domenica 27 luglio 2008

Sono incazzato nero! Vi odio tutti!

Oggi sono incazzato nero. Ne ho per tutti, ma adesso non ho voglia di sputare veleno addosso a questi imbecilli che ci governano dal Comune fino alla Presidenza del Consiglio attuali e precedenti e a questo punto anche futuri.
Posso solo dirvi che nonostante loro sono ancora vivo e sono vive le persone che accompagnavo in Montagna. Forse mi ammalerò e forse si ammaleranno, spero di no.
Ma adesso sono stanco ed ho voglia di riposare... che vadano al diavolo, che muoiano sotto i ferri dei medici incapaci che hanno raccomandato, che si becchino il colesterolo dal pane che hanno mangiato a tradimento, che sbattano contro i muri di cemento delle opere inutili che hanno costruito.


Cosa è successo?

Domenica scorsa mi trovavo ai Piani di Pollino, vicino ai primi Pini Loricati. Ai primi tuoni abbiamo rinunciato a raggiungere Serra di Crispo e ci siamo incamminati per la via del ritorno per evitare l'imminente acquazzone e scariche elettriche associate.
Non appena siamo arrivati nei pressi del bosco è cominciato l'inferno. Quello che doveva essere un acquazzone estivo si è trasformato in un temporale violentissimo, con scariche di grandine della grandezza di una nocciola (non nocciolina). In pochi minuti i sentieri si sono trasformati in torrenti e laddove non scorreva l'acqua era completamente coperto da una coltre bianca, non di neve ma di ghiaccio. Il Bosco fitto, che in genere ripara da un temporale estivo, e rende meno probabile la folgorazione da fulmini, si è trasformato in un ambiente pericoloso per il rischio di caduta di rami o di alberi, e vi garantisco che c'erano momenti che si camminava nel buio quasi totale.
Tre dei miei accompagnati erano senza nessun abito impermeabile. Di conseguenza ho offerto il mio poncho e la mia giacca alla donna e alla bambina (piuttosto spaventate) e ci siamo avviati velocemente. Avevo anche un telo termico impermeabile ma ho preferito tenerlo di scorta per emergenze e così fino a Colle Impiso ho camminato completamente zuppo e gelato (!). Le mani quasi mi ghiacciavano e vi giuro che i chicchi di grandine nonostante il cappello e l'attenuazione del bosco mi facevano male alla testa: sono sceso con lo zaino in testa (zuppo anche lui) per proteggermi.
I mie tre accompagnati provenivano da un continente lontano, parlavano solo inglese. Erano arrivati il giorno prima da Venezia, dopo aver fatto il "Cammino di Santiago di Compostela" e avrebbero proseguito per Matera e Maratea ed infine Inghilterra.
Mentre scendevamo ogni tanto pensavo: "ma questi proprio qua dovevano venire a rischiare la pelle"!
Se ci fosse stato un piccolo rifugio, un bivacco, una casetta in legno, avremmo potuto ripararci e aspettare che la furia di Zeus si calmasse e procedere successivamente senza rischi.
Ma perchè Zeus e arrabbiato con me? Forse per come continuano a trattare suo figlio Apollo senza che di recente io documenti ciò su questo Blog?

Allora perchè sono incazzato?
Se L'Ente Parco o chicchessia, avesse adempiuto alle funzioni per le quali è nato, credo che la cosa più banale che avrebbe dovuto fare (oltre a segnare i sentieri) era quello di costruire in qualche punto strategico per le escursioni dei Bivacchi, delle piccole casette da usare come rifugi. Tipo quella realizzata a Gaudolino. A proposito quest'ultima è stata regalata al Parco e per anni l'hanno tenuta a marcire in magazzino perchè non sapevano cosa farne!
Quanto costa un prefabbricato in legno? dipende dalle dimensioni, ma compreso la manodopera per montarlo 20.000 euro sono più che sufficienti.

Bene mentre scendevo a Colle Impiso mi venivano in mente, una per una, tutte le opere realizzate e i finanziamenti spesi per "sviluppare il turismo"....
vogliamo fare l'elenco?
Datemi una mano, magari indicando anche la cifra spesa:

1. parcheggi visitone, pedarreto, madonna del pollino, casa del conte
2. palestra verde pedarreto, visitone

3.palestra portatori di handicap pedarreto, visitone
4. sentiero non vedenti bosco magnano
5. sentiero non vedenti acqua tremola
6. teatro Madonna del Pollino
7. centro visite in particolare quello di San Donato di Ninea non agibile
8. Punto vendita prodotti tipici Madonna delle Armi
9. bagni pubblici Pedarreto, Visitone, Bosco Magnano Kagate

10. Segnaletica Perimetro e Zona 1 Zona 2
11. Spot Gattuso
12. Espositore Prodotti tipici
13 Pubblicazioni mai lette
14. contributi manifestazioni "culturali" (carnevali, bande, tiro al piattello e concerti vari)
15. centri di educazione ambientale di 20 mq a pedarreto, visitone e bosco magnano...
16. la strada di frascineto

17. Corsi di Educazione Ambientale In caso di necessità rompere il vetro


18. il "PALANONSOACHECOSASERVE" sopra Mezzana di San Severino Lucano


CONTINUATE VOI LA LISTA...

Sono stanco!

Così mi disse un vecchio, magro e rugoso, dai capelli bianchi, mentre ce ne stavamo seduti a guardare il mare e a chiacchierare di questo mondo nuovo che avanza, a Berry Head in Devon, UK. Stanco di cosa? Stanco di vivere? Stanco per averne viste già troppe di stronzate a questo mondo? Stanco di aspettare, impotente, la fine? E se il mondo va come va ed io posso solo stare a guardare aspettando la mia fine, che ci sto a fare? era questo il senso del suo "sono stanco"? Forse la storia del vecchio contadino lucano di 103 anni a Firenze è la prosecuzione ideale di quella del vecchio Inglese...


