[youtube]http://it.youtube.com/watch?v=svIU5WiSEMM[/youtube]L'Ente Parco ormai in balia della schizofrenia sconfessa se stesso e dà parere favorevole alla realizzazione di un strada Montana nel territorio del comune di Frascineto (CS).
La tutela del paesaggio è prioritaria se vogliamo che decolli veramente il turismo nel nostro territorio: ovunque il mondo è pieno di auto, elettrodotti, antenne, palazzoni. Vogliamo che non ci sia differenza tra la periferia di Berlino e il Pollino? Vogliamo che i tedeschi che per rimi hanno frequentato il Pollino nei scorsi decenni vadano alla ricerca di altre mete dove una sapiente gestione del territorio ha portato al fenomeno inverso dello smantellamento delle brutture paesaggistiche?
Ma non è questo il vero problema. La vera questione è che il Parco sembra in preda ad un raptus di follia, dimenticando il suo autentico ruolo, i motivi per cui è stato istituito (in termini legali forse si potrebbe parlare di "falso ideologico"?) continua ad autorizzare, contro ogni ragione, ogni parere scientifico e tecnico, contro ogni buon senso opere che danneggiano il paesaggio del Parco.
Infatti per la suddetta strada il WWF ha presentato un Ricorso in opposizione a tutti gli organi competenti per la Revoca o l' Annullamento dell'autorizzazione.
La follia, come documenta il WWF Calabria e Basilicata sta nei precedenti pareri totalmente ignorati dall'Ente Parco, vediamoli uno per uno:
1. Pare che (UDITE, UDITE) lo stesso UFFICIO CONSERVAZIONE del PARCO avrebbe espresso PARERE NEGATIVO; questo è un vero caso di schizofrenia.
2. nel 1993 e nel 1996 l'AZIENDA FORESTALE DEMANIALE aveva espresso parere negativo ad una precedente richiesta di autorizzazione del comune di Frascineto;
3. la stessa richiesta fatta dalla Comunità Montana del Pollino di Castrovillari fu bocciata dall'Ente Parco in quanto ricadente in Zona 1; La stessa potrebbe anche rappresentare un pericoloso precedente.
4. La stessa area ricade in progetto LIFE NATURA finanziato dalla Comunità Europea e voluto dal Parco per la tutela dei Rapaci che prevede addirittura LA CHIUSURA di piste già esistenti al traffico veicolare. In Pratica il Parco si tira la zappa sui piedi!
Non ci sono altri commenti da fare. Prendiamo, per l'ennesima volta, atto che questa dirigenza è ormai in balia dell'improvvisazione, mossa da interressi diversi dalla tutela ambientale. Il WWF, a cui va tutto il nostro plauso, e chiunque a cui stia a cuore questo Parco dovrebbero chiedere le immediate dimissioni di questa dirigenza.
Di seguito la copia del ricorso presentato dal WWFAl SIG. PRESIDENTE
AL SIG. DIRETTORE F.F.
DELL'ENTE PARCO
NAZIONALE DEL POLLINO
VIA FRECCE TRICOLORI, n. 6
85048 ROTONDA PZAI SIGG.I MEMEBRI
DEL CONSIGLIO DIRETTIVO
DELL'ENTE PARCO
NAZIONALE DEL POLLINO
ROTONDAAI SIGG.I MEMBRI
DELLA GIUNTA ESECUTIVA
DELL'ENTE PARCO NAZIONALE
DEL POLLINO
ROTONDAAL SIG. PRESIDENTE
DELLA COMUNITA'
DEL PARCO NAZIONALE
DEL POLLINO
CASTROVILLARI
AL DIRETTORE DEL C.T.A.
PER L'AMBIENTE
DEL PARCO NAZIONALE
DEL POLLINO
ROTONDA
AL COORDINAMENTO PROVINCIALE
DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO
87100 COSENZA
AL SIG. SOPRINDENTENTE
AI BENI PAESAGGISTICI
DELLA CALABRIA
p.zza VALDESI, N. 13
87100 COSENZA
AL SIG. SINDACO
DEL COMUNE DI
87010 FRASCINETO CS
AL SERVIZIO CONSERVAZIONE
DELLA NATURA
MINISTERO DELL'AMBIENTE
VIA VOLTURNO, N. 58
ROMA
Oggetto: Ricorso in opposizione contro determinazione direttoriale n.32 del 19.03.2004:
I sottoscritti
- RISUCCI Angela, nata a Palazzo San Gervasio (PZ) il 23.05.1964, domiciliata a Palazzo San Gervasio (PZ) (c.a.p. 85026), via C.so Manfredi 240 COD. FISC. RSCNGL64E63G261Y , in qualità di Presidente Sezione Regionale WWF per la Basilicata con sede in Potenza alla Via Gradinata IV Novembre n. 6 Tel. 0971 411382,
e
- MENIN Fabio, nato a Monasterace (RC) il 6.08.1954, domiciliato a Rossano (CS), via T. Smurra 38, COD. FISC. MNNFBA54M06F324Z, in qualità di Presidente Sezione Regionale WWF per la Calabria con sede in Vibo Valentia alla Via Popilia 42/C, Tel. 0963-995053,
nella loro qualità di Presidenti rispettivamente delle Sezione Regionale Basilicata e della Sezione Regionale Calabria del WWF ITALIA - Fondo Mondiale per la Natura - Onlus,
Premesso che:
- La scrivente Associazione ha appreso che con determina n. 3 del 19.03.2004 il Direttore . dell'Ente Parco nazionale del Pollino ha autorizzato il Comune di Frascineto ad attuare lavori di "Completamento strada vicinale Interpoderale tra le località Grotta del Pozzo, Madonna di Lassù e Fontana del Principe" per i motivi esposti in narrativa dell'atto e con determinate prescrizioni attuative;
- Nella narrativa dell'atto sono citate, tra l'altro , una serie di autorizzazioni , pareri ed istruttorie preparatorie all'emanazione della detta autorizzazione, ed in particolare la Relazione dell'Ufficio Conservazione del Parco prot. N. 1090 del 19.02.2004 che, da informazioni assunte dagli scriventi, avrebbe espresso un parere NEGATIVO alla compatibilità ambientale dell'opera;
- Già negli anni 1993-96 il Comune di Frascineto aveva richiesto analoga autorizzazione ma l'Azienda Forestale Demaniale, anche con l'intervento dell'ufficio legale del WWF, aveva espresso parere negativo circa il tracciato dell'opera ;
- Sempre a suo tempo la stessa Comunità montana del Pollino di Castrovillari aveva richiesto all'Ente Parco l'autorizzazione per la sistemazione e allargamento della pista che conduce alla Madonna di lassù e quindi al Monte Moschereto, ma all'epoca l'Ente Parco espresse parere negativo in ordine alla tipologia di interventi proposti relativamente a quelli previsti in zona 1;
- L'apertura di nuovi tracciati stradali in zona 1 del Parco non sorrette da reali motivazioni necessarie ed eccezionali rappresenta un pericoloso precedente;
- Descrivendo la realizzazione compatibile in quanto trattasi di strada interpoderale, ci si aspetterebbe la rilevante presenza di aziende agricole e montane nei siti attraversati dal tracciato, laddove non si riscontrano attualmente in sito insediamenti produttivi intensivi;
- Il nuovo tracciato stradale attraverserebbe addirittura l'area di espletamento di un progetto LIFE NATURA per la tutela dei rapaci nel Parco, progetto che a sua volte prevede anche la chiusura di piste già esistenti proprio per realizzare con successo tutti gli obiettivi di monitoraggio ed osservazione faunistica previsti nel progetto stesso;
- il WWF ITALIA - Onlus, Associazione riconosciuta.con DPR 4 aprile 1974 n. 493 ed iscritta all'albo delle Associazioni di protezione ambientale tenuto presso il Ministero dell'Ambiente con D.M. del 20.02.1987, è portatore di interesse diffuso e qualificato alla tutela ambientale dei Parchi nazionali in generale ed in particolare di quella Nazionale del Pollino, ricadente tra gli scopi dell'azione in sede locale e alla base della stessa esistenza.delle articolazioni regionali e locali dell' Associazione e per avere le locali sezioni del Pollino a suo tempo già preso parte al procedimento amministrativo ed a riunioni e ispezioni.presso i luoghi in cui è prevista la realizzazione dell'opera di cui la determinazione sopra citata costituisce autorizzazione e che ha già portato in quella prima fase all'accantonamento del progetto di strada di accesso montano al Parco.dal Comune di Frascineto;
- l'eventuale realizzazione dell'opera di cui trattasi configurando una alterazione dei valori ambientali e paesaggistici dell'area di interesse dell'associazione ed in cui la stessa esplica materialmente la propria attività rappresenterebbe una frustrazione ingiustificata degli stessi scopi e dell'oggetto dell'azione associativa costituzionalmente garantita e ciò motiva l'interesse ed il diritto della scrivente Associazione ad esperire i gravami amministrativi e giurisdizionali previsti dalla legge;
Tutto quanto sopra premesso,
producono formale
RICORSO IN OPPOSIZIONE
contro la Determinazione del Direttore F.F. dell'Ente Parco Nazionale del Pollino avente ad oggetto "in data 19.03.2004 n. 32.
