[youtube]http://it.youtube.com/watch?v=TnJ2mxNMkYY[/youtube]
Nonostante i proclami di nuovi impegni per la tutela e la valorizzazione del Pollino, gli incendi hanno continuato a bruciare tutta l'estate e si è conclusa amaramente con la bruciatura di uno scheletro di Pino Loricato secolare ai piani di Pollino. Ecco le immagini che ho registrato qualche settimana dopo mentre accompagnavo un gruppo di turisti Inglesi.
Intanto è di questa settimana la notizia, passata nel silenzio, dell'incendio del "Fago Grosso" nella località omonima tra Piano Ruggio e Colle Impiso.
Riporto anche questa mia telefonata al 1515, di fine Agosto con quasi 40 gradi e vento. "Pronto? Mi chiamo Cosenza, mi trovo tra Forenza ed Acerenza in provincia di Potenza. C'è un campo di stoppie che brucia in prossimità di un bosco... fasce perimetrali di difesa? Non so se ci sono ma non credo che possano evitare che le faville raggiungano il bosco..." Il giorno dopo sui giornali conferma di un intervento antincedio in un bosco nel comune di Acerenza. La domanda che mi vine spontanea è "perchè permettono l'accesione delle stoppie in pieno agosto?"E che dire di un piccolo incendio nel comune d Rotonda, con arrivo dei mezzi 2 ore dopo la segnalazione?
Perchè quella notte in piena emergenza le autobotti non erano pronte ad intervenire? . Quali sono le misure adottate per l'emergenza?Giorgio Braschi, storica guida e "primo" fotografo del Pollino ha inviato questa sua testimonianza a seguito dell'incendio dell'ultimo Pino Loricato sul Pollino.
Di seguito al lettera di Giorgio Braschi
[youtube]http://it.youtube.com/watch?v=sJXqTmWgUso[/youtube]
Cari amici,
vi invio queste foto che hanno fatto un lungo giro: quelle del pino bruciato sono state scattate da Gianluca Filpo, di Castrovillari, che con due amici si è incontrato domenica con la comitiva di un mio amico di Policoro, Damiano Pipino, l'autore della foto dell'incendio nella zona di Masseria Rovitti (per un utilizzo delle foto è corretto chiedere l'autorizzazione agli autori, che vanno comunque sempre citati).
Il gruppetto di Castrovillari è riuscito a spegnere il tronco di pino, quello di Policoro è riuscito ad avvisare la Forestale e a far intervenire i mezzi antincendio.
Se non fosse stato per la loro presenza sulla montagna, dal pino il fuoco si sarebbe propagato facilmente attraverso l'erba secca alla Serra delle Ciavole, mentre quello a Rovitti (considerato il vento e la secchezza degli alberi) probabilmente avrebbe incendiato tutta la Fagosa in poche ore.
Certo è deprimente rendersi conto che sul nostro Pollino ad accorgersi degli incendi e a segnalarli alle autorità competenti debbano essere in questo periodo gli appassionati che lo frequentano di domenica.
Il sabato precedente mi sono accorto di un incendio presso il bosco Vaccarizzo di Carbone; da casa (San Severino Lucano) era così visibile la colonna di fumo che ho pensato fosse superfluo avvisare la Forestale... il bosco è proprio di fronte all'abitato di Carbone.
Dopo un'ora esco di casa pensando di non vedere più fumo... la colonna si è invece fatta più alta, densa e diffusa.
Mi sembra inconcepibile che nessuno abbia ancora avvisato dell'incendio: chiamo il nostro Comando Stazione (che certo non ha la competenza territoriale su Carbone) e mi dicono che dalla parte bassa del paese non si vede niente (in effetti è così, dato che abito nella casa più in alto a San Severino, mentre la Caserma forestale è l'edificio più in basso), ma che provvedono subito a chiamare la Centrale Operativa a Potenza.
Pochi minuti dopo mi chiama la Centrale per avere la conferma di quello che vedo e dopo tre quarti d'ora circa, appena in tempo prima che calassero le ombre della sera, vediamo arrivare sulla zona un elicottero; prima del tramonto l'incendio è domato.