Dalla Repubblica

Tenta il suicidio a 103 anni "Volevo morire, mi sono stufato"

FIRENZE - Ha vissuto due guerre, non ha più accanto gran parte delle persone a cui voleva bene, ha lavorato a lungo e ha le mani callose perché adesso vive a Firenze ma in passato ha fatto il contadino in Basilicata, a San Fele, in provincia di Potenza. In vecchiaia, s'è rotto le scatole e ha deciso di farla finita. A 103 anni. E s'è buttato nell'Arno. Niente da fare, l'hano salvato. Gli tocca andare avanti.

Ha tentato il suicidio nella tarda mattinata di un sabato di mezza estate. Ha preso l'autobus, è arrivato nel luogo prescelto, e si è gettato in acqua all'altezza della passerella dell'Isolotto alle Cascine. Però, proprio in quel momento, passavano di lì due poliziotti a cavallo, in servizio di controllo nello storico parco cittadino. L'hanno visto, hanno lasciato i cavalli sull'argine e si sono lanciati in acqua. Dal loro punto di vista, non potevano fare altrimenti. Sono riusciti a raggiungere l'uomo, e l'hanno trascinato a riva.

Lui, il suicida mancato, ha fatto quel che ha fatto perché convinto di volerlo fare. Non è stato né un incidente né un raptus di demenza senile. E' lucidissimo, e l'ha ammesso: "Sì, è vero, mi sono buttato in Arno perché volevo morire. Non voglio più campare, sono stufo". Ai soccorritori, e ai molti curiosi accorsi durante il salvataggio, ha parlato con un filo di voce. "Mi sono buttato parandomi il volto con un braccio - ha spiegato - credevo di morire subito, e invece quando ho riaperto gli occhi ho visto intorno a me tante persone".

L'uomo, che non ha subito particolari conseguenze dal gesto, è stato comunque ricoverato in via precauzionale presso l'ospedale di Santa Maria Nuova. Probabilmente, dopo 103 anni, si rimetterà in sesto anche stavolta. E tornerà dov'è vissuto fino a oggi, in una struttura delle Suore Figlie delle Sacre Stigmate di via del Podestà. Nel convento lì accanto c'è sua figlia, suora.

Stupore nell'istituto dove vive. La madre superiora, suor Elisabetta, lo descrive come "una persona che non ha mai dato problemi, attiva, piena di spirito, legge tantissimo. E' autosufficiente e libero di muoversi e fare come vuole". Ogni anno, l'8 gennaio, nella casa di riposo si festeggia il suo compleanno. Così fu anche tre anni fa per la festa dei 100 anni, che vide radunati anche i due figli maschi più alcuni nipoti e pronipoti. Venne festeggiato come una specie di eroe, capace di superare un traguardo ambito. Oggi, invece, il salto nel fiume. Non gli resta che armarsi di pazienza. Tanto, prima o poi, deve finire per forza.

(26 luglio 2008)

venerdì 18 luglio 2008

Massive Attack & Pollino Kombat

Cosa c'entra un gruppo rock (o meglio Trip-Hop) con il Pollino e con questo Blog. C'entra c'entra!
Intanto perchè un pò di buona musica non guasta mai, e, ad essere buona lo è, anzi è eccellente!
Giovedì 17 all'Arena Flegrea ho assistito al loro concerto, preceduto da quello degli Almamegretta con Raiz. E poi l'Arena Flegrea stessa una struttura suggestiva e ben costruita non il solito campo di calcio preso a prestito.
Ma ancora non vi ho convinto: "cosa c'entra?", insisterete!
C'entra anche perchè è musica.... "KOMBAT", è anche musica di impegno politico. Il concerto della Band per tutta la serata è stato accompagnato da effetti luce eccezionali, mozzafiato, artisticamente notevoli e durante molti pezzi scorrevano parole, immagini, frasi citazioni (la più bella di Mandela!)
Una di queste diceva:
LE FORESTE PRECEDONO I POPOLI, IL DESERTO LI SEGUE! (Chateaubriand)


A questo punto, a parte dirvi che è stato un bel concerto (anche se per gli amanti del genere), capirete perchè "c'entra": è musica "KOMBAT", è stato un concerto "KOMBAT", è una band che POLLINO KOMBAT vi consiglia di ascoltare.

martedì 8 luglio 2008

Centrale del Mercure: audizione all'Ente Parco del Pollino

Rotonda 7 luglio 2008
Il Forum delle Associazioni e dei Comitati contro la riconversione a biomasse della Centrale ENEL della Valle del Mercure oggi hanno pubblicamente incontrato il Consiglio Direttivo del Parco Nazionale dl Pollino.




Qui di seguito la relazione.

