si possano svolgere attività didattiche con soggiorni anche settimanali, della quale il Parco è stato in 10 anni incapace di dotarsi, se si fa eccezione dei mal gestiti e mal allestiti Centri Visite e Punti Parco. Vorrei ricordare che alcuni Centri Educazione Ambientale presenti in altre località italiane, quando ben gestiti, sono spesso motivo di attrazione più del parco stesso, e qualche volta sono localizzate in aree di scarso valore ambientale.
Tra l'altro a Piano Pedarreto sono previsti anche delle strutture in cemento con Bagno Chimico. Tutti sanno che i bagni chimici sono delle strutture generalmente non permanenti, mentre sarebbe necessario un bagno che possa soddisfare le esigenze di migliaia di persone e che necessitano quindi di pulizia quotidiana, quindi anche questi non localizzati a caso ma localizzati preso strutture gestite.
Chiedo al sindaco di Viggianello, se mai parcheggerà la sua auto là dove è previsto il parcheggio se vorrà fare una escursione partendo da Colle Impiso o semplicemente andare a prendere un caffè al Rifugio di Visitone.
Intanto la località di partenza più importante per le escursioni in quota, dopo 10 anni di Parco ancora non è dotata i un cartello stradale con scritto semplicemente "Colle Impiso", e le auto parcheggiano nei giorni di punta numerose fuori dalla carreggiata o con grave danno per la circolazione dei mezzi sulla strada. forse basterebbe lungo la strada di Piano Ruggio la realizzazione, senza grandi interventi, di piccole aree di sosta per le auto e le manovre degli autobus. Ma i parcheggi realizzati nelle frazioni, avrebbero potuto essere il vero volano dello sviluppo se accompagnate da una politica della gestione del traffico controllato in quota e a realizzazione di strutture per la fruizione turistica gestite dai residenti.
Non sono assolutamente d'accordo che questi servizi di montagna non rappresentino un danno dal punto di vista ambientale e paesaggistico: proprio dove viene realizzato il parcheggio, nelle pozze d'acqua piovana che si formano in primavera e autunno, è possibile osservare numerosi uccelli migratori in sosta, attrazione interessante e mai valorizzata per gli amanti della natura in generale e del birdwatching. Forse gli amministratori dei nostri comuni dovrebbero maggiormente concentrarsi nella realizzazione di servizi utili in bassa quota che mancano del tutto nel Pollino Lucano (aree campeggio, camper service, sentieri natura, CEA), perché il cuore del Parco attrae gente senza e nonostante la mancanza di strutture di valorizzazione eco-compatibili. Il problema vero è convincere i turisti a vivere e visitare Viggianello, e su questo ancora sembra che nessuno abbia speso energie.
AGGIORNAMENTO VIDEO: PIANO PEDARRETO LUGLIO 2007
Vacche in palestra. [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=YVyDQst9V-M[/youtube]Testando il plugin per youtube
Tra l'altro una palestra verde ha la necessità di essere custodita e mantenuta, e quindi affidata a qualcuno (ad esempio il gestore di altra struttura turistica), per evitare che resti alla mercè dei vandali come il sentiero dei non-vedenti nel cuore di Bosco Magnano. Per quanto riguarda le aree pic-nic, se localizzate nelle vicinanze delle frazioni, Prastio, Torno, Mezzana, Casa del Conte, potrebbero favorire, la delocalizzazione di un tipo di turismo che oggi frequenta, gli altipiani. Ma gradirebbe qualsiasi altra località se dotata di servizi, frescura e acqua. Le aree in quota essendo vincolate da inedificabilità, non daranno l'opportunità ai cittadini del Parco di realizzare nei pressi dell'area pic-nic altre strutture di servizio: bar, negozi di souvenir, ristoranti, agriturismi.
Le aule didattiche previste a Piano Pedarreto (credo siano uguali a Visitone) sono una vera bufala. Si tratta di due stanze di 16 mq che dovrebbero contenere tavoli, sedie, microscopi, pannelli, proiettori e quant'altro possa essere necessario per le attività descritte nel progetto, a firma dell'ex direttore facente funzione Ing. Allevato, che probabilmente non ha mai seguito una scuola in visita al parco che generalmente si muove in gruppi di 40, più insegnanti e guide. Credo che più dei soliti pannelli con la carta del parco e gli avvisi di rispettare l'ambiente queste "aule" non possano contenere.
