venerdì 30 novembre 2007

Replica della OLA al Presidente della Comunità del Parco del Pollino

La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) - Coordinamento territoriale di Associazioni, Movimenti Comitati e cittadini - replica alle affermazioni "deliranti" del Presidente della Comunità del Parco Nazionale del Pollino, Sandro Berardone, in merito alla presa di posizione contro quello che egli definisce "ambientalismo demagogico"
della OLA, Italia Nostra e CoSa del Pollino. Nel vestire anche i panni politici che spetterebbero al Presidente dell'Ente Parco, Berardone afferma che le Valutazioni d'Incidenza rilasciate dalle Regioni sarebbero addirittura subite dagli amministratori e dai residenti, questi ultimi definite vere vittime dei parchi. Con una visione - questa sì demagogica e aggiungiamo populista - che credevamo superata negli ultimi anni, il Presidente della Comunità del Parco del Pollino riporta in auge il "j'accuse" contro gli ambientalisti, ovvero contro quella parte del mondo ambientalista non omologata alla sua personale visione dei parchi. Secondo Berardone essi (gli ambientalisti!) hanno il torto di aver espresso la loro opposizione ad alcune opere pubbliche non citandole, quali ad esempio la strada Scalea-Mormanno e la Centrale del Mercure con parere positivo di Valutazione d'Incidenza rilasciato dalla Regione Calabria, oppure contro le riperimetrazioni del Parco Nazionale del Pollino approvate dalla Comunità del Parco che escluderebbero aree di interesse naturalistico del Pollino sulle quali, guarda caso, si vorrebbero ricavare biomasse legnose per il funzionamento della Centrale Enel da 40 MW (oltre 400 mila tonnellate di legname all'anno che si vorrebbe prelevare con tagli boschivi nel Parco Nazionale) o addirittura dove sorge la centrale stessa. Secondo Berardone, le colpe imputabili alla OLA, Italia Nostra e CoSa del Pollino sarebbero anche quelle di voler "sollevare questioni meramente strumentali", quando le medesime associazioni evidenziano "attacchi alla fauna selvatica" che, secondo il Presidente, è invece "largamente tutelata come dimostrato" (E i numerosi e recenti casi di bracconaggio contro i quali le associazioni hanno chiesto di rafforzare la sorveglianza del Corpo Forestale dello Stato - con più uomini e mezzi - anche per contrastare i numerosi incendi dolosi di questa estate?). Berardone, non si ferma qui e se da un lato cita il Piano di Abbattimento Selettivo dei cinghiali che considera panacea dei giovani locali, i quali emigrerebbero perché le aziende sono "flagellate" dai cinghiali inferociti, dall'altro riduce il problema della fauna selvatica alla sola questione cinghiali. E il lupo?
Totalmente dimenticato. E il capriolo dell'Orsomarso che sarebbe in espansione esponenziale? Di fronte a queste affermazioni che potrebbero essere definite vero e proprio esercizio di vetero-populismo anti-ambientalista, ci si dimentica però di rispondere in qualità di Presidente della Comunità del Parco sulle questioni sollevate dalla OLA, Italia Nostra e CoSa del Pollino, che ponevano molto semplicemente la centralità della difesa delle risorse naturali ed ambientali (cementificazione, tagli, incendi, degrado) nell'ambito della pianificazione del Parco Nazionale del Pollino ritardata e messa a rischio da megaprogetti, come la Centrale del Mercure, la strada Scalea-Mormanno nella Valle del Lao ed i tagli boschivi realizzati o previsti in Basilicata e sull'Orsomarso. In ogni caso, la OLA ribadisce come il processo di risoluzione delle problematiche appena evidenziate possa essere avviato a prescindere dall'approvazione del Piano del Parco.

OLA - Organizzazione Lucana Ambientalista Coordinamento territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini

lunedì 26 novembre 2007

OLA: La gestione del Parco del Pollino tuteli gli ambienti naturali!

