Un Arcobaleno di Sinistra nel Pollino

Per una nuova idea di comunità.
Manifesto di intenti per il rilancio di una casa comune della Sinistra
nell’area del Pollino - Mercure - Basilicata

Se le istanze, gli uomini, le questioni e le pulsioni territoriali che la politica dei grandi partiti e delle coalizioni forzate ha ignorato in tutti questi tempi (o ha fatto finta di cooptare solo nei momenti topici della loro stessa esistenza che sono poi i confusionari appuntamenti elettorali) in nome di logiche di potere e di opportunismo tattico, riescono a trovare spazio, dignità, voce e fortuna in una espressione pluralista, come quella della nascente Sinistra l’Arcobaleno, si fa un bene alla democrazia partecipata, si fa un bene al territorio e agli uomini che lo vivono e si getta una luce di speranza su un gran numero di elettori “non allineati”, sfiduciati o disinteressati che nei luoghi marginali della Basilicata attendono risposte dalla politica più di quanto si possa credere o immaginare.

L’innegabile successo degli Stati generali della Sinistra l’Arcobaleno della Basilicata convocati a Potenza il 16 febbraio - in cui hanno trovato spazio anche le voci dei movimenti e delle organizzazioni ambientaliste che da tempo nella nostra terra si sono sostituiti alla politica e ai suoi rappresentati -, testimonia una ricchezza di contenuti e di proposte che non va assolutamente fatta disperdere, che deve andare ben al di là del mero cartello elettorale che si è messo in moto per giungere insieme alle elezioni di aprile e per rimanere ancora più uniti e una cosa sola dopo il voto.
Dimostra che la gente sente il bisogno di una Sinistra nuova, di una politica al servizio delle questioni, vicina alle ingiustizie, al precariato (non solo del lavoro ma anche esistenziale, fisiologico e di aspettative in genere); lancia l’allarme per una partecipazione non più passiva e ripiegata in una massa informe e muta nelle scelte determinanti sui temi sociali, civili, di salute che pregiudicano il futuro delle comunità; chiede fortemente che radici comuni, identitarie e di bisogni condivisi siano messi in agenda con urgenza (il “fate presto” di Pietro Ingrao lo si può leggere soprattutto così) per far sì che le aspettative di chi sta indietro, troppo indietro, nelle aree marginali, non sia giocato dai soliti contenitori vuoti - il Pd, che si vanta di aver raccolto l’eredità della sinistra, di fatto si è spostato al centro e su posizioni neoliberiste - e da chi svende in chiave autoreferenziale o per fini discutibili un largo (larghissimo, purtroppo) consenso.

Si deve avere la forza di invertire questa tendenza, dunque. Di creare distinguo e critiche in questa specie di subalternità democratica che i due grandi partiti (con fior di contraddizioni e correnti al loro interno, se vogliamo dirla tutta), grazie a televisioni e giornali, hanno polarizzato. È tempo di provare a costruire insieme una alternativa di società anche giù da noi, nelle aree periferiche del mezzogiorno e della nostra regione, è ora di altre ipotesi di sviluppo e di autodeterminazione e di dar vita a un’idea pasoliniana di progresso (la piena realizzazione dell’uomo cittadino e non dell’uomo-consumatore/elettore) che abbia dietro spinte e forze non più affidate a momenti occasionali e di indignazione emotiva.
Un forte processo che parta dal basso, di discussione e di partecipazione attende quindi la Sinistra, anche lucana, alle porte di questa nuova fase politica che deve tenere la rotta su tematiche, idee e progetti che le si confanno, che la possano contraddistinguere. In un momento in cui è chiaro, a leggere i programmi, quanto siano distanti i partiti mediatici dalle complesse sfide della globalizzazione in nome di un’idea di semplificazione e di modelli di sviluppo di chiara aggressione affaristica alle peculiarità dei territori e dell’ambiente. Bisogna capacitarsi che esiste un mondo dove il localismo rivendica con ansia risposte e regole non per inutile campanilismo ma per concreti bisogni di armonia sociale; occorre far fronte alla piena realizzazione delle categorie e dei meriti professionali perché si esca dalle solite scelte elitarie e dequalificate e si comincino a valorizzare forme di occupazione stabile, qualificata e le competenze.