1. Cenni storici sulla Centrale
a. Autorizzata nel 1962; attiva dal 1965–“66 (primo e secondo gruppo ), molto antecedente ai vincoli di tutela ambientale relativi alla istituzione del Parco Nazionale del Pollino (1993). Alimentata inizialmente a lignite, successivamente a olio combustibile.
b. Ha creato molti problemi alle popolazioni locali, soprattutto di Viggianello, per la ricaduta al suolo, favorita dalle condizioni climatiche-orografiche, delle polveri prodotte dalla combustione.
c. Parzialmente chiusa(primo gruppo) nel 1993; è del tutto inattiva dal 1997.
d. Nel 2001 ENEL ne propone la riconversione, che ne farebbe una delle centrali a biomasse più grandi d’Italia (35 MW elettrici netti).
e. L’energia prodotta non è per utilizzo locale (verrebbe immessa nella rete nazionale), né è previsto teleriscaldamento.
2. Geografia e orografia
a. Si trova all’interno del Parco Nazionale del Pollino, nella bellissima Valle del fiume Mercure, tra Calabria e Basilicata.
• Posto famoso per le discese in canoa -il rafting- del fiume Mercure-Lao;
• per la flora e la fauna (tra cui la rarissima lontra);
• importante sito archeologico (nel museo di Rotonda sono conservati, tra l’altro, i resti quasi completi di un “elephas antiquus”, rinvenuti vicino la Centrale).
3. Impatto occupazionale della Centrale del Mercure e attività economiche preesistenti
a. Poche unità lavorative previste, per l’alta automazione di questo genere di impianti. Gli addetti, tra l’altro, verrebbero destinati alla Centrale del Mercure prevalentemente per trasferimento da altre sedi ENEL.
b. Indotto locale trascurabile a causa di:
1. attività edili di scarso rilievo;
2. attività di trasporto delle biomasse affidate a ditte esterne al territorio;
3. scarsa possibilità di sviluppo delle attività economiche connesse al reperimento delle biomasse, per difficoltà oggettive:
➢ presenza di aree protette;
➢ scarsa disponibilità di aree da destinare alla coltivazione di essenze a crescita rapida destinate all’incenerimento;
➢ scarsa redditività di questo tipo di coltivazioni;
➢ difficoltà, logistica ed economica, della raccolta e trasporto delle biomasse derivanti dai lavori di pulizia dei boschi;
c. Negativa l’influenza sulle attività turistiche già esistenti, come nel caso del rafting sul Mercure–Lao e del relativo indotto. Attualmente la stagione turistica è compresa tra aprile e ottobre con un afflusso calcolato in 20.000 (ventimila!) turisti l’anno. Sei le cooperative in attività sul fiume. Un aspetto dell’indotto è rappresentato dall’attività di ristorazione: Laino Borgo (2.400 ab) è passato da 1 a 6 ristoranti in 5 anni.
d. Esempio del danno di immagine determinato dalla presenza della Centrale: il nome di un’acqua minerale da imbottigliare localmente è stato modificato da Acqua del Mercure, in Acqua S. Giovanni.
e. Negativo anche l’impatto sulla qualità e l’immagine dei prodotti alimentari tipici locali.
4. Aspetti legali
a. La Magistratura, in seguito a diversi esposti di rappresentanti delle Istituzioni locali, Associazioni ambientaliste, rappresentanti politici, semplici cittadini e all’attività investigativa delle Forze dell’Ordine, ha proceduto, in tempi diversi, a numerosi sequestri nell’area di pertinenza della Centrale, di proprietà ENEL, e inviato diversi avvisi di garanzia. Tra le ipotesi di reato quella di disastro ambientale. Rinvenuti rifiuti tossici e cancerogeni illegalmente smaltiti (interrati). L’ENEL è stata costretta ai lavori di bonifica.
b. La Comunità europea è stata interessata alla vicenda della Centrale del Mercure, attraverso una petizione di cittadini del posto ed una denuncia di infrazione, presentata dal Sindaco di Viggianello (PZ), tuttora pendenti.
5. La politica e l’informazione
a. Una Centrale in un Parco, contro ogni necessità e opportunità di sviluppo locale, ha incuriosito e allarmato molti. Assai numerose, in questi anni, le interrogazioni sulla Centrale di parlamentari italiani ed europei. Quelle degli ultimi mesi riguardavano soprattutto il problema
• della tutela della lontra del Mercure;
• quello, scottante, relativo all’iter autorizzativo.
Si sono occupati della Centrale del Mercure, in termini piuttosto critici per l’ENEL:
• L’Espresso;
• Ambiente Italia di RAI 3:
• Numerose altre testate giornalistiche e televisive, nazionali e locali, che hanno ripreso più volte l’argomento.
6. Aspetti sanitari
a. L’eventuale entrata in funzione della Centrale determinerebbe l’immissione in ambiente di:
1. GAS (composti azotati, solforati, clorurati)
2. CENERI VOLANTI
3. CENERI DI FONDO
4. ACQUE DI LAVAGGIO
5. ALTRI RESIDUI
6. EMISSIONI INCONTROLLATE
7. L’opposizione alla Centrale
a. L’opposizione alla conversione a biomasse della Centrale del Mercure è nata, in pratica, con il progetto stesso, malgrado il tentativo dell’ENEL di accreditare l’idea di una tardiva protesta, in pratica a cose già fatte. E’ infatti del 2002 un motivato documento del WWF contrario al progetto ed è dei primi mesi del 2003, pochi giorni dopo l’illustrazione dello stesso progetto agli amministratori di Laino Borgo, un analogo documento dell’Associazione Ambientalista “il riccio” di Castrovillari. In quest’ultimo scritto, inviato anche agli Amministratori del tempo di Laino Borgo, viene messa in evidenza, tra l’altro, la palese impossibilità del reperimento, “in loco”, delle biomasse necessarie al funzionamento della Centrale del Mercure, aspetto del problema tuttora irrisolto.
b. Ma avverso il progetto ENEL vi è stata una mobilitazione della gran parte delle Associazioni e Comitati, ambientalisti e non, operanti sia a livello locale che nazionale. Tra questi:
1. Associazione Ambientalista “il riccio” – Castrovillari
2. Comitato Salute Ambiente Pollino (Co.S.A.) – Rotonda
3. Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia - Cosenza
4. Associazione Net-Left - S. Donato Ninea
5. Associazione Pensieri Liberi Pollino – Lungro/Castrovillari
6. Club Alpino Italiano (C.A.I.) - sezione di Castrovillari
7. Fare Verde provincia di Cosenza
8. Forum Ambientalista - Calabria
9. Italia Nostra – Calabria
10. L.I.P.U. - Rende
11. Libero Moranese – Morano Calabro
12. Organizzazione Lucana Ambientalista (O.L.A.)
13. WWF – Calabria
c. Ma la vicenda del Mercure si connota anche per l’attiva partecipazione della popolazione che, memore anche di passate esperienze, negative sia per l’impatto ambientale che per l’occupazione e lo sviluppo – mai concretizzatosi - ha dato vita a manifestazioni partecipate e preoccupate del destino del territorio. E di queste mobilitazioni, che rappresentano la volontà dei cittadini che abitano il territorio e che hanno il diritto di scegliere ed indicare la direzione su cui orientare lo sviluppo dell’area, bisognerebbe pure tenere conto.
d. Infine, ma certamente non in ultimo, bisogna ricordare come anche Istituzioni locali –Sindaci, Comunità Montane, ecc.- abbiano con vigore e coraggio sostenuto le ragioni delle popolazioni nei confronti di una iniziativa ritenuta dannosa e, sotto molti aspetti, illegittima. Tra i più attivi a denunciare nelle varie sedi, e fino alla Corte di Giustizia europea, l’improponibilità e l’impraticabilità del progetto ENEL, i Sindaci di Viggianello e Rotonda, non a caso primi cittadini delle comunità che rischiano di avere i maggiori danni dalla eventuale entrata in funzione della Centrale.
8. Alcune tra le principali obiezioni.
a. La prima e preliminare obiezione sulla Centrale del Mercure, riguarda, da un lato, la sua collocazione in un’area geografica doppiamente protetta (Parco del Pollino e Zona di Protezione Speciale –ZPS) e dall’altro la politica di gestione che gli attuali Organismi Direttivi del Parco hanno, con ampia evidenza anche mediatica, lodevolmente avviato e sottolineato proprio in questi giorni. Il progetto-gemellaggio con il Parco delle Dolomiti Bellunesi, denominato “Fossil-free”, è in linea con l’adesione del Parco del Pollino al comitato Parchi per Kioto e va nella direzione di affrancamento dalle fonti energetiche tradizionali, a vantaggio di quelle rinnovabili (in particolare fotovoltaico, biomasse e mini-idrico). I progetti e le iniziative in tal senso, potranno avvalersi di importanti finanziamenti (oltre il bilancio dell’Ente Parco, il bando sulle fonti rinnovabili del Ministero dell’Ambiente; il Programma Operativo Regionale “Energie rinnovabili e risparmio energetico” 2007-2013; il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale Basilicata e Calabria 2007-2013 Asse 2, relativo al miglioramento dell’Ambiente e dello spazio rurale) e quindi assai interessanti anche sotto il profilo occupazionale.
In questo ambito va inquadrata la definizione stessa e la natura di una centrale a biomasse.
Le centrali a biomasse nascono per esigenze di comunità locali, in zone solitamente dalla difficile orografia, nelle quali può essere problematico ed è antieconomico l’arrivo di una linea elettrica tradizionale – a motivo della bassa consistenza numerica della popolazione residente. A queste caratteristiche è di norma abbinata la presenza di una significativa quantità di scarti vegetali derivanti dall’agricoltura e dalla forestazione, necessari all’alimentazione della centrale, che nasce dunque per esigenze strettamente locali. Oltre che sostitutiva dell’energia da fonti tradizionali, una centrale a biomasse può anche affiancarle, mantenendo comunque le caratteristiche già ricordate.
L’utilità di una centrale siffatta, oltre al soddisfacimento di necessità locali, rappresenta anche un “investimento” di tutela ambientale, in quanto la CO2 prodotta dall’impianto, che si vuole limitare per ridurre l’effetto serra, viene bilanciata da quella “assorbita”, durante il loro ciclo vitale, dalle piante utilizzate come combustibile. Naturalmente, nel bilancio complessivo deve essere inclusa la CO2 necessaria ai processi di produzione e di trasporto delle biomasse. Conseguentemente, una centrale a biomasse, per essere accettabile dal punto di vista ambientale ed energetico deve inevitabilmente essere alimentata con combustibile proveniente da un bacino circoscritto, pena un bilancio sfavorevole della CO2.
E sono proprio i vantaggi ambientali che bilanciano il rendimento assai modesto di questo tipo di centrali (uno tra i problemi delle biomasse è rappresentato dal basso potere calorifico, con un rendimento attorno al 26%, circa la metà di quello del carbone).
Tutto questo, tradotto in cifre, rende teoricamente eccessiv anche i 70 Km di ampiezza di ambito di reperimento delle biomasse previsti dall’allegato alla Legge Finanziaria 2008 (frutto di inevitabili negoziazioni tra tesi diverse e diversi interessi). L’ambito che permetterebbe il rispetto effettivo della condizione di pareggio tra CO2 assorbita e quella prodotta sarebbe in realtà di circa 40 Km. La potenza erogabile da una centrale a biomasse, vincolata ad una politica “Fossil-free” è di circa 0.5-1 MW elettrici, secondo l’ampiezza del bacino di approvvigionamento scelta, tra le due ricordate.
L’ENEL ha esplicitamente dichiarato, attraverso i suoi rappresentanti, che il bacino di approvvigionamento per la Centrale del Mercure è il territorio dell’intera Comunità Europea, forse per fugare i timori che si possa far ricorso ad approvvigionamenti di biomasse, come già avvenuto in Calabria, da Paesi remoti del sud-est asiatico e dell’America latina, sottoposti a vergognosi saccheggi di materie prime, oppure ad un combustibile ampiamente disponibile e addirittura gratuito rappresentato dai rifiuti solidi urbani.