Morale della favola:
1 - è assurdo e persino ridicolo che il servizio di avvistamento incendi sia svolto con un rigido calendario burocratico, per cui se alla data del termine del servizio il pericolo d'incendi boschivi è ancora elevato, il servizio deve comunque cessare, senza possibilità di una proroga.
Ve l'immaginate? Le condizioni climatiche si devono adattare al calendario deciso dai burocrati, anziché essere il calendario ad adattarsi alle condizioni climatiche.... c'è di che rimanere perplessi.
2 - la Forestale è presente, si attiva con competenza e sollecitudine appena la si avvisa, ma l'organico è talmente esiguo da non consentire neppure il minimo di sorveglianza che sarebbe necessario nei festivi e in casi di emergenza incendi come in quei giorni (due Forestali per Stazione cosa possono fare?).
3 - è venuto meno persino quel minimo di spirito civico per cui un cittadino qualsiasi, vedendo un incendio, si prendeva il fastidio di telefonare alle autorità competenti... l'incendio del Bosco Vaccarizzo era visibilissimo non solo da tutto l'abitato di Carbone, ma anche da quello di Latronico, eppure sono passate ore prima che qualcuno (io, telefonando da 12 Km di distanza in linea d'aria) allertasse la Centrale.
Non so se sia stanchezza, menefreghismo, assuefazione, scoraggiamento, sfiducia nelle istituzioni o forse troppa fiducia, per cui i cittadini si aspettano che le istituzioni risolvano tutti i problemi per loro...
C'è di che meditare.
Uno dei più grandi fallimenti della politica ambientale e conservazionista italiana
mercoledì 24 ottobre 2007
mercoledì 26 settembre 2007
Cinghiali: un'altra via è possibile
Mentre nel Parco nazionale del Pollino, si è scelta la via dell'abbattimento "selettivo", a beneficio di una casta di privilegiati "cacciatori" scelti dall'Ente Parco, attraverso un concorso, nel piccolo Parco Regionali delle Dolomiti Lucane, è stata fatta una scelta POLITICA DIVERSA. Questa soluzione da opportunità ad agricoltori residenti nel Parco di beneficiare della RISORSA SELVAGGINA in esubero o dannosa.
mercoledì 5 settembre 2007
Incendi: Nessuno si dimette!?
E' appena finita l'estate rovente... SPERIAMO. Gli incendi hanno percorso ettari ed ettari di foreste, macchie mediterranea, rimboschimenti, steppe, ginestreti, pascoli pascolati e pascoli abbandonati. Le vittime umane non "professionali" sono state, guarda un pò, turisti e addetti a servizi turistici (agriturismo), quasi a ricordarci il legame intimo tra natura e turismo.
Ma nessuno si è assunto responsabilità, politiche, istituzionali, professionali che siano, ammettendo la sconfitta e l'inefficienza dei sistemi di prevenzione che in qualche modo gli competono.
Qui di seguito il decalogo "antincendio" a cura del COMITATO PARCHI E RISERVE , che tutti i nostri "capi" dovrebbero conoscere e se non condiviso comunque farci conoscere le loro "ricette". Ma non credo che si siano messi mai a studiarne una...
IL DECALOGO DIMENTICATO
1 ) Il mito della “ legge toccasana ”
Ogni volta che esplode un problema, nel Paese “culla del diritto” (un diritto che a volte pare addormentato nella culla) tutti invocano una nuova legge che risolverà tutto. Pochi pensano ad applicare, intanto, le norme esistenti. Un’inchiesta di qualche anno fa rivelò che l’80% delle leggi ambientali restava disapplicato. Da allora è cambiato qualcosa?
2 ) La sindrome del “ bosco – giardinetto ”
Dopo il fuoco, si riaccende l’idea che il bosco non va lasciato in pace, ma pulito, decespugliato, liberato dei rami e dei tronchi caduti… Ma qualcuno ha provato a fare un raffronto tra un bosco “pulito” e la vera foresta? In questa c’è la vita, i muschi abbondano e l’umidità del sottobosco non solo è doppia, ma si conserva anche in piena estate.