Per i suesposti motivi chiedono che sia
REVOCATA e/o ANNULLATA
in via di autotulela amministrativa la Determinazione del Direttore F.F. dell'Ente Parco Nazionale del Pollino avente ad oggetto "Completamento strada vicinale Interpoderale tra le località Grotta del Pozzo, Madonna di Lassù e Fontana del Principe" adottata in data 19.03.2004 n. 32.
Si riservano il ricorso gerarchico o giurisdizionale previsto dalla legge.
Allegano copia del presente ricorso per la notifica ai controinteressati.
Allegano fotocopia dei documenti:
1. documento identità dei ricorrenti;
2. documento attestante la qualifica spiegata in atti;
3. statuto WWF ITALIA;
4. decreto riconoscimento personalità giuridica WWF ITALIA;
5. decreto iscrizione WWF ITALIA elenco associazioni di protezione ambientale.
Potenza / Vibo Valentia, lì 19.05.2004
In fede
F.TO ANGELA RISUCCI
F.TO FABIO MENIN
Uno dei più grandi fallimenti della politica ambientale e conservazionista italiana
lunedì 24 maggio 2004
giovedì 20 maggio 2004
Vallje
Impressioni "italiane" di una Valljia
Un dolce richiamo ti obbliga a voltarti verso la tua casa, verso ciò che credi appartenga ad un antico passato.
I tuoi pensieri volano e vanno verso Oriente, superano il mare e si perdono su verdi terre lontane, su aspre montagne che mai hai visto.
Terre di cui i tuoi nonni hanno solo sentito parlare dai loro nonni.
Questa dolce nenia, a cui non puoi sfuggire, a cui non puoi voltare le spalle, che non riesci ad ignorare, è come un richiamo che non puoi tradire.
Rinasce il tuo orgoglio di appartenere ad un mondo più antico delle fibre del tuo vestito nuovo e dei circuiti del tuo telefonino, per una volta almeno in un anno.
Forse tutto questo è una Vallja.
La Vallja scomparsa da anni a San Costantino e San Paolo Albanese, nel versante Lucano del Pollino, sopravvive ancora a Civita e Frascineto nel versante Calabrese. Le Vallje di Frascineto rappresentano nell’area del Pollino una delle più interessanti manifestazioni della cultura Arbereshe. Con alti e bassi tra un anno e l’altro, può coinvolgere dalle decina fino alle centinaia di persone che sin dalle prime ore del Martedì successivo alla Pasqua, si preparano indossando i vecchi e nuovi costumi tradizionali.
Le Vallje sono gruppi spontanei di circa 10 elementi o più che tenendosi per mano, o mediante un fazzoletto, camminano per le vie del paese intonando canti in lingua Arbereshe.
I testi della Vallja sono antichi, e di difficile comprensione specie per i più giovani. I canti intonati la sera del martedì di Pasqua sono principalmente tre. Il primo è una rapsodia molto antica, probabilmente originaria del XV secolo. Narra di una famiglia ricca ed importante dell'Albania, con nove figli maschi ed una sola femmina, Jurendina. Costei viene chiesta in sposa da un signore di un luogo lontano, ma i genitori della ragazza ed i fratelli non vogliono acconsentire al matrimonio per non vederla partire. Solo uno dei fratelli, Kostantino, si dichiara favorevole alle nozze, e promette alla madre di riportare la sorella ogni qualvolta avesse desiderio di vederla. A tale promessa, la famiglia acconsente e Jurendina va in sposa. Dopo le nozze della ragazza scoppia una guerra tra principati vicini, ed in un solo anno muoiono tutti e nove i fratelli. La madre è disperata. Kostantino dunque, pur di tener fede alla parola data, “risuscita” e va a prendere la sorella per riportarla alla madre. Durante il viaggio, Jurendina si stupisce perchè il fratello ha sempre freddo ed è coperto di polvere. Arrivati presso la casa paterna, Kostantino lascia la sorella sulla soglia di casa. La madre apre la porta, la riconosce, la abbraccia e le chiede chi l'abbia riportata. Alla sua terribile risposta, svela alla figlia che il fratello è morto ed entrambe muoiono per la paura e la forte emozione.
Questa rapsodia si fonda sul concetto della Besa, cioè la parola data, che è concetto fondamentale nella cultura e nella legislazione albanese: Kostantino resuscita pur di compiere ciò aveva promesso alla madre e nonostante l’increscioso e prevedibile esito finale. Sul far della sera si canta invece una Rapsodia che narra le gesta del condottiero albanese Scanderbeg e della battaglia di Kruja. Le gesta vengono evocate oltre che con il canto attraverso una sorta di danza con giri e movimenti concentrici, mediante i quali si intrappolando alcuni passanti che in guisa di ostaggi devono offrire da bere all’intera Vallja come riscatto per essere liberati. La giornata si conclude tardi, con improvvisati versi da osteria e può proseguire tutta la notte con serenate casa per casa improvvisando e scherzando.
Purtroppo come spesso succede, una errata concezione della “valorizzazione” turistica può portare a fare errori che possono avere effetti negativi e irreparabili sulla conservazione delle tradizioni popolari. Già da anni a Civita nella stessa giornata delle Vallje viene anche organizzata una esibizione di gruppi Folk. L’effetto è devastante. In quel marasma di Gruppi Folk che cantano ballano e indossano costumi di dubbia autenticità, le Vallje diventano un evento quasi marginale, invisibile, di importanza secondaria, confondendosi e perdendo quella magia e sacralità che le è propria e che ne fa un evento di notevole interesse culturale e antropologico e non una banale manifestazione folkloristica. Così anche il comune di Frascineto inseguendo il “modello” Civita della promozione turistica si accoda alla “valorizzazione” annacquando e nascondendo le proprie Vallje sotto lo squallido manto delle manifestazioni Folkloristiche. Sarebbe molto semplice separare i due eventi, invitando i gruppi Folk il Lunedì dopo Pasqua, ad uso e consumo di un turismo di “massa” e lasciare alle Vallje il Martedì, libere di continuare a cantare per loro stesse o per chi, e non sono pochi, capiscono, apprezzano e amano quelle splendide tristi malinconiche melodie.