Di seguito, ulteriori obiezioni, questa volta su specifiche problematiche relative al progetto proposto dall’ ENEL.

b. Le biomasse necessarie (400.000 tonn/anno ca), che ENEL ha sempre sostenuto sarebbero state reperite “in loco”, dovrebbero necessariamente provenire, conti alla mano, da un bacino ben più ampio (anche se si volessero bruciare tutti i boschi protetti del Parco). Cosa che però renderebbe pesantemente negativo il bilancio della CO2 e impossibile il rispetto del protocollo di Kioto. Di fronte all’evidenza, gli stessi dirigenti dell’ENEL, alla fine, hanno dovuto indicare nell’area dell’intera Comunità Europea (basterebbe?) il bacino di reperimento delle biomasse (cosa che aggiungerebbe anche il rischio di importare nuovi agenti patogeni all’interno del Parco del Pollino).
c. L’inquinamento prodotto dalla Centrale alimentata a biomasse, è stato scorrettamente paragonato a quello della stessa alimentata ad olio combustibile, dimenticando forse che la Centrale è del tutto inattiva dal 1997.
d. Il progetto è carente per molti altri aspetti: dallo studio dei venti (lo studio dei venti e le condizioni metereologiche in genere, elemento di fondamentale importanza per valutare l’impatto ambientale della Centrale, sono stati effettuati con dati rilevati dalla stazione meteorologica dell’Aeronautica Militare di Latronico, e non sul sito in esame, assumendo in maniera del tutto arbitraria e autoreferenziale che ciò che avviene in un luogo diverso da quello considerato possa essere mutuato per l’area interessata); a quello dell’inquinamento acustico (al riguardo, tra l’altro l’ENEL ammette che per arrivare a 40dB, bisogna allontanarsi di ben 500-700 metri dalla fonte di inquinamento acustico rappresentata dalla Centrale); all’approvvigionamento delle acque; alle ricadute sulla salute delle popolazioni della Valle del Mercure, valle le cui caratteristiche fisiche e climatiche favoriscono un ristagno prolungato dei fumi emessi dalla Centrale.
e. La produzione di polveri sottili (le pericolose nanopolveri – particolato da 2.5μ fino a 0.1μ di diametro-, non intercettabili da alcun filtro industriale, che, penetrate nell’organismo, non essendo biocompatibili né metabolizzabili, svolgono indefinitamente la loro attività patogenetica) consiglia ulteriori cautele a tutela della salute dei residenti.
f. La flora e la fauna del Parco del Pollino, presenti nell’area interessata dalla Centrale, sono ricche e di grande pregio. Vi si trovano anche specie protette, la cui sopravvivenza verrebbe minacciata dall’entrata in funzione della Centrale. Basti citare la lontra, la cui presenza nella zona è nota e testimoniata anche da studi e pubblicazioni scientifiche, finanziati tra l’altro anche dall’Ente Parco stesso. Opportunamente, dunque, l’attuale Presidente dell’Ente Parco ha sottoscritto, con il Ministero dell’Ambiente, un accordo-progetto finalizzato alla tutela della lontra nelle regioni centro-meridionali. E soprattutto sul pericolo per le specie protette, e per la lontra in particolare, verteva una delle ultime interrogazioni parlamentari, presentata solo pochi mesi fa, che metteva per l’ennesima volta in guardia dai rischi per il territorio derivanti dal progetto dell’ENEL.
Sostenere, infine, come ENEL sostiene, che il delicato equilibrio biologico presente nella Valle del Mercure possa non essere significativamente influenzato da una struttura che capta grandi quantità di acqua (200 m3/ora) dal piccolo fiume Mercure, ve la reimmette modificata nei parametri fisico-chimici, satura l’aria di composti azotati, solforati, clorurati e di altri di incerta composizione, determina un importante traffico veicolare pesante (dai 50 ai 100 camion al giorno) su strade inadatte e tortuose, sembra davvero paradossale.

9. L’iter autorizzativo.
Sono attualmente in corso:
• Conferenza dei Servizi della Provincia di Cosenza. L’ultima seduta, del novembre scorso, era stata dichiarata improrogabilmente decisoria. L’andamento della riunione non fu favorevole all’ENEL. La Conferenza è stata sospesa, rinviata “a breve” e, da allora, è inspiegabilmente bloccata.
• Autorizzazione Integrata Ambientale - Regione Calabria. In corso. Associazioni e Comitati hanno già prodotto le loro osservazioni che saranno integrate in sede di Conferenza dei Servizi.
• Valutazione di Incidenza - Regione Basilicata. Il coinvolgimento della Basilicata, che nei fatti è clamorosamente evidente, e che è stato invocato in questi anni da più parti (ma fin qui sempre negata da Enti e Organismi di controllo), è stata, alla fine, richiesta paradossalmente proprio dall’ ENEL.
L’impatto ambientale della Centrale riguarda perciò, ormai ufficialmente, anche per ammissione dell’ENEL, due diverse Regioni. Ciò comporta, in ogni caso, un iter autorizzativo completamento diverso da quello attuale (che è un mero “collezionamento” di nulla osta, in tempi e con modalità diverse, arbitrariamente scelti dall’ENEL), e chiama in causa, con ogni evidenza, il parere degli Organi ministeriali preposti alle valutazioni del caso (art.71 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112, che stabilisce come: «In materia di valutazione di impatto ambientale (VIA), sono di competenza dello Stato: le opere e gli impianti il cui impatto ambientale investe più regioni...»;
In aggiunta a tutto ciò, la proposta di modifica del progetto riguardante la riattivazione della Centrale del Mercure, presentato dall’ENEL il 27 giugno 2007, è inquadrabile come un nuovo progetto, che richiede un iter nuovo e comunque in linea con la vigente normativa.

