venerdì 21 marzo 2003

Il vero Petrolio è l'Acqua!

La nostra acqua non si beve senza tutela dei lavoratori e dell?ambiente

Il vero petrolio della Basilicata è l'acqua. Partendo da questo "dogma", facciamo alcune riflessioni. L'acqua in Basilicata è stata gestita nel peggiore dei modi. Interi territori dove un tempo fioriva l'agricoltura sono state allagate da colossali dighe. Ciò nonostante l'acqua sembra che non basti mai. La siccità del 2002 fortunatamente è stata superata grazie ad una estate straordinariamente piovosa, che però ha provocato danni di altro tipo grazie alla pessima gestione de letti fluviali.

Nessuna pianificazione è stata mai attuata al fine di realizzare un giusto rapporto tra riserve idriche e consumi. Puntualmente si è arrivati a fine estate con dotazione di acqua insufficiente a soddisfare le distese agricole assetate di Puglia e Basilicata. L'acqua è stata svenduta per poche lire, sventrando valli e montagne con sistemi di distribuzione che fanno acqua dappertutto, è proprio il caso di dirlo. La gestione affidata ad Enti che, come al solito sono occupati da persone espressione delle solite forze politiche, che si sono dimostrati incapaci di pianificare decentemente la somministrazione dell?acqua e la manutenzione dei sistemi irrigui e potabili.

Uno dei sintomi di questa gestione azzardata e superficiale di una risorsa dall?altissimo valore ecologico ed economico è l'indebitamento dell'Ente di Irrigazione che ha lasciato sul lastrico 200 famiglie di lavoratori, che continuano a lavorare senza stipendio, per non perdere il posto di lavoro e per la mancanza di concrete alternative. In mano a questi operai senza stipendio cè il funzionamento delle dighe Pertusillo, Monte Cotugno, Camastra, Aderenza, Genzano e Basentello. La loro condizione è una vera vergogna nazionale, che passa quasi inosservata sui media locali. È incredibile che la gestione delle dighe al momento sia, di fatto, in mano al "volontariato". Nessun piano di investimento dei proventi derivati dalla vendita dell'acqua è stato destinato al recupero ambientale e alla realizzazione di rimboschimenti che a lungo termine garantiscono la "produzione" di acqua.

Scarsi o nulli gli interventi destinati al risanamento e alla prevenzione di fenomeni di inquinamento del prezioso liquido. Ovunque discariche e scarichi di liquidi inquinanti sporcano in tutta tranquillità i nostri corsi di acqua arricchendo di minerali preziosi e batteri le acque poi destinate al consumo umano diretto e indiretto e infine al mare delle nostre tanto decantate coste marine. Proprio di recente durante un mio viaggio a Matera ho documentato un piccolo corso d'acqua, nei pressi di Ferrandina, dalle acque completamente nere che placidamente scorreva nelle campagne, fino al nostro caro e tranquillo Basento.

Elettrodotti di serie A e serie B

Il successo di Rapolla a furor di popolo contro l'elettrodotto è una grande conquista democratica. Alla contestazione hanno partecipato tutti: cittadini di tutta la Basilicata, partiti di sinistra e di destra, sindacati, movimenti e associazioni ambientaliste. Purtroppo ci sono altre realtà della nostra area a cavallo tra Basilicata e Calabria dove sembra che questioni analoghe non scuotono gli stessi animi.
Il Parco Nazionale del Pollino sta per essere attraversato dal grande elettrodotto Laino-Rizziconi da 380.000 V, quindi di dimensioni analoghe a quello di Rampolla. Quello che doveva essere un punto di forza del nostro territorio, cioè essere compresi in un Parco Nazionale, si è rivelato invece un fattore insufficiente.
Oltre ai tralicci in costruzione, ci sono anche dei bei tralicci sulla Timpa della Murgia, che se pur bloccata la loro costruzione, nessuno si è ricordato di smantellare e restano a fare bella mostra di sé, deturpando uno dei paesaggi più belli ed unici del Parco.
Ma che dire della conversione a Biomasse della centrale del Mercure? In altre aree della Basilicata e d?Italia si rimandano al mittente aggeggi anche più piccoli.
Evidentemente un Parco non basta o meglio non serve per evitare scempi paesaggistici e ambientali. Ma la cosa grave del Pollino è la mancata "sollevazione" popolare, la mancata attività di associazioni politiche e ambientali.
Evidentemente esistono elettrodotti di Serie A contro cittadini di Serie A, capaci di lottare e richiamare un interesse politico anche nazionale per salvaguardare i loro diritti. Ma se esistono cittadini di Serie A esistono anche quelli di Serie B: costretti ad accettare la loro condizione con assoluta tranquillità, soli senza l'appoggio di nessuno, con il rischio di veder compromesso il loro sviluppo futuro.