Si ringrazia la Dottoressa Caterina Martino per le fonti
Un dolce richiamo ti obbliga a voltarti verso la tua casa, verso ciò che credi appartenga ad un antico passato.
I tuoi pensieri volano e vanno verso Oriente, superano il mare e si perdono su verdi terre lontane, su aspre montagne che mai hai visto.
Terre di cui i tuoi nonni hanno solo sentito parlare dai loro nonni.
Questa dolce nenia, a cui non puoi sfuggire, a cui non puoi voltare le spalle, che non riesci ad ignorare, è come un richiamo che non puoi tradire.
Rinasce il tuo orgoglio di appartenere ad un mondo più antico delle fibre del tuo vestito nuovo e dei circuiti del tuo telefonino, per una volta almeno in un anno.
Forse tutto questo è una Vallja.
Dentro la Vallja di Frascineto
La Vallja scomparsa da anni a San Costantino e San Paolo Albanese, nel versante Lucano del Pollino, sopravvive ancora a Civita e Frascineto nel versante Calabrese. Le Vallje di Frascineto rappresentano nell’area del Pollino una delle più interessanti manifestazioni della cultura Arbereshe. Con alti e bassi tra un anno e l’altro, può coinvolgere dalle decina fino alle centinaia di persone che sin dalle prime ore del Martedì successivo alla Pasqua, si preparano indossando i vecchi e nuovi costumi tradizionali.
Le Vallje sono gruppi spontanei di circa 10 elementi o più che tenendosi per mano, o mediante un fazzoletto, camminano per le vie del paese intonando canti in lingua Arbereshe.
I testi della Vallja sono antichi, e di difficile comprensione specie per i più giovani. I canti intonati la sera del martedì di Pasqua sono principalmente tre. Il primo è una rapsodia molto antica, probabilmente originaria del XV secolo. Narra di una famiglia ricca ed importante dell'Albania, con nove figli maschi ed una sola femmina, Jurendina. Costei viene chiesta in sposa da un signore di un luogo lontano, ma i genitori della ragazza ed i fratelli non vogliono acconsentire al matrimonio per non vederla partire. Solo uno dei fratelli, Kostantino, si dichiara favorevole alle nozze, e promette alla madre di riportare la sorella ogni qualvolta avesse desiderio di vederla. A tale promessa, la famiglia acconsente e Jurendina va in sposa. Dopo le nozze della ragazza scoppia una guerra tra principati vicini, ed in un solo anno muoiono tutti e nove i fratelli. La madre è disperata. Kostantino dunque, pur di tener fede alla parola data, “risuscita” e va a prendere la sorella per riportarla alla madre. Durante il viaggio, Jurendina si stupisce perchè il fratello ha sempre freddo ed è coperto di polvere. Arrivati presso la casa paterna, Kostantino lascia la sorella sulla soglia di casa. La madre apre la porta, la riconosce, la abbraccia e le chiede chi l'abbia riportata. Alla sua terribile risposta, svela alla figlia che il fratello è morto ed entrambe muoiono per la paura e la forte emozione.
Questa rapsodia si fonda sul concetto della Besa, cioè la parola data, che è concetto fondamentale nella cultura e nella legislazione albanese: Kostantino resuscita pur di compiere ciò aveva promesso alla madre e nonostante l’increscioso e prevedibile esito finale. Sul far della sera si canta invece una Rapsodia che narra le gesta del condottiero albanese Scanderbeg e della battaglia di Kruja. Le gesta vengono evocate oltre che con il canto attraverso una sorta di danza con giri e movimenti concentrici, mediante i quali si intrappolando alcuni passanti che in guisa di ostaggi devono offrire da bere all’intera Vallja come riscatto per essere liberati. La giornata si conclude tardi, con improvvisati versi da osteria e può proseguire tutta la notte con serenate casa per casa improvvisando e scherzando.
Purtroppo come spesso succede, una errata concezione della “valorizzazione” turistica può portare a fare errori che possono avere effetti negativi e irreparabili sulla conservazione delle tradizioni popolari. Già da anni a Civita nella stessa giornata delle Vallje viene anche organizzata una esibizione di gruppi Folk. L’effetto è devastante. In quel marasma di Gruppi Folk che cantano ballano e indossano costumi di dubbia autenticità, le Vallje diventano un evento quasi marginale, invisibile, di importanza secondaria, confondendosi e perdendo quella magia e sacralità che le è propria e che ne fa un evento di notevole interesse culturale e antropologico e non una banale manifestazione folkloristica. Così anche il comune di Frascineto inseguendo il “modello” Civita della promozione turistica si accoda alla “valorizzazione” annacquando e nascondendo le proprie Vallje sotto lo squallido manto delle manifestazioni Folkloristiche. Sarebbe molto semplice separare i due eventi, invitando i gruppi Folk il Lunedì dopo Pasqua, ad uso e consumo di un turismo di “massa” e lasciare alle Vallje il Martedì, libere di continuare a cantare per loro stesse o per chi, e non sono pochi, capiscono, apprezzano e amano quelle splendide tristi malinconiche melodie.
Si ringrazia la Dottoressa Caterina Martino per le fonti
domenica 11 aprile 2004
La "Pita" di Alessandria del Carretto (CS)
Ultima domenica di Aprile, giorno di pioggia, di quelli che non si dimenticano mai. Percorro una strada che procede in salita: praticamente una scia di fango scivoloso circondato da dense nubi che annebbiano anche la mia capacità di immaginare il paesaggio che mi circonda.
Nella piazza del paese incontro quattro “forestieri” venuti da Roma, attratti da questo rito, che neanche lontanamente immaginavano quanto potesse essere disagevole arrivare sin qua. Una di loro francese: lei con la voglia di conoscere le musiche delle zampogne ha trascinato tutti gli altri.
Continuiamo a camminare nella nebbia senza sapere neanche cosa ci aspetta lassù, quasi in cima al Timpone delle Neviera. Nel frattempo incontriamo gente che si è organizzata, anche sotto la pioggia, per un pasto frugale ma abbondante. Il pane tagliato in grosse fette accompagna soffritti, melanzane a scapece, salami e formaggi di una bontà indimenticabile. Il vino non manca, ottimo, è il migliore anestetico per non sentire l’acqua della pioggia che ti entra dappertutto. All’improvviso, urla fortissime e suoni di organetto fendono la nebbia. Si sente un inedito strano rumore ed ecco che ti appare davanti dal nulla la “cimahe” e la “pita”.
La cimahe è un giovane abete tagliato e trasportato a spalle con tutta la chioma. La Pita invece è un grosso abete, sfrondato e pulito, spinto sul fango dalla forza di decine di uomini urlanti. Gli uomini fanno forza su delle leve, “tire”, poste perpendicolarmente al tronco di abete, ed agganciate con le “torte” (corde di legno) ad anelli di ferro inchiodati sul tronco.
Si continua in questo modo per tutta la giornata con pause intervallate da soste dedicate al consumo di vivande, di vino, alla buona conversazione e alla danza al suono di organetto, zampogne, totarelle e tamburelli. La pioggia insiste, ma i pitaioli non demordono.
L’arrivo in paese prima di sera è un tripudio generale di chi ha scalato la montagna, faticato per condurre la Pita, ma anche di chi ogni anno l’aspetta in paese.
