Inutile, non ci siamo. Si continua a dire che bisogna tutelare l'ambiente, sviluppare il turismo. E poi si taglia, si ara, si cementa.
E i turisti? i turisti fanno lo slalom tra le cazzate dei nostri amministratori.
Le foto durante una escursione a Bosco Magnano, Riserva Naturale, Parco Nazionale del Pollino
Si accorgono adesso che manca l'acqua nelle dighe della Basilicata. Adesso dicono che bisogna risparmiarla! Adesso che non c'è ne più dicono che non bisogna usarla! hanno lasciato che seminassero campi di mais dove per secoli cresceva solo il grano. Hanno piantato peschi dove crescevano solo ulivi. Hanno riempito piscine, hanno raffreddato combustioni, hanno lavato auto, hanno rinfrescato angurie e meloni. Adesso, che non c'è ne più, ti dicono che bisogna limitare il consuno.
Non è la prima volta che la Legambiente scivola... Diceva l'alchimista Paracelso "è la dose che fa il veleno". Ma evidentemente la Legambiente, ormai infiltrata di politici, di questi ultimi ha gli stessi difetti: tanti slogan, poca conoscenza.
La notte del 15 Agosto qualcuno ha pensato bene di accendersi un fuoco nel GIARDINO DEGLI DEI, tra le radici di Pini Loricati millenari, usando pezzi di legno di Pino Loricato che da mille anni aspettavano proprio questo "escursionista ferragostano" per essere bruciati. Le radici dei pini, gigantesche, come un intreccio coprono il terreno, facilmente infiammabili possono andare in combustione lenta risalendo fino al tronco. Le stesse faville del fuoco possono danneggiare le foglie o dare via ad una combustione.
Come se non bastasse, la firma del Maiale, i suoi fazzolettini di carta trattenuti dalle pietre.
Così un albero nato nel X sec. ha rischiato di prendere fuoco a causa di un imbecille nato nel XX Sec. membro della razza "Homo sapiens sapiens", salito fin lassù a piedi per godere di qualcosa di cui non ne capisce il valore e la delicatezza.
Ma non è tutta colpa sua, lo sanno tutti che la "madre degli imbecilli è sempre incinta", per cui forse qualcuno che sta lì a vigilare e prevenire sarebbe stato un buon deterrente.
AGGIORNAMENTO DEL 7 OTTOBRE 2008
I focolari da me trovati in questa stagione adesso sono 3.
Al Giardino degli Dei, un imbecille ha pensato bene di accendere un fuoco per scaldarsi la notte, sulle radici dei Pini Loricati, usando pezzi di legno di Pino Loricato. Un oltraggio nella indifferenza delle autorità. E' una fortuna che il fuoco non si sia diffuso, ma gli effetti, speriamo di no, li vedremo l'anno prossimo. lasciate i vostri commenti
Oggi sono incazzato nero. Ne ho per tutti, ma adesso non ho voglia di sputare veleno addosso a questi imbecilli che ci governano dal Comune fino alla Presidenza del Consiglio attuali e precedenti e a questo punto anche futuri.
Posso solo dirvi che nonostante loro sono ancora vivo e sono vive le persone che accompagnavo in Montagna. Forse mi ammalerò e forse si ammaleranno, spero di no.
Ma adesso sono stanco ed ho voglia di riposare... che vadano al diavolo, che muoiano sotto i ferri dei medici incapaci che hanno raccomandato, che si becchino il colesterolo dal pane che hanno mangiato a tradimento, che sbattano contro i muri di cemento delle opere inutili che hanno costruito.
Così mi disse un vecchio, magro e rugoso, dai capelli bianchi, mentre ce ne stavamo seduti a guardare il mare e a chiacchierare di questo mondo nuovo che avanza, a Berry Head in Devon, UK. Stanco di cosa? Stanco di vivere? Stanco per averne viste già troppe di stronzate a questo mondo? Stanco di aspettare, impotente, la fine? E se il mondo va come va ed io posso solo stare a guardare aspettando la mia fine, che ci sto a fare? era questo il senso del suo "sono stanco"? Forse la storia del vecchio contadino lucano di 103 anni a Firenze è la prosecuzione ideale di quella del vecchio Inglese... Dalla Repubblica Tenta il suicidio a 103 anni "Volevo morire, mi sono stufato" FIRENZE - Ha vissuto due guerre, non ha più accanto gran parte delle persone a cui voleva bene, ha lavorato a lungo e ha le mani callose perché adesso vive a Firenze ma in passato ha fatto il contadino in Basilicata, a San Fele, in provincia di Potenza. In vecchiaia, s'è rotto le scatole e ha deciso di farla finita. A 103 anni. E s'è buttato nell'Arno. Niente da fare, l'hano salvato. Gli tocca andare avanti. Ha tentato il suicidio nella tarda mattinata di un sabato di mezza estate. Ha preso l'autobus, è arrivato nel luogo prescelto, e si è gettato in acqua all'altezza della passerella dell'Isolotto alle Cascine. Però, proprio in quel momento, passavano di lì due poliziotti a cavallo, in servizio di controllo nello storico parco cittadino. L'hanno visto, hanno lasciato i cavalli sull'argine e si sono lanciati in acqua. Dal loro punto di vista, non potevano fare altrimenti. Sono riusciti a raggiungere l'uomo, e l'hanno trascinato a riva. Lui, il suicida mancato, ha fatto quel che ha fatto perché convinto di volerlo fare. Non è stato né un incidente né un raptus di demenza senile. E' lucidissimo, e l'ha ammesso: "Sì, è vero, mi sono buttato in Arno perché volevo morire. Non voglio più campare, sono stufo". Ai soccorritori, e ai molti curiosi accorsi durante il salvataggio, ha parlato con un filo di voce. "Mi sono buttato parandomi il volto con un braccio - ha spiegato - credevo di morire subito, e invece quando ho riaperto gli occhi ho visto intorno a me tante persone". L'uomo, che non ha subito particolari conseguenze dal gesto, è stato comunque ricoverato in via precauzionale presso l'ospedale di Santa Maria Nuova. Probabilmente, dopo 103 anni, si rimetterà in sesto anche stavolta. E tornerà dov'è vissuto fino a oggi, in una struttura delle Suore Figlie delle Sacre Stigmate di via del Podestà. Nel convento lì accanto c'è sua figlia, suora. Stupore nell'istituto dove vive. La madre superiora, suor Elisabetta, lo descrive come "una persona che non ha mai dato problemi, attiva, piena di spirito, legge tantissimo. E' autosufficiente e libero di muoversi e fare come vuole". Ogni anno, l'8 gennaio, nella casa di riposo si festeggia il suo compleanno. Così fu anche tre anni fa per la festa dei 100 anni, che vide radunati anche i due figli maschi più alcuni nipoti e pronipoti. Venne festeggiato come una specie di eroe, capace di superare un traguardo ambito. Oggi, invece, il salto nel fiume. Non gli resta che armarsi di pazienza. Tanto, prima o poi, deve finire per forza.