In occasione del Convegno organizzato dall’Università di Camerino il prossimo 27 novembre sulla “Gestione delle Aree Protette” nel quale prenderà parte in qualità di relatore il presidente del parco Nazionale del Pollino Domenico Pappaterra, la OLA, Organizzazione Lucana Ambientalista, e il Gruppo Interregione del Pollino di Italia Nostra fanno monito sull’esigenza che la gestione del parco nazionale del Pollino sia improntata davvero sulla tutela degli habitat naturali. Infatti oggi gli habitat naturali del parco sono a rischio a causa di una malintesa programmazione e di progetti incompatibili. Ad iniziare dall’ ipotesi di riperimetrazione approvata dalla Comunità del Parco ed ora al vaglio del Ministero dell’Ambiente, che intenderebbe escludere dall’area protetta habitat prioritari per la fauna selvatica e quelli di interesse vegetazionale e geologico, come alcune porzioni delle la Valli del Mercure-Lao, di grande importanza per la fauna selvatica quali gli areali del nucleo autoc tono italiano di capriolo, la lontra, il lupo, l’aquila reale, solo per citare alcune specie. Nelle stessa zona sono in atto progetti per la realizzazione di strade di grande impatto ambientale, come la Scalea-Mormanno e la svendita e/o privatizzazione da parte dei comuni a vantaggio di società private del nord della gestione del patrimonio forestale del parco. Tagli forestali in SIC, ZPS e zone 1 vengono intanto autorizzati dalle Regioni Basilicata con Piani di Assestamento Economico Forestali. I tagli forestali sono finalizzati a reperire in loco ingenti quantità di “cippato vergine” per alimentare la Centrale ENEL del Mercure (40 MW con un fabbisogno di 450mila tonnellate all’anno di cippato vergine. La centrale del Mercure dovrà tra l’altro prelevare acqua dal bacino del Mercure-Lao, habitat prioritario per la lontra, per poi scaricarvi le sue stesse acque industriali a monte di un SIC fluviale. Altre centrali a biomassa sono previste in Basilicata (Teana) ed in Calabria. E’ a rischio in questo modo la biodiversità forestale, fattore cruciale per la conservazione della fauna selvatica e per il mantenimento del delicato equilibrio idrogeologico del parco. Tutto ciò avviene – ribadiscono la OLA ed il Gruppo Interregionale di Italia Nostra del Pollino – in assenza di un inventario forestale del parco, di azioni da parte del parco di equo indennizzo per mancato taglio boschivo , del Piano del Parco (non ancora adottato a distanza di 14 anni dall’istituzione) ed in assenza del potenziamento della sorveglianza del Corpo Forestale dello Stato capace di contrastare gli incendiari (ricordiamo gli episodi in gran parte dolosi come quello dei pini loricati e delle migliaia di ettari di boschi andati in fumo quest’anno e su cui troppo presto si sono spenti i riflettori senza alc una dimissione o presa di responsabilità tra le istituzioni pagate per la protezione della natura)e il bracconaggio contro specie protette (ricordiamo di recente l'uccisione di un capriolo autocotono nei pressi di Morano -CS) che ha ripreso vigore proprio dopo l’annuncio della caccia selettiva al cinghiale da parte di cosiddetti “selecontrollori” selezionati da gruppi di cacciatori locali dalle Province con l’assenso del parco. Affinché il Parco del Pollino ed i parchi italiani ritornino davvero a svolgere il ruolo affidati dalla legge 394/91 per la prioritaria conservazione degli habitat naturali, servono politiche capaci di riequilibrare la distorsione volutamente ingenerata di considerare i “parchi produttivi”, espediente per surclassare e svilire la normative di protezione della natura in Italia oggi by-passate dai pronunciamenti di Valutazione Ambientale e Valutazione d’Incidenza degli uffici regionali competenti, nonostante il loro preminente interesse nazionale.

domenica 25 novembre 2007

Italia Nostra: Incendi, l'amaro giudizio della Corte dei Conti in Calabria

Avevo ragione in un mio precedente intervento a dire: NESSUNO SI DIMETTE!?