La prossima domenica ci si ritroverà per maritare i due alberi…
Nella piazza del paese incontro quattro “forestieri” venuti da Roma, attratti da questo rito, che neanche lontanamente immaginavano quanto potesse essere disagevole arrivare sin qua. Una di loro francese: lei con la voglia di conoscere le musiche delle zampogne ha trascinato tutti gli altri.
Continuiamo a camminare nella nebbia senza sapere neanche cosa ci aspetta lassù, quasi in cima al Timpone delle Neviera. Nel frattempo incontriamo gente che si è organizzata, anche sotto la pioggia, per un pasto frugale ma abbondante. Il pane tagliato in grosse fette accompagna soffritti, melanzane a scapece, salami e formaggi di una bontà indimenticabile. Il vino non manca, ottimo, è il migliore anestetico per non sentire l’acqua della pioggia che ti entra dappertutto. All’improvviso, urla fortissime e suoni di organetto fendono la nebbia. Si sente un inedito strano rumore ed ecco che ti appare davanti dal nulla la “cimahe” e la “pita”.
La cimahe è un giovane abete tagliato e trasportato a spalle con tutta la chioma. La Pita invece è un grosso abete, sfrondato e pulito, spinto sul fango dalla forza di decine di uomini urlanti. Gli uomini fanno forza su delle leve, “tire”, poste perpendicolarmente al tronco di abete, ed agganciate con le “torte” (corde di legno) ad anelli di ferro inchiodati sul tronco.
Si continua in questo modo per tutta la giornata con pause intervallate da soste dedicate al consumo di vivande, di vino, alla buona conversazione e alla danza al suono di organetto, zampogne, totarelle e tamburelli. La pioggia insiste, ma i pitaioli non demordono.
L’arrivo in paese prima di sera è un tripudio generale di chi ha scalato la montagna, faticato per condurre la Pita, ma anche di chi ogni anno l’aspetta in paese.
La prossima domenica ci si ritroverà per maritare i due alberi…
martedì 24 febbraio 2004
Teana: un Carnevale Lucano
Un processo a Carnevale sembra voler riproporre in chiave burlesca la “Giudaica”. Il tutto comincia nel bosco vicino al paese...
...Un gruppo di “brutti ceffi” appare improvvisamente. Tra questi possiamo riconoscere una Sposa e uno Sposo, quattro Carabinieri, un Prete e il suo Sacrestano, un Giudice e due Medici. Poi c’è una banda informe e malvestita di “cafoni” uomini e donne: calze di seta, scarponi vecchi, gonne stropicciate giacche ripezzate, coppole, pantaloni di velluto. Tra questi mi vengono presentati: “U Pezzente”, “Quaremmma”, “Carnevale”.
Il primo porta una sacca di Juta a tracollo, dove riporre il frutto della mendicazione. Carnevale è un povero contadino ormai perso nei fumi dell’alcol, dell’ozio e della buona tavola. Quaremma, moglie di Carnevale, ama profondamente suo marito, nonostante la sua scarsa propensione a provvedere agli impegni familiari ed a sfamare i 7 figli, forse per qualche non misteriosa dote nascosta. A causa della sua vita immorale e “scellerata” è agli arresti, trascinato con le corde da due Carabinieri. Ma c’è un’altra figura, feroce selvaggia e inquietante, completamente coperta di peli, incatenata e condotta anch’essa da due carabinieri, che avanza minacciosa, spaventando bambini e ragazzi: l’Orso! Così questo strano corteo attraversa i vicoli del Paese, accompagnato, da tarantelle e zampogne, danzando in ogni piazzetta, scherzando, seguito da ragazzi che scherniscono l’orso, e con la gente che saluta dalle finestre.
Portafortuna, con una gabbietta al collo con dentro un porcellino d’india (la mattina però era una colomba...magia?) bussa alle porte. La gente apre, infila un' offerta in un barattolo e ritira un bigliettino della fortuna. Così ecco che una signora di 93 anni, dopo aver aperto la porta e infilato l’offerta, non resiste al suono delle zampogne e dell’organetto e scende armata di cupe-cupe, a ballare sulla piazzetta.
La meta finale è la piazza dove si svolgerà il processo a Carnevale con un confronto serrato tra avvocato difensore e accusatore. Ma il giudice, come Pilato, lascia che sia il popolo a decidere, e nonostante i pianti strazianti di Quaremma e figlie, la condanna a morte per fucilazione è inevitabile. L’esecuzione immediata si concluderà con la fuga dell’Orso che porterà via il corpo straziato di Carnevale fuori dalle mura cittadine...Così termina questa parodia “sacrilega” della passione di Cristo, in questa giornata in cui è concesso scherzare di tutto, irridere i notabili del paese, prendersi in giro, esprimere il desiderio di una vita meno rigorosa.
“Il pianto di Quaremma e figlie si rifà in qualche modo al tradizionale lamento funebre delle nostre nonne - secondo Rosa Santini, responsabile della Pro-Loco. Tutto si svolge in modo improvvisato, dove l’unica cosa rigorosamente stabilita sono i ruoli delle figure principali.” Se cerchi un volto sotto le maschere ti accorgi che spesso gli occhi non sono giovani come si potrebbe pensare e che non è una festa di soli ragazzi, ma coinvolge gente di ogni fascia di età. Un “Carabiniere” (anche se sembra un agente della “poliza” albanese) mi confessa che quest’anno non ha fatto la sposa perché se lo fa ogni anno poi lo riconoscono.
La festa ha una sua “gemella” ad Alessandria del Caretto in Calabria, nell’altro versante del Pollino, e chissà in quante altre località è andata ormai perduta. Il Processo si svolge ogni anno l’ultima domenica di Carnevale e si comincia a sfilare per le vie del paese dalle 10 di mattina circa. La serata si è conclusa con la sagra dei “maccaroni con la mollica” e della “cuculella” (formaggio uova patate) due piatti tradizionali della cultura gastronomica di Teana.
Non perdetevi l’occasione di visitare anche il bel Museo della Civiltà Contadina, ricco di materiali, sapientemente raccolti e conservati, ed anche ben esposti. Da Teana il panorama spazia verso i monti dell’Appennino Lucano, fino alle vette del Pollino. Ad oriente si aprono le pianure dello Ionio, quelle terre che qualcuno avrebbe voluto condannare a cimitero nucleare.
...Un gruppo di “brutti ceffi” appare improvvisamente. Tra questi possiamo riconoscere una Sposa e uno Sposo, quattro Carabinieri, un Prete e il suo Sacrestano, un Giudice e due Medici. Poi c’è una banda informe e malvestita di “cafoni” uomini e donne: calze di seta, scarponi vecchi, gonne stropicciate giacche ripezzate, coppole, pantaloni di velluto. Tra questi mi vengono presentati: “U Pezzente”, “Quaremmma”, “Carnevale”.
Il primo porta una sacca di Juta a tracollo, dove riporre il frutto della mendicazione. Carnevale è un povero contadino ormai perso nei fumi dell’alcol, dell’ozio e della buona tavola. Quaremma, moglie di Carnevale, ama profondamente suo marito, nonostante la sua scarsa propensione a provvedere agli impegni familiari ed a sfamare i 7 figli, forse per qualche non misteriosa dote nascosta. A causa della sua vita immorale e “scellerata” è agli arresti, trascinato con le corde da due Carabinieri. Ma c’è un’altra figura, feroce selvaggia e inquietante, completamente coperta di peli, incatenata e condotta anch’essa da due carabinieri, che avanza minacciosa, spaventando bambini e ragazzi: l’Orso! Così questo strano corteo attraversa i vicoli del Paese, accompagnato, da tarantelle e zampogne, danzando in ogni piazzetta, scherzando, seguito da ragazzi che scherniscono l’orso, e con la gente che saluta dalle finestre.