3 ) La coniferòsi acuta
A guardarsi attorno, si direbbe si debba rimboschire solo a conifere, che con la resina e la lettiera di aghi secchi sembrano esca ideale per il fuoco. Inoltre ad abbassare le falde idriche ha pensato l’eucaliptomanìa dilagante. Le conifere costituiscono ottime specie preparatorie, ma non andrebbero poi diradate per aprire spazio alle latifoglie in arrivo?
4 ) La devoluzione comunarda
Tutte le competenze sono reclamate dai comuni, o vengono loro rifilate disinvoltamente, mentre imperversano i tagli finanziari. Su oltre 10 mila comuni, sembra che appena 42 avessero in regola il catasto dei terreni bruciati… Chi li controllava? E chi ha mai visto una concessione edilizia rigorosamente rifiutata a causa del fuoco?
5 ) Localismo e interesse generale
Alcuni accusano certi comuni di favorire una edilizia eccessiva per introitare gli oneri di urbanizzazione. Altri evocano il cosiddetto “indice di parentelizzazione” assai elevato nei piccoli centri, per cui non si dice mai di no a cugini o nipoti… Ma un importante patrimonio collettivo non può essere difeso solo alla giornata, da piccoli interessi locali.
6 ) Deficit etico e culturale
Dov’è finita la vecchia, cara educazione civica? Chi spiega ai giovani il significato della natura e del bosco? (intendiamo la foresta vera, non il “bosco-stecchino” supersfruttato, e valutato solo in metri cubi per far soldi). Ogni scuola non potrebbe “adottare” e difendere la selva più vicina? Non abbiamo bisogno di una nuova cultura ed etica del bosco?
7 ) Prevenire, anziché spegnere il fuoco
Quando l’incendio scoppia, se non si interviene subito sono guai. Sono allora essenziali la torre di controllo o il telerilevamento, il collegamento SOS e l’allarme immediato, il volontariato attivo e il controllo sociale… E naturalmente l’elicottero pronto a partire (altrimenti più tardi dovrà intervenire il Canadair). Siamo sicuri che avvenga tutto questo?
8 ) Prescrizioni prima del fuoco
Preventivamente si può fare molto di più. Non rifiuti sparsi con bottiglie che diventano “lenti ustorie”, ma aree di sosta fuori dal bosco, ben controllate. Non striscie tagliafuoco (“cesse”), ma chiusura delle troppe piste di penetrazione forestale. Non chiacchiere, ma tabelloni indicatori del grado di pericolo incendio (come negli USA). E occhi aperti!
9) Prescrizioni dopo il fuoco
Considerate le matrici evidenti dell’inferno estivo (edilizia, pascolo, cantieri di rimboschimento e via dicendo) il rimedio è semplice. Divieto assoluto e prolungato di costruire, urbanizzare, pascolare, cacciare e rimboschire. Recintare e/o segnalare subito le aree percorse dal fuoco, e poi lasciarle in pace. In pochi anni, la natura farà il resto.
10) Ammortizzatori sociali
Accanto a demenziali piromani (pochi) e farabutti incendiari (parecchi) vi sono anche poveri disperati e diseredati alla ricerca di sopravvivenza (molti). Offrire a tutti un’occupazione temporanea, almeno estiva: con lavori agroforestali seri, ma solo nelle zone non colpite, come premio di qualità ambientale. Verso quei Comuni indirizzare finanziamenti speciali.
NOTA: Questo Decalogo è semplice, ma resterà in gran parte inascoltato. Così come cadranno nel vuoto altri vecchi avvertimenti, ribaditi più volte ma senza alcun frutto. Per esempio, attribuire ai Parchi Naturali il controllo sul Catasto dei Comuni. Oppure, verificare chi ha acquistato, e quando, i terreni oggetto di frenesia edificatoria. Già nel lontano 1990 scrivevamo su un periodico ambientalista: “Il famoso articolo 9 della legge n. 47 del 1° marzo 1975 è ben chiaro, e stabilisce che le zone “danneggiate”dalle fiamme non possono avere “destinazione diversa”, escludendo quindi la loro edificabilità. Ma viene veramente applicato? A distanza di anni, chi controlla davvero dov’era passato l’incendio? Chi conosce casi di concessioni edilizie rifiutate in base a questa disposizione? Forse non sarebbe male che il Governo provvedesse ad istituire un catasto nazionale (sottolineiamo: governo, catasto e nazionale) dei territori percorsi dal fuoco dal 1975 in poi”. Sono passati ormai oltre tre lustri, è venuta una nuova “legge toccasana”, si sono succeduti molti ministri dell’ambiente… Ma siamo sicuri che qualcosa sia davvero cambiato?