UN ASPETTO IMPORTANTE
L’ENEL ha cercato di dimostrare il mancato impatto della Centrale sulle Zone di Protezione Speciale (ZPS) e sui Siti di Interesse Comunitario (SIC) presenti all’interno del Parco (minimizzando, per altro, la presenza del …Parco stesso).
In seguito alla sentenza di condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizio della Comunità Europea, per “insufficiente classificazione di nuove ZPS” (20 marzo 2003; causa C-378/01), lo Stato italiano ha emanato il nuovo elenco delle ZPS, ai sensi della direttiva 79/409/CEE (Suppl. ord. G.U. n.170 del 24 luglio 2007).
Le ZPS Pollino e Orsomarso –IT9310303- e Massiccio del Monte Pollino e Monte Alpi –IT9210275- comprendono ora l’intero territorio del Parco del Pollino.
La Centrale del Mercure viene a trovarsi perciò all’interno di un’area doppiamente protetta, da norme nazionali e comunitarie, dove è possibile intervenire “solo per esigenze connesse alla salute dell'uomo e alla sicurezza pubblica, o per esigenze di primaria importanza per l'ambiente, oppure, previo parere della Commissione europea, per altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico” (D.P.R. 12 marzo 2003 n. 120. - G.U. n. 124 del 30.05.2003-, articolo 6, comma 10). In tutti gli altri casi (motivi di interesse privato o pubblico non rilevante), si esclude l'approvazione.
Tutte caratteristiche che la Centrale del Mercure certamente non ha.
10. Commissioni di studio
Il progetto dell’ENEL, relativo alla riconversione a biomasse della Centrale del Mercure, è già sottoposto a valutazioni e controlli previsti per legge. Così come la verifica dei parametri, in particolare quelli relativi alle emissioni inquinanti pericolose per la salute umana, è affidata a specifici organi degli Enti di controllo.
Altra cosa è la valutazione complessiva del progetto, la sua collocazione geografica, la sua opportunità e utilità, la sua coerenza con le politiche energetiche e di sviluppo che gli Enti territoriali autonomamente decidono di scegliere, la sua accettazione da parte delle popolazioni interessate, secondo un principio democratico e giuridico di diritto all’autodeterminazione delle popolazioni stesse.
E, d’altra parte, una valutazione dell’intera vicenda del Mercure già esiste, prodotta, su richiesta delle Istituzioni locali e dello stesso Ente Parco, da esperti di altissimo livello, quali il prof. ing. Paolo Rabitti e il dott. Felice Casson, che hanno rilevato le insanabili inadeguatezze del progetto e dell’iter autorizzativo, cui altre, nel prosieguo del tempo, se ne sono aggiunte (cfr. http://www.ilriccio.info/lontra/Rel_CENTRALE_Casson-Rabitti(pdf-ppt).html )
Ed è per questi motivi che una ulteriore Commissione di Studio appare non necessaria, ancor di più se la designazione dei Componenti fosse affidata a chi nella vicenda ha già espresso pareri o giudizi o che ha già, istituzionalmente mansioni di controllo, per ovvio ed evidente “conflitto di interessi”.

CONCLUSIONE
Un approccio non ideologico né aprioristico alle centrali a biomasse richiede di contestualizzare il singolo e specifico problema attraverso alcuni semplici interrogativi: dove, come, perché.
Il progetto della Centrale ENEL della Valle del Mercure, esattamente al confine tra due regioni, Calabria e Basilicata, nel Parco Nazionale del Pollino, in Zona di Protezione Speciale (ZPS), pensiamo non abbia i requisiti per superare nessuna di queste tre domande.
Il progetto relativo alla riconversione a biomasse della Centrale ENEL della Valle del Mercure, non risponde a logiche di risparmio energetico né a logiche di utilizzo di fonti energetiche alternative.
Esso è invece una mera iniziativa industriale che va ad innestarsi su una precedente, fallimentare, analoga iniziativa e che non tiene in alcuna considerazione l’ambiente, le aree protette dove si trova la Centrale, la volontà, i diritti, le richieste delle popolazioni che quelle aree abitano.
Il vantaggio economico, derivante dall’acquisizione dei “certificati verdi”, cui la Centrale del Mercure contribuirebbe, il risparmio ottenibile attraverso una riconversione su un sito già di proprietà, anziché la costruzione ex novo della struttura, magari su terreni da acquistare, non può far dimenticare che dopo la costruzione della Centrale, negli anni “60, molto è cambiato. Fa da spartiacque la nascita del Parco Nazionale del Pollino, che deve essere una risorsa per le popolazioni che vi abitano e che lo diventerà solo se riuscirà ad imboccare e percorrere la strada, pure difficile, della coerenza e del rispetto dei principi ispiratori la sua istituzione.
La vicenda della Centrale del Mercure, infine, è un problema tecnico e ambientale, ma è anche diventata, negli anni, una vicenda simbolo della difesa della legalità e dei diritti, troppo spesso oscurati, di popolazioni considerate, troppo affrettatamente, marginali e periferiche e pertanto senza possibilità e senza capacità di riscatto.

mercoledì 2 luglio 2008

Osservazioni alla richiesta ENEL di Valutazione di Incidenza alla Regione Basilicata

Il sottoscritto Cosenza Giuseppe in qualità di membro del Comitato Salute Ambiente Pollino (CoSA) di Rotonda, referente per il Pollino della OLA (Organizzazione Ambientalista Lucana) e delegato ai fini della presente missiva dall’Associazione Ambientalista “Il riccio” - Castrovillari (CS)

PREMESSO

che le suddette associazioni ed organizzazione, ritengono il processo autorizzativo concernente la trasformazione a biomassa della Centrale ENEL del Mercure viziato da difetti di forma e di sostanza, tali da determinarne la nullità - per numerose ed evidenti ragioni - alcune delle quali già a suo tempo illustrate nello studio effettuato dall’ing. Paolo Rabitti e dal dott. Felice Casson (commissionato da alcuni Sindaci dei comuni della Valle del Mercure e dall’Ente Parco Nazionale del Pollino), allegato alle presenti osservazioni;

che tali vizi sono stati, più volte, oggetto di denuncia da parte di organi di informazione locali e nazionali, nonché di interrogazioni parlamentari, tra cui, di recente, quella dell’on.le Marco Lion, Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati – interrogazione pur essa allegata alle presenti osservazioni;

che anche i Cittadini e le Istituzioni locali (tra gli altri il Sindaco del Comune di Rotonda, le cui obiezioni, già pubblicamente illustrate, si allegano alle presenti osservazioni) si sono schierati contro l’entrata in esercizio della Centrale, situata in zona protetta, qual è il Parco Nazionale del Pollino ed all’interno, secondo le ultime definizioni di legge di aree ulteriormente protette anche dal diritto comunitario, ZPS (Zona di Protezione Speciale) che comprendono ormai l’intero territorio del Parco del Pollino (ZPS Pollino e Orsomarso – IT9310303- sul versante calabrese e ZPS Massiccio del Monte Pollino e Monte Alpi – IT9210275- sul versante lucano. Cfr G.U. n.170 del 24 luglio 2007 suppl. ord. Serie generale) nonché in immediata adiacenza a zone SIC (Sito di Interesse Comunitario), tutte ragioni che già da sole impediscono l’iniziativa in oggetto:

si espongono le seguenti osservazioni riguardo la richiesta di autorizzazione di cui all’oggetto:

