martedì 31 luglio 2007

Centrale del Mercure: le osservazioni del Sindaco di Rotonda

BOZZA DOCUMENTO CONFERENZA DEL 31.07.2007
DICHIARAZIONE DEL DR. GIOVANNI PANDOLFI, SINDACO DEL COMUNE DI ROTONDA

[youtube]http://it.youtube.com/watch?v=50utXUA5ZJo[/youtube]PREMESSO
- La Società ENEL S.p.A. ha avviato da tempo i lavori di riconversione a Biomasse della Centrale del “Mercure”, situata al confine tra le Regioni Calabria e Basilicata, nel comprensorio dei Comuni di Laino Borgo, Laino Castello, Mormanno, Papasidero, Rotonda, Viggianello, Castelluccio Inferiore e Superiore
- Le problematiche connesse all’esercizio di tale presidio produttivo, benché ubicato amministrativamente nel territorio del Comune di Laino Borgo, ricadono ed investono l’intero territorio del bacino e la totalità della popolazione residente nella Valle del Mercure
- L’infrastruttura si colloca all’interno del territorio del Parco Nazionale del Pollino, in un ambiente sottoposto a regime di vincolo, con elevata valenza paesaggistica e naturalistica
- La conformazione orogeografica del sito e i parametri idrometrici e igrometrici dell’area generano perplessità sull’efficace dispersione in atmosfera dei residui di combustione
- Le procedure di riconversione a biomasse del presidio produttivo risultano essere state avviate dalla Società ENEL S.p.A. senza alcuna preventiva e necessaria informazione alle popolazioni e alle istituzioni locali presenti sul territorio, in ordine alla compatibilità ambientale dell’intervento e alla tutela e alla salvaguardia della salute pubblica
- Non risulta, altresì, essere stato avviato un processo di programmazione partecipata, capace di individuare strategie di sviluppo sostenibili attraverso il confronto con le comunità locali chiamate a pianificare e a condividere i processi di sviluppo del territorio, a esplicitarne gli obiettivi e a verificarne la compatibilità
- La riconversione a biomasse del presidio produttivo appare, inoltre, in evidente contrasto con lo sviluppo socio-economico del comprensorio, incentrato sulla valorizzazione dell’offerta turistica connessa alla tutela e alla fruizione delle risorse ambientali e del patrimonio naturale, paesaggistico, storico e culturale.
CONSIDERATO
- Il Comune di Rotonda aderisce al programma comunitario “Agenda 21” che si prefigge di attuare un processo attraverso il quale gli Enti Locali operano in collaborazione con tutti gli attori della comunità per perseguire la sostenibilità a livello locale, rendendo ecocompatibile lo sviluppo nei settori chiave delle attività economiche a rischio d’impatto ambientale
- L’utilizzo delle biomasse quale combustile per la produzione energetica del presidio non appare coerente con l’approccio secondo logiche di filiera che, partendo dal settore primario agroforestale, attraverso indagini preliminari circa la reale disponibilità della risorsa forestale, garantisca l’approvvigionamento della materia prima
- La Centrale, non prevedendo l’utilizzo di biomasse di origine vegetale o agricola derivanti da processi produttivi endogeni, dovrà, verosimilmente, importare dai paesi produttori legnatico e/o residui della lavorazione del legno, ad alto rendimento calorico. Tale combustibile, in considerazione della molteplice varietà e diversità della materia prima utilizzata (scarti delle industrie del legno e di attività agricole-industriali) e in considerazione dell’attuale assenza di leggi e norme specifiche che fissino dei limiti di presenza di sostanze estranee, non vegetali, dannose alla salute umana, genera ulteriori allarmi e preoccupazioni
- La combustione delle biomasse genererà abbondanti ceneri pesanti, comunque considerate “rifiuti” ai sensi della vigente normativa, che dovranno essere stoccate in sicurezza e successivamente smaltite