Portafortuna, con una gabbietta al collo con dentro un porcellino d’india (la mattina però era una colomba...magia?) bussa alle porte. La gente apre, infila un' offerta in un barattolo e ritira un bigliettino della fortuna. Così ecco che una signora di 93 anni, dopo aver aperto la porta e infilato l’offerta, non resiste al suono delle zampogne e dell’organetto e scende armata di cupe-cupe, a ballare sulla piazzetta.
La meta finale è la piazza dove si svolgerà il processo a Carnevale con un confronto serrato tra avvocato difensore e accusatore. Ma il giudice, come Pilato, lascia che sia il popolo a decidere, e nonostante i pianti strazianti di Quaremma e figlie, la condanna a morte per fucilazione è inevitabile. L’esecuzione immediata si concluderà con la fuga dell’Orso che porterà via il corpo straziato di Carnevale fuori dalle mura cittadine...Così termina questa parodia “sacrilega” della passione di Cristo, in questa giornata in cui è concesso scherzare di tutto, irridere i notabili del paese, prendersi in giro, esprimere il desiderio di una vita meno rigorosa.
“Il pianto di Quaremma e figlie si rifà in qualche modo al tradizionale lamento funebre delle nostre nonne - secondo Rosa Santini, responsabile della Pro-Loco. Tutto si svolge in modo improvvisato, dove l’unica cosa rigorosamente stabilita sono i ruoli delle figure principali.” Se cerchi un volto sotto le maschere ti accorgi che spesso gli occhi non sono giovani come si potrebbe pensare e che non è una festa di soli ragazzi, ma coinvolge gente di ogni fascia di età. Un “Carabiniere” (anche se sembra un agente della “poliza” albanese) mi confessa che quest’anno non ha fatto la sposa perché se lo fa ogni anno poi lo riconoscono.
La festa ha una sua “gemella” ad Alessandria del Caretto in Calabria, nell’altro versante del Pollino, e chissà in quante altre località è andata ormai perduta. Il Processo si svolge ogni anno l’ultima domenica di Carnevale e si comincia a sfilare per le vie del paese dalle 10 di mattina circa. La serata si è conclusa con la sagra dei “maccaroni con la mollica” e della “cuculella” (formaggio uova patate) due piatti tradizionali della cultura gastronomica di Teana.
Non perdetevi l’occasione di visitare anche il bel Museo della Civiltà Contadina, ricco di materiali, sapientemente raccolti e conservati, ed anche ben esposti. Da Teana il panorama spazia verso i monti dell’Appennino Lucano, fino alle vette del Pollino. Ad oriente si aprono le pianure dello Ionio, quelle terre che qualcuno avrebbe voluto condannare a cimitero nucleare.
martedì 21 ottobre 2003
No al Nucleare! Sempre e Ovunque
I rifiuti nucleari sono il nodo al pettine di chi vuole riaprire le centrali in Italia. E' la volta di discutere di un problema energetico ben più ampio.
Grazie ad un referendum popolare, qualche decina di anni fa l'Italia fermo' i progetti in corso di costruzione di alcune centrali nucleari.
Nonostante cio' decine di migliaia di metri cubi di materiale radioattio vennero prodotti. Si tratta di una quantita' "esigua" se si pensa che in Italia nessuna centrale nucleare in tutti questi anni ha realmente prodotto corrente elettrica.
Quindi, se vogliamo, la questione di dove e come stoccare questo materiale e' solo "un problemino". Questa "ridotta" quantita' di scorie e' assolutamente insignificante rispetto a quello che sarebbe stato se fossimo una potenza nucleare.
Cosa sarebbe successo se le centrali fossero state attive?
Quanti metri cubi avremmo dovuto stoccare in Basilicata o in altre localita' italiane? Il nostro paese e' densamente abitato, il "mare nostrum" non e' solo "nostrum", non abbiamo Siberie, Sahara o Mururoe da usare come pattumiere del nostro sviluppo.
La questione Basilicata e' un nodo che viene al pettine di chi in questi anni ha affermato che la scelta del Referendum fu "emotiva" e "sbagliata". Non abbiamo "Sbagliato": non volevamo il nucleare allora, e non dobbiamo volerlo ne ora e ne mai!
La scelta dei siti per lo stoccaggio di questi rifiuti cade ovviamente su localita' dalla bassa densita' abitativa, dalla scarsa capacita' delle popolazioni locali di opporsi, dalla non affinita' politica dei governi locali con quelli centrali (per dirla tutta "Siamo Comunisti").
Bisogna dire no ai rifiuti, ma affermare con forza il NO AL NUCLEARE come fonta di energia alternativa.
I rifiuti nucleari hanno un tempo di vita di migliaia di anni. Forse vogliono allentare la morsa della disoccupazione, assicurando ai meridionali, lavoro come guardiano della morte per tutto questo tempo?
Che ne sara, di questi depositi fra 100 o 1000 anni? In America stanno studiando in che modo, tra 5 mila anni o piu', una civilta' con lingua e cultura diversa dalla nostra (e non per forza piu' evoluta) potra' leggere in modo chiaro le indicazioni di estrema pericolosita'poste sui contenitori di materiale radioattivo.
Tutte le forze politiche, sociali e sindacali devono dire NO AL NUCLEARE, senza ipocrisie, perche' non esiste popolazione al mondo che debba accollarsi l'onere di pagare i danni di uno sviluppo pericoloso all'uomo e all'ambiente.
Non ci devono essere "SI AL NUCLEARE, MA NON A CASA MIA"!
NO agli ipocriti che adesso cavalcano la tigre della protesta.
NO AL NUCLEARE SEMPRE E OVUNQUE
Grazie ad un referendum popolare, qualche decina di anni fa l'Italia fermo' i progetti in corso di costruzione di alcune centrali nucleari.
Nonostante cio' decine di migliaia di metri cubi di materiale radioattio vennero prodotti. Si tratta di una quantita' "esigua" se si pensa che in Italia nessuna centrale nucleare in tutti questi anni ha realmente prodotto corrente elettrica.
Quindi, se vogliamo, la questione di dove e come stoccare questo materiale e' solo "un problemino". Questa "ridotta" quantita' di scorie e' assolutamente insignificante rispetto a quello che sarebbe stato se fossimo una potenza nucleare.
Cosa sarebbe successo se le centrali fossero state attive?
Quanti metri cubi avremmo dovuto stoccare in Basilicata o in altre localita' italiane? Il nostro paese e' densamente abitato, il "mare nostrum" non e' solo "nostrum", non abbiamo Siberie, Sahara o Mururoe da usare come pattumiere del nostro sviluppo.
La questione Basilicata e' un nodo che viene al pettine di chi in questi anni ha affermato che la scelta del Referendum fu "emotiva" e "sbagliata". Non abbiamo "Sbagliato": non volevamo il nucleare allora, e non dobbiamo volerlo ne ora e ne mai!
La scelta dei siti per lo stoccaggio di questi rifiuti cade ovviamente su localita' dalla bassa densita' abitativa, dalla scarsa capacita' delle popolazioni locali di opporsi, dalla non affinita' politica dei governi locali con quelli centrali (per dirla tutta "Siamo Comunisti").
Bisogna dire no ai rifiuti, ma affermare con forza il NO AL NUCLEARE come fonta di energia alternativa.
I rifiuti nucleari hanno un tempo di vita di migliaia di anni. Forse vogliono allentare la morsa della disoccupazione, assicurando ai meridionali, lavoro come guardiano della morte per tutto questo tempo?