1. Reperimento delle biomasse. Dalla documentazione presentata da ENEL, risulta assolutamente non chiarito il problema relativo al reperimento delle biomasse necessarie ad alimentare la Centrale del Mercure, che ENEL stessa quantifica in 350.000 T/anno (e che più realisticamente ammontano ad almeno 400.000 T/anno). In ogni caso, come ben si evince dalla relazione Rabitti-Casson, tale quantità non è assolutamente reperibile né “in loco” né in un ambito più vasto, anche di molto eccedente i 70 km di raggio previsti nell’ultima Legge Finanziaria. E ciò anche in considerazione della tutela di cui godono i boschi ricadenti nel territorio del Parco Nazionale del Pollino e della scarsità di biomassa disponibili nell’intera regione Calabria, insufficienti già ora ad alimentare le centrali esistenti, come evidenziato anche nel Piano Triennale Forestale della Regione Calabria. E d’altra parte, l’assenza
di un piano di approvvigionamento plausibile è stato esplicitamente ammesso anche da ENEL, i cui rappresentanti, nella recente Conferenza dei Servizi indetta dalla Provincia di Cosenza, hanno incredibilmente indicato l’ambito dell’approvvigionamento all’interno della Comunità Europea. Questa ammissione toglie anche ogni credibilità, relativamente al bilancio della CO2, alla definizione stessa di Centrale a biomasse, per le quali tale bilancio è motivo fondamentale di esistenza. L’adesione dell’Italia ai protocolli internazionali finalizzati a limitare l’emissione di gas-serra, rappresentano un ulteriore e forte motivo di valutazione assolutamente negativa riguardo l’iniziativa di ENEL.
La questione dell’approvvigionamento è di rilevanza fondamentale anche sotto altriaspetti: la documentata impossibilità di rifornimento di biomasse da territori limitrofi alla Centrale implicherebbe, a sua volta, la necessità di trasporto di ingenti quantità di materiale con autoveicoli pesanti da località distanti, con tutta una serie di insostenibili ricadute ambientali e di rischi per l’incolumità delle persone su:
a. Viabilità autostradale (A3 Salerno-Reggio Calabria);
b. Viabilità locale, del tutto inadeguata a sopportare anche il solo traffico di
camion previsto da ENEL e che risulta, palesemente, sottodimensionato rispetto
a quanto realmente prevedibile;
c. Inquinamento ambientale (aereo e acustico) di un’area protetta, quale è
quella del Parco Nazionale del Pollino e delle aree ulteriormente protette – SIC
e ZPS – immediatamente limitrofe.

2. Produzione di inquinanti ambientali. La produzione di inquinanti ambientali, stante la potenza prevista per la Centrale del Mercure – 41Mw elettrici lordi, 35 netti – che colloca la stessa tra le più grandi d’Italia, e non solo, è elevatissima e non soltanto limitata a quelli presi in considerazione da ENEL (ceneri leggere prodotte in quantità di ben 2160-3750 tonn/anno; NOx e SO2 ), ma comprendente anche altri prodotti derivanti dai processi di combustione, tra cui composti clorurati, estremamente tossici, come le diossine. Queste ultime - ma il discorso vale anche per gli altri inquinanti - se pure vengono prodotte in quantità minore di un tempo, per metro cubo, grazie alle
nuove tecnologie, risulterebbero certamente in concentrazioni rilevanti, a motivo dellaenorme quantità di biomasse incenerita e quindi di fumi prodotti.
Per quanto riguarda poi specificamente la produzione di particolato, la possibilità che lo stesso venga efficacemente intercettato all’uscita del camino è del tutto irrealistica.
Se infatti è vero che le tecnologie di ultima generazione portano ad un abbattimento nella immissione in ambiente del particolato più grossolano, il PM 10, non esiste attualmente, a livello industriale, la possibilità di intercettare la frazione più piccola e dannosa del particolato stesso, cioè dal PM 2,5 al PM 0,1 (le cosiddette nanopolveri).
Come è infatti ormai noto e documentato dalla letteratura scientifica internazionale, queste ultime frazioni sono di gran lunga le più pericolose per la salute umana, in quanto, una volta inalate, non vengono “intercettate” ed eliminate dalla mucosa bronchiale, ma arrivano direttamente negli alveoli polmonari, passando poi nel torrente ematico e di qui ai singoli organi, dove svolgono una azione irritante cronica e potenzialmente cancerogena per tempo indefinito, essendo non bio-compatibili e
non metabolizzabili.
Considerando poi, come è noto, che la Centrale del Mercure è inattiva da dieci anni, ci troviamo di fronte a nuove, e rilevanti, immissioni inquinanti in atmosfera, allo stato del tutto assenti.

3. Sistema di rilevamento degli inquinanti ambientali. Il sistema di monitoraggio degli inquinanti ambientali – le “capannine” di rilevamento esterne, come ENEL le definisce – si afferma “... verificato... rispondente, nelle nuove condizioni, ai punti di massima ricaduta al suolo degli inquinanti SO2 , NOx e polveri”. Affermazione che appare non documentata e del tutto autoreferenziale.

4. Distribuzione al suolo degli inquinanti. E’ questo il caso in cui, quanto avvenuto in passato, all’epoca del funzionamento della Centrale a lignite prima e ad olio combustibile poi, può essere considerato predittivo di ciò che avverrebbe per la distribuzione al suolo degli inquinanti. E’ la stessa ENEL che specifica i comuni i cui territori – e popolazioni – verrebbero interessati dalle ricadute inquinanti. E si tratta, per la maggior parte, di comuni lucani, ennesima dimostrazione della illegittimità dell’esclusione della Regione Basilicata e del Ministero dell’Ambiente dall’iter autorizzativo.