- Il miglior rendimento ed efficienza di utilizzo delle biomasse si realizza nella produzione d’energia termica o nei processi di cogenerazione (produzione di energia termica ed energia elettrica) ove l’energia elettrica è prodotta in stretto rapporto alla quantità di calore necessario. Poiché la produzione di calore è vincolata alle esigenze locali degli utilizzatori, e quindi, se serve, va in ogni caso ottenuta , la produzione elettrica è auspicabile solo nei limiti consentiti dalla possibilità di ottenere una cogenerazione atta a contribuire alla copertura dei carichi termici dell’impianto e del fabbisogno locale
- Il Ministro delle Attività produttive ha stabilito il diritto al risarcimento ambientale per le comunità ove risultano installate centrali elettriche con potenza nominale superiore a 300 MW. Tale compensazione, di fatto, afferma il principio, universalmente condiviso, che i processi per la produzione energetica determinano, comunque, danni all’ambiente interferendo negativamente ed irreversibilmente con il territorio, impoverendone le risorse naturali e generando rischi per la salute pubblica
- La previsione di non utilizzo delle risorse vegetali autoctone e l’assenza di una politica di forestazione produttiva, costituiscono un ulteriore punto critico connesso con l’approvvigionamento delle biomasse. Infatti, se da un lato la loro combustione sembrerebbe pareggiare il conto con la natura in termini di emissioni nocive, dall'altro tali materiali devono essere trasportati dal luogo di origine fino alla centrale di combustione. Va pertanto inserito nel calcolo l'inquinamento causato dal trasporto del materiale verso la centrale
- Il sistema necessario per accentrare grandi quantità di biomasse in un luogo implica un massiccio utilizzo di automezzi di trasporto. Quanto più aumenta la distanza tra luogo di raccolta e luogo di combustione, tanto maggiore sarà l'inquinamento indiretto prodotto per trasportare le biomasse. Il grande volume occupato dal combustibile riduce le economie di scala del trasporto costringendo ad aumentare il numero dei vettori con l’aggravio di un maggiore costo di trasporto e di una maggiore emissione totale di gas serra
RITENUTO
- La riconversione a biomasse del presidio energetico produttivo del Mercure si configura come un evidente tentativo di forzare i limiti degli ecosistemi naturali, adattandoli alle necessità delle attività economiche, evitando di affrontare il problema della limitatezza delle risorse e della capacità di carico degli ecosistemi e non garantendo la tutela delle risorse naturali e il diritto dei cittadini alla salute e alla qualità della vita
- Le modalità di esercizio del presidio pongono seri rischi per l’ambiente e l’habitat naturale del comprensorio del Parco Nazionale del Pollino
- Non vi sono ricadute positive in termini occupazionali, a breve e medio termine
- Il carico stimato dei vettori destinati al trasporto delle biomasse e la loro frequenza di flusso risultano enormemente spropositati rispetto alle dimensioni e alle caratteristiche delle arterie viarie del comprensorio, insufficienti a garantire la sicurezza e la libera circolazione dei cittadini
- Non si individua, allo stato, un processo di valorizzazione e promozione della filiera agro-forestale per l’approvvigionamento delle biomasse, da perseguire in collaborazione con le istituzioni locali e i rappresentanti del mondo agricolo e forestale. Tale azione di sostegno da un lato avrebbe minimizzato i costi di trasporto e il conseguente inquinamento ambientale prodotto dai vettori, dall’altro avrebbe prefigurato una reale alternativa di sviluppo per una specifica filiera energetica capace di abbinare ordinamenti colturali del settore primario e nella produzione di energia rinnovabile, con accesso ai cospicui incentivi previsti dalla Politica Agraria Comunitaria, il tutto con generali e diffusi vantaggi per il controllo dell’ambiente, del sistema produttivo agro-forestale e dell’economia locale