Segue la lettera di Italia Nostra

Italia Nostra -Gruppo Interregionale del Parco Nazionale del Pollino interviene in merito ai gravi giudizi espressi dalla Corte dei Conti sul mancato contrasto agli incendi ed al caos legislativo e duplicazione di strutture e uffici in Calabria. E’ allarmante dover constatare come la Corte dei Conti (fonte: http://www.nuovacosenza.com/cs/07/novembre/cortedeiconti.html.) giudichi che vi sia stata “scarsa attenzione alla prevenzione, disarticolazione normativa, appalti poco chiari, mancato trasferimento delle deleghe agli enti locali, sprechi nella gestione delle risorse economiche”. Dalla relazione del magistrato Quirino Lorelli – continua Italia Nostra, Gruppo Interregionale del Pollino - che ha preso in esame l'andamento degli ultimi anni si rileva come nel periodo compreso tra il primo gennaio e il 2 settembre 2007 emerga un quadro di connivenze colpevoli che hanno portato ad un aumento del 70% sul numero degli incendi, del 270% per la superficie totale percorsa dalle fiamme, oltre a un aumento del 350% dei boschi colpiti dai roghi e del 210% delle aree non boscate. Dati drammatici, che evidenziano, secondo il magistrato, una serie di disarticolazioni negli interventi degli enti preposti e probabilmente ne sarebbero le dirette conseguenze. La legislazione regionale "non prevede una unitaria disciplina del fenomeno", dal momento che "il quadro caotico della legislazione calabrese ma anche lucana in materia di prevenzione e repressione degli incendi, e' intrecciato con quello in materia di protezione civile, dando luogo ad una inutile duplicazione di strutture, uffici, burocrazie, con conseguente aggravio per le finanze regionali". La spesa sostenuta dalla Regione Calabria,e' definita dalla magistratura contabile come "caratterizzata per una ridotta attenzione alle attivita' di prevenzione degli incendi, rimanendo incentrata verso il mantenimento dei posti di lavoro degli operai idraulico forestali o al finanziamento delle attivita' dei consorzi di bonifica". La lente di ingrandimento della Corte dei Conti e' finita anche sulle campagne pubblicitarie antincendio, per le quali la magistratura contabile "deve richiamare la Giunta regionale calabrese - ha affermato il relatore - ad un'opera indispensabile di chiarificazione di queste voci di spesa". Infatti, e' stato richiamato "un uso indiscriminato e incontrollato dell'acquisizione di servizi senza alcuna procedura di evidenza pubblica". Allarmante la situazione delle procedure di gara per il servizio di spegnimento aereo, utilizzate sia nel 2002 che nel 2005, che presentano, secondo Lorelli, "diversi margini oscuri relativamente alla correttezza e regolarita', nonche' alla loro rispondenza ai dettami della normativa nazionale e comunitaria". La Corte dei Conti ha sottolineato infine come "l'innalzamento della spesa destinata solo alle attivita' di spegnimento, non abbia garantito risultati migliori". Necessita infine rivedere, secondo la magistratura contabile, l'utilizzazione delle risorse umane, con una serie di provvedimenti che dovrebbero riguardare soprattutto gli operai idraulico forestali, mentre per i vigili del fuoco e, soprattutto, per il Corpo forestale e' stato affermato che "la competenza e la professionalita' acquisita risulta compromessa dalla ingiustificata riduzione delle dotazioni infrastrutturali e di uomini" che nel parchi nazionali calabresi e lucani sono stati ridotti anche in mezzi con la conseguenza di non per garantire il servizio 24 ore su 24. Infine la magistratura contabile calabrese rileva “ombre sulle gare del servizio aereo”. "Margini oscuri" sulla correttezza e la regolarita' di due gare di appalto per l'aggiudicazione nel 2002 e nel 2005, dei servizi di spegnimento aereo degli incendi boschivi in Calabria. Gara questa vinta dalla Eli-Fly. In conclusione INGP (Italia Nostra Gruppo Pollino) invita l'amministrazione del Parco del Pollino e la Regione Calabria a riflettere su questi dati allarmanti della Corte dei Conti che non hanno al momento causato però alcuna dimissione tra i responsabili del settore anche se riguardano un fenomeno, quello degli incendi, che sta rischiando di compromettere definitivamente la sopravvivenza dell'area protetta più grande e vessata del Mediterraneo. Problema che dovrebbe essere tenuto in conto molto più seriamente della riperimetrazione con finalità di sfruttamento del territorio per i quali sono subito pronte delle commissioni nominate ad hoc tra i sindaci, della costruzione di infrastrutture invasive o di iniziative puramente pubblicitarie quali quella del "paniere del Parco" presentato nelle ultime ore con tanti bei prodotti alimentari tipici di un parco che sta diventando però sempre più una sigla, un nome e non una vera area naturale tutelata fattivamente dagli enti pagati per questo col denaro dei contribuenti