5. Modifica della qualità ambientale determinata dall’entrata in funzione della Centrale del Mercure riconvertita a biomasse. Questo aspetto, per come viene proposto e illustrato da ENEL, rappresenta uno degli elementi di più grave distorsione della realtà
contenuti nella documentazione presentata. L’impatto ambientale della Centrale viene infatti raffrontato non con la situazione attuale – e reale – ma con la situazione in essere quando la Centrale stessa veniva alimentata ad olio combustibile. Ottenendo un risultato paradossale e grottesco: l’avvio della Centrale alimentata a biomasse, in pratica, migliorerebbe la qualità ambientale della Valle del Mercure ! Il fatto che la Centrale sia del tutto inattiva - da dieci anni ! – è evidentemente, per ENEL, elemento di dettaglio del tutto trascurabile, e non fatto di importanza sostanziale, oltre che semplice verità di cronaca. Ciò dimostra, con ogni evidenza, la grave difficoltà, o meglio, l’impossibilità di garantire la sostenibilità ambientale di un’opera che viene a incidere su un ambiente salubre e finalmente libero da precedenti contaminazioni. E’ qui, inoltre, il caso di sottolineare come la Centrale sia stata costruita ben prima dell’istituzione del Parco Nazionale del Pollino, in regime quindi esente dai vincoli e dalle tutele cui successivamente l’area è stata sottoposta. E che, dunque, la riattivazione della Centrale, dopo ben dieci anni di fermo assoluto, si configuri, a tutti gli effetti, come una iniziativa industriale “ex novo” (necessitante pertanto di un iter autorizzativi ben diverso dall’attuale), che si vorrebbe implementare in un’area protetta, e non la mera prosecuzione di una attività esistente.

6. Prelievo delle acque dal fiume Mercure. Come è noto, e come confermato da ENEL nella documentazione prodotta, il prelievo delle acque di raffreddamento della Centrale avviene in territorio lucano, a palese dimostrazione che l’interessamento di due regioni, Calabria e Basilicata, è nei fatti, così come l’impatto ambientale dei prodotti della combustione delle biomasse riguarderebbero entrambe le regioni ed anzi precipuamente il territorio, e le popolazioni, lucane, regione del tutto esclusa da ogni richiesta autorizzativa.

7. Re-immissione delle acque nel fiume Mercure. Appare assolutamente non condivisibile la tesi che le acque prelevate dal fiume Mercure, utilizzate per usi vari e re-immesse nel fiume stesso a temperatura più elevata, dopo essere state trattate, possano non determinare un impatto rilevabile. Ciò soprattutto a motivo della delicatezza dell’ecosistema fluviale e della bassa portata del fiume Mercure, segnatamente nei periodi di magra. Anche in questo caso, nella documentazione prodotta da ENEL, il paragone, per quanto riguarda l’impatto dell’immissione di acqua nel fiume Mercure, è tra l’epoca in cui la Centrale veniva alimentata ad olio combustibile e non, come avviene da dieci anni a questa parte, con l’assenza di scarichi da parte della Centrale.

8. Inquinamento acustico. Anche in questo caso l’impatto del rumore è surrettiziamente paragonato all’epoca del funzionamento della Centrale ad olio combustibile e non all’attuale situazione, che si protrae da dieci anni, né si tengono in debita considerazione le abitazioni prospicienti la Centrale, nè tutte le previste fonti di rumore, tra cui le macchine per la lavorazione del materiale da bruciare. Con tutto ciò, per arrivare ai 40dB riportati, bisogna allontanarsi di ben 500-700 metri dalla fonte di inquinamento acustico rappresentata dalla Centrale.

9. Localizzazione della Centrale rispetto alla ZPS “Pollino – Orsomarso”. Del tutto speciosa appare la motivazione del presunto basso grado di impatto ambientale della Centrale del Mercure sulla ZPS “Pollino – Orsomarso”, istituita con Delibera di Giunta Regionale della Regione Calabria n. 607, del 27/6/2005, dato che, sostiene in pratica ENEL, la Centrale si trova in una zona periferica della ZPS medesima. E’ ben noto che gli impatti sulle ZPS devono essere considerati non soltanto per tutte le strutture che si trovano all’interno di tali aree – e la Centrale vi si trova – ma anche per quelle che indirettamente la possano influenzare. Questo punto, ed è aspetto di importanza assolutamente nodale nella valutazione del problema, viene superato dall’inserimento dell’intero Parco del Pollino in Zona di Protezione Speciale, per come ricordato in premessa (ZPS Pollino e Orsomarso –IT9310303- sul versante calabrese e ZPS Massiccio del Monte Pollino e Monte Alpi –IT9210275- sul versante lucano. Cfr G.U. n.170 del 24 luglio 2007 suppl. ord. Serie generale). Per cui se ENEL – e solo ENEL – poteva sostenere, seppur con argomenti fantasiosi e facilmente confutabili, che la posizione in area marginale di una ZPS poteva avere impatto scarso sulla medesima (ZPS Pollino e Orsomarso), neanche ENEL può oggi negare che la Centrale del Mercuri si trovi non solo nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, ma esattamente al centro delle ZPS calabro-lucane prima ricordate.

10. Modifiche progettuali. Le modifiche presentate da ENEL, rispetto al primitivo progetto relativo alla riconversione a biomasse della Centrale del Mercure, appaiono tanto numerose e sostanziali da configurare la necessità di un rinnovo “ab initio” dell’iter autorizzativi e non certo di una sua integrazione.

11. Studio dei venti. Lo studio dei venti e le condizioni metereologiche in genere, elemento di fondamentale importanza per valutare l’impatto ambientale della Centrale, sono stati effettuati con dati rilevati dalla stazione meteorologica dell’aeronautica Militare di Latronico, e non sul sito in esame, assumendo in maniera del tutto arbitraria, e anche in questo caso autoreferenziale, che ciò che avviene in un luogo diverso da quello considerato possa essere mutuato per l’area interessata.

I sottoscrittori, inoltre, si riservano di produrre tutte le ulteriori argomentazioni e documentazioni necessarie ad integrazione di quanto riportato
ALLEGATI (cerca sul Blog)

1. DICHIARAZIONE DEL DR. GIOVANNI PANDOLFI, SINDACO DEL COMUNE DI
ROTONDA
2. RABITTI & CASSON – NORMATIVA REGIONALE, NAZIONALE ED EUROPEA
SULLA VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE DI CENTRALI
TERMOELETTRICHE