- Il Co2 prodotto dalla combustione delle biomasse non viene rigenerato nella catena ecologica del sistema per l’assenza di diffuse e specifiche coltivazioni vegetali che avrebbero potuto catalizzare il composto utilizzandolo nel processo clorofilliano
PRESO ATTO
- Della oggettiva impossibilità di avviare un confronto con le strutture ENEL e nel convincimento che l’intervento di riconversione in atto pregiudica sia l’ambiente , inteso quale risorsa naturalistica , sia la salute dei cittadini , in sinergia al Comune di Viggianello , il Comune di Rotonda con deliberazione n° 63 del 14.06.2005 nominava il Prof. Paolo Rabitti ed il dr. Felice Casson quali consulenti dell’ente per la formulazione di una relazione sulla correttezza dell’iter autorizzativo ed uno studio assimilabile alla valutazione di impatto ambientale nell’ambito della trasformazione ad energia a biomasse della Centrale già termoelettrica del <Mercure>
- Le discrasie evidenziate dalla <relazione Rabitti-Casson> e le iniziative dell’Autorità Giudiziaria hanno indotto ENEL a richiedere la valutazione di incidenza ambientale alla Regione Calabria che rilasciava atto di assenso
- Detto atto sia formalmente quanto sostanzialmente è da ritenersi illegittimo , fondandosi su una erronea rappresentazione dei dati progettuali , tanto da indurre il WWF ITALIA e LEGAMBIENTE a ricorrere al TRIBUNALE AMMINISTRATIVO REGIONALE per la Calabria ; ricorso cui hanno aderito con formali deliberati sia il Comune di Rotonda che di Viggianello
CONSTATATO
- L’esame del progetto trasmesso da ENEL ai fini della valutazione di incidenza ambientale non fuga bensì accentua perplessità e sospetti; i dati su cui esso si fonda sono verosimilmente falsati. Al riguardo sorprende che i professionisti incaricati della predisposizione degli studi ( tecnici ed ambientali ) siano tutti estranei al territorio . Ragion per cui detti studi sono evidentemente elaborazioni astratte, asettiche e fondate su presupposti di fatto non coerenti con la realtà ; chiunque avesse avuto conoscenza del territorio avrebbe saputo che :
a) il presidio produttivo non è in esercizio da decenni per cui non si può assumere come valore comparativo dell’inquinamento prodotto quello che è dato constatare laddove gli impianti sono in esercizio - tanto sia per le emissioni in atmosfera quanto per la quantità di calore apportata con lo scarico circa il funzionamento ad olio –
b) le biomasse nella quantità necessaria per la potenza nominale installata non sono rinvenibili non solo nel territorio inteso come comprensorio ma neanche nell’area vasta Calabro-Lucana, prescindendo dal regime di tutela ambientale e ulteriormente compromessa dai recenti eventi calamitosi del luglio 2007 come l’incendio del patrimonio arboreo lungo l’asse Cerchiara di Calabria – Civita – Frascineto – Castrovillari - S.Basile – Morano – Laino Borgo - Latronico ed altri
Nello specifico :
A) A Pagina 27 della relazione tecnica a corredo del progetto di riattivazione si rileva quale quantità complessiva di biomasse da utilizzare t/anno 340.000 . E’ un dato evidente non rispondente al vero. Infatti nella centrale a biomasse sempre di proprietà ENEL di Ospitale di Cadore, della potenza nominale di 15 MGW ( dunque circa un terzo della centrale del Mercure ) la quantità di biomasse utilizzate in un anno è di 230.000 t/anno. Pertanto utilizzando una semplice proporzione per un sito della potenza di 41 MGW la quantità di biomassse necessaria è di cerca 600.000 t/anno. Questo elemento da solo illumina sul livello di approssimazione dell’ipotesi progettuale a dir poco inverosimile