La posta in gioco non riguarda solo la sopravvivenza della Sinistra in questa specie di americanizzazione e di spettacolarizzazione della politica in cui disturba questo bipartitismo senz’anima, patinato e autocelebrativo; ma la sopravvivenza dell’idea stessa di sinistra, delle ragioni per cui è nata (adattando i nobili principi progressisti alle nuove sfide) e delle vocazioni territoriali (il pensare globale nell’agire locale), pena la stessa sopravvivenza delle aree marginali che muoiono per spopolamento, emigrazione, depressione, mancanza di fiducia nelle istituzioni.
Il voto, la mobilitazione viva, partecipata e le discussioni nelle sezioni dovrebbe creare finalmente un inceppo nel consenso passivo che da troppi anni opprime il modo di far politica nella nostra regione. È ora di tagliare il cordone con imbonitori e con gli immutabili blocchi di voti che questo o quell’altro notabile consegna, dopo ampia passerella nei nostri malmessi paesi, alla causa, alla gloria e al potere centrale (che è un limpido esempio di controllo subdolo del territorio, di democrazia malata e incompleta, una versione moderna della “questione meridionale”, se è vero che il bacino di consensi diventa poi il ticket per questa o quell’altra lottizzazione dei centri di potere – si legga sanità, enti pubblici o paraistituzionali, organi di controllo e bizantinismi vari).
La costruzione di una casa comune della Sinistra deve consentire che il protagonismo e l’attivismo politico dei pochi non sia più scollegato con una politica di palazzo sempre più separata dalla realtà. Bisogna trovare il coraggio, l’intelligenza di non consegnare il voto utile al più forte, di non tramutarlo per inerzia in un voto qualunquista o di comodo o di bisogno, diffidare delle sirene che dicono che si governa (e si sta) meglio se si eliminano le diversità. L’attuale legge elettorale con le candidature imposte dall’alto, lo sappiamo, non aiuta affatto in tal senso; ma in controtendenza, se la Sinistra Arcobaleno tiene in considerazione le voci della cosiddetta base e delle forme autogestite che si stanno mobilitando in questi giorni su più fronti, anche su questo piano si può aprire un dibattito più che interessante di queste riflessioni.

A chi deve rivolgersi dunque questo rinnovato soggetto politico, questa nuova Sinistra? Anzitutto ai giovani – molti di questi non andranno neppure a votare - che retrocedono rispetto ai padri perché non hanno un futuro di occupazione, di fiducia e di possesso davanti a loro. Quindi ai cervelli mortificati che restano (non ci sono solo quelli in fuga), costretti o a forme ignominiose di precariato che ne deprimono il loro talento o ad accettare, per impotenza, il vecchio malcostume della clientela per realizzarsi professionalmente. “Un giovane non vale per le amicizie che ha, ma per le qualità che possiede”, ha detto il vescovo impegnato nella Locride contro la criminalità organizzata. Potrebbe diventare il motto anche di questa nostra casa comune.
A chi si è battuto in prima linea in questi anni sulle tante questioni vitali del nostro territorio, anche sul piano più squisitamente amministrativo o di minaccia per la salute, come la insostenibilità ambientale ed economica della Centrale del Mercure: per uno sviluppo ecocompatibile, sano, armonico e contro l’affarismo politico-industriale e lobby di potere che hanno lottizzato persino l’aria che respiriamo, contro la privatizzazione dell’acqua, contro la gestione clientelare dell’amministrazioni pubbliche (comuni, Parco) e un certo sistema delle consulenze, degli sprechi, del privilegio, delle assunzioni non sempre limpide (usiamo un eufemismo) nelle partecipate.
Un cavallo di battaglia della Sinistra l’Arcobaleno potrebbe essere proprio una nuova questione morale, oltre quella sociale e di responsabilità, che faccia capire, attraverso la reale preoccupazione della gente per il degrado della politica, l’esigenza di una classe dirigente profondamente rinnovata nei comportamenti, sia nell’azione di governo e sia nelle gestione dei programmi dove si disperdono, spesso senza risultati, i lauti fondi comunitari.
Ai lavoratori precari, ai pendolari del lavoro (quelli che lasciano le famiglie per settimane intere), agli operatori turistici e agli agricoltori che per scelta e per tradizione lavorano in condizioni di marginalità svolgendo di fatto l’unico freno dello spopolamento, tutelano l’ambiente e trasmettono saperi, pur agendo in una forma di autoprecariato e subendo le stesse regole delle grandi imprese, senza l’ausilio di compensazioni sociali e senza uno specifico orizzonte politico e sindacale di riferimento.
Alle associazioni che a vario titolo operano nel sociale, nella cultura, nel volontariato, perché più che trovare un alleato capace che finanzi e sponsorizzi quello che fanno, più che affiancarsi al partito che comanda per vedersi valorizzato il proprio lavoro, si vedano riconosciuti professionalità, passione e merito.

Se in linea generale si applicherà questa formula semplice e insieme autonoma che faccia sentire tutti partecipi e tutti sullo stesso piano, la gente non solo ricomincerà ad appassionarsi alla politica ma dubiterà sull’individualismo sfrenato che sta minando la società odierna e che di fatto premia solo chi ha mezzi e furbizia; se una Sinistra rinnovata e forte riuscirà, a prescindere dall’esito elettorale, a ritagliarsi un ruolo identitario nel panorama politico anche sul piano locale elevando a dignità politica e programmatica i suoi uomini e le idee che esprimono più che la somma dei suoi apparati e dei suoi ceti, avrà vinto più di tutti.

Questa vuole essere solo una bozza di un manifesto di appunti e di intenti sintetici che meritano ovviamente discussione e sviluppo. L’idea è che ci si veda al più presto per fare emergere nuovi contenuti e di coinvolgere il più possibile donne e uomini che sono in sintonia con questi, oltre che le sezioni e i coordinamenti dei partiti che stanno costituendo nella Valle del Mercure e nell’area del Pollino la Sinistra l’Arcobaleno.

Per la Costituente della Sinistra Arcobaleno nell’area del Pollino – Mercure - Basilicata

2 Responses to “Un Arcobaleno di Sinistra nel Pollino”

  • indio says:

    parlo come militante di rifondazione che ora si ritrova nella sinistra arcobaleno. la sinistra per ricostituirsi deve necessariamente tornare ad una lavoro “di base”, nei luoghi di lavoro, nei comitati, nelle lotte. il grave deficit della sinistra negli ultimi anni è stato proprio questo. essa ha scontato un’assenza dalle realtà sociali investendo tutto l’agire politico nelle questioni istituzionali (cioè pensando alle poltrone, per dirla papale papale), e subendo i ricatti e le pressioni dei partiti di centro. il fatto grave è che i dirigenti della sinistra continuano su una linea di apertura al PD. nel Pd ci sono ancora persone sinceramente di sinistra, parlo della base ovviamente. ma bisogna stare attenti a valutare cosa rappresenta oggi questo partito: un enorme blocco di potere che si erge a rappresentante politico degli interessi della borghesia italiana, quella di confindustria, di colannino, quella di ichino e di federmeccanica…quella delle coop e delle banche. Il progetto politico della borghesia è infatti quello di cercare politici affidabili (che sono i rinnegati del pci e poi dei ds). La prima necessità della borghesia è proprio quella della stabilità, la quale può essere garantita molto meglio dal pd che dalla destra reazionaria di berlusconi. pax sociale, crescita economica a discapito dei lavoratori…sacrifici, lacrime e sangue: questa è la ricetta del Pd e dei padroni. Il tutto condito da quel disgustoso e ipocrita buonismo veltroniano che pensa di affrontare i problemi col sentimentalismo, che parla di conciliazione tra sfruttati e sfruttatori, di innovazione e modernità e di tante belle favole. a livello locale le cose sono un pò diverse ma la sostanza non cambia. con vito de filippo e tutte le dinastie politiche della basilicata (pittella) che pensano solo a spartirsi soldi e potere, a sistemare amici e familiari, le cose non miglioreranno dicerto.la sinistra nasce dalle lotte, dall’azione dei lavoratori, dall’organizzazione spontanea. faccio un esempio. la lotta contro la centrale: ci ha aiutato qualcuno? no. qualcosa che è stato fatto è stato dovuto alla mobilitazione spontanea. perciò, nessun compromesso. nessuno ci darà niente compagni. non possiamo che contare solo su noi stessi…

  • giuseppe cosenza says:

    A conferma di quanto dici leggi anche quello sul “letargo di rifondazione comunista”.

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