Le scuole che raggiunge Piano Visitone o Piano Pedarreto hanno altri obiettivi: conoscere la natura direttamente dal vivo e non in aula. Altra cosa sarebbero dei veri e proprio centri di Educazione Ambientale, dove si possano svolgere attività didattiche con soggiorni anche settimanali, della quale il Parco è stato in 10 anni incapace di dotarsi, se si fa eccezione dei mal gestiti e mal allestiti Centri Visite e Punti Parco. Vorrei ricordare che alcuni Centri Educazione Ambientale presenti in altre località italiane, quando ben gestiti, sono spesso motivo di attrazione più del parco stesso, e qualche volta sono localizzate in aree di scarso valore ambientale.
Tra l'altro a Piano Pedarreto sono previsti anche delle strutture in cemento con Bagno Chimico. Tutti sanno che i bagni chimici sono delle strutture generalmente non permanenti, mentre sarebbe necessario un bagno che possa soddisfare le esigenze di migliaia di persone e che necessitano quindi di pulizia quotidiana, quindi anche questi non localizzati a caso ma localizzati preso strutture gestite.
Chiedo al sindaco di Viggianello, se mai parcheggerà la sua auto là dove è previsto il parcheggio se vorrà fare una escursione partendo da Colle Impiso o semplicemente andare a prendere un caffè al Rifugio di Visitone.
Intanto la località di partenza più importante per le escursioni in quota, dopo 10 anni di Parco ancora non è dotata i un cartello stradale con scritto semplicemente "Colle Impiso", e le auto parcheggiano nei giorni di punta numerose fuori dalla carreggiata o con grave danno per la circolazione dei mezzi sulla strada. forse basterebbe lungo la strada di Piano Ruggio la realizzazione, senza grandi interventi, di piccole aree di sosta per le auto e le manovre degli autobus. Ma i parcheggi realizzati nelle frazioni, avrebbero potuto essere il vero volano dello sviluppo se accompagnate da una politica della gestione del traffico controllato in quota e a realizzazione di strutture per la fruizione turistica gestite dai residenti.
Non sono assolutamente d'accordo che questi servizi di montagna non rappresentino un danno dal punto di vista ambientale e paesaggistico: proprio dove viene realizzato il parcheggio, nelle pozze d'acqua piovana che si formano in primavera e autunno, è possibile osservare numerosi uccelli migratori in sosta, attrazione interessante e mai valorizzata per gli amanti della natura in generale e del birdwatching. Forse gli amministratori dei nostri comuni dovrebbero maggiormente concentrarsi nella realizzazione di servizi utili in bassa quota che mancano del tutto nel Pollino Lucano (aree campeggio, camper service, sentieri natura, CEA), perché il cuore del Parco attrae gente senza e nonostante la mancanza di strutture di valorizzazione eco-compatibili. Il problema vero è convincere i turisti a vivere e visitare Viggianello, e su questo ancora sembra che nessuno abbia speso energie.
AGGIORNAMENTO VIDEO: PIANO PEDARRETO LUGLIO 2007
Vacche in palestra. [youtube]http://www.youtube.com/watch?v=YVyDQst9V-M[/youtube]Testando il plugin per youtube
venerdì 8 ottobre 2004
Difendiamo il Santuario Madonna delle Armi
Il santuario è in pericolo. Un altro caso di gestione approssimativa e incompetente dei beni del nostro territorio
Per chi non lo conoscesse il Santuario della Madonna delle Armi si trova nel comune di Cerchiara di Calabria, sulle pendici del Monte Sellaro che guarda verso lo Ionio e Piana di Sibari. Si tratta di un complesso architettonico di eccezionale valore storico inserito in un contesto paesaggistico che dire favoloso e dire poco. Chiunque lo abbia visitato resta incantato. Il santuario localizzato ad un altitudine di 1025 metri s.l.m, nell'alto Medioevo fu centro monastico bizantino di primaria importanza; ancora oggi è ben visibile la struttura planimetrica dell'antica chiesa e del monastero femminile, non compromessa del tutto da ampliamenti e modifiche dei primi del Cinquecento. Il santuario è posto sotto vincolo di tutela ex legge 1089 del 1939 (oggi Nuovo Codice dei Beni Culturali).