B) A pagina 28 nella tabella contraddistinta dalla SIGLA 4.4.3 si ipotizza l’utilizzo di 56 vettori destinati al trasporto giornaliero delle biomasse. E’ noto che l’Enel ha attivato un procedimento ad evidenza pubblica per il conferimento della commessa di che trattasi individuando un numero di vettori pari a 93. Un ulteriore dato che testimonia come il progetto sia del tutto lontano dalla realtà.
C) Giova evidenziare – pagina 33 - che nella relazione si localizza il sito produttivo a circa 45 Km dalla stazione ferroviaria di Lagonegro. Quasi a voler far supporre che questa rappresenti un’opportunità alternativa al trasporto su strada per la veicolazione delle biomasse. Sfugge che la Stazione ferroviaria di Lagonegro è inoperante da circa 40 anni!!!!!!!!!!!
- Tutte queste <inesattezze> consentono ai tecnici di affermare - pagina 34 - che la performance ambientale a seguito della riconversione a biomasse del secondo gruppo della centrale del Mercure conduca a un netto miglioramento !!!!!!!!!!
- L’affermazione contenuta - sempre a pagina 34 - al punto 4.6.2 è paradossale sia laddove afferma l’esistenza di una risorsa locale e disponibile sia nella parte in cui ipotizza il pareggio del bilancio fra la Co2 prodotta dal processo di combustione e la Co2 assorbita per fotosintesi, durante il processo evolutivo e di accrescimento della piante precedentemente tagliate per la produzione di biomasse!!!!!!!!!
- Nell’ambito delle caratteristiche e della localizzazione del sito sfugge a chi ha elaborato la relazione che la centrale del Mercure sorge sì all’estremo Nord del compartimento geografico Calabro ma che lo stesso è area protetta nazionale con presenza di siti di interesse comunitario e di zone a protezione speciale nonché di emergenze archeologiche e paleontologiche, queste ultime a distanza di poche centinaia di metri dal sito produttivo
- Il territorio , mediante fuorvianti analisi statistiche , ( abitanti/Kmq ) è ritenuto scarsamente antropizzato : Rotonda è un villaggio , Pedali non è neppure menzionato…..non si parla di emissioni maleodoranti…….si persiste nell’indicare disponibilità di biomasse nelle aree limitrofe e adiacenti: si indichino i dati catastali dei fondi ove dette risorse sono ubicate…… l’intervento è sprovvisto di un piano economico che consenta di valutare la sostenibilità economica, con ciò intendendo non solo il profitto aziendale ma le ricadute sull’area ed i profili occupazionali…… Si tace sulle conseguenze che il presidio produttivo avrebbe sulla salute dei cittadini che vivono ed operano nelle aree adiacenti e ciò nonostante l’A.S.L. n°2 di Castrovillari – Dipartimento di Prevenzione e Igiene Pubblica – in tempi non sospetti ammonisse: “….. si ritiene inoltre necessario, considerati gli aspetti innovativi della Centrale e la scarsa letteratura scientifica in merito, la istituzione di una Commissione tecnico-scientifica, finanziata dall’ENEL con rappresentanti dell’A.S.L ed esperti di elevata professionalità (Università, Istituto Superiore della Sanità, Ministero Sanità, ecc.) con funzione di studio e monitoraggio ambientale e di ricerca epidemiologica degli effetti sulla salute dei cittadini interessati e dei lavoratori esposti. In particolare necessita studiare l’impatto ambientale legato alle emissioni e alla dispersione degli inquinanti gassosi e delle ceneri, con probabile emissioni di radioattività naturale, all’inquinamento acustico prodotto dall’impianto e dal traffico veicolare (aumentato – 90 TIR al giorno per il trasporto di 350.000 tonnellate di biomasse), all’inquinamento elettromagnetico, ecc., al fine di verificarne la corrispondenza con gli standards di accettabilità previsti dalla legislazione vigente, e individuare precocemente interventi e provvedimenti risolutivi per la riduzione dello stesso, ricercare altresì le probabili associazioni tra i diversi fattori di inquinamento ambientale ed occupazionale ed effetti sulla salute pubblica e degli addetti”:CONCLUSIONI