Franco Tassi - Roma
natura@comitatoparchi.it www.comitatoparchi.it
COMITATO PARCHI - Comunicato stampa n. 29 -ALLEGATO / settembre 2007
Ma nessuno si è assunto responsabilità, politiche, istituzionali, professionali che siano, ammettendo la sconfitta e l'inefficienza dei sistemi di prevenzione che in qualche modo gli competono.
Qui di seguito il decalogo "antincendio" a cura del COMITATO PARCHI E RISERVE , che tutti i nostri "capi" dovrebbero conoscere e se non condiviso comunque farci conoscere le loro "ricette". Ma non credo che si siano messi mai a studiarne una...
IL DECALOGO DIMENTICATO
1 ) Il mito della “ legge toccasana ”
Ogni volta che esplode un problema, nel Paese “culla del diritto” (un diritto che a volte pare addormentato nella culla) tutti invocano una nuova legge che risolverà tutto. Pochi pensano ad applicare, intanto, le norme esistenti. Un’inchiesta di qualche anno fa rivelò che l’80% delle leggi ambientali restava disapplicato. Da allora è cambiato qualcosa?
2 ) La sindrome del “ bosco – giardinetto ”
Dopo il fuoco, si riaccende l’idea che il bosco non va lasciato in pace, ma pulito, decespugliato, liberato dei rami e dei tronchi caduti… Ma qualcuno ha provato a fare un raffronto tra un bosco “pulito” e la vera foresta? In questa c’è la vita, i muschi abbondano e l’umidità del sottobosco non solo è doppia, ma si conserva anche in piena estate.
3 ) La coniferòsi acuta
A guardarsi attorno, si direbbe si debba rimboschire solo a conifere, che con la resina e la lettiera di aghi secchi sembrano esca ideale per il fuoco. Inoltre ad abbassare le falde idriche ha pensato l’eucaliptomanìa dilagante. Le conifere costituiscono ottime specie preparatorie, ma non andrebbero poi diradate per aprire spazio alle latifoglie in arrivo?
4 ) La devoluzione comunarda
Tutte le competenze sono reclamate dai comuni, o vengono loro rifilate disinvoltamente, mentre imperversano i tagli finanziari. Su oltre 10 mila comuni, sembra che appena 42 avessero in regola il catasto dei terreni bruciati… Chi li controllava? E chi ha mai visto una concessione edilizia rigorosamente rifiutata a causa del fuoco?
5 ) Localismo e interesse generale
Alcuni accusano certi comuni di favorire una edilizia eccessiva per introitare gli oneri di urbanizzazione. Altri evocano il cosiddetto “indice di parentelizzazione” assai elevato nei piccoli centri, per cui non si dice mai di no a cugini o nipoti… Ma un importante patrimonio collettivo non può essere difeso solo alla giornata, da piccoli interessi locali.
6 ) Deficit etico e culturale
Dov’è finita la vecchia, cara educazione civica? Chi spiega ai giovani il significato della natura e del bosco? (intendiamo la foresta vera, non il “bosco-stecchino” supersfruttato, e valutato solo in metri cubi per far soldi). Ogni scuola non potrebbe “adottare” e difendere la selva più vicina? Non abbiamo bisogno di una nuova cultura ed etica del bosco?
7 ) Prevenire, anziché spegnere il fuoco
Quando l’incendio scoppia, se non si interviene subito sono guai. Sono allora essenziali la torre di controllo o il telerilevamento, il collegamento SOS e l’allarme immediato, il volontariato attivo e il controllo sociale… E naturalmente l’elicottero pronto a partire (altrimenti più tardi dovrà intervenire il Canadair). Siamo sicuri che avvenga tutto questo?
8 ) Prescrizioni prima del fuoco
Preventivamente si può fare molto di più. Non rifiuti sparsi con bottiglie che diventano “lenti ustorie”, ma aree di sosta fuori dal bosco, ben controllate. Non striscie tagliafuoco (“cesse”), ma chiusura delle troppe piste di penetrazione forestale. Non chiacchiere, ma tabelloni indicatori del grado di pericolo incendio (come negli USA). E occhi aperti!