Che ne sara, di questi depositi fra 100 o 1000 anni? In America stanno studiando in che modo, tra 5 mila anni o piu', una civilta' con lingua e cultura diversa dalla nostra (e non per forza piu' evoluta) potra' leggere in modo chiaro le indicazioni di estrema pericolosita'poste sui contenitori di materiale radioattivo.
Tutte le forze politiche, sociali e sindacali devono dire NO AL NUCLEARE, senza ipocrisie, perche' non esiste popolazione al mondo che debba accollarsi l'onere di pagare i danni di uno sviluppo pericoloso all'uomo e all'ambiente.
Non ci devono essere "SI AL NUCLEARE, MA NON A CASA MIA"!
NO agli ipocriti che adesso cavalcano la tigre della protesta.
NO AL NUCLEARE SEMPRE E OVUNQUE
martedì 14 ottobre 2003
Pollino: nuovo consiglio direttivo (2003)
Si era parlato di un grande scontro politico ai vertici del Parco: invece è andato tutto per il "meglio". Soddisfazione in Calabria e soprattutto in Basilicata.
Si è insediato il nuovo Consiglio Direttivo dell’Ente Parco Nazionale del Pollino, nominato con un decreto del 14 ottobre 2003 dal Ministro dell’Ambiente, On. Altero Matteoli, dice il comunicato stampa dell’Ente Parco del Pollino.
Per chi non se lo ricordasse, il 6 novembre del 2001 era stato nominato Commissario l’On. Fino di Alleanza Nazionale, con grande dispiacere degli ex-amministratori, soprattutto Lucani e di centrosinistra che avevano minacciato ricorsi e battaglie, ma infine non si è capito se abbiano rinunciato o se abbiano “perso”. Nel Frattempo On. Fino è diventato Presidente del Parco ma nei comunicati stampa continua a conservare il titolo di "Onorevole", suppongo per ricordare a tutti che si tratta di una fase “temporanea” di gestione politica alla quale dovrà seguire, una volta sistemato tutto, una di carattere più istituzionale.
Il comunicato stampa del 25 febbraio 2004 ci annuncia l’insediamento del nuovo Consiglio Direttivo, con tanto di nomi dei componenti ma senza accennare minimamente al profilo politico-curriculare che hanno motivato le nomine delle personalità incaricate.
Per cui molti nomi restano alquanto sconosciuti alla maggioranza dei cittadini del Parco più grande d’Europa. Evidentemente la fretta di annunciare il lieto evento non ha permesso, alla ricca task-force di addetti stampa e alla comunicazione del Parco, di arricchire il comunicato.
Cercherò con il presente articolo di fornire ai lettori qualche informazione in più, che saranno comunque lacunose e accoglierò volentieri osservazioni e integrazioni che ovviamente contengano elementi di riscontro reale.
La comunità del Parco, formata dai Sindaci dei Comuni del Parco, ha designato, Vincenzo Bruno (Sindaco di San Sosti, DS), Gennaro Marsiglia (Sindaco del Comune di Aieta, centrosinistra), Domenico Mauro (Sindaco di Cerchiara di Calabria, Alleanza Nazionale), Luigi Viola (Sindaco di Chiaromonte, centro-sinistra), Francesco Fiore (Sindaco di Sanseverino Lucano, DS). Totale 3 Calabresi e 2 Lucani, 4 centrosinistra e 1 di centrodestra.
Le Associazioni Ambientaliste (WWF, Legambiente, ecc.) possono essere rappresentate da due componenti ed hanno proposto Vito Teti Professore di Antropologia Culturale della Università della Calabria e Vincenzo Fittipaldi, dipendente del Comune di Rotonda.
Anche gli Enti Scientifici e le Università possono nominare due componenti e sono: Domenico Pierangeli Professore dell'Università della Basilicata alla Facoltà di Scienze Forestali e Simonetta Fascetti professoressa associata di Botanica all'Università della Basilicata.
Il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ha nominato come componente del Consiglio il Dott. Giuseppe Graziano, Coordinatore del CTA del Parco e Coordinatore del Corpo Forestale dello Stato della Provincia di Cosenza.
Altri due componenti vengono nominati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e sono Carmelo Lo Fiego (commercialista di Francavilla sul Sinni) e Biagio Schifino (Ingegnere di Castrovillari).
I componenti sopraelencati sono stati scelti in linea con l’art. 9 della legge 394/91 che cito testualmente: “… tra persone particolarmente qualificate per le attività in materia di conservazione della natura o tra i rappresentanti della Comunità del Parco…”
Secondo il comunicato stampa il consiglio ha subito ratificato a maggioranza, anche se con un approfondita discussione e numerosi chiarimenti, le delibere (pare oltre 200) presidenziali adottate dal Presidente Fino nel 2002, nel 2003 e nel 2004. Cosa si celi tra le righe di queste scarne parole non è dato sapere.
Sono stati quindi anche fugati i timori di chi si è chiesto, in un articolo apparso su Lucanianet il 9.12.2003, se: “Può un Consiglio direttivo ratificare degli atti antecedenti alla sua esistenza?(…) Sanno i nuovi Consiglieri che possono incorrere nel reato di falso in atto pubblico, reato che per un amministratore è di una gravità unica, che pregiudica tutta la carriera futura?”
Il Consiglio Direttivo, ha anche approvato la rosa di nomi per il posto di Direttore del Parco per i prossimi 5 anni, da sottoporre al Ministero dell’Ambiente. I tre nominativi indicati sono: Giuseppe Melfi ufficiale CFS , Michele Laudati ex ufficiale del CFS ed ex Direttore del Parco della Calabria e Giuseppe Graziano (già componente del consiglio direttivo). Per dovere di informazione, queste candidature tutte interne al Corpo Forestale dello Stato, non devono indurre a pensare che i Direttori di Parchi debbano appartenere obbligatoriamente a questo Corpo di Polizia Ambientale. I Direttori vengono scelti da un Albo del Ministero dell’Ambiente alla quale si accede per titoli. L’attuale Direttore Facente Funzione non può purtroppo essere riconfermato in quanto non è nell’elenco suddetto, ma non conosco per quale ragione. Evidentemente il Consiglio Direttivo non ha ritenuto opportuno prendere in considerazione altre proposte di candidature dal ricco elenco, aggiornato di recente.
Infine lo stesso Consiglio Direttivo ha eletto anche la Giunta Esecutiva, della quale fanno parte, Biagio Schifino, Giuseppe Graziano (lo stesso di cui sopra), Domenico Bruno e Francesco Fiore.
Francesco Fiore, Sindaco di Sanseverino Lucano è stato anche nominato Vicepresidente. In questo modo si è creato il giusto equilibrio tra le rappresentanze politiche e territoriali.
Dalle voci che circolavano durante la prima fase del commissariamento e poi della gestione libera senza Consiglio Direttivo e Giunta, negli ambienti della politica lucana, ci si aspettava una grande resa dei conti, uno scontro territoriale tra lucani e calabresi, o uno scontro politico tra Centrosinistra e Centrodestra. Ma evidentemente alla fine il buon senso e l’interesse di lavorare insieme per la tutela dell’ambiente e di tutti i cittadini residenti nel Parco sia Lucani che Calabresi ha prevalso sulle immotivate polemiche e la sterile competizione politica.
Il Presidente Fino aprendo i lavori del Consiglio ha detto che “dopo la fase straordinaria la macchina dell’Ente Parco è stata riavviata, tocca ora al nuovo Consiglio direttivo farla camminare affinché s’inneschino sul territorio quei meccanismi di sviluppo da anni attesi dalle popolazioni del Pollino. Uno sviluppo – ha concluso Fino - che guardi con una particolare attenzione all’ambiente ma che sia capace di elevare la qualità della vita di chi ha deciso di vivere nel territorio protetto”.