- Ma le censure evidenziate innanzi non devono essere fuorvianti. Il problema prima di essere burocratico è politico. Sono le comunità locali che debbono stabilire ciò che è accettabile e compatibile con le strategie di sviluppo che democraticamente hanno perseguito negli anni , con l’ideale di territorio ipotizzato. Viceversa le comunità non solo non sono state mai coinvolte nelle scelte - unilateralmente assunte da ENEL - ma nemmeno considerate per gli indennizzi previsti dalla normativa. A livello europeo le politiche energetiche si ispirano al principio di solidarietà fra i popoli nel senso che i territori provvisti di talune risorse ne consentono l’utilizzo ai territori e alla comunità che ne risultano sprovviste. Viceversa l’approvvigionamento aliunde delle biomasse realizzerebbe una sorta di politica coloniale depauperando taluni territori delle risorse naturalistiche - sol perchè dotati di una legislazione meno sensibile alla tutela dell’ambiente - a vantaggio del profitto economico di operatori radicati in territori “più evoluti”

CONSIDERAZIONI FINALI

Per tutto quanto innanzi evidenziato si chiede :
1) Coinvolgimento della ASL n. 3 del Lagonegrese competente per territorio
2) Coinvolgimento della Regione Baslicata
3) Istituzione di una Commissione tecnico-scientifica, finanziata dall’ENEL con rappresentanti dell’A.S.L ed esperti di elevata professionalità (Università, Istituto Superiore della Sanità, Ministero Sanità, membri designati dagli EE.LL.) con funzione di studio e monitoraggio ambientale e di ricerca epidemiologica degli effetti sulla salute dei cittadini interessati e dei lavoratori esposti. In particolare detta Commissione dovrà studiare l’impatto ambientale legato alle emissioni e alla dispersione degli inquinanti gassosi e delle ceneri, con probabile emissioni di radioattività naturale, l’inquinamento acustico prodotto dall’impianto e dal traffico veicolare (aumentato – 90 TIR al giorno per il trasporto di 350.000 tonnellate di biomasse), l’inquinamento elettromagnetico, al fine di verificarne la corrispondenza con gli standards di accettabilità previsti dalla legislazione vigente, e individuare precocemente interventi e provvedimenti risolutivi per la riduzione dello stesso, ricercare altresì le probabili associazioni tra i diversi fattori di inquinamento ambientale ed occupazionale ed effetti sulla salute pubblica e degli addetti. Il tutto prima che l’impianto venga messo in esercizio.

martedì 24 luglio 2007

Pollino: Rifondazione si sveglia dal letargo?

C'è un solo commento che mi viene da fare leggendo questo comunicato stampa congiunto dei segretari rinfondaroli di Matera e Potenza : ma dove siete stati negli ultimi 5 anni? Perchè non siete mai intervenuti politicamente contro la gestione Fino del Parco? Letargo?

RONF - RONF. Buonanotte, ci sentiamo fra 5 anni

P.N. POLLINO: SERVE UNA SVOLTA NELLA POLITICA COMPLESSIVA DELLE AREE PROTETTE
“Appellarsi al destino cinico e baro, affermando di essere “drammaticamente colpiti”, non è un metodo efficace per ridurre l’azione criminale dei piromani sul territorio. Né è efficace fare riferimento ad azioni repressive come fondamento rieducativo di un substrato sociale con presunte vocazioni incendiarie”. È quanto dichiarano i due segretari provinciali di Potenza e Matera della Rifondazione comunista, Paolo Pesacane e Gianni Palumbo.“Vi è invece l’urgente e improrogabile necessità di fare – affermano gli esponenti di Rifondazione – una riflessione ampia e approfondita su quanto fin’ora non è stato fatto in termini di politica di conservazione dei territori. Le aspettative nate nel comprensorio del Parco Nazionale del Pollino con la istituzione formale risalente ormai a diversi anni fa, non sono state minimamente esaudite. La storia del Parco ci racconta del classico “carrozzone” incapace di custodire il territorio. Si perché di questo si tratta: custodire il territorio con i propri pregi paesaggistici-artistici-naturalistici senza se e senza ma. Ma la storia del Parco del Pollino, come di diversi altri Parchi italiani, soprattutto del meridione, è eloquente a riguardo e ci rivela, senza troppi tentennamenti, che la burocratizzazione dell’ennesimo ente pubblico, a sfavore di un’azione coesa alla tutela del bene comune per secoli tramandata da numerose generazioni, è dannosa specie se figlia di gestioni generate dalla spartizione politica da manuale Cencelli come il più delle volte accade per le nomine nei Parchi. E’ chiaro e scontato che – concludono Pesacane e Palumbo – le azioni criminali devono essere condannate senza esitazioni, ma occorrerebbe parallelamente cambiare il corso della storia del Parco del Pollino, altrimenti si rischierà di tornare indietro nel tempo, con le popolazioni che non avranno più voglia di un’idea di sviluppo non solo insostenibile, ma che è semplicemente la circostanza blasonata per pochi eletti di mostrarsi senza sostanza e non il modo condiviso di sperimentare una nuova pratica di vivere il territorio, conservandolo”.