9) Prescrizioni dopo il fuoco
Considerate le matrici evidenti dell’inferno estivo (edilizia, pascolo, cantieri di rimboschimento e via dicendo) il rimedio è semplice. Divieto assoluto e prolungato di costruire, urbanizzare, pascolare, cacciare e rimboschire. Recintare e/o segnalare subito le aree percorse dal fuoco, e poi lasciarle in pace. In pochi anni, la natura farà il resto.
10) Ammortizzatori sociali
Accanto a demenziali piromani (pochi) e farabutti incendiari (parecchi) vi sono anche poveri disperati e diseredati alla ricerca di sopravvivenza (molti). Offrire a tutti un’occupazione temporanea, almeno estiva: con lavori agroforestali seri, ma solo nelle zone non colpite, come premio di qualità ambientale. Verso quei Comuni indirizzare finanziamenti speciali.
NOTA: Questo Decalogo è semplice, ma resterà in gran parte inascoltato. Così come cadranno nel vuoto altri vecchi avvertimenti, ribaditi più volte ma senza alcun frutto. Per esempio, attribuire ai Parchi Naturali il controllo sul Catasto dei Comuni. Oppure, verificare chi ha acquistato, e quando, i terreni oggetto di frenesia edificatoria. Già nel lontano 1990 scrivevamo su un periodico ambientalista: “Il famoso articolo 9 della legge n. 47 del 1° marzo 1975 è ben chiaro, e stabilisce che le zone “danneggiate”dalle fiamme non possono avere “destinazione diversa”, escludendo quindi la loro edificabilità. Ma viene veramente applicato? A distanza di anni, chi controlla davvero dov’era passato l’incendio? Chi conosce casi di concessioni edilizie rifiutate in base a questa disposizione? Forse non sarebbe male che il Governo provvedesse ad istituire un catasto nazionale (sottolineiamo: governo, catasto e nazionale) dei territori percorsi dal fuoco dal 1975 in poi”. Sono passati ormai oltre tre lustri, è venuta una nuova “legge toccasana”, si sono succeduti molti ministri dell’ambiente… Ma siamo sicuri che qualcosa sia davvero cambiato?
Franco Tassi - Roma
natura@comitatoparchi.it www.comitatoparchi.it
COMITATO PARCHI - Comunicato stampa n. 29 -ALLEGATO / settembre 2007
venerdì 3 agosto 2007
Non solo incendi
L’Associazione Culturale “Viaggiare nel Pollino” condivide le preoccupazioni manifestate sulla stampa, sullo lo stato di carenza dei servizi pubblici nel Parco (rifugi, sentieristica, musei e centri visite) che hanno toccato negli ultimi anni livelli degni neanche di un paese del terzo mondo.I gravissimi attentati all’ambiente che hanno distrutto migliaia di ettari di bosco, fonte di notevole attrazione turistica, sono il segno di una incapacità delle amministrazioni locali, regionali e nazionali di avviare una seria attività di prevenzione, controllo e repressione degli incendi che potrebbe coinvolgere anche il mondo del volontariato fino ad oggi del tutto ignorato. Nonostante questo l’Associazione Culturale “Viaggiare nel Pollino”, onde evitare eccessive ripercussioni negative sull’andamento della stagione turistica, invita i mass-media a non dimenticare che, a fronte di qualche rifugio chiuso, nel Parco nazionale del Pollino esistono 115 strutture ricettive private, funzionanti, capaci di offrire accogliente ospitalità, informazioni turistiche, servizi navetta, animazione per tutte le tasche e oltre 45 esperte Guide Ufficiali del Parco che organizzano escursioni, arrampicate, gite a cavallo, in bicicletta, rafting ed altri numerosi e qualificati servizi. Inoltre seppur vero che l’ondata d’incendi ha avuto un carattere catastrofico nelle aree interessate, il Parco del Pollino è ancora un’area dal notevole interesse culturale, paesaggistico e naturalistico, con km di sentieri da percorrere in territori di incomparabile bellezza. Invitiamo di conseguenza i mass-media a sostenere con la dovuta e corretta informazione, l’immagine di un Pollino come meta turistica di eccellenza, in tutta sicurezza, senza rischi per l’incolumità dei visitatori.
giovedì 2 agosto 2007
Turismo nel Pollino: una realtà!