giovedì 22 novembre 2007

No alla Privatizzazione dell'Acqua: le ragioni del comune di Rotonda

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Il comune di Rotonda, amministrazione e cittadini tutti, si mobilitano per chiedere la restituzione della risorsa idrica. L'amministrazione in una lettera ai Consiglieri Regionali, spiega le ragioni puramente giuridiche di una atto illegittimo che sa di "esproprio proprietario".
A Rotonda si è costituito un comitato "L'acqua è mezzo pane" che lotta contro la privatizzazione dell'acqua affinchè la gestione torni al controllo dell'amministrazione comunale. Il Giorno 20 Novembre si è tenuta una grande manifestazione, con serrata dei commercianti, e sciopero delle scuole, presidio del Municipio.

La lettera...

Ai Signori Consiglieri Regionali
Consiglio Regionale di Basilicata
Viale della Regione Basilicata
85100 POTENZA

E p.c. Agli On.li Parlamentari Lucani
LORO INDIRIZZI

Gent.mo Sottosegretario
Giampaolo D’Andrea
C/o Ministero Rapporti con il Parlamento
e Riforme istituzionali
Largo Chigi 19
00187 ROMA

Gent.mo Sottosegretario
Filippo Bubbico
C/o Ministero dello Sviluppo Economico
Via Molise, 2
00187 ROMA

Gent.mo Sottosegretario
Mario Lettieri
C/o Ministero dell’Economia e Finanza
Via XX Settembre, 97
00187 ROMA

Al Difensore Civico Regionale
P.zza Vittorio Emanuele II, n° 14
85100 POTENZA

Al Garante della Concorrenza e del Mercato
Piazza G. Verdi, 6/a
00198 ROMA

Al Commissario Europeo per la Concorrenza
DG Competition
Rue Joseph II / Jozef II straat, n.70
1000 BRUXELLES

Rotonda, li 29 ottobre 2007

Gentilissimi Consiglieri,

mi rivolgo alla Vostra attenzione in virtù del mandato conferitomi dalla comunità di Rotonda, dall’unanimità del Consiglio Comunale e dall’intera assemblea popolare di cittadini, a diffidare formalmente la Società Acquedotto Lucano S.p.a. a sospendere sul nostro territorio le attività di gestione del servizio idrico integrato non avendo la stessa i requisiti richiesti per legge per i motivi di seguito elencati:

• Come dovrebbe essere a Voi noto, il servizio idrico integrato nasce in Basilicata, così come in altre regioni, in attuazione della Legge 30/06/94

(Legge Galli), i cui obiettivi fondamentali consistevano nel garantire una gestione efficiente, efficace ed economica delle risorse;

• La Regione Basilicata, in attuazione dei principi e delle direttive individuati dalla suddetta norma , emanava conseguentemente la Legge 63/96 con la quale, nell’istituire il servizio idrico integrato,
procedeva alla delimitazione dell' unico ambito ottimale;