Parole sante. Sottoscriviamo! …nell’attesa della nomina del Consiglio Direttivo avremmo potuto farci tutti una bella vacanza.
Si è insediato il nuovo Consiglio Direttivo dell’Ente Parco Nazionale del Pollino, nominato con un decreto del 14 ottobre 2003 dal Ministro dell’Ambiente, On. Altero Matteoli, dice il comunicato stampa dell’Ente Parco del Pollino.
Per chi non se lo ricordasse, il 6 novembre del 2001 era stato nominato Commissario l’On. Fino di Alleanza Nazionale, con grande dispiacere degli ex-amministratori, soprattutto Lucani e di centrosinistra che avevano minacciato ricorsi e battaglie, ma infine non si è capito se abbiano rinunciato o se abbiano “perso”. Nel Frattempo On. Fino è diventato Presidente del Parco ma nei comunicati stampa continua a conservare il titolo di "Onorevole", suppongo per ricordare a tutti che si tratta di una fase “temporanea” di gestione politica alla quale dovrà seguire, una volta sistemato tutto, una di carattere più istituzionale.
Il comunicato stampa del 25 febbraio 2004 ci annuncia l’insediamento del nuovo Consiglio Direttivo, con tanto di nomi dei componenti ma senza accennare minimamente al profilo politico-curriculare che hanno motivato le nomine delle personalità incaricate.
Per cui molti nomi restano alquanto sconosciuti alla maggioranza dei cittadini del Parco più grande d’Europa. Evidentemente la fretta di annunciare il lieto evento non ha permesso, alla ricca task-force di addetti stampa e alla comunicazione del Parco, di arricchire il comunicato.
Cercherò con il presente articolo di fornire ai lettori qualche informazione in più, che saranno comunque lacunose e accoglierò volentieri osservazioni e integrazioni che ovviamente contengano elementi di riscontro reale.
La comunità del Parco, formata dai Sindaci dei Comuni del Parco, ha designato, Vincenzo Bruno (Sindaco di San Sosti, DS), Gennaro Marsiglia (Sindaco del Comune di Aieta, centrosinistra), Domenico Mauro (Sindaco di Cerchiara di Calabria, Alleanza Nazionale), Luigi Viola (Sindaco di Chiaromonte, centro-sinistra), Francesco Fiore (Sindaco di Sanseverino Lucano, DS). Totale 3 Calabresi e 2 Lucani, 4 centrosinistra e 1 di centrodestra.
Le Associazioni Ambientaliste (WWF, Legambiente, ecc.) possono essere rappresentate da due componenti ed hanno proposto Vito Teti Professore di Antropologia Culturale della Università della Calabria e Vincenzo Fittipaldi, dipendente del Comune di Rotonda.
Anche gli Enti Scientifici e le Università possono nominare due componenti e sono: Domenico Pierangeli Professore dell'Università della Basilicata alla Facoltà di Scienze Forestali e Simonetta Fascetti professoressa associata di Botanica all'Università della Basilicata.
Il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali ha nominato come componente del Consiglio il Dott. Giuseppe Graziano, Coordinatore del CTA del Parco e Coordinatore del Corpo Forestale dello Stato della Provincia di Cosenza.
Altri due componenti vengono nominati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e sono Carmelo Lo Fiego (commercialista di Francavilla sul Sinni) e Biagio Schifino (Ingegnere di Castrovillari).
I componenti sopraelencati sono stati scelti in linea con l’art. 9 della legge 394/91 che cito testualmente: “… tra persone particolarmente qualificate per le attività in materia di conservazione della natura o tra i rappresentanti della Comunità del Parco…”
Secondo il comunicato stampa il consiglio ha subito ratificato a maggioranza, anche se con un approfondita discussione e numerosi chiarimenti, le delibere (pare oltre 200) presidenziali adottate dal Presidente Fino nel 2002, nel 2003 e nel 2004. Cosa si celi tra le righe di queste scarne parole non è dato sapere.
Sono stati quindi anche fugati i timori di chi si è chiesto, in un articolo apparso su Lucanianet il 9.12.2003, se: “Può un Consiglio direttivo ratificare degli atti antecedenti alla sua esistenza?(…) Sanno i nuovi Consiglieri che possono incorrere nel reato di falso in atto pubblico, reato che per un amministratore è di una gravità unica, che pregiudica tutta la carriera futura?”
Il Consiglio Direttivo, ha anche approvato la rosa di nomi per il posto di Direttore del Parco per i prossimi 5 anni, da sottoporre al Ministero dell’Ambiente. I tre nominativi indicati sono: Giuseppe Melfi ufficiale CFS , Michele Laudati ex ufficiale del CFS ed ex Direttore del Parco della Calabria e Giuseppe Graziano (già componente del consiglio direttivo). Per dovere di informazione, queste candidature tutte interne al Corpo Forestale dello Stato, non devono indurre a pensare che i Direttori di Parchi debbano appartenere obbligatoriamente a questo Corpo di Polizia Ambientale. I Direttori vengono scelti da un Albo del Ministero dell’Ambiente alla quale si accede per titoli. L’attuale Direttore Facente Funzione non può purtroppo essere riconfermato in quanto non è nell’elenco suddetto, ma non conosco per quale ragione. Evidentemente il Consiglio Direttivo non ha ritenuto opportuno prendere in considerazione altre proposte di candidature dal ricco elenco, aggiornato di recente.
Infine lo stesso Consiglio Direttivo ha eletto anche la Giunta Esecutiva, della quale fanno parte, Biagio Schifino, Giuseppe Graziano (lo stesso di cui sopra), Domenico Bruno e Francesco Fiore.
Francesco Fiore, Sindaco di Sanseverino Lucano è stato anche nominato Vicepresidente. In questo modo si è creato il giusto equilibrio tra le rappresentanze politiche e territoriali.
Dalle voci che circolavano durante la prima fase del commissariamento e poi della gestione libera senza Consiglio Direttivo e Giunta, negli ambienti della politica lucana, ci si aspettava una grande resa dei conti, uno scontro territoriale tra lucani e calabresi, o uno scontro politico tra Centrosinistra e Centrodestra. Ma evidentemente alla fine il buon senso e l’interesse di lavorare insieme per la tutela dell’ambiente e di tutti i cittadini residenti nel Parco sia Lucani che Calabresi ha prevalso sulle immotivate polemiche e la sterile competizione politica.
Il Presidente Fino aprendo i lavori del Consiglio ha detto che “dopo la fase straordinaria la macchina dell’Ente Parco è stata riavviata, tocca ora al nuovo Consiglio direttivo farla camminare affinché s’inneschino sul territorio quei meccanismi di sviluppo da anni attesi dalle popolazioni del Pollino. Uno sviluppo – ha concluso Fino - che guardi con una particolare attenzione all’ambiente ma che sia capace di elevare la qualità della vita di chi ha deciso di vivere nel territorio protetto”.
Parole sante. Sottoscriviamo! …nell’attesa della nomina del Consiglio Direttivo avremmo potuto farci tutti una bella vacanza.
mercoledì 3 settembre 2003
Rifugi chiusi
Il Pollino presenta la drammatica situazione di essere un Parco "inospitale" escursionisti e mancano strutture capaci di dare una efficiente assistenza a chi pratica l'escursionismo o semplicemente ai gruppi scolastici in visita la cuore del parco.
Il Parco Nazionale è un Parco molto strano. Nonostante ormai siano passati 10 anni dalla sua istituzione invece di dotarsi di servizi, sembra in fase di liquidazione.