Intervento di Cosenza Giuseppe al WORKSHOP dell’azienda Promozione Turistica di Basilicata a Rotonda del 20 febbraio 2006.
Comparazione dati statistici presenze e ricettività turistica area Maratea e Pollino. Dati ufficiali dell’AZIENDA PROMOZIONE TURISTICA BASILICATA
martedì 31 luglio 2007
Centrale del Mercure: le osservazioni del Sindaco di Rotonda
BOZZA DOCUMENTO CONFERENZA DEL 31.07.2007
DICHIARAZIONE DEL DR. GIOVANNI PANDOLFI, SINDACO DEL COMUNE DI ROTONDA
[youtube]http://it.youtube.com/watch?v=50utXUA5ZJo[/youtube]PREMESSO
- La Società ENEL S.p.A. ha avviato da tempo i lavori di riconversione a Biomasse della Centrale del “Mercure”, situata al confine tra le Regioni Calabria e Basilicata, nel comprensorio dei Comuni di Laino Borgo, Laino Castello, Mormanno, Papasidero, Rotonda, Viggianello, Castelluccio Inferiore e Superiore
DICHIARAZIONE DEL DR. GIOVANNI PANDOLFI, SINDACO DEL COMUNE DI ROTONDA
[youtube]http://it.youtube.com/watch?v=50utXUA5ZJo[/youtube]PREMESSO
- La Società ENEL S.p.A. ha avviato da tempo i lavori di riconversione a Biomasse della Centrale del “Mercure”, situata al confine tra le Regioni Calabria e Basilicata, nel comprensorio dei Comuni di Laino Borgo, Laino Castello, Mormanno, Papasidero, Rotonda, Viggianello, Castelluccio Inferiore e Superiore
mercoledì 13 giugno 2007
Religiosità degli alberi sempreverdi in Basilicata
L’Abete Bianco (Abies alba) vive, misto al faggio, in estese foreste nel versante nord orientale del Pollino, sopravvissute ai massicci tagli dei primi decenni del XX sec., habitat del rarissimo Picchio Nero, presenta pochi altri nuclei relitti nella provincia di Potenza.L’Agrifoglio (Ilex aquifolium, detto “fruscio”, cioè rumore, forse per la consistenza coriacea delle foglie), nonostante sia generalmente ridotto a pochi esemplari sparsi nel sottobosco di cerro, forma in alcune zone piccole selve compatte spinose ed impenetrabili (il girone dantesco dei suicidi), relitti paesaggistici di epoca Terziaria.
Giovani esemplari di queste due specie vengono utilizzate dai Lucani delle montagne della Basilicata come “cima” nei riti arborei, mentre piccoli rami frondosi di abete vengono scambiati, offerti e utilizzati come ornamenti in occasione della festa della Madonna di Pollino, forse retaggio simbolico benaugurale della rinascita primaverile della vegetazione.
Il Pino Loricato (Pinus leucodermis), è un “fossile vivente” che in Italia vive solo nel Parco del Pollino, sui terreni più aridi e climaticamente difficili dagli 800 ai 2200 metri di quota. Proprio alle quote superiori, gli esemplari millenari, spettacolarmente contorti dagli accidenti climatici, formano un paesaggio unico in Italia. Biagio Longo, un emerito botanico di Laino Borgo nel Pollino, ispirato dalla somiglianza della corteccia di questi con la lorica (corazza) dei soldati romani delle rappresentazioni religiose della Passione di Cristo, per primo nel 1905 lo denominò “Loricato”. Lunghe schegge, ricavate dal legno di questa specie, venivano offerte come lumini votivi per la venerazione dei santi nelle chiese e nei santuari di montagna.Infine il Tasso (Taxus baccata), del quale non c’è memoria di un utilizzo religioso, velenoso e raro, vive nascosto nell’ombra delle faggete più remote, alle quali conferisce un’atmosfera magica e arcaica.
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