• L’Autorità d’Ambito, in attuazione dell’art. 35 della Legge 28 dicembre 2001, n. 448 (Legge finanziaria dello Stato per l’anno 2002) affidava alla Società Acquedotto Lucano S.p.a. la gestione del servizio idrico integrato;

• Successivamente il legislatore si accorgeva che l’articolo 35 della L.448/2001 non poteva produrre effetti in quanto privo del relativo regolamento di attuazione per cui, gli affidamenti attuati, non rispettavano le regole relative alla tutela della concorrenza;

• Acquedotto lucano nasceva così come previsto all’art. 6 del proprio statuto come società mista il cui (o i cui) partner dovevano essere scelti entro 18 mesi con il ricorso ad una procedura di evidenza pubblica, procedura mai attuata;

• La comunità europea richiamava più volte il Governo italiano poiché le irregolarità determinate dall’applicazione dell’articolo 35 della L.448/2001 – affidamenti diretti, - non rispettavano i principi della concorrenza e del libero mercato;

• Il Parlamento italiano, per sanare tali distorsioni ed irregolarità, con l’articolo 14 della Legge 326/2003 (Legge di Conversione del Decreto 30 settembre 2003, n. 269, recante disposizioni urgenti per favorire lo sviluppo e per la correzione dell'andamento dei conti pubblici) modificava l'art. 35 della legge 28 dicembre 2001, n. 448, apportando, tra l’altro, le seguenti modifiche: “ Le disposizioni del presente articolo che disciplinano le modalità di gestione ed affidamento dei servizi pubblici locali concernono la tutela della concorrenza e sono inderogabili ed integrative delle discipline di settore..….. nel caso la gestione dei servizi sia affidata a Società a capitale interamentepubblico, gli enti pubblici titolari del capitale sociale devono poter esercitare sulla società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi e la società deve realizzare la parte più importante della propria attività con l'ente o gli enti pubblici che la controllano”;

• In data 4/6/2006 la Corte di Giustizia Europea richiamava formalmente il Governo italiano per l’irregolare affidamento del servizio idrico integrato da parte dell’AATO unico di Basilicata alla Società Acquedotto Lucano S.p.a. ;

• Lo scrivente, in più occasioni, ben prima del richiamo ufficiale dell’Organo di Giustizia Comunitario, avvenuto a seguito del ricorso prodotto da un privato cittadino per l’irregolare affidamento del servizio alla Società Acquedotto Lucano, aveva evidenziato queste ed altre irregolarità tra cui la determinazione della tariffa. Essa, infatti, veniva arbitrariamente aumentata in danno agli utenti ed in assenza dei presupposti espressamente previsti dal metodo di riferimento “price cap” che dispone la determinazione della tariffa in base a tre diversi parametri: 1) investimenti effettuati, 2) miglioramento dell’efficienza del servizio reso, 3) tasso di svalutazione programmata;

• Pur non ricorrendone i presupposti a causa della mancata attuazione dei parametri indicati, Acquedotto Lucano procedeva all’applicazione di nuove tariffe che hanno comportato per l’intera utenza regionale e, in particolare, per la nostra comunità, un aumento dei costi per gli utenti di oltre l’800%, riferendo i dati ad un nucleo familiare medio con un consumo annuo di 1 m.c. di acqua al giorno;

• Il Servizio idrico integrato, pertanto, in Basilicata non ha raggiunto gli scopi prefissati: a) ottimizzazione delle gestioni; b) miglioramento della qualità del servizio; c) Contenimento dei costi;

• Per rendere ulteriormente l’idea dell’assoluta insostenibilità dei costi del servizio basti pensare che il solo Comune di Rotonda, titolare verosimilmente di oltre 120 utenze pubbliche, dovrebbe corrispondere alla Società un corrispettivo di oltre 300 mila euro l’anno a fronte di un gettito complessivo ICI di circa 230 mila euro.