Nel territorio Lucano del Parco esistono ben 10 rifugi: Fasanelli e Colle Ruggio a Rotonda, De Gasperi e Visitone a Viggianello, Madonna di Pollino a Sanseverino, Segheria, Catusa e Aquila Verde a Terranova di Pollino, Acquafredda a San Costantino Albanese, Caserma a Francavilla sul Sinni, Bosco Favino a Castelsaraceno.
Forse ne manca qualcuno all'appello, me ne scuso con il lettore, ma evidentemente se non mi vengono in mente è solo perché non attivi o non adeguatamente pubblicizzati.
Al momento di questo lungo elenco sono in funzione solo il De Gasperi, Visitone (solo ristorazione), Acquafredda, Aquila Verde.
I due rifugi di Rotonda "sono stati chiusi" fine estate 2000 e sono in totale abbandono e degrado, la segheria (colossale struttura in stile Montagne Rocciose) non ha mai aperto, la Catusa da anni non lavora più, di Madonna di Pollino non si hanno notizie di eventuali aperture, Caserma "non pervenuto".
Invece è notizia di questi giorni che il Rifugio Bosco Favino "è stato chiuso" causa di attriti tra i gestori e l'amministrazione comunale, a poco più di un anno dalla sua apertura.
Non mi interessa di chi siano le responsabilità, a me interessa solo che un altro rifugio è chiuso.
Questo significa che non potrò mettere nei miei programmi per le scuole l'escursione ai Pini Loricati, la visita a Castelsaraceno, una passeggiata trai "Frusci", perché senza una struttura di appoggio per il pranzo, per i servizi igienici, per le emergenze. Gli insegnanti senza uan struttura di appoggio considerano disagevole avventurarsi in queste località che ai loro occhi sembrano abbandonate da Dio, nonostante il notevole valore paesaggistico che le caratterizza.
Così Castelsaraceno cadrà nel dimenticatoio del Parco.
Se qualcuno vorrà replicare sulla eventuale "cattiva gestione" della cooperativa, io rispondo semplicemente che non mi interessano le opinioni ne dell'una ne dell'altra parte. L'unica cosa che mi riguarda e che per quel rifugio tra ricorsi, tribunali, avvocati passeranno come minimo 5-6 anni affinché riapra di nuovo. Durante questo lungo tempo marciranno le fondamenta, gli infissi, gli impianti. Quando si sarà chiarita la situazione bisognerà spendere qualche decina di migliaia di euro per riportarlo in condizione di funzionare: soldi che l?amministrazione comunale non avrà, quindi bisognerà chiedere finanziamenti, e così via.
Risultato i gestori "vecchi" non avranno potuto lavorare, i potenziali "nuovi" saranno invecchiati in attesa di veder esaudire le loro richieste.
È una vecchia storia che si ripresenta uguale, ovunque, sempre: ne dovrebbero fare tesoro gli amministratori prima di intraprendere strade che non giovano a nessuno.
L'unico risultato evidente è che intanto nel Pollino non si possono fare trekking rifugio-rifugio, non si possono accompagnare scolaresche in luoghi sicuri ed assistiti, i turisti non possono usufruire di strutture di emergenza e chiedere informazioni, guide, alloggi.
Per non parlare dell?assurda pretesa di fare dei rifugi strutture che funzionino al tempo stesso da bar, pub,albergo, agriturismo, ristorante. Un rifugio è un rifugio e in quanto tale dovrebbe essere pensato per una ospitalità di tipo spartana, economica e dedicata ad un turismo specializzato: gruppi trekking, campi scuola, settimane verdi.
Ci sarebbe bisogno di un intesa tra Regione Basilicata e Parchi per affrontare con strumenti giuridici questa assurdo indice di arretratezza culturale ed economica.
Il Parco Nazionale è un Parco molto strano. Nonostante ormai siano passati 10 anni dalla sua istituzione invece di dotarsi di servizi, sembra in fase di liquidazione.
Nel territorio Lucano del Parco esistono ben 10 rifugi: Fasanelli e Colle Ruggio a Rotonda, De Gasperi e Visitone a Viggianello, Madonna di Pollino a Sanseverino, Segheria, Catusa e Aquila Verde a Terranova di Pollino, Acquafredda a San Costantino Albanese, Caserma a Francavilla sul Sinni, Bosco Favino a Castelsaraceno.
Forse ne manca qualcuno all'appello, me ne scuso con il lettore, ma evidentemente se non mi vengono in mente è solo perché non attivi o non adeguatamente pubblicizzati.
Al momento di questo lungo elenco sono in funzione solo il De Gasperi, Visitone (solo ristorazione), Acquafredda, Aquila Verde.
I due rifugi di Rotonda "sono stati chiusi" fine estate 2000 e sono in totale abbandono e degrado, la segheria (colossale struttura in stile Montagne Rocciose) non ha mai aperto, la Catusa da anni non lavora più, di Madonna di Pollino non si hanno notizie di eventuali aperture, Caserma "non pervenuto".
Invece è notizia di questi giorni che il Rifugio Bosco Favino "è stato chiuso" causa di attriti tra i gestori e l'amministrazione comunale, a poco più di un anno dalla sua apertura.
Non mi interessa di chi siano le responsabilità, a me interessa solo che un altro rifugio è chiuso.
Questo significa che non potrò mettere nei miei programmi per le scuole l'escursione ai Pini Loricati, la visita a Castelsaraceno, una passeggiata trai "Frusci", perché senza una struttura di appoggio per il pranzo, per i servizi igienici, per le emergenze. Gli insegnanti senza uan struttura di appoggio considerano disagevole avventurarsi in queste località che ai loro occhi sembrano abbandonate da Dio, nonostante il notevole valore paesaggistico che le caratterizza.
Così Castelsaraceno cadrà nel dimenticatoio del Parco.
Se qualcuno vorrà replicare sulla eventuale "cattiva gestione" della cooperativa, io rispondo semplicemente che non mi interessano le opinioni ne dell'una ne dell'altra parte. L'unica cosa che mi riguarda e che per quel rifugio tra ricorsi, tribunali, avvocati passeranno come minimo 5-6 anni affinché riapra di nuovo. Durante questo lungo tempo marciranno le fondamenta, gli infissi, gli impianti. Quando si sarà chiarita la situazione bisognerà spendere qualche decina di migliaia di euro per riportarlo in condizione di funzionare: soldi che l?amministrazione comunale non avrà, quindi bisognerà chiedere finanziamenti, e così via.
Risultato i gestori "vecchi" non avranno potuto lavorare, i potenziali "nuovi" saranno invecchiati in attesa di veder esaudire le loro richieste.
È una vecchia storia che si ripresenta uguale, ovunque, sempre: ne dovrebbero fare tesoro gli amministratori prima di intraprendere strade che non giovano a nessuno.
L'unico risultato evidente è che intanto nel Pollino non si possono fare trekking rifugio-rifugio, non si possono accompagnare scolaresche in luoghi sicuri ed assistiti, i turisti non possono usufruire di strutture di emergenza e chiedere informazioni, guide, alloggi.
Per non parlare dell?assurda pretesa di fare dei rifugi strutture che funzionino al tempo stesso da bar, pub,albergo, agriturismo, ristorante. Un rifugio è un rifugio e in quanto tale dovrebbe essere pensato per una ospitalità di tipo spartana, economica e dedicata ad un turismo specializzato: gruppi trekking, campi scuola, settimane verdi.
Ci sarebbe bisogno di un intesa tra Regione Basilicata e Parchi per affrontare con strumenti giuridici questa assurdo indice di arretratezza culturale ed economica.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)