Al momento nei pressi della struttura religiosa sono iniziati i lavori per la costruzione di un "Punto Informativo" del Parco. Questa struttura in cemento armato è localizzata nel piazzale antistante il Santuario provocando un notevole effetto di mascheramento e disturbo paesaggistico e architettonico. La struttura viene realizzata dal comune di Cerchiara di Calabria con finanziamento e autorizzazione dell?Ente Parco Nazionale del Pollino, e (senti senti) tutti i Nulla Osta necessari: Paesaggistico-Ambientali, idrogeologici, Storico e Architettonici, ecc. ecc. Lo scrivente è reduce di una mancata autorizzazione per porre, sulla scala della mia casa colonica degli anni 70, una vetrata in ferro battuto: resto veramente senza parole.
Ma cerchiamo di analizzare le altre motivazioni per dire "NO" a questa vera follia del "Punto Informativo" al Santuario. Un Punto Informativo dovrebbe avere una funzione di indirizzo e valorizzazione dei Beni presenti nel territorio. Costruirlo nei pressi del Santuario che è località di arrivo e non di partenza per un itinerario turistico non ha senso. Chi arriva al Santuario ha già davanti ciò che vuole vedere e la sosta al ?Punto Informativo? è del tutto inutile. Inoltre nel Santuario ci sono già stanze che possono essere adibite a mostre, alla custodia e distribuzione di materiali informativi, come portineria o ufficio per le guide turistiche, per cui l?aggiunta di un altro corpo è del tutto inutile. Il Punto Informativo avrebbe senso se fosse costruito nel centro storico di Cerchiara Calabra o in qualche località balneare sulla costa Jonica. Da qui il turista verrebbe informato e invitato a visitare il Santuario, e non solo, aumentando in questo modo i flussi turistici verso il versante orientale del parco. Se il Punto Informativo fosse localizzato a Cerchiara, si incrementerebbero con una corretta informazione e veicolazione anche i visitatori al Centro Storico di questo bella comunità calabrese, che al momento per quanto io ne sappia, è troppo spesso solo località di passaggio per andare a visitare le Gole del Raganello e il Santuario.
In poche parole se vogliamo che più turisti scalino la Serra Dolcedorme non è necessario costruire un punto informativo sulla sua vetta. E' evidente che nessuno degli attori della costruzione di queste strutture per la promozione turistica si è mai veramente chiesto a cosa serva un "Punto Informativo", sue funzioni e obiettivi. l'Ente Parco non ponendo indirizzi precisi sulla dislocazione di queste strutture non si preoccupa più di tanto se i soldi investiti siano rispettosi dell"ambiente e del paesaggio e funzionali a raggiungere gli obiettivi per la quale sono stati investiti. La massima autorità territoriale, l'Ente Parco, che dovrebbe prendersi cura del nostro territorio e invece finanzia e autorizza questo scempio, insieme alle altre autorità, è al momento bersagliato dalle iniziative di un comitato presieduto da Paolo Damiano Franzese, Guida Ufficiale del Parco, e attore in passato di campagne per la tutela e la valorizzazione del versante Orientale del Parco: Le Gole del Raganello, Il Monte Sellaro, le grotte e ovviamente il Santuario stesso.
Chiunque voglia sostenere le iniziative del Comitato o avere maggiori informazioni può scrivergli direttamente a questo indirizzo: Via Duca degli Abruzzi, 51 - 87070 Cerchiara di Calabria oppure via e-mail franzesep@yahoo.it
Per chi non lo conoscesse il Santuario della Madonna delle Armi si trova nel comune di Cerchiara di Calabria, sulle pendici del Monte Sellaro che guarda verso lo Ionio e Piana di Sibari. Si tratta di un complesso architettonico di eccezionale valore storico inserito in un contesto paesaggistico che dire favoloso e dire poco. Chiunque lo abbia visitato resta incantato. Il santuario localizzato ad un altitudine di 1025 metri s.l.m, nell'alto Medioevo fu centro monastico bizantino di primaria importanza; ancora oggi è ben visibile la struttura planimetrica dell'antica chiesa e del monastero femminile, non compromessa del tutto da ampliamenti e modifiche dei primi del Cinquecento. Il santuario è posto sotto vincolo di tutela ex legge 1089 del 1939 (oggi Nuovo Codice dei Beni Culturali).
Al momento nei pressi della struttura religiosa sono iniziati i lavori per la costruzione di un "Punto Informativo" del Parco. Questa struttura in cemento armato è localizzata nel piazzale antistante il Santuario provocando un notevole effetto di mascheramento e disturbo paesaggistico e architettonico. La struttura viene realizzata dal comune di Cerchiara di Calabria con finanziamento e autorizzazione dell?Ente Parco Nazionale del Pollino, e (senti senti) tutti i Nulla Osta necessari: Paesaggistico-Ambientali, idrogeologici, Storico e Architettonici, ecc. ecc. Lo scrivente è reduce di una mancata autorizzazione per porre, sulla scala della mia casa colonica degli anni 70, una vetrata in ferro battuto: resto veramente senza parole.
Ma cerchiamo di analizzare le altre motivazioni per dire "NO" a questa vera follia del "Punto Informativo" al Santuario. Un Punto Informativo dovrebbe avere una funzione di indirizzo e valorizzazione dei Beni presenti nel territorio. Costruirlo nei pressi del Santuario che è località di arrivo e non di partenza per un itinerario turistico non ha senso. Chi arriva al Santuario ha già davanti ciò che vuole vedere e la sosta al ?Punto Informativo? è del tutto inutile. Inoltre nel Santuario ci sono già stanze che possono essere adibite a mostre, alla custodia e distribuzione di materiali informativi, come portineria o ufficio per le guide turistiche, per cui l?aggiunta di un altro corpo è del tutto inutile. Il Punto Informativo avrebbe senso se fosse costruito nel centro storico di Cerchiara Calabra o in qualche località balneare sulla costa Jonica. Da qui il turista verrebbe informato e invitato a visitare il Santuario, e non solo, aumentando in questo modo i flussi turistici verso il versante orientale del parco. Se il Punto Informativo fosse localizzato a Cerchiara, si incrementerebbero con una corretta informazione e veicolazione anche i visitatori al Centro Storico di questo bella comunità calabrese, che al momento per quanto io ne sappia, è troppo spesso solo località di passaggio per andare a visitare le Gole del Raganello e il Santuario.
In poche parole se vogliamo che più turisti scalino la Serra Dolcedorme non è necessario costruire un punto informativo sulla sua vetta. E' evidente che nessuno degli attori della costruzione di queste strutture per la promozione turistica si è mai veramente chiesto a cosa serva un "Punto Informativo", sue funzioni e obiettivi. l'Ente Parco non ponendo indirizzi precisi sulla dislocazione di queste strutture non si preoccupa più di tanto se i soldi investiti siano rispettosi dell"ambiente e del paesaggio e funzionali a raggiungere gli obiettivi per la quale sono stati investiti. La massima autorità territoriale, l'Ente Parco, che dovrebbe prendersi cura del nostro territorio e invece finanzia e autorizza questo scempio, insieme alle altre autorità, è al momento bersagliato dalle iniziative di un comitato presieduto da Paolo Damiano Franzese, Guida Ufficiale del Parco, e attore in passato di campagne per la tutela e la valorizzazione del versante Orientale del Parco: Le Gole del Raganello, Il Monte Sellaro, le grotte e ovviamente il Santuario stesso.
Chiunque voglia sostenere le iniziative del Comitato o avere maggiori informazioni può scrivergli direttamente a questo indirizzo: Via Duca degli Abruzzi, 51 - 87070 Cerchiara di Calabria oppure via e-mail franzesep@yahoo.it
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