• La Società Acquedotto Lucano S.p.a., avendo preso finalmente atto e coscienza che la gestione del servizio idrico integrato, alla luce delle disposizioni di legge vigenti in materia, risultava del tutto irregolare, in data 11 dicembre 2006 provvedeva a modificare il proprio Statuto, senza tuttavia che tale modifica venisse preventivamente presentata al vaglio dei Consigli Comunali delle Amministrazioni aderenti alla Società per la successiva eventuale ratifica. Con la modifica statutaria, tra l’altro, si andava a precludere la possibilità di ingresso di soci privati nella compagine azionaria nel tentativo di mutare “in corsa” il modello giuridico del soggetto gestore da Società mista pubblico – privata in Società in House, come pubblicamente dichiarato dal suo Presidente con un comunicato stampa del 11 maggio 2007, nel quale testualmente si recita: “Con l’assemblea di oggi abbiamo inteso ampliare il potere decisionale dei Comuni, attraverso il cosiddetto controllo analogo: cioè, gli enti locali dovranno poter esercitare sulla Società un controllo analogo a quello esercitato sui propri servizi”;

• La mancata ratifica delle modifiche statutarie da parte dei Consigli Comunali degli Enti componenti la compagine azionaria, adempimento dovuto per legge, di certo, non è da imputarsi ad un mero errore

procedurale o ad una involontaria omissione, piuttosto all’esigenza di evitare che i Comuni venissero a conoscenza del fatto che il precedente affidamento risultava illegittimo e che un nuovo affidamento, alla luce del vigente modello statutario (società in house), è incompatibile con la frammentazione azionaria che impedisce di fatto il controllo analogo dei singoli soggetti (Comuni) impossibilitati ad incidere sulle decisioni assembleari: nomina degli amministratori, indirizzi programmatici, strategie, politiche tariffarie etc. etc. (Corte Giustizia europea. 21/07/2005 causa 231/03);

• L’affidamento in house della gestione di un servizio pubblico come quello idrico risulta precluso ad Acquedotto Lucano stante la limitata partecipazione degli EE.LL. nella società affidataria (Consiglio di Stato - Sez. 6 dec. 2932 del 01/06/07) poiché nessun socio possiede la totalità delle quote sociali. Il Comune di Rotonda, qualora avesse ritenuto di aderire alla Società Acquedotto Lucano, avrebbe legittimamente potuto partecipare alla compagine azionaria, ma la quota sociale di sua competenza sarebbe stata pari allo 0,37%. Tuttavia, essendo tale adesione una facoltà e non un obbligo di legge, e non avendo ritenuto opportuno sottoscrivere nessuna quota del capitale sociale, ancor più il nostro Comune non risulta in grado di esercitare sulla società Acquedotto Lucano quel controllo analogo che, come asserito dallo stesso Presidente, gli Enti devono poter esercitare sulla società pubblica in analogia a quello esercitato sui propri servizi.

• Fra le altre censure mosse alla gestione del servizio idrico integrato da parte di Acquedotto Lucano vi è il disavanzo costante dei bilanci di esercizio. Uno squilibrio finanziario sanato prima mediante la sottoscrizione di nuove quote azionarie da parte della Regione Basilicata, con un conseguente aumento del capitale del 49% (nonostante tale

ingresso risultasse illegittimo ai sensi della legge Galli che individuava esclusivamente Comuni e Province quali soggetti titolari del servizio). Anche in questo caso, resisi conto dell’errore commesso, con un artefizio contabile, al di fuori di ogni regola finanziaria e giuridica, hanno sterilizzato il 49% del capitale sottoscritto dalla Regione, assegnando allo stesso una valenza del 24% sul totale azionario.

• Di recente, per coprire il continuo e crescente disavanzo, si è fatto ricorso ad un ulteriore aumento di capitale sottoscritto, questa volta, dai Comuni – Soci, trattenendo le somme che la Società avrebbe dovuto corrispondere loro a titolo di indennizzo per l’uso delle reti calcolato per la durata di dieci anni

• Presumibilmente, anche il nuovo anno porterà con se nuove “amare sorprese” per i cittadini - utenti, sebbene le tariffe attualmente praticate da Acquedotto Lucano risultino tra le più alte d’Italia al punto che, anche in Puglia, la risorsa ad uso industriale ha costi più contenuti rispetto alla Basilicata nonostante l’acqua provenga dal nostro territorio e benché, per tale trasferimento, la stessa corrisponda un cospicuo indennizzo.

Tanto premesso desidero chiederVi come sia possibile che nessuno risulti a conoscenza di questi fatti.
In qualità di amministratore pubblico non voglio e non posso credere che la società Acquedotto Lucano sia diventata una holding dei Partiti.
La Regione Basilicata ha emanato a suo tempo una legge, in forza di quanto disposto dalla Legge Galli, rimasta immutata nonostante che dal 2003 tale norma di riferimento non esiste più, come del resto non esiste la legge 142/90, già sostituita dal Dlgs 267/2000 ed ora in attesa di essere sostituita dal codice sulle autonomie locali.

Quanto meno l’Ufficio Legale della Regione dovrebbe esserne a conoscenza.
Acquedotto Lucano se si considera una società in house non può, fra l’altro, né costituire né partecipare ad altre Società.
Al contrario, il diritto comunitario non impone agli Enti Locali di esternalizzare i servizi: “La scelta se produrre il servizio all’interno delle proprie strutture (make) o acquistarlo sul mercato (buy) tramite gara è libera, cioè rimessa al cosiddetto potere di autorganizzazione dell’Ente”(attualmente, in Germania circa l’80%, ed in Francia circa il 40% dei Comuni gestiscono direttamente il servizio).

In conclusione:

a) Il legislatore, pur consentendo per la gestione di un servizio pubblico, di ricorrere ad un modello societario “in house”, dispone quale condizione inderogabile di legittimità per la sua costituzione e per il susseguente affidamento del servizio, che gli enti partecipi della società esercitino sulla stessa un controllo analogo al controllo che avrebbero esercitato nell’ipotesi di gestione diretta del pubblico servizio.
Dunque presupposto logico e giuridico per la gestione in house è la titolarità del servizio medesimo. Ne consegue, nella fattispecie concreta, che un Ente, nel caso specifico la Regione Basilicata, che non è titolare del servizio idrico (non già per affermazione dello scrivente bensì del legislatore all’art. 9 della legge 36/94, benchè abrogata ma giammai smentita da norme successive come confermato dall’art. 4 dal Dlgs 267/2000), non può figurare fra i soci di una società che si qualifichi in house.

b) Pur qualora si volesse intendere (e non se ne ravvedono gli estremi normativi) Acquedotto Lucano una società in house, indiscutibilmente il requisito inderogabile del controllo analogo (riconosciuto come tale dalla giurisprudenza comunitaria, dal consiglio di stato e dalla stessa autorità d’ambito territoriale ottimale lucana nella nota del 03/07/2007 prot. n.

1098 “e consente il c.d. controllo analogo da parte dei comuni soci””)è insussistente giacché le quote detenute dagli stessi enti sono evidentemente infinitesimali, tali da non consentire non solo di condizionare le scelte societarie ma neppure di orientarle, residuando il potere di gestione agli organismi societari sottratti nella concreta gestione aziendale da qualsivoglia limite e condizionamento pubblico.

c) Ciò detto giova rammentare, fra l’altro, che il Comune di Rotonda, così come altri enti locali lucani , non è neppure socio……..

Pertanto, anche qualora non si condivida la legittima rivendicazione del comune di Rotonda, già formalizzata in reiterati provvedimenti e note, circa la legittimazione alla gestione del servizio idrico locale, indiscutibilmente la gestione di Acquedotto Lucano non ha i crismi della legalità.

Ciascuno ne tragga le dovute conseguenze nell’adempimento delle responsabilità, non solo politiche, delegate dal popolo lucano.

Cordiali saluti.

Il Sindaco
Dr. Giovanni